Rileggendo Dylan Dog 51-75

Pubblicato il 1 marzo 2015
Tempo di lettura stimato: 12 minuti.
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NELLA PUNTATA PRECEDENTE
Dylan Dogghe è un fumetto che me piage dando, mi ha formato caratterialmente e culturalmente durante il periodo più critico della vita, epperò pian piano ha perso sempre più mordente fino a diventare una parodia di sé stesso.
Con il rinnovo del personaggio a opera di Roberto Recchioni (a mio avviso vincente, per ora, fatta eccezione per il numero della Barbato), ho deciso di rileggermi almeno i primi, fatidici, cento numeri, per vedere quanto hanno retto alla prova del tempo e anche quanto di vero c’è nei miei ricordi di ragazzino.
Conclusioni tratte dai primi cinquanta numeri:

  • I numeri del primo anno di pubblicazione sono tutti bellissimi e assolutamente da leggere, anche perché fanno capire palesemente le differenze con il Dylan che verrà. In particolare: non è vero che è completamente astemio, non è vero che “si innamora di tutte”, non è vero che sa suonare solo Il trillo del diavolo, il “quinto senso e mezzo” appare nel n°30 e non viene nominato a ogni pié sospinto fino a farlo diventare un deus ex machina (“ancora il mio senso di ragno!”)
  • Dal punto di vista della narrazione, le storie sono più semplici, accorate, meno intellettuali, più alla mano. Al contempo sono estremamente più creative e meno meccaniche, hanno strutture non rigide e tante sottotrame anche all’interno dello stesso numero.
  • Le famose e numerose fobie di Dylan non sono cose buttate lì tanto per far empatizzare con il personaggio e che poi non servono a una mazza tantoDylanleaffrontacomenullafosse; sono ostacoli veri che lo mettono in difficoltà e talvolta anche in pesanti crisi.
  • L’orrore e i mostri sono molto più fisici. Altro che lo stra-abusato adagio “i veri mostri siamo noi”: vampiri, streghe, lupi mannari, zombie… Non c’è spazio per le seghe mentali.
  • Comprimari eccezionali (Wells, la Trevlkowski) e un Groucho che è una spalla vera, e non un’inutile macchietta che racconta solo barzellette che nessuno legge perché troppo lunghe e stupide.
  • Dylan non è sempre e puntualmente politicamente corretto. Sa essere molto ottuso, maleducato e stronzo. Una persona vera, insomma, ed è esattamente il motivo per cui tutti lo hanno adorato. Non a caso, vedete nell’immagine qui a lato un dialogo che Michele Medda “butta lì” nel numero 340 (Benvenuti a Wickedford, dicembre 2014), per prendere le distanze dal “vecchio” Dylan. Medda è, guarda caso, tra i primi sceneggiatori a scrivere Dylan, dopo Sclavi.Dyd 340 - Benvenuti a Wickedford
  • Dylan afferma di essere vegetariano solo nel n° 32, Ossessioni, ma mancano ancora diversi numeri prima che questi dettagli da perfettino rompicoglioni si accumulino tanto da rovinare il personaggio.
  • Dal numero 16, Canale 666, cominciano scivoloni e superficialità accentuate. Per ora la cosa rimane comunque l’eccezione che conferma la regola. Siamo nel 1987.
  • Gli sceneggiatori che più contribuiscono alla leggenda di Dylan Dog sono Marcello Toninelli, Giuseppe Ferrandino (due autori purtroppo spariti dalla testata) e ovviamente Claudio Chiaverotti. Come vedremo, Chiaverotti sarà il braccio destro di Sclavi in questa seconda tranche, e prenderà il sopravvento in quella successiva. Le prove indiziarie, tuttavia (n°45, Goblin), suggeriscono purtroppo che sia proprio lui quello che prenderà per primo la deriva buonista di Dylan.

Ecco quindi i miei appunti e le riflessioni sui numeri dal 51 al 75. Si va dal dicembre del 1990 fino a quello del 1992.
Ricordo che non farò delle recensioni vere e proprie. Lo scopo dell’elenco è evidenziare i cambiamenti della serie nel corso del tempo per capire dove e quando ha cominciato a zoppicare.
In grassetto i numeri che ritengo i migliori; cosa che, ovviamente, rimane ampiamente soggettiva.

