Penny Dreadful

Pubblicato il 1 luglio 2014
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Penny dreadful - Timothy DaltonPartita veramente fiacca, ma soprattutto molto confusa. Da dopo metà la confusione viene arginata (ma rimangono alcune scene fini a sé stesse veramente da WTF), ma il fiaccume a mio avviso è rimasto.
È la classica serie tecnica, bella da vedere, ma la scrittura sinceramente mi è sembrata un mero esercizio di stile atto a far vedere quanto lo scrittore (John Logan, che ha scritto roba molto bella ma anche roba molto brutta) ce l’ha lungo. Ed effettivamente ce l’ha abbastanza lungo, ma per rimanere fedele alla natura del Penny Dreadful scade fin da subito nella noia e nella prevedibilità. Se facevano una miniserie era meglio.
Eva Green e Timothy Dalton molto bravi, Hartnett purtroppo limitato pesantemente dal personaggio più sciapo di tutti. Alcune valide facce nuove, come quella di Harry Treadaway.
Insomma, una serie da vedere se proprio non c’avete più una mazza da vedere, ma vi consiglierei di guardarvi prima Peaky Blinders, se già non l’avete fatto.

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365 racconti d’estate

Pubblicato il 26 giugno 2014
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Care persone, esce oggi ufficialmente l’antologia che comprende un racconto mio, uno del mio compare Alessio Baroncelli e un altro dell’amico Emilio Ballatore (più altri 362, vabbè :D ) e di cui vi ho già parlato.

Lo potrete trovare quindi anche in libreria, oltre ovviamente ai siti online, ivi compreso quello della casa editrice, Delos Books. Vi ricordo che è stato stampato con due diverse copertine, e quindi potete scegliere quella che vi aggrada di più ^___^

Buona lettura!

365 racconti d'estate 365 racconti d'estate

 

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Il film del decennio + Chili TV

Pubblicato il 5 giugno 2014
Tempo di lettura stimato: 4 minuti.
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Locandina di DisconnectCi lamentiamo sempre che non escono film belli, interessanti, originali, scritti bene, girati bene, ma invece sempre la solita roba trita e ritrita, tutta uguale, senza idee. Remake, reboot, cinepanettoni, cinecomics eccetera eccetera.

Epperò, cari miei ipocritelli, quando esce un film come Disconnect non se lo fila nessuno. Incassa poco al cinema, non viene pubblicizzato, non vince nessun premio.

La valenza delle cinque stelle dei critici è ormai inficiata dalla facilità con cui le distribuiscono sotto compenso e lascia quindi il tempo che trova.

Certi film si possono diffondere solo con il passaparola, quindi passatela, questa parola: Disconnect è un capolavoro magistrale. Forse esegererò, ma potrebbe essere il film del decennio.

Ha una struttura classica di tre storie che si intrecciano, e parla del moderno rapporto tra uomo e tecnologia.
Un ragazzo che diventa oggetto di cyber bullismo, una coppia che si ritrova sul lastrico a causa di una frode telematica, una giornalista che ottiene il suo scoop intervistando un ragazzino che lavora in una sex-cam online.

Un soggetto che potrebbe anche sembrare banale, ma che conferma ciò che dico sempre riguardo alla scrittura, e in particolare la sceneggiatura: non è tanto quello che scrivi, ma come lo scrivi.

Disconnect ha una sceneggiatura bella come non ne avevo viste da anni e anni. Ci sono altri film che hanno sfiorato questo tema, ma nessuno è riuscito a parlare così bene dei tempi in cui viviamo.

Non solo le storie, ma anche e sopratutto i personaggi sono assolutamente VERI, reali, concreti e realistici. Hanno reazioni e comportamenti umani, che portano inevitabilmente all’immedesimazione.

Per motivi tecnici legati all’analisi critica e per altri motivi personali, ormai è davvero difficile che un film mi catturi tanto da dimenticarmi che sto guardando un film, a maggior ragione emozionarmi pesantemente o addirittura commuovermi. Beh, questo film è riuscito in tutte e tre le cose.

Inutile continuare a parlarne: questo film lo dovete vedere e lo dovete vedere il prima possibile. È uscito in home video da poco, quindi lo potete trovare sia in dvd/blu ray che a noleggio.

