Planet Earth is blue, and there’s nothing I can do

Pubblicato il 9 ottobre 2014
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Suonare Bowie è una cosa che tutti gli strimpellatori di chitarra dovrebbero fare.
All’inizio ti foghi, perché pensi di stare riuscendo a suonare una sua canzone e, diamine, non è nemmeno tanto difficile, che ci vuole. Dalla seconda strofa in poi stravolge tutto e ti fa capire che sei una mezzasega.
Rimetti la chitarra a posto, vai a piagnucolare su facebook di quanto sei mezzasega, e ti riascolti gli originali una ventina di volte, pieno di rinnovata meraviglia.

Tab+Lyrics

 

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Dylan Dog 337 – Il nuovo corso

Pubblicato il 1 ottobre 2014
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DyD337 Spazio ProfondoNe hanno parlato cani e porci, bene e male, estenuantemente, quindi non mi dilungo e dico solo quello che non ho visto scritto molto in giro.

“Spazio Profondo”, il DyD 337 che inaugura ufficialmente il nuovo corso della testata, È DIVERTENTE.

Divertente in senso lato, come intendevo nel post su Misantropia: intrattiene, ti cattura, ti fa venire voglia di sfogliare la prossima pagina.

Avevo criticato pesantemente la storia di Sclavi in cui Dylan non era il protagonista, e quello che ho scritto nel 2006 è ancora valido, ma non si applica alla storia di Recchioni. Senza spoilerare, posso solo dire che la cosa è molto diversa e – più semplicemente – nel secondo caso funziona alla grande senza tradire il personaggio, nella prima, no.

Spazio Profondo è una storia strana, diversa, piena di idee e di fantasia, che cambia le regole con leggerezza (e al contempo, forte competenza). È un divertissement, una variazione sul tema, e io adoro le variazioni sul tema.
Le lievi incongruenze e le situazioni paradossali – cose che nel vecchio corso sarebbero stati dei difetti – qui diventano dei punti di forza. In questa storia si respira un’aria frizzante, una voglia di cambiare, di non prendersi troppo sul serio (nonostante poi abbia anche un sottotesto metaforico notevole).

Se cercate il vecchio Dylan Dog, per quanto mi riguarda, ve ne potete andare a******** e abbonarvi al nuovo maxi “Old Boy”. Il nuovo corso comincia veramente bene e sono davvero ansioso di vedere come andrà avanti (incrociando le dita per la storia della Barbato).

Non ero spaventato da questo cambiamento, perché pensavo che semplicemente non potessero fare peggio degli ultimi anni, ma questo numero – pensato così, impostato così – mi ha messo davvero l’ottimismo addosso. Adesso sì che rischio di rimanere deluso. :P

Procuratevelo, e appropinquatevi alla sua lettura senza aspettative. Che poi è sempre stato e dovrebbe tornare a essere il modo corretto per leggere Dylan Dog.

Link esterni per capire la situazione se avete vissuto sotto un sasso nell’ultimo anno.

 

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Filo-Misantropia

Pubblicato il 26 settembre 2014
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Sono già passate due settimane dalla doppia esperienza di presentazione del mio gioco da tavolo al Prato Comics (13 e 14 settembre) e al FirenzeGioca (20 e 21), e trovo solo ora la fermezza di scrivere qualcosa al riguardo.

Cronache di un disadattato, remember? Come metto il naso fuori casa subito arriva la stanchezza e la malattia xD

Due doppie giornate davvero intense e stancanti, ma che mi hanno dato davvero tanta, tanta soddisfazione.