Nota introduttiva
Rileggendo Dylan Dog 51-75
Partiamo subito con una dolente nota. Trovare la forza di volontà di leggere questa seconda tranche di Dylan Dog è stato molto più difficile che con la prima, tant’è che mi sono fermato a 25 numeri invece di proseguire fino al 100, per raccogliere le idee prima che mi scappassero.
Nonostante Chiaverotti, insomma, in questa fase c’è un deciso calo della qualità delle storie. Si parla di una discesa da un livello eccezionale, quindi è ovvio che le storie davvero brutte sono poche (ma ci sono già, purtroppo), ma sono poche anche quelle che rimangono indelebili nella memoria. Le storie che ritengo migliori dei primi cinquanta numeri sono 34 (quindi il 68%), quelle di questa seconda parte solo 10 su 25 (40%).

51) Il Male
Episodio cupo, molto splatter, a tratti ricorda addirittura il recente e truculentissimo Crossed di Garth Ennis.  Spettacolare Brindisi ai disegni. Nonostante questo, in fondo, è un numero piuttosto intellettuale (o intellettualoide, se preferite).
Scopriamo che il campanello urlante è un’idea di Groucho.
Dylan disarma e scazzotta un balordo.

52) Il marchio rosso
Giallo/noir abbastanza noioso che vuole fare la morale con un tizio che viene incastrato dalla società bene. Dylan fa battute rozze di cui poi si pente.

53) La regina delle tenebre
54) Delirium
Due numeri in fila di Chiaverotti, che però fa cilecca. Notare che le sue storie peggiori sono quasi sempre quelle in cui inserisce elementi slasher (vedi n° 47, Scritto con il sangue).

Spot Dylan Dog

da Dylan Dog 55 – La mummia

55) La mummia
…Ma ecco che si riprende con un gran numero! Qui Dylan si fa addirittura pubblicità alla radio con uno spot molto alla Ghostbusters! Ci sono degli ottimi scambi di meta narrazione, e passaggi artistici inutili alla storia ma bellissimi. Dylan uccide l’assassino schiacciandolo con una statua. Il precedente è nel n° 24, I conigli rosa uccidono, di Mignacco.

56) Ombre
Alè, ecco Sclavi e il suo cliché del mostro buono. Per fortuna rimarrà un caso isolato ancora per un po’.

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Sclavi e Moore a confronto

57) Ritorno al crepuscolo
Ecco invece una sua grande storia, dalla costruzione complessa e dall’atmosfera estremamente suggestiva. Sclavi sfrutta di nuovo i suoi personaggi del n°7 e “salva in calcio d’angolo” quella che forse è una svista: fa diventare fratellastri il Dr. Hicks della zona del crepuscolo e il Dr. Hicks di Fra la vita e la morteIl tunnel dell’orrore. Ci regala anche uno spettacolare e impagabile “sequel” de La verità sul caso di Mr. Valdemar di E.A. Poe (tra l’altro contenuto in una biblioteca che funziona come quella del Sandman di Gaiman), che però si interseca a livelli davvero paranormali con il monologo sulla modernità che Alan Moore mette in bocca a Sir William Gull di From Hell (le due opere sono contemporanee. Anzi, il monologo di From Hell probabilmente è successivo di qualche anno, vedi immagine).
Abbiamo anche le comparsate del signore e della signora Dog, ovvero Xabaras e Morgana (più o meno). Dylan non sa ancora nulla al riguardo; Xabaras gli dice qui che è suo padre, ma lui non ci crede, e anzi ribatte che suo padre “ha bruciato la torre di Xabaras”.
Qui Groucho è già un inutile buffone. Forse è stato un procedimento graduale che è partito già da qualche numero, ma adesso salta proprio all’occhio, e si comincia a evitare di leggere le sue battute, riconoscibili dai baloon immensi.
Dylan è ancora astemio-ma-anche-no.

58) La clessidra di pietra
Ricomincio da capo, versione horror. Qui Dylan, rispetto al numero scorso, già “non beve” più. Forse è stato proprio Chiaverotti a fomentare i suoi stereotipi, alla fine.

59) Gente che scompare
Sclavi introduce la fisica quantistica e la teoria degli universi paralleli. Conosciamo il fantastico Hamlin, proprietario di Safarà, e il Dylan Dog alternativo di Londra2.