O anche in uno di quei nuovi servizi di noleggio digitale che stanno cominciando ad aprire bottega anche in questo paese del terzo mondo tecnologico che è l’Italia.

Io l’ho visto su Chili-tv grazie a una promozione pubblicizzata da Uci Cinemas.

 

Google Fiber Speed TestIl più grosso problema di questo e di altri tipi di servizi in streaming, è ovviamente l’infrastruttura.
Mentre in tre città americane stiamo vedendo numeri da fantascienza con l’installazione della linea a fibra ottica di Google, che registra valori di download e upload nell’ordine di quasi 1Gb/sec effettivi, noi disgraziati italioti stiamo ancora cercando di aggirare le leggi cretine e ridondanti di politici corrotti, vecchiardi malefici che i soldi preferiscono spenderli per andare a escort.

In Italia vige il monopolio di Telecom. Anche se sulla carta, teoricamente, non sarebbe così, la cruda realtà è che tutti gli altri operatori si appoggiano sulle sue linee; una rete vecchia e scassata che non arriva nemmeno in tutta Italia.
Fastweb era partita bene con la sua fibra ottica, poi ha smesso di cablare la penisola ed è ormai l’ombra di sé stessa, con un servizio altalenante e un call center che risponde dalla Tunisia.

Se ci mettiamo poi a parlare di Wi-Fi, hotspot e streaming, allora sì che ci mettiamo le mani nei capelli.

Chili-TVPeccato, perché il servizio di Chili non è male.
I costi non fanno impazzire: si parla di 4€ per un noleggio in risoluzione standard di 48 ore e di una media di 10€ per gli acquisti, con prezzi a salire proporzionalmente con la qualità della risoluzione.
La cosa più atroce di questo sito è il player standard, che è una schifezza che gira sotto Silverlight, e che mi ha dato diversi problemi.
Per il resto, è possibile anche scaricare il film e vederlo in un secondo momento, cosa che mi sento di consigliare, a meno che non abbiate una connessione buona abbastanza da non crearvi problemi con altri tipi di streaming.
È possibile registrare sul proprio account praticamente ogni tipo di apparecchio, dai PC alle smart tv ai cellulari o tablet, però si può vedere il film solo su un apparecchio alla volta; limite che mi pare ridondante, dato che già il sistema è controllato dal suddetto player in Silverlight.
Inoltre, spero per voi che siate muniti di una smart tv, o quanto meno una tv hd con entrata HDMI, perché se avete un reperto storico con solo ingresso VGA o SVideo come me,   preparatevi a incazzarvi e a buttare via un sacco di tempo per capire come fare a passare video e audio sulla televisione.

Mi mangio un po’ le mani perché il servizio è forse da sistemare un po’, soprattutto per quanto riguarda i costi del noleggio, ma è l’ovvia evoluzione del mercato cinematografico e televisivo, con buona pace di Sony che speriamo la smetta di imporci formati standard pseudo-eterni come il dannato blu-ray (che peraltro è in netta discesa, se non altro).
Se non fosse per il collo di bottiglia dello streaming, probabilmente sarei diventato un cliente fisso di Chili, ma purtroppo il delay tra la decisione di vedere un film e l’attesa per scaricarlo mi taglia via tutto l’entusiasmo in un colpo solo.

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Rileggendo Dylan Dog 1-50

Pubblicato il 26 maggio 2014
Tempo di lettura stimato: 12 minuti.
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Prefazione alla prefazione all’introduzione

Commento di StM :

Smisi di leggerlo dopo 3 anni di fiducia mal riposta (“migliorerà, migliorerà, migliorerà…”).

Il numero 100 lo bruciamo a vaffanculo… non era una brutta storia, ma la pretesa di chiudere tutto lì era grossolana.

A questo punto mi piacerebbe avere un elenco di storie meritevoli, così se proprio voglio mi prendo quelle e i riempitivi li lascio a chi ha tempo da buttare.

Eccomi, StM. Scusa il ritardo.

 

Prefazione all’introduzione

Io e Bertolla

Io e il mio amico Bertolla a una mostra su Dylan a Certaldo nel 1995.
Anche se non credo che rimarremo amici, ora che ho pubblicato foto come queste.