Misantropia DawSalvo negli orari meno adatti (sabato mattina), i due prototipi di Misantropia sono stati impegnati costantemente. Nei momenti di maggiore afflusso abbiamo dovuto addirittura mandare via gente che voleva giocare! Al Prato Comics avevamo due tavoli che erano sempre pieni di persone. Ho visto delle foto fatte di sgamo a persone che si sono messe a giocare da sole perché io e gli altri “croupier” eravamo in pausa pranzo. E non hanno nemmeno rubato nulla! :D
Al FirenzeGioca avevamo solo un tavolo, ma in compenso c’erano decine di altri tavoli per il gioco libero… Inutile dire che almeno uno è stato requisito quasi costantemente da Misantropia.

Ma l’afflusso di per sé potrebbe anche non significare niente. L’idea del gioco credo sia ovvio che incuriosisca e attragga… ma se poi la sua applicazione non si fosse rivelata adeguata non avremmo avuto un passaparola così intenso come invece è stato.
Complice anche la pagina facebook e il recente Spot da malati di mente, ci sono state un sacco di persone che sono venute proprio a cercare Misantropia, e non si sono sedute al tavolo semplicemente perché se lo sono ritrovato davanti.
Alcuni mi hanno detto che avevano visto lo spot, o letto la notizia sulla pagina di Daw; altri mi hanno detto che erano stati mandati a provarlo da amici che glie lo avevano consigliato.

Una promozione fatta con pochi spiccioli, in una comunione vecchio-nuovo, che si è alimentata con delle idee da web 2.0 ma soprattutto con il passaparola. Sono davvero contento di questo.

Sul sito del gioco ho pubblicato le più recenti statistiche realizzate con i questionari che abbiamo dato alla fine della partita di prova. Il campione è di 126 persone, quindi comincia a essere piuttosto attendibile… e dato che i risultati sono molto positivi, la cosa è davvero molto incoraggiante.

Statistica divertimentoMa di tutti quei numeretti, per me il più importante rimane uno solo: il divertimento.
Ogni strumento ha il suo utilizzo, e credo che il gioco – in senso lato – debba essere divertente. Non intendo questo termine in senso letterale, ma nella sua accezione di “piacevole, intrattenitivo”. Anche una tragedia di Shakespeare si può dire divertente. Ma sto divagando: un gioco – sia esso un videogioco o un gioco di società – deve divertire, intrattenere. Se quando hai finito la partita ti alzi annoiato, scocciato o addirittura frustrato o arrabbiato, quel gioco è un fallimento. Non adempie al suo dovere, come un cucchiaio bucato. Cosa fareste di un cucchiaio bucato? Nella migliore delle ipotesi potreste provare a ripararlo, ammesso che ne valga la pena; altrimenti lo buttereste.
Ecco, io posso dire con sommo orgoglio, che Misantropia è un gioco divertente. Posso farlo perché non sono io a dirlo, ma 95 persone di sesso, età ed estrazione sociale diversa. Il 75,4% di tutti quelli che hanno giocato a Misantropia. In 30 su 95 addirittura hanno trovato il gioco esageratamente divertente.

Basta, mi posso fermare qui, che altro dovrei volere? Ho costruito un cucchiaio con cui la gente può godersi la sua zuppa.
Vedere le persone ridere di cuore, a volte imbarazzarsi per le cose bizzarre che il gioco richiede, vederle ritrovare loro stesse nei testi delle carte e ridere ripensando a una vecchia disavventura… vederle ridere e stare al gioco persino durante il questionario – che ho voluto fare “strano” proprio per mantenere quella sensazione di divertimento fino alla fine – e infine alzarsi dal tavolo e stringere la mano al compagno di gioco conosciuto solo poche decine di minuti prima.
Ecco, queste cose mi fanno cantare il cuore. Mi fanno sentire leggero. Mi ripagano di tutto.

Mi confermano una grande verità che avevo intuito tanti anni fa, ma che solo ora ho avuto la possibilità e l’onore di poter confermare in prima persona: metti due sconosciuti a un tavolo a giocare insieme, e quando si alzeranno saranno diventati amici.
Anche se il gioco si chiama Misantropia, anche se ti richiede di essere bastardo, anche se ti obbliga a fare cose assurde. Perché è divertente, e quando ti diverti insieme ad altre persone, queste smettono di essere sconosciuti, e diventano amici.

