Spot da malati di mente

Pubblicato il 15 settembre 2014
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Diffondete come se fosse lo scopo della vostra esistenza.

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L’altare al dio sconosciuto – Michael Crichton, Next

Pubblicato il 4 settembre 2014
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Michael CrichtonMichael Crichton è stato il mio Verne. Ne parlo qui.

Era un po’ che non leggevo un suo libro. Era un po’ che non leggevo narrativa, in generale, ma l’ultimo libro di Crichton l’ho letto forse più di dieci anni fa.

Next è uno dei suoi romanzi peggiori. Forse il peggiore (ma non ho letto Timeline, che tutti schifano, e se ci si deve basare sul film ci si crede con facilità). Attenzione al lessico: ROMANZI peggiori.

Se come romanzo, infatti, Next vale davvero due centesimi (non ho intenzione di farne una recensione, dirò solo che è troppo lungo, troppo frammentato, ha troppi personaggi, e in generale la scrittura è qualitativamente povera), sono invece rimasto di stucco davanti al suo potere saggistico-divulgativo.

Uno dei punti forti di Crichton è sempre stata la documentazione; pensate quindi quanto si può essere documentato quest’uomo per scrivere un libro sulla genetica.
Il moderno mondo scientifico è ormai diventato una religione a tutti gli effetti, e i suoi esponenti più devoti trattano i contestatori alla stregua degli inquisitori con le streghe, con la differenza che invece del rogo fisico spesso usano quello intellettuale/mediatico. Ma usiamo le parole di uno dei personaggi del libro di Crichton:

L’ultima lezione è che la scienza non è speciale – almeno non lo è più. Forse quando Einstein parlava con Niels Bohr, e c’erano solo una dozzina di esperti per ogni campo. Ma ora in America ci sono tre milioni di ricercatori. Non è più una vocazione, è una carriera.
La scienza è corruttibile come qualunque altra attività umana. I suoi addetti non sono santi, ma esseri umani, e si comportano come tali – mentono, imbrogliano, rubano l’uno dall’altro, denunciano, falsificano dati, esasperano la loro importanza e denigrano le opinioni contrarie alle loro.
Questa è la natura umana. E non cambierà.

Che poi uno dice: vabbè, ma è un romanzo, è tutto finto. Certo. Poi confronti un paragrafo simile con questa intervista di Odifreddi nel suo Incontri con menti straordinarie:

Piergiorgio Odifreddi: Lei e Watson (lo scopritore del DNA insieme a Crick, ndObi) avete lavorato insieme per un periodo. Siete diventati amici?

Richard Roberts: Non direi. Anzi, abbiamo sempre avuto una relazione difficile perché non vediamo la scienza allo stesso modo. Lui crede che l’unico modo per avere successo sia la competizione. [...] Io credo invece che la scienza sia uno sforzo collettivo, e che la collaborazione sia molto più fruttuosa della competizione.

Odifreddi: Quindi sarà stato disgustato da “La doppia elica”.

Roberts: Quel libro descrive bene la sua filosofia, che si può sintetizzare in un motto: “menti, inganna e ruba“. O anche: “qualunque cosa, pur di arrivare al risultato.”

Ah.

Una delle epigrafe all’inizio di Next cita Williams James: “La parola ‘causa’ è un altare a un dio sconosciuto”. Umilmente mi sento di aggiungere, anche alla luce della lettura del libro di Crichton, che questo dio non è sconosciuto affatto, e si chiama Superbia. Ha un folto gruppo di scherani chiamati Orgoglio, Vanità, Egoismo, Avidità, Cupidigia…

Crichton mette a nudo tutto questo in un lucido attacco verso tutte quelle logiche commerciali che non avrebbero dovuto assolutamente entrare nel mondo scientifico, eppure oggi la fanno da padrone.
Si rimane infastiditi, eppure al contempo stranamente poco sorpresi, nel leggere il capitolo (c030) in cui un team di marketing fa un brainstorming per decidere il nome adatto da dare a un fantomatico “gene della maturità”, in modo da renderlo più commercialmente appetibile possibile.
Porta quasi a un pianto isterico sentire poi un altro personaggio dire cose molto giuste come:

Ma ciò su cui vorrei attirare la vostra attenzione è la quantita di messaggi commerciali che addobbano la strada. [...] Gli psicologi hanno stabilito che quest’enorme mole di messaggi pubblicitari agisce come una sorta di anestetico. [...] In un ambiente saturato dai media, tutti i messaggi perdono di efficacia.
[...] Il risultato di tutto ciò è una saturazione visiva, una stanchezza sensoriale e una diminuzione d’impatto.