Sono stato introdotto al mondo dei “fumetti non da bambini” dal mio amico Bertolla, con Dragon Ball (ok, sì, forse è un po’ da bambini, ma intendevo cose diverse da Topolino e Tiramolla) e Dylan Dog. Erano i favolosi ’90 (chissà come mai ogni generazione chiama il decennio della sua preadolescenza “i favolosi ‘xx”) e Dylan aveva già quasi dieci anni. Io non molti di più.

Per diversi anni mi limitai a leggere le copie prestate da Bertolla, poi, complici le prime paghette, iniziai a seguire la serie regolare e a recuperare con avida passione i vecchi numeri, tra il mio fumettaro di fiducia (che all’epoca era solo una libreria con un piccolo spazio per i fumetti) e gli scambi/acquisti di contrabbando con gli altri ragazzini delle medie che si inculavano le copie in edicola o vendevano le vecchie collezioni dei padri/fratelli maggiori.

Il numero che mi scatenò la passione fu il 100, che come forse saprete è effettivamente l’ultimo numero di Dylan Dog, dato che racconta la sua conclusione come la vide Tiziano Sclavi all’epoca. Questa idea di chiudere una serie che però invece sarebbe comunque andata avanti stimolò in modo pazzesco il mio interesse per lo storytelling e ha senza dubbio contribuito alla decisione più stupida della mia vita, cioè quella di voler diventare scrittore.

All’epoca facevo una scheda di ogni numero che leggevo, con i nomi degli autori, una recensione e la vignetta che mi colpiva di più dell’albo, che ricalcavo su carta velina e incollavo sulla scheda.

Come Bertolla potrà confermare, sapevo a memoria i nomi degli sceneggiatori e dei disegnatori di ogni singolo numero; di alcuni anche il soggettista e il letterista. Più volte pensai persino di andare a Scommettiamo che (per le nuove generazioni: andatevelo a googlare).

Insomma, era un amore puro e profondo come solo i ragazzini sanno provare.

 

Introduzione

Ho iniziato a collezionare Dylan Dog nel 1996, col numero 100; ho smesso nel 2009 col 280 (il famoso Mater Morbi di Roberto Recchioni, ma non per colpa sua, poraccio). La cruda verità, però, è che dal numero 100 in poi è stata una continua sofferenza vedere il personaggio involvere, collassare su sé stesso e poi morire.

Tiziano Sclavi visto da StanoLe ragioni sono tante e varie: l’allontanamento di Sclavi (e la sua generale caduta in disgrazia. Se volete intrinstirvi leggetevi questa intervista) e il conseguente passaggio di mani tra diversi curatori, l’introduzione di nuove leve che giustamente volevano trasformare il personaggio per farlo più loro (qualcuno ha detto Paola Barbato?), forse strategie di marketing deleteri (mi sto riferendo all’insopportabile buonismo e all’incoerenza totale del personaggio), e chissà cos’altro.

Poi, oh, che c’entra: sono cambiato pure io eh. Si invecchia, i gusti cambiano, e avendo avuto la malaugurata idea di studiare scrittura, certi trucchetti che a tredici anni ti sembrano una cosa incredibile, poi ti risultano parecchio ingenui. Evabè.

Dallo scorso ottobre è partito il rinnovamento di Dylan Dog da parte del suo nuovo curatore, il già citato Recchioni, autore di alcune storie di Dylan e del più recente mega progetto di fantascienza chiamato Orfani.
Questo rinnovamento è diviso in due parti: la prima parte, tuttora in corso, è una revisione dei soggetti già pianificati per modificare alcune informazioni e il lessico generale, affiancata da un cambio di impostazione visiva, in particolare delle copertine di Stano.
La seconda parte comincerà a ottobre, e consisterà in nuove storie con un cambio più netto di soggetti, trame, contenuto generale. Lo scopo è quello di riportare Dylan Dog alle sue origini, ma contemporaneamente farlo progredire verso nuove direzioni. Ci sono un botto di interviste al riguardo, per cui non sto a sprecare ulteriori parole.

Con questa premessa, ho cominciato a fare una cosa che volevo fare da tempo, cioè rileggermi i Dylan Dog (almeno i primi 100, poi vedrò) e vedere quanto hanno retto alla prova del tempo, e quanto di vero c’è nei miei ricordi di bambino.

Non farò delle recensioni vere e proprie, mi limiterò a ricopiare gli sparuti appunti che ho preso durante la lettura. Lo scopo dell’elenco è evidenziare i cambiamenti della serie nel corso del tempo per capire dove e quando ha cominciato a zoppicare.