 

C’è un’infinità di persone che devo ringraziare per questi giorni di sforzi; non me le ricorderò mai tutte e non le ringrazierò mai abbastanza. Loro lo sanno, quindi non mi metto a fare uno sterile elenco. Spero solo di riuscire a ripagarvi in sovrappiù. Se avete bisogno, sapete dove trovarmi. ;)

Prato Comics+Play – 13 e 14 settembre 2014

FirenzeGioca – 20 e 21 settembre 2014

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Spot da malati di mente

Pubblicato il 15 settembre 2014
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Diffondete come se fosse lo scopo della vostra esistenza.

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L’altare al dio sconosciuto – Michael Crichton, Next

Pubblicato il 4 settembre 2014
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Michael CrichtonMichael Crichton è stato il mio Verne. Ne parlo qui.

Era un po’ che non leggevo un suo libro. Era un po’ che non leggevo narrativa, in generale, ma l’ultimo libro di Crichton l’ho letto forse più di dieci anni fa.

Next è uno dei suoi romanzi peggiori. Forse il peggiore (ma non ho letto Timeline, che tutti schifano, e se ci si deve basare sul film ci si crede con facilità). Attenzione al lessico: ROMANZI peggiori.

Se come romanzo, infatti, Next vale davvero due centesimi (non ho intenzione di farne una recensione, dirò solo che è troppo lungo, troppo frammentato, ha troppi personaggi, e in generale la scrittura è qualitativamente povera), sono invece rimasto di stucco davanti al suo potere saggistico-divulgativo.

Uno dei punti forti di Crichton è sempre stata la documentazione; pensate quindi quanto si può essere documentato quest’uomo per scrivere un libro sulla genetica.
Il moderno mondo scientifico è ormai diventato una religione a tutti gli effetti, e i suoi esponenti più devoti trattano i contestatori alla stregua degli inquisitori con le streghe, con la differenza che invece del rogo fisico spesso usano quello intellettuale/mediatico. Ma usiamo le parole di uno dei personaggi del libro di Crichton:

L’ultima lezione è che la scienza non è speciale – almeno non lo è più. Forse quando Einstein parlava con Niels Bohr, e c’erano solo una dozzina di esperti per ogni campo. Ma ora in America ci sono tre milioni di ricercatori. Non è più una vocazione, è una carriera.
La scienza è corruttibile come qualunque altra attività umana. I suoi addetti non sono santi, ma esseri umani, e si comportano come tali – mentono, imbrogliano, rubano l’uno dall’altro, denunciano, falsificano dati, esasperano la loro importanza e denigrano le opinioni contrarie alle loro.
Questa è la natura umana. E non cambierà.

Che poi uno dice: vabbè, ma è un romanzo, è tutto finto. Certo. Poi confronti un paragrafo simile con questa intervista di Odifreddi nel suo Incontri con menti straordinarie:

Piergiorgio Odifreddi: Lei e Watson (lo scopritore del DNA insieme a Crick, ndObi) avete lavorato insieme per un periodo. Siete diventati amici?

Richard Roberts: Non direi. Anzi, abbiamo sempre avuto una relazione difficile perché non vediamo la scienza allo stesso modo. Lui crede che l’unico modo per avere successo sia la competizione. [...] Io credo invece che la scienza sia uno sforzo collettivo, e che la collaborazione sia molto più fruttuosa della competizione.

Odifreddi: Quindi sarà stato disgustato da “La doppia elica”.

Roberts: Quel libro descrive bene la sua filosofia, che si può sintetizzare in un motto: “menti, inganna e ruba“. O anche: “qualunque cosa, pur di arrivare al risultato.”

Ah.