Tutto questo bellissimo discorso porta poi il personaggio –  che è un pubblicitario – a presentare la sua nuova idea: modifiche genetiche per imprimere messaggi e loghi pubblicitari sulla pelle degli animali.
Come cita l’urlo di copertina: “Non è il futuro, sta già accadendo”.
E questo non è niente. In Next si possono trovare esempi incredibili di manipolazioni mentali, politiche, burocratiche e sociali delle applicazioni folli che si possono dare oggigiorno alla genetica, una branca della scienza che è ancora molto misteriosa, ineffabile, indecifrabile, praticamente sconosciuta, e pertanto mal regolata dalle leggi degli uomini.

Perché riflettiamo bene che noi attualmente continuiamo a non sapere NULLA di come funzioni la vita. Di come nasca, di come è regolata, di quali forze la inneschino e la sostengano. Abbiamo una mappatura completa del DNA umano con cui possiamo tranquillamente pulirci le natiche.

Il nostro DNA e quello degli scimpanzé differisce di soli 500 geni.
Naturalmente quel numero non vuol dire molto, perché gli esseri umani hanno un mucchio di geni in comune anche con le orche marine. In realtà, quasi tutte le creature del pianeta hanno decine di migliaia di geni in comune. Geneticamente parlando, c’è una grande affinità di fondo in tutte le forme di vita.
[...] Cinquecento geni non sono molti, eppure tra gli scimpanzé e gli esseri umani sembra esserci un abisso.

e ancora

A dispetto di quello che si sente dire, nessuno ha mai dimostrato che dietro un particolare tratto caratteriale umano ci sia un unico gene. [...] Alcuni dei miei colleghi non credono che si potrà mai scoprire una simile associazione, perché pensano che l’interazione dei geni sia troppo complessa.
Comunque sia, ogni giorno sui quotidiani escono articoli su un nuovo gene che causerebbe questo o quel comportamento, e nessuno di essi si è mai rivelato attendibile.

Segue poi un elenco dialogato di “scoperte” che in realtà scoperte non sono, perché mai state confermate, o basate su ricerche fallate in partenza: il gene dell’omosessualità, della violenza, del sonno, dell’alcolismo, dell’altezza… Addirittura DEL DIABETE (esistono 96 geni coinvolti nel diabete, e probabilmente ne saranno trovati altri), e scusate se sono di parte – in quanto diabetico – ma posso confermare in prima persona che negli ultimi vent’anni le ricerche sul diabete hanno avuto come unico effetto quello di portare le case farmaceutiche a entrare in competizione sulla produzione di nuove insuline e glucometri.
Ma non è mica finita qui, eh:

Tra gli scienziati non c’è una sola definizione unanimemente accettata di cosa sia un gene. Ce ne sono quattro o cinque.
[...] Quando il genoma umano era stato decodificato, gli scienziati erano rimasti sorpresi nello scoprire che conteneva solo trentacinquemila geni. Se n’erano aspettati molti di più. Dopo tutto, un banale verme ne aveva ventimila.
[...] Come si poteva spiegare, allora, l’enorme differenza nella complessità di queste forme di vita?

Non si può.
Di certo non con i mezzi scientifico-accademici moderni.

“Oggi gli esseri umani raggiungono la maturità mentale più in là negli anni, e molti non la raggiungono affatto.” Il professor Charlton crede che questo sia un effetto collaterale del prolungamento dell’istruzione oltre i trent’anni: “La formazione accademica implica un atteggiamento di ricezione tipico dell’infanzia, che contrasta con l’acquisizione della maturità psicologica. [...] Gli accademici, gli insegnanti, gli scienziati e molti altri professionisti sono spesso sorprendentemente immaturi: imprevedibili, non equilibrati nelle loro priorità e inclini a reazioni eccessive.