In questa prima parte vedremo i primi 50 numeri. La prossima parte a data da destinarsi.
In grassetto i numeri che ritengo i migliori, per rispondere con otto anni di ritardo al buon StM.

RILEGGENDO I PRIMI 50 NUMERI DI DYLAN DOG

1) L’alba dei morti viventi
2) Jack lo squartatore
3) Le notti della luna piena
4) Il fantasma di Anna Never
Parla di suo padre (“era un medium”, pag. 37).

5) Gli uccisori
6) La bellezza del demonio
7) La Zona del crepuscolo
Parla di suo padre (pag. 22).

8 ) Il ritorno del mostro
9) Alfa e Omega
10) Attraverso lo specchio
11) Diabolo il grande
12) Killer!

Dylan Dog 1-50

Giuro che prima di leggerli li ho tolti dalle buste.

Ci sono alti e bassi, ma i numeri del primo anno di pubblicazione, tutti scritti da Sclavi, gettano le fondamenta del personaggio e sono tutti da leggere, senza esclusione, perché fanno capire con esattezza il motivo del successo della testata.
È un horror con mille suggestioni, idee, citazioni, dalla narrazione varia che non tralascia la visionarietà, l’oniricità e la poesia.

Da questi primi numeri si capisce in modo piuttosto efficacie com’è cambiato il personaggio. Proviamo a confrontarlo con il Dylan attuale:
- Astemio un cazzo. Nel numero 2 beve whisky (anche se pare che si bagni solo le labbra), nel 3 birra, nel 6, 7 e nell’11 scotch.
- Nel numero 4 prova a fumare, ma rimane schifato.
- Non è vero che si innamora di tutte, ha anche sciaquette occasionali (numero 5, 32…), e in generale anche i rapporti d’amore sono molto meno morbosi e pesanti.
- Non è vero che suona solo il Trillo del diavolo. Nel numero 7 accetta richieste.

È importante sottolineare anche lo stile della narrazione: siamo molto, molto, molto lontani dal Dylan buonista, moralista e con il palo in culo che abbiamo adesso. Le storie e i testi sono più semplici, naive, di pancia, anche sciocchini. Ve lo ricordavate voi che Dylan ha una barca per le “imboscate” (Dyd 5, pag. 74)? Che Groucho si fa un giubbotto antiproiettile con dei libri (sempre nel 5)?

C’è un forte accento citazionista e nozionista (tratto distintivo un po’ di tutte le testate Bonelli, un aspetto che attira molto gli adolescenti. La mia prima vera cultura me la sono fatta con Dylan Dog), ma è molto superficiale su certi aspetti di ricerca (la pena di morte in Inghilterra è stata abolita nel 1998, ma all’atto pratico non esiste più dal 1965, invece in Dylan Dog gli assassini sono tutti “condannati alla forca”).

Le fobie di Dylan ci sono sempre state (nel 6 dice per la prima volta di essere claustrofobico), però non sono dettagli inutili, ma veri e propri ostacoli da superare. Nelle storie moderne sappiamo che Dylan è claustrofobico, ha le vertigini, il mal d’aria, il mal di mare e tanti altri cazzi, ma sono tutte cose che lasciano il tempo che trovano, perché lo vediamo sempre avere successo nelle situazioni più avverse senza battere ciglio. Una finta suspance che annoia e basta.

C’è un vasto uso delle sottotrame, per sfruttare le 94 pagine dell’albo senza arrivare corti annacquando inutilmente la trama principale, come succede quasi sempre nelle storie moderne.

L’orrore e i mostri sono molto meno metafisici: zombie, lupi mannari, streghe… Roba che se te la trovi davanti te la fai nelle braghe, no seghe mentali.

Ci sono dei comprimari eccezionali, personaggi ottimamente definiti (Wells) e soprattutto – maremma impestata lurida – GROUCHO È UNA SPALLA VERA, non una mascotte parlante che non fa altro che raccontare barzellette. Chi non ha mai saltato a piè pari i baloon di Groucho in un qualsiasi numero di Dylan degli ultimi anni scagli la prima pietra.