60) Frankenstein!
Chiaverotti coglie lo spunto del “mostro buono” gettato da Sclavi quattro numeri fa, ed ecco che ormai il danno è fatto: entrambe le colonne della testata cominciano a infognarsi in quelle caratteristiche che porteranno Dylan verso il baratro.
Conosciamo Diana, la nipote telepate gnocca della Trevlkowski.

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da Dylan Dog 61 – Terrore dall’infinito

61) Terrore dall’infinito
Bello, suggestivo e inquietante. Quanto a Dylan, qui scopriamo che ha paura di bisce, insetti e pipistrelli, e che non ama la campagna.

62) I vampiri
Essi vivono con le droghe al posto dei più innocui occhiali. Magnifica storia, molto adulta, che affronta temi serissimi nel modo più corretto. C’è uno dei migliori esempi del rapporto tra Bloch e Dylan, e per una volta, finalmente la storia viene svolta come un’indagine vera e realistica, invece di vedere Dylan che va a tentoni di qua e di là.
Il finale è inspiegabilmente tirato via e raccontato indirettamente nelle ultime due pagine (cosa abbastanza strana per Sclavi), e in generale questa storia è una perfetta messa in pratica del famoso detto Bonelliano (ma non solo) “cambiate tutto affinché non cambi niente”: qui c’erano degli avvenimenti che avrebbero potuto devastare l’intera continuity della testata, invece finisce tutto lì, in quel numero, come al solito. L’immobilismo delle pubblicazioni seriali è senz’altro la cosa che me ne ha fatto disamorare di più.

63) Maelstrom
Sclavi si fa un trip studiando gli ipersolidi e ci scrive una storia sopra. Adesso faccio lo sborone e prendo anche in giro questo citazionismo continuo e fine a sé stesso che è sempre stato presente in Dylan Dog… Fatto sta che se oggi so cosa siano un ipersolido e un tesseratto, è grazie a questo numero di Dylan Dog.
Kim diventa umana e Cagliostro è costretto a lasciarla.

64) I segreti di Ramblyn
65) La belva delle caverne

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Un fulgido esempio di “dialogo popolare” dal numero 64 – I segreti di Ramblyn

Seconda storia in due numeri, scritta sull’entusiasmo di Twin Peaks, con una sottotrama che anticipa The village (che Shyamalan dirigerà 14 anni dopo).
Dylan ha le vertigini, ma la cosa mantiene ancora una buona credibilità, non è ancora un cliché.
Fanno di nuovo capolino alcuni particolari che già adesso cominciano a perdersi, e che spariranno completamente appena Sclavi smetterà di scrivere continuativamente: le strizzate d’occhio ai lettori, la surrealità e il gergo popolare.
Il finale scade purtroppo in un delirio comico con – di nuovo – lo stereotipo del mostro buono.

66) Partita con la morte
Chiaverotti stupisce con questo numero non tanto per le citazioni stilistiche al Settimo sigillo di Bergman (abbastanza vaghe, sinceramente), quanto per un finale piuttosto avanti con i tempi, in cui Dylan eutanizza una persona, condannandola inconsapevolmente a rimanere intrappolata nel “nulla” per sempre. Un perfetto esempio di come Dylan non sia l’eroe senza macchia che sa sempre qual è la cosa giusta da fare. Bello schiaffo in faccia.

67) L’uomo che visse due volte
La metà oscura di Stephen King incontra Il fu Mattia Pascal di Pirandello. L’esordio ai disegni di Andrea Venturi è segnato da un vero bagno di sangue.
Qui Bloch rimane in coma, e Groucho lo fa uscirne esasperandolo con le sue insopportabili barzellette. Una scena che effettivamente all’epoca mi colpì molto, anche se il numero non è poi granché.

68) Lo spettro nel buio
Il “cliente” che ingaggia Dylan è un bambino.

69) Caccia alle streghe

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E giustamente il disclaimer del numero 69 – Caccia alle streghe, compare anche in tutte le successive ristampe.