[...] Una flessibilità di approccio e comportamenti tipici dei bambini potrebbero essere utili per muoversi nel mondo moderno, sempre più instabile, dove è più probabile che le persone cambino lavoro, sviluppino nuove capacità e si trasferiscano altrove. Ma ciò accade a prezzo di una ridotta soglia dell’attenzione, una frenetica ricerca di novità, una maggiore volubilità negli stili di vita, e una costante superficialità emotiva e spirituale. Manca la profondità di carattere che sembrava comune in passato.”

So cosa state pensando: “ma non è un romanzo? È tutto finto!” Vi rispondo con la dedica di Crichton a inizio libro: “Questo romanzo è opera di fantasia. Tranne per le parti che non lo sono.”

Un libro assolutamente da leggere per riflettere su alcuni aspetti decisamente inquietanti del nostro stile di vita moderno.

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Scriverò un videogioco :O

Pubblicato il 2 settembre 2014
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Non ne ho ancora parlato molto su questo blog, ma nella giovinezza io e i miei amici dell’epoca fondammo un gruppo che si chiamava B.A.D. Group (B.A.D. sta per “Bhe Adesso Divertiamoci”, fatevi due conti). Tra le altre cose facevamo anche videogiochi realizzati con la Fabbrica dei giochi, e avemmo anche i nostri momenti gloriosi sulle pagine di The Games Machine.

Io ero il game designer principale e il programmatore, nonché grafico (andiamo bene), potete quindi capire che fare videogiochi è sempre stato uno dei miei sogni. La programmazione ora la schifo, la grafica non mi riesce, ma il game designer mi piacerebbe davvero tanto poterlo fare.

È stata con somma gioia quindi che ho accettato subito quando i ragazzi di Balzo mi hanno proposto di scrivere il loro prossimo gioco.

La Balzo è una startup giovine nata a Firenze, che ha già all’attivo dei buoni successi come Fablescapes e Alien Garden (oltre al nuovissimo Color Parking) e pubblica sia per Android che per iOS.

Song of PanIl loro nuovo gioco si chiama Song of Pan, sarà un puzzle platform con protagonista un satiro. L’ambientazione è la campagna greca dei tempi Omerici, e la storia la scriverò io.

I ragazzi di Balzo hanno deciso di sfruttare un nuovo tipo di promozione chiamata crowdsharing. Funziona come il crowdfunding, ma invece di soldi potete “donare” la vostra disponibilità a pubblicare sulla vostra bacheca Facebook o Twitter dei messaggi promozionali scritti direttamente dagli autori del gioco.

Potete trovare la pagina di Song of Pan qui, insieme alla descrizione del gioco, un prototipo funzionante e ovviamente il trailer scritto da me. :)
Commenti apprezzati!

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True Player one of Nosgoth

Pubblicato il 26 agosto 2014
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True Detective È oggettivamente una bella serie. A me personalmente è piaciuta con diverse riserve.
L’avessi vista cinque anni fa probabilmente me ne sarei innamorato, ora gli antieroi esistenzialisti e nichilisti non mi danno più le stesse soddisfazioni che mi davano quando leggevo Moore per la prima volta (è ormai confermato che  True Detective è tristemente un’opera derivativa copiata a mani basse dal lavoro di Thomas Ligotti, e la frase finale sulle stelle è presa pari pari da Top Ten di Alan Moore).
Recitazione eccezionale, è incredibile come Mchahghnchahghchy abbia cominciato a essere un bravo attore tutto insieme, chissà cosa gli è preso.
Regia buona (premiata ieri con un Emmy), con delle ingenuità e alcune scelte opinabili. Il famoso piano sequenza non è ‘sta cosa incredibile che tutti hanno voluto far credere.
Fronte scrittura: dialoghi ottimi, buona struttura narrativa. Personalmente mi pare che collassi alla penultima puntata: laddove dovrebbe ingranare la quarta e portare la vicenda nel terzo atto della trama orizzontale, invece tira il freno a mano e si mette a raccontare il presente dei personaggi. Non era il momento giusto, potevano sfruttare la frammentazione temporale che hanno usato per tutte le precedenti puntate e lasciare più azione anche nella #7.

Insomma, bella serie, senz’altro una spanna sopra la maggior parte delle altre, ma non è il miracolo che si è voluto far credere. Peaky Blinders mi è piaciuta di più.