E poi c’è il punto a me più caro: l’ironia! L’IRONIA! L’IRONIA, DIAMINE! Non si tratta solo di Groucho che dice le battute: Dylan stesso è tremendamente ironico, saccente e sarcastico. Non è nemmeno l’angelico metrosessuale che conosciamo: sa essere molto ottuso, maleducato e stronzo. Una persona vera, insomma, non un personaggio bidimensionale stereotipato.

13) Vivono tra noi
Il primo autore diverso da Sclavi a prendere in mano il personaggio è qualcuno che non ci si aspetterebbe: l’ormai dimenticato Giuseppe Ferrandino, un autore fantastico che purtroppo ha scritto poche storie, assolutamente da riscoprire, non solo in Dylan Dog ma anche in Splatter.

14) Fra la vita e la morte
Testi di Luigi Mignacco.

15) Canale 666
Da qui cominciano scivoloni e superficialità accentuate. Siamo a poco più di un anno di pubblicazione.

16) Il castello della paura
17) La Dama in nero
18) Cagliostro!
19) Memorie dall’invisibile
Il numero che è considerato da tutti il capolavoro di Sclavi. In Bonelli lo usano come spauracchio per i nuovi sceneggiatori. Tutte cazzate. È un bellissimo numero, dalla scrittura ispirata, ma ha gli stessi punti deboli e le cose non convincenti di tutta la scrittura di Sclavi. Il colpo di scena finale poi, è quasi un emblema della sua tipica semplicità (nel male ma anche nel bene, per carità, ma rimane banale).

20) Dal profondo
21) Giorno maledetto
A quasi due anni di pubblicazione, spuntano i primi due soggetti scritti a quattro mani. Il 20 con Alfredo Castelli (padre di Martin Mystère), il 21 con Marcello Toninelli.
Il numero di Castelli, in particolare, porta una verve e un’allegria che il tetro Sclavi non era mai riuscito a infondere pienamente. Rimarrà un caso isolato, ma in questo preciso momento della storia di Dylan dà nuovo vigore al personaggio.

22) Il tunnel dell’orrore
23) L’isola misteriosa
24) I conigli rosa uccidono
Seconda storia di Luigi Mignacco, che non si comporta da sceneggiatore succube impaurito dalla presenza di Sclavi come fanno oggidì: Mignacco scrive un Dylan sempre più sbruffone e atipico: ci prova con una neo-vedova e uccide persino una persona! Con una motosega! Ok, era l’assassino, e lui era drogato, ma insomma il precedente del Dylan Dog omicida ce l’abbiamo!

25) Morgana
Prima apparizione della Trevlkowski.

26) Dopo mezzanotte
Prima apparizione di Jenkins e Botolo, ma nessuno dei due viene chiamato per nome.

27) Ti ho visto morire
Di nuovo Ferrandino, leggermente sottotono perché cita a mani basse La zona morta. Tuttavia anticipa su certi aspetti la saga di Final Destination.

28) Lama di rasoio
Continua il citazionismo a gogo: Blade Runner.

29) Quando la città dorme
Medda, Serra e Vigna ai testi: un miscuglio di Nightmare e Carrie.

30) La casa infestata
Shining + Poltergeist.
Torna Wells, e viene nominato per la prima volta il “quinto senso e mezzo“, che però non diventerà l’ennesimo stereotipo com’è adesso; non verrà nominato a ogni piè sospinto, insomma.

31) Grand Guignol!
Numero divertente e piuttosto complesso, con un nuovo personaggio interessante: Mr. Crabb, direttore del Grand Guignol e, incidentalmente, l’affittuario di Dylan! Ve lo ricordavate?

32) Ossessione
Julie, detective amica di Dylan. Lui brinda alla sua (?!) e scopriamo che è vegetariano. Ecco che cominciano a delinearsi i numerosi tratti da perfettino rompicoglioni che hanno sputtanato il personaggio.

33) Jekyll!
Rivediamo Lord Chester, il paziente nobile del manicomio di Harlech visto nel numero 8. La storia è un incrocio tra Jekyll&Hyde e Il Corvo di Poe.

34) Il buio
Esordio di quello che diventerà il mio sceneggiatore preferito: Claudio Chiaverotti. Subito mostra di aver capito lo stile di Sclavi, emulandone le poesie/filastrocche grottesche.

35) La scogliera degli spettri
36) Incubo di una notte di mezza estate
37) Il sogno della tigre
Mignacco in una storia con un fondo di filosofia orientale.