Uooo, numero davvero bizzarro e particolare, scritto da Sclavi per ribattere nel modo più artisticamente corretto alle numerose polemiche che Dylan Dog suscitava all’epoca.
È meraviglioso non tanto per la storia in sé, quanto per il suo significato intellettuale e per il modo in cui è stato realizzato il numero.
L’editoriale comincia con un disclaimer per i lettori stupidi che è davvero godurioso (la storia ha un finto finale surreale e aperto. Nel disclaimer viene spiegato che la storia non è divisa in due puntate), spiega un po’ il contesto della storia, poi parte Sclavi con la sua palese critica ai censori, anche troppo di parte. Va da sé che la storia ha elementi meta-narrativi da cima a fondo, e toglie ogni dubbio con il finale, in cui Dylan Dog viene messo nelle stesse identiche vignette in cui si ritrova la sua controparte del fumetto-nel-fumetto. Tutto sommato un bel numero, anche se non lo metto tra i migliori.
È di nuovo un bambino a ingaggiare Dylan, come nel numero scorso.

70) Il bosco degli assassini
Azzardo un’analogia strana: è come se i violenti di Cane di paglia di Peckinpah fossero i protagonisti di questa storia di Chiaverotti. Uno di loro ha un passato molto simile a quello del Rorschach di Watchmen. Aggiungiamoci un po’ di soprannaturale e un finale davvero cupo, ed ecco una delle storie che emotivamente mi hanno colpito di più quanto ad atmosfera e sensazioni. I ricordi inquietanti che ne avevo sono rimasti quasi immutati.

71) I delitti della mantide
Chiaverotti fa il bis con un’accorata storia sulla solitudine.

72) L’ultimo plenilunio
Sequel del terzo numero (Le notti della luna piena) ed esordio del giovine soggettista Mauro Marcheselli, che più avanti diventerà curatore della testata e lo resterà fino al 2009, con l’arrivo di Gualdoni. Purtroppo non è che smuova granché, anzi: è l’ennesima storia con la morale “l’uomo è più mostro dei mostri” e il messaggio animalista.

73) Armageddon
L’Armageddon è un gioco a premi organizzato dal burocrate di uno degli inferni (visto nel 41, Golconda! e nel 46, Inferni). Chiaverotti nun ce la fa. Forse la storia avrebbe funzionato con una tonnellata di ironia in più, ma tra Chiaverotti e Sclavi, è il secondo quello più ironico.

74) Il lungo addio
Vabbè. Ti piace vincere facile. Sicuramente una delle più iconiche e amate storie di Dylan di sempre – guarda caso una delle poche in cui scopriamo qualcosa del suo passato (come ha trovato la sua pistola, per esempio). dyd74aIl soggetto è di nuovo di Marcheselli, che stavolta osa abbastanza. Sclavi gli dà credito e fa bene. Ci sono alcune incongruenze con la continuity di Dylan, o comunque cose un po’ buttate lì, ma Ambrosini ai disegni è qualcosa di eccezionale, pura poesia in immagini, soprattutto nelle vignette dei flashback, e sicuramente la memoria visiva di quest’albo è uno degli elementi che ha permesso la sua impressione a fuoco nei cuori di tutti i lettori di Dylan.
Ci sono anche delle trovate geniali e bellissime, che mi hanno fatto commuovere tuttora; una su tutte, Groucho che non fa battute.

75) Il tagliagole
Concludiamo questo secondo gruppo di riletture, purtroppo, con uno Sclavi ampiamente fuori forma e stanco. La storia è sciapa, i personaggi e le situazioni sono piatte, i dialoghi sembrano mozzati. Ai disegni c’è un legnosissimo Gianluigi Coppola, che non riesce a descrivere bene l’azione e aumenta la confusione dell’albo.

 

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La teoria del nulla

Pubblicato il 18 gennaio 2015
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La teoria del tutto Ho letto solo un libro di Stephen Hawking. Non il suo bestseller Dal Big Bang ai buchi neri, ma il più recente “sequel” L’universo in un guscio di noce. Ci ho messo sei mesi, e probabilmente ho capito meno di un sesto di quello che c’è scritto. Una cosa però l’ho capita: Hawking è una di quelle persone impossibili da buttare giù; una persona solare e allegra, pragmatica e pratica; un buontempone a cui piace ridere e scherzare; una persona “positiva”, come si dice (e nel libro è lui stesso che si definisce positivista). Nel libro trapelano di continuo battute, aneddoti, esempi e immagini divertenti e simpatiche prese in giro al suo collega e amico Kip Thorne (quello che ha seguito Nolan per il suo Interstellar).