~

Player OnePlayer One mi ha fatto lo stesso effetto dei libri centrali di Harry Potter: semplicemente non potevo smettere di leggere.
Arrivati a poco prima di metà, bisogna necessariamente finirlo.
Erano anni che non mi succedeva e mi sono divertito, in ogni caso Ernest Cline è lontano dall’essere definito un grande scrittore, esattamente come la Rowlings, e questo libro è pieno di facilonerie, erroretti, ingenuità, ridondanze, prolissità eccetera, proprio come gli Harry Potter.
Punta ovviamente tutto sull’effetto nostalgia dell’attuale generazione che lavora, paga e produce, e ci riesce in pieno perché coglie esattamente gli stati d’animo adolescenziali di un nerd nato negli anni ’70/’80.
Butta l’esca e poi ti cattura con una trama semplicissima, prevedibile, ma avvincente.
Il merito più grande è forse l’equilibrio che è riuscito incredibilmente a ottenere tra infodump per i profani e gergo nerd. Penso che questo libro possa essere letto da chiunque – anche da chi è sprovvisto di cultura pop – a patto che riesca a sopravvivere al primo centinaio di pagine.
Bravo Cline: sei furbo, ma apprezzabile.

Nota a margine: è il primo libro che abbia letto sul mio nuovo Kindle Paperlight. Acquisto consigliatissimo, è un prodotto formidabile. Come unica recensione dico solo che mia madre se ne è appropriata e ho dovuto rubarglielo di nascosto per leggere Player One. Lei ci ha già letto tre o quattro libri; un altro po’ e avremo già ripreso i soldi dell’acquisto. Spettacolo.

~

Nosgoth Atmosfera esagerata, classi incredibilmente bilanciate, e la genialità di avere una squadra esclusivamente melee e l’altra ranged.

Inoltre, sarà che è una closed beta, sarà che forse il brand di Soul Reaver attira giocatori maturi, sarà che è un 4vs4, ma al momento è il paradiso dell’online.
Comunità giocosa e simpatica, gioco di squadra, voglia di divertirsi… Mai visto niente di simile. Vabbè che non sono un grande giocatore online, ma tant’è.

Bella sorpresa!

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Il giuramento di Ippocrate

Pubblicato il 29 luglio 2014
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Dottor Adolfo Arcangeli Oggi ho ricevuto una brutta notizia: è morto il Dottor Adolfo Arcangeli.

Il Dottor Adolfo Arcangeli è stato per diversi anni il medico che mi seguiva al reparto di diabetologia, ed è stato anche il primo Dottore che abbia mai stimato davvero.

Spero davvero di non offendere nessuno, perché ogni Dottore e Medico ha diritto al pieno e assoluto rispetto da parte di tutti, ma la mia esperienza mi porta a tracciare una linea di demarcazione piuttosto pronunciata tra il Dottor Arcangeli e tutti gli altri, e ora vi dico anche perché.

Io sono diventato diabetico a dieci anni, nel 1992. A quell’epoca la tecnologia per il controllo del diabete di tipo 1 era davvero primitiva. Pensate che i glucometri ci mettevano addirittura 2 interi minuti per darti il risultato (quelli moderni 10 secondi), le penne-siringhe con l’ago corto erano ancora in fase sperimentale e c’erano solo poche varietà di insuline.
In questi ventidue anni sono stati fatti quindi enormi balzi da gigante per quanto riguarda la commercializzazione, la concorrenza economica tra produttori di medicinali e lo sperperamento di soldi per ricerche. Viviamo davvero nel futuro.

In quegli anni di oscurantismo non si andava molto per il sottile. Con grande sofferenza si obbligava un bambino di dieci anni a passare dall’oggi al domani a una strettissima dieta che eliminava ogni cosa che fosse anche solo vagamente gustosa, a fare dei controlli serrati e spietati e analisi e test senza fine e palesemente ridondanti. Tutto questo oltre (ma stavolta inevitabilmente) a farsi tre o quattro iniezioni il giorno, più altrettanti controlli glicemici (bucandosi le dita).

Ero già largamente adolescente quando finalmente cambiai ospedale e iniziai a essere seguito da quello di Prato. La sezione di diabetologia dell’ospedale di Prato era stata fondata dal Dr. Arcangeli, che ne era il Direttore, oltre a essere il Presidente nazionale dell’associazione medici diabetologi.