Una delle epigrafe all’inizio di Next cita Williams James: “La parola ‘causa’ è un altare a un dio sconosciuto”. Umilmente mi sento di aggiungere, anche alla luce della lettura del libro di Crichton, che questo dio non è sconosciuto affatto, e si chiama Superbia. Ha un folto gruppo di scherani chiamati Orgoglio, Vanità, Egoismo, Avidità, Cupidigia…

Crichton mette a nudo tutto questo in un lucido attacco verso tutte quelle logiche commerciali che non avrebbero dovuto assolutamente entrare nel mondo scientifico, eppure oggi la fanno da padrone.
Si rimane infastiditi, eppure al contempo stranamente poco sorpresi, nel leggere il capitolo (c030) in cui un team di marketing fa un brainstorming per decidere il nome adatto da dare a un fantomatico “gene della maturità”, in modo da renderlo più commercialmente appetibile possibile.
Porta quasi a un pianto isterico sentire poi un altro personaggio dire cose molto giuste come:

Ma ciò su cui vorrei attirare la vostra attenzione è la quantita di messaggi commerciali che addobbano la strada. [...] Gli psicologi hanno stabilito che quest’enorme mole di messaggi pubblicitari agisce come una sorta di anestetico. [...] In un ambiente saturato dai media, tutti i messaggi perdono di efficacia.
[...] Il risultato di tutto ciò è una saturazione visiva, una stanchezza sensoriale e una diminuzione d’impatto.

Tutto questo bellissimo discorso porta poi il personaggio –  che è un pubblicitario – a presentare la sua nuova idea: modifiche genetiche per imprimere messaggi e loghi pubblicitari sulla pelle degli animali.
Come cita l’urlo di copertina: “Non è il futuro, sta già accadendo”.
E questo non è niente. In Next si possono trovare esempi incredibili di manipolazioni mentali, politiche, burocratiche e sociali delle applicazioni folli che si possono dare oggigiorno alla genetica, una branca della scienza che è ancora molto misteriosa, ineffabile, indecifrabile, praticamente sconosciuta, e pertanto mal regolata dalle leggi degli uomini.

Perché riflettiamo bene che noi attualmente continuiamo a non sapere NULLA di come funzioni la vita. Di come nasca, di come è regolata, di quali forze la inneschino e la sostengano. Abbiamo una mappatura completa del DNA umano con cui possiamo tranquillamente pulirci le natiche.

Il nostro DNA e quello degli scimpanzé differisce di soli 500 geni.
Naturalmente quel numero non vuol dire molto, perché gli esseri umani hanno un mucchio di geni in comune anche con le orche marine. In realtà, quasi tutte le creature del pianeta hanno decine di migliaia di geni in comune. Geneticamente parlando, c’è una grande affinità di fondo in tutte le forme di vita.
[...] Cinquecento geni non sono molti, eppure tra gli scimpanzé e gli esseri umani sembra esserci un abisso.

e ancora

A dispetto di quello che si sente dire, nessuno ha mai dimostrato che dietro un particolare tratto caratteriale umano ci sia un unico gene. [...] Alcuni dei miei colleghi non credono che si potrà mai scoprire una simile associazione, perché pensano che l’interazione dei geni sia troppo complessa.
Comunque sia, ogni giorno sui quotidiani escono articoli su un nuovo gene che causerebbe questo o quel comportamento, e nessuno di essi si è mai rivelato attendibile.

Segue poi un elenco dialogato di “scoperte” che in realtà scoperte non sono, perché mai state confermate, o basate su ricerche fallate in partenza: il gene dell’omosessualità, della violenza, del sonno, dell’alcolismo, dell’altezza… Addirittura DEL DIABETE (esistono 96 geni coinvolti nel diabete, e probabilmente ne saranno trovati altri), e scusate se sono di parte – in quanto diabetico – ma posso confermare in prima persona che negli ultimi vent’anni le ricerche sul diabete hanno avuto come unico effetto quello di portare le case farmaceutiche a entrare in competizione sulla produzione di nuove insuline e glucometri.
Ma non è mica finita qui, eh:

Tra gli scienziati non c’è una sola definizione unanimemente accettata di cosa sia un gene. Ce ne sono quattro o cinque.
[...] Quando il genoma umano era stato decodificato, gli scienziati erano rimasti sorpresi nello scoprire che conteneva solo trentacinquemila geni. Se n’erano aspettati molti di più. Dopo tutto, un banale verme ne aveva ventimila.
[...] Come si poteva spiegare, allora, l’enorme differenza nella complessità di queste forme di vita?