38) Una voce dal nulla
39) Il Signore del Silenzio
Rivediamo Jenkins in un numero di Ferrandino in stato di grazia. Esoterismo, misteri, citazionismo non fastidioso (Il Comico di Watchmen + il Joker di Batman + Il nome della rosa).

40) Accadde domani
41) Golconda!
Ancora Jenkins, che ormai è diventato un personaggio abbastanza fisso. Numero folle, umorismo grottesco, anche infantile (il demone che parla toscano, Dylan e la sua cliente che vanno in India col maggiolone). Citazionismo e nozionismo fine a sé stesso… Insomma, un numero che è un ritratto di Tiziano Sclavi.

42) La iena
43) Storia di Nessuno
Mindfuck multidimensionale.

44) Riflessi di morte
Torna Marcello Toninelli, che se uno non legge il suo nome all’inizio pensa di stare leggendo una storia di Sclavi dell’86.

45) Goblin
Spettacolare Chiaverotti, che però – ahimé – introduce uno degli elementi che porteranno Dylan verso la noia: il tema del sociale. In particolare, la storia parla della vivisezione. Lo fa però in maniera intelligente, cruda e pungente, risultando parecchio scomoda. Scomoda. Questo aggettivo fondamentale che fa la differenza tra una storia avvincente e una patetica, e che è andato perso nel Dylan moderno.
Appare di nuovo Botolo.

46) Inferni
Sclavi nonsense con i personaggi dell’inferno (anzi, degli Inferni) che rivedremo più volte in futuro. Parte da un punto e poi va avanti apparentemente a caso. Dopo tante storie concepite in questo modo, viene in mente che forse Sclavi scrive sempre così, solo che alcune storie sono più ispirate di altre e danno l’impressione che sappia cosa sta facendo.

47) Scritto con il sangue
Semplice slasher di Chiaverotti.

48) Horror Paradise
Medda/Serra/Vigna, meh.

49) Il mistero del Tamigi
Con questo numero Chiaverotti si conferma il diretto erede di Sclavi. Dimostra di averne capito appieno lo stile, le atmosfere, i messaggi, i concetti, persino alcuni aspetti della struttura narrativa. Un emule, ma originale e genuino, come se ne potrebbe dire di Matheson verso Bradbury. E Chiaverotti non ha nemmeno tutti i difetti che ha mostrato Sclavi sulla lunga distanza.

50) Ai confini del tempo
Ma Sclavi è ancora lontano dal declino, per fortuna. Ecco una storia di case (anzi, hotel) infestate, con i Ghostbusters e Wells vestito da Panoramix che fonde magia druidica e scienza moderna.

 

Graditi commenti, offese e dolci ricordi della fanciullezza perduta.

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Diventa Patrono del Cinesemaforo!

Pubblicato il 19 maggio 2014
Tempo di lettura stimato: 3 minuti.
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Come avrete intuito, sono di nuovo a cercare soldi!

Che ci volete fare, realizzare le cose costa.

Il CinesemaforoA ‘sto giro sto cercando un sistema per potenziare il mio figliolo ritardato, il Cinesemaforo.
È un sitarello a cui sono molto affezionato, perché ricevetti l’idea del suo design in sogno. Vidi l’home page con una fila di post composti solo dalla locandina del film e dal relativo semaforo, con una recensione di tre righe sotto.
Affinare l’idea fu tutto un altro discorso: era chiara nella mia mente, ma tirarla fuori e spiegarla in maniera chiara non era banale. Infatti non ci sono riuscito.

Il Cinesemaforo non è mai stato capito fino in fondo; la gente continua a credere che i semafori siano voti, che verde voglia dire 7-10, giallo 5-6 e rosso 1-4. Ho scritto ovunque a caratteri cubitali che I SEMAFORI NON SONO VOTI, ma in pochi riescono a entrare nell’ottica più semplice e logica, che è esattamente quella del semaforo stradale: far passare la gente, avvertirla di stare attenta, oppure non farla passare. Consigli cinematografici, come si potrebbe chiedere a un amico esperto di cinema. “Ehi, lo dovrei andare a vedere ‘sto film, secondo te?”. Vabè.