Laddove avevo sempre trovato ordini, il Dottor Arcangeli mi dette consigli;
laddove avevo trovato restrizioni, il Dottor Arcangeli mi dette possibilità;
mi insegnò a trasformare la rassegnazione in speranza, lo svilimento in motivazione.
Mi responsabilizzò. Nessun altro ne era stato capace.
Per quanto orribile potesse essere stata la sua giornata, per quanto male potesse stare, non è mai successo che finisse i sorrisi e le pacche sulle spalle.

Una cosa che amava fare era strappare i fogliacci e le pratiche burocratiche ridondanti o scadute.
Chi ha sempre goduto di ottima salute e non ha mai dovuto passare settimane o mesi negli ospedali non potrà capire quanto liberatorio fosse quel gesto per il paziente.
Lui invece lo capiva benissimo, e infatti dava sempre a quell’atto una nota teatrale: un sorriso, un occhiolino, un ammicco. Un gesto intimo d’intesa, amicizia ed empatia.

Ecco la parola chiave: empatia. La capacità di mettersi nei panni degli altri, di capire i loro problemi, le loro necessità, le loro sofferenze.
Eccone un’altra: rispetto. La capacità di dare fiducia anche a chi forse non ne era degno; di non trattare i pazienti come poveri disgraziati ignoranti, ma come persone in difficoltà e bisognose non solo di cure mediche, ma anche di fiducia – in loro stesse e verso l’istituzione medica moderna -.

Ecco chi era Adolfo Arcangeli.
Un degno discepolo di Ippocrate ed Esculapio. L’archetipo di un Medico di cui oggi si è purtroppo quasi perso lo stampino.

 

Il “giuramento di Ippocrate” moderno recita quanto segue:

Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:
di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamento;
di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;
di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e promuovendo l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario;
di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di una persona;
di astenermi da ogni accanimento diagnostico e terapeutico;
di promuovere l’alleanza terapeutica con il paziente fondata sulla fiducia e sulla reciproca informazione, nel rispetto e condivisione dei principi a cui si ispira l’arte medica;
di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;
di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina;
di affidare la mia reputazione professionale esclusivamente alla mia competenza e alle mie doti morali;
di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;
di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;
di rispettare e facilitare il diritto alla libera scelta del medico;
di prestare assistenza d’urgenza a chi ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell’autorità competente;
di osservare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato;
di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione.

Il giuramento originale, tuttavia, è radicalmente diverso su alcuni punti:

Giuro per Apollo medicoIppocrate e Asclepio e Igea e Panacea e per tutti gli dei e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto:
di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest’arte, se essi desiderano apprenderla, senza richiedere compensi né patti scritti; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro.
Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio; mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.
Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte.
Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività.
In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.
Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.
E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato dagli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro.

Mentre i patetici intellettuali moderni si scannano discutendo della presunta ridicolezza dell’invocazione agli Dei, arrivando anche a dire che Ippocrate era ateo, o sulle moderne tecniche di relazione medico-paziente – aggirando sistematicamente l’assunzione che la deontologia non sfocia necessariamente nell’impersonalità – , non possono certamente rendersi conto della più importante differenza – e grave mancanza – con il giuramento moderno:

“mi asterrò da recar danno E OFFESA“.

“In qualsiasi casa andrò [...] mi asterrò da ogni OFFESA e danno volontario.”

Perché marcare? Perché aggiungere un sinonimo a “danno”?
Perché non è un sinonimo.
Laddove “danno” indica qualcosa di più fisico, “offesa” è riferito al campo della metafisica. Psicologia. Sociologia. Rapporto medico-paziente. O, per usare termini più esatti e meno distaccati, EMPATIA, RISPETTO, CARITÀ CRISTIANA, rispettivamente.

“Con INNOCENZA E PUREZZA io custodirò la mia vita e la mia ARTE.”

Non parliamo poi di cose come innocenza, purezza, o di come la professione medica fosse considerata un’arte.
Esagerazioni, diremmo oggi; parole altisonanti con le quali sciacquarsi la bocca.
Eppure, questo era: ARTE.