Non si può.
Di certo non con i mezzi scientifico-accademici moderni.

“Oggi gli esseri umani raggiungono la maturità mentale più in là negli anni, e molti non la raggiungono affatto.” Il professor Charlton crede che questo sia un effetto collaterale del prolungamento dell’istruzione oltre i trent’anni: “La formazione accademica implica un atteggiamento di ricezione tipico dell’infanzia, che contrasta con l’acquisizione della maturità psicologica. [...] Gli accademici, gli insegnanti, gli scienziati e molti altri professionisti sono spesso sorprendentemente immaturi: imprevedibili, non equilibrati nelle loro priorità e inclini a reazioni eccessive.

[...] Una flessibilità di approccio e comportamenti tipici dei bambini potrebbero essere utili per muoversi nel mondo moderno, sempre più instabile, dove è più probabile che le persone cambino lavoro, sviluppino nuove capacità e si trasferiscano altrove. Ma ciò accade a prezzo di una ridotta soglia dell’attenzione, una frenetica ricerca di novità, una maggiore volubilità negli stili di vita, e una costante superficialità emotiva e spirituale. Manca la profondità di carattere che sembrava comune in passato.”

So cosa state pensando: “ma non è un romanzo? È tutto finto!” Vi rispondo con la dedica di Crichton a inizio libro: “Questo romanzo è opera di fantasia. Tranne per le parti che non lo sono.”

Un libro assolutamente da leggere per riflettere su alcuni aspetti decisamente inquietanti del nostro stile di vita moderno.

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Scriverò un videogioco :O

Pubblicato il 2 settembre 2014
Tempo di lettura stimato: 2 minuti.
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Non ne ho ancora parlato molto su questo blog, ma nella giovinezza io e i miei amici dell’epoca fondammo un gruppo che si chiamava B.A.D. Group (B.A.D. sta per “Bhe Adesso Divertiamoci”, fatevi due conti). Tra le altre cose facevamo anche videogiochi realizzati con la Fabbrica dei giochi, e avemmo anche i nostri momenti gloriosi sulle pagine di The Games Machine.

Io ero il game designer principale e il programmatore, nonché grafico (andiamo bene), potete quindi capire che fare videogiochi è sempre stato uno dei miei sogni. La programmazione ora la schifo, la grafica non mi riesce, ma il game designer mi piacerebbe davvero tanto poterlo fare.

È stata con somma gioia quindi che ho accettato subito quando i ragazzi di Balzo mi hanno proposto di scrivere il loro prossimo gioco.

La Balzo è una startup giovine nata a Firenze, che ha già all’attivo dei buoni successi come Fablescapes e Alien Garden (oltre al nuovissimo Color Parking) e pubblica sia per Android che per iOS.

Song of PanIl loro nuovo gioco si chiama Song of Pan, sarà un puzzle platform con protagonista un satiro. L’ambientazione è la campagna greca dei tempi Omerici, e la storia la scriverò io.

I ragazzi di Balzo hanno deciso di sfruttare un nuovo tipo di promozione chiamata crowdsharing. Funziona come il crowdfunding, ma invece di soldi potete “donare” la vostra disponibilità a pubblicare sulla vostra bacheca Facebook o Twitter dei messaggi promozionali scritti direttamente dagli autori del gioco.