Per conseguenza più o meno diretta, il Cinesemaforo è stato il mio più grande fallimento finora. Non ha mai superato la decina di visite giornaliere, ha raccattato poco più di 300 fan su facebook in quattro anni, e praticamente non ha nessuna interazione con gli utenti. Che storia triste :cry:

Adesso sono qui a sprecare un’altra paginata di parole per annuncio che leggeranno in tre e che non coglierà nessuno. Parte da un’assunzione semplice: per diventare un sito più autorevole il Cinesemaforo dovrebbe coprire quasi il 100% dei film che escono al cinema e magari avere qualche anteprima. È chiaro che non ha senso che io ti dica se dovresti andare a vedere un film o no, se è uscito un mese fa. Ma andare al cinema costa, e sinceramente esce talmente tanta merda, ultimamente, che non c’ho proprio voglia di levarmi un minimo di cinque euri e mezzo di tasca per andare a vedere un film di cui non mi frega niente solo per poterlo semaforizzare.

Aggiungeteci che ho recentemente conosciuto un nuovo sito di crowdfunding specializzato nel finanziare progetti continuativi, ed eccoci qua.

Chi vuole, può diventare “patrono” del Cinesemaforo.
In breve: ci si iscrive con una donazione fissa mensile – a piacere e interrompibile in ogni momento, ovviamente – e in base alla donazione si ricevono le classiche ricompense di ogni sito di crowfunding. In questo caso, però, le ricompense sono la possibilità di scegliere il film da semaforizzare.

Per informazioni più precise andate sul Cinesemaforo, o direttamente alla pagina di Patreon.

Fate un’opera di bene e sostenete il mio piccolo Forrest Gump! xD

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Raccontino pubblicato e altra Misantropia

Pubblicato il 28 aprile 2014
Tempo di lettura stimato: 2 minuti.
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Come saprete (e se non lo sapete andate nella pagina delle mie pubblicazioni), ho avuto già il piacere di essere selezionato per una delle antologie annuali della Delos Books; in particolare la prima in assoluto, 365 racconti erotici per un anno. Dopo quel raccontino però (intitolato La schermaglia), non ho più mandato nulla, mentre la Delos è andata avanti e ha fatto altre quattro o cinque raccolte tematiche.

Quest’anno il tema scelto è stato “L’estate”; non che mi ispiri particolarmente, però mentre rimuginavo mi è stata data un’ideuzza carina, quindi ho provato a partecipare e sono stato scelto.

A farmi compagnia in questa antologia ci sono i miei amici Alessio Baroncelli ed Emilio Ballatore, che preferisce usare pseudonimi di famosi maghi ed esoteristi e che quindi a spregio chiamo con nome e cognome. :twisted:

L’antologia è già preordinabile sul sito della Delos (uscirà ufficialmente, anche in libreria, il 20 maggio), e quest’anno è disponibile addirittura con due copertine differenti! Andate e compratene MILLLLLLE copie!

365 racconti d'estate 365 racconti d'estate

Dopodiché c’è Misantropia, che sta crescendo forte e sano (maschile: è un gioco), con più di 500 fan su facebook.
Continuate per favore a spammare tutto ciò che appare su quella pagina, perché è bene arrivare più grossi possibile all’inizio della campagna crowdfunding, che probabilmente farò partire a metà settembre.

In particolare, ho iniziato domenica a pubblicare sul canale youtube il primo di una serie di Minispot girati con gli attori della Compagnia del giallo, a cui dò una mano dietro le quinte delle loro divertenti “cene con delitto”. Inoltre, se avete voglia di buttare mezz’ora della vostra vita, potete sentirvi pure l’intervista che mi ha fatto a RadioGas il mio vecchio collega di cortometraggi, Misbah.


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Misantropia – Il gioco

Pubblicato il 18 marzo 2014
Tempo di lettura stimato: 4 minuti.
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MisantropiaÈ finalmente giunto il momento di parlarvi di Misantropia. Un momento che aspettavo da quasi cinque anni.

Il 2009 è stato un anno interessante, pieno di avvenimenti. Nella sua prima metà raggiunsi il picco massimo della frustrazione come autore, momento di sclero davvero utile, perché mi spinse a darmi ulteriormente da fare perché tutte le chiacchiere sul diventare scrittore non rimanessero chiacchiere. A luglio pubblicai il mio primo racconto, e per tutti i sei mesi di lavoro dipendente come segretaria (non è un refuso; considero quel lavoro come prettamente femminile) portai avanti un progetto di gioco di carte chiamato Misantropia.