Il Medico dovrebbe fare il medico per VOCAZIONE, una vocazione non dissimile da quella del religioso, del pittore, del musicista, dello scrittore.
Non lo dovrebbe fare per interesse, per discendenza o perché altri si aspettano che lo faccia: dovrebbe farlo per sé stesso, perché quello è ciò che la voce del suo cuore gli dice di fare.

Il Medico che esercita per vocazione avrà sempre a cuore i suoi pazienti, perché è mosso da virtù superiori legate all’innocenza, alla purezza, all’arte.

Se ci sono dottori che stanno leggendo questo, che riflettano sulla loro professione. Che ritornino agli anni in cui balenò nella loro mente quel pensiero; alla forma, al colore, al suono, al gusto che aveva. Dove si è persa quella passione? Quand’è stato il momento esatto in cui l’amore disinteressato è diventato un calcolo? Sui banchi dell’università? Durante le faticose giornate di tirocinio? Quella volta che un paziente brutto, stupido e ignorante vi ha umiliati e vi ha urlato contro?

Eppure, non è per guadagno che dovreste esercitare la vostra professione. Non ve l’ha ordinato il dottore. Nessuno vi obbliga. “Se non lo faccio io, chi lo farà?”, vi state chiedendo? Vi rispondo: qualcun altro. Non vi preoccupate di questo.
Se stare con i pazienti vi irrita, se tendete a urlare loro contro, se testare un nuovo farmaco o una nuova tecnica vi emoziona di più che sapere di un paziente che sta meglio, se quando tornate a casa volete solo dare fuoco al genere umano, forse avete sbagliato mestiere.

Approfittate della dipartita del Dottor Arcangeli per fare un serio esame di coscienza, e valutare alcuni aspetti del vostro lavoro che forse avete vagliato con leggerezza.

Riflettete su come si comportava con i pazienti il Dottor Arcangeli. Controllate che i valori di empatia, rispetto e carità risiedano in voi come risiedevano in lui, e se lo fanno, cominciate a esercitarli. Se pensate di stare già facendolo, fatelo allora di più, con più forza, con più dedizione, con più innocenza e purezza. Date anche senza ricevere, date anche a chi non se lo merita, date e ringraziate di poter dare. Ringraziate di avere tutte le caratteristiche, le abilità e le possibilità per poter esercitare UN’ARTE.

Rinnovate il giuramento di Ippocrate e pregate gli Dei che a voi, che adempiete un tale giuramento e non lo calpestate, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorati dagli uomini tutti per sempre; vi accada il contrario se lo violate e se spergiurate.

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Penny Dreadful

Pubblicato il 1 luglio 2014
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Penny dreadful - Timothy DaltonPartita veramente fiacca, ma soprattutto molto confusa. Da dopo metà la confusione viene arginata (ma rimangono alcune scene fini a sé stesse veramente da WTF), ma il fiaccume a mio avviso è rimasto.
È la classica serie tecnica, bella da vedere, ma la scrittura sinceramente mi è sembrata un mero esercizio di stile atto a far vedere quanto lo scrittore (John Logan, che ha scritto roba molto bella ma anche roba molto brutta) ce l’ha lungo. Ed effettivamente ce l’ha abbastanza lungo, ma per rimanere fedele alla natura del Penny Dreadful scade fin da subito nella noia e nella prevedibilità. Se facevano una miniserie era meglio.
Eva Green e Timothy Dalton molto bravi, Hartnett purtroppo limitato pesantemente dal personaggio più sciapo di tutti. Alcune valide facce nuove, come quella di Harry Treadaway.
Insomma, una serie da vedere se proprio non c’avete più una mazza da vedere, ma vi consiglierei di guardarvi prima Peaky Blinders, se già non l’avete fatto.

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365 racconti d’estate

Pubblicato il 26 giugno 2014
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Care persone, esce oggi ufficialmente l’antologia che comprende un racconto mio, uno del mio compare Alessio Baroncelli e un altro dell’amico Emilio Ballatore (più altri 362, vabbè :D ) e di cui vi ho già parlato.

Lo potrete trovare quindi anche in libreria, oltre ovviamente ai siti online, ivi compreso quello della casa editrice, Delos Books. Vi ricordo che è stato stampato con due diverse copertine, e quindi potete scegliere quella che vi aggrada di più ^___^

Buona lettura!

365 racconti d'estate 365 racconti d'estate

 

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