Potete trovare la pagina di Song of Pan qui, insieme alla descrizione del gioco, un prototipo funzionante e ovviamente il trailer scritto da me. :)
Commenti apprezzati!

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True Player one of Nosgoth

Pubblicato il 26 agosto 2014
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True Detective È oggettivamente una bella serie. A me personalmente è piaciuta con diverse riserve.
L’avessi vista cinque anni fa probabilmente me ne sarei innamorato, ora gli antieroi esistenzialisti e nichilisti non mi danno più le stesse soddisfazioni che mi davano quando leggevo Moore per la prima volta (è ormai confermato che  True Detective è tristemente un’opera derivativa copiata a mani basse dal lavoro di Thomas Ligotti, e la frase finale sulle stelle è presa pari pari da Top Ten di Alan Moore).
Recitazione eccezionale, è incredibile come Mchahghnchahghchy abbia cominciato a essere un bravo attore tutto insieme, chissà cosa gli è preso.
Regia buona (premiata ieri con un Emmy), con delle ingenuità e alcune scelte opinabili. Il famoso piano sequenza non è ‘sta cosa incredibile che tutti hanno voluto far credere.
Fronte scrittura: dialoghi ottimi, buona struttura narrativa. Personalmente mi pare che collassi alla penultima puntata: laddove dovrebbe ingranare la quarta e portare la vicenda nel terzo atto della trama orizzontale, invece tira il freno a mano e si mette a raccontare il presente dei personaggi. Non era il momento giusto, potevano sfruttare la frammentazione temporale che hanno usato per tutte le precedenti puntate e lasciare più azione anche nella #7.

Insomma, bella serie, senz’altro una spanna sopra la maggior parte delle altre, ma non è il miracolo che si è voluto far credere. Peaky Blinders mi è piaciuta di più.

~

Player OnePlayer One mi ha fatto lo stesso effetto dei libri centrali di Harry Potter: semplicemente non potevo smettere di leggere.
Arrivati a poco prima di metà, bisogna necessariamente finirlo.
Erano anni che non mi succedeva e mi sono divertito, in ogni caso Ernest Cline è lontano dall’essere definito un grande scrittore, esattamente come la Rowlings, e questo libro è pieno di facilonerie, erroretti, ingenuità, ridondanze, prolissità eccetera, proprio come gli Harry Potter.
Punta ovviamente tutto sull’effetto nostalgia dell’attuale generazione che lavora, paga e produce, e ci riesce in pieno perché coglie esattamente gli stati d’animo adolescenziali di un nerd nato negli anni ’70/’80.
Butta l’esca e poi ti cattura con una trama semplicissima, prevedibile, ma avvincente.
Il merito più grande è forse l’equilibrio che è riuscito incredibilmente a ottenere tra infodump per i profani e gergo nerd. Penso che questo libro possa essere letto da chiunque – anche da chi è sprovvisto di cultura pop – a patto che riesca a sopravvivere al primo centinaio di pagine.
Bravo Cline: sei furbo, ma apprezzabile.

Nota a margine: è il primo libro che abbia letto sul mio nuovo Kindle Paperlight. Acquisto consigliatissimo, è un prodotto formidabile. Come unica recensione dico solo che mia madre se ne è appropriata e ho dovuto rubarglielo di nascosto per leggere Player One. Lei ci ha già letto tre o quattro libri; un altro po’ e avremo già ripreso i soldi dell’acquisto. Spettacolo.

~

Nosgoth Atmosfera esagerata, classi incredibilmente bilanciate, e la genialità di avere una squadra esclusivamente melee e l’altra ranged.

Inoltre, sarà che è una closed beta, sarà che forse il brand di Soul Reaver attira giocatori maturi, sarà che è un 4vs4, ma al momento è il paradiso dell’online.
Comunità giocosa e simpatica, gioco di squadra, voglia di divertirsi… Mai visto niente di simile. Vabbè che non sono un grande giocatore online, ma tant’è.

Bella sorpresa!

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