Per due anni è stato in gestazione, testing, revisione, ampliamento, modifica. È passato dal prototype review corner del Lucca Comics e, quando mi è sembrato abbastanza valido, ha cominciato a girare nelle caselle e-mail di praticamente tutte le case editrici d’Italia, con scarsi risultati.

Nel 2012 preparai un prototipo che facesse  ridere il meno possibile a vedersi, e lo portai al FirenzeGioca, dove un editore mostrò interesse, si prese il prototipo, e disse che l’avrebbe giocato e che c’era una vaga possibilità di inserirlo nella linea editoriale dell’anno successivo. Fin da allora, però, mi vennero sottolineati i punti deboli del gioco, che più o meno conoscevo già: la scarsità di meccaniche e di strategia.

Così cominciai a tirare fuori delle idee per introdurre un tabellone e trasformare il gioco di carte in un gioco da tavolo di tutto punto. Passò un anno, e siamo all’ottobre del 2013.
Consegnato il prototipo con il tabellone allo stesso editore, aspettai.
Il suddetto editore però, nel frattempo, aveva trovato la gallina dalle uova d’oro: un gioco con i pupazzetti che sta facendo impazzire i più giovini, che gli sta portando un sacco di soldi, e che giustamente ha deciso di supportare al 100%, chiudendo di fatto il proprio ufficio editoriale e rimandando qualsiasi altro progetto di almeno un anno.

Allora io, che nel frattempo avevo cercato altri modi per pubblicare ‘sto minchia di gioco, mi son detto: in questo anno, ci devo almeno provare a farmelo da solo.
Ed eccoci al dunque: ho intenzione di mettere su una campagna crowdfunding per produrre Misantropia.

Il crowdfunding va molto di moda ultimamente, ma è vero anche che in Italia non è che abbia preso più di tanto. Il problema principale, a mio avviso, sono gli italiani, ma non vorrei bruciarmi potenziali acquirenti offendendo un popolo intero, quindi andiamo avanti.
Il problema principale del crowdfunding è che tu puoi anche impostare una campagna bellissima, con grafica fantastica, ricompense ghiotte e un traguardo realistico, ma se nessuno sa che la tua campagna esiste, i soldi non arriveranno mai.
Per cui una campagna crowdfunding va pubblicizzata molto PRIMA e abbastanza durante. L’esempio che cito sempre è quello del film indipendente su Dylan Dog: la prima campagna di trentamila euro fallì e ne raccolse solo la metà; la seconda, mesi dopo, di appena duemila euro ne raccolse cinque volte tanti.

Per cui il mio piano è il seguente: al momento sto pre-producendo un video introduttivo/spot al gioco, che ho intenzione di girare nei prossimi mesi. Quel video servirà per attirare gente sulla pagina facebook e sul blog del gioco, in attesa di impostare e far partire la campagna, che probabilmente, se tutto va bene, inizierà a settembre. Ho già dei preventivi e penso che la cosa sia fattibile.

Nel frattempo, ho comunque bisogno di cominciare la fase preliminare, ovvero quella fase in cui si invitano tutti gli amici, e gli amici degli amici, a diventare fan della pagina facebook, e avere così i primi, scarsi numeri per poter diffondere le novità a venire.

Siccome chi legge questo blog sono ormai praticamente solo amici di vecchia data o comunque persone che più o meno mi conoscono/apprezzano/seguono, e siccome l’invitare qualcuno a cliccare un “mi piace” su facebook è gratis, vi chiedo con tutto il cuore di aiutarmi a diffondere il più possibile questa cosa. Parlatene con gli amici, scrivetelo nei forum, su twitter, instagram o qualsiasi altra diavoleria vada di moda oggi. Datemi una mano a realizzare questo progetto, per favore!

Questo è l’indirizzo del blog: http://misantropiailgioco.wordpress.com/ in particolare, un’esaustiva spiegazione del gioco si può trovare qui: http://misantropiailgioco.wordpress.com/cherobae/

C’è poi la pagina facebook, che è quella che mi preme di più al momento, a questo indirizzo: https://www.facebook.com/misantropiailgioco

Andate, miei prodi, aiutatemi a realizzare una cosa figa. Spammate, spammate, spammate!

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