Il torto più grande che si può fare a una persona del genere – a mio avviso – è fare un film su di lui e renderlo triste e noioso.

Guardandolo, mi sono proprio mangiato le mani, perché gli aspetti tecnici sono tutti soddisfacenti. La fotografia è bellissima e piena di belle idee, la regia è solida e precisa, gli attori sono tutti fantastici (Redmayne si merita l’oscar, Felicity Jones dà la cocente prova di non essere solo una gnocca paura), epperò, maremma maiala, la sceneggiatura è un disastro, non narrativamente quanto concettualmente.

Il film è basato sul libro (auto)biografico della ex-moglie di Hawking, Jane, e forse questo spiega le cose.
Fermo restando che una delle cose che ho apprezzato di più del film è proprio il personaggio di Jane, che a un certo punto sembra diventare la protagonista della vicenda, ho trovato davvero criminale fare un film su Hawking e soffermarsi sul suo incredibile lavoro scientifico per non più di un minuto in tutto il film.

Si parla di astrofisica, fisica quantistica e relatività, non di tabelline, va bene: ma c’è modo e modo di far capire l’argomento agli spettatori. The imitation game, l’altro film basato su un nerd uno scienziato (Alan Turing) uscito parallelamente a questo, è riuscito con grande abilità ed equilibrio a parlare sia delle vicende personali sia dei suoi conseguimenti tecnologici. La teoria del tutto non ci prova nemmeno. Con queste premesse, avrei reso Felicity Jones/Jane Hawking l’effettiva protagonista del film, e avrei messo Hawking ancora più sullo sfondo, tanto dal film pare che sia un imbecille (la sua frase ricorrente è “mi sono sbagliato”). Una scommessa che non si sono sentiti di fare, evitando di investire su un’attrice che è ancora pressoché sconosciuta. Peccato, perché l’avrebbero vinta.

Insomma, questo film è un noiosissimo polpettone romantico, un documentario sul decadimento fisico di una persona affetta dalla malattia del motoneurone, che è Stephen Hawking ma poteva anche essere Pinco Pallino, quanto a rilevanza nel film.
Un polpettone noioso e triste, ma davvero bello da vedere, perché realizzato con un’ottima tecnica e – lo ripeto ancora – con delle interpretazioni eccezionali.

Si concentra insomma più sul fisico del fisico invece che sulla sua fisica. Sapevatelo.

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Sangue Antico – la mia storia dei 4hoods

Pubblicato il 14 gennaio 2015
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I 4hoods sono un progetto di Roberto Recchioni che mi ha intrigato fin da subito.
A giugno ho scritto questa storiella… C’è voluto un po’ per trovare un disegnatore, come al solito :crasd:
In attesa che il Rrobe faccia l’annuncio del fumetto ufficiale dei 4hoods, beccatevi queste due tavole.
L’artista è l’eccezionale Giulia D’Urso, la traduzione del francese è di Sara Corradin.

Ed ecco degli work in progress ^__^

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Recap 2014

Pubblicato il 1 gennaio 2015
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Questo decisamente è stato l’anno di Misantropia. Da febbraio ho cominciato tutta una serie di iniziative e promozioni per riuscire a fare la campagna crowdfunding a ottobre. E poi non l’ho fatta . C’è un motivo più che ragionevole, ovviamente, e spero di poter tornare al lavoro nei primi mesi di questo nuovo anno, dopo due mesi di paziente inedia.

È stato anche l’anno di Film Kitchen, che sta andando in onda a diritto da settembre, da quest’anno addirittura sulle frequenze FM di Radio Rosa. La redazione si è allargata e il programma – che non è solo un programma ma anche un’associazione, che presto comincerà a fare cose nuove – sta cominciando ad avere una struttura davvero imponente e solida.

C’è poi il discorso del videogioco, che al momento sta procedendo piuttosto lentamente, ma che non è ancora chiuso del tutto.

Infine, la mia cartella “Best of 2014“. Era partito un po’ lento, per quanto bene, ma alla fine quest’anno è stata una bella scorpacciata di robe gradevoli. GG 2014!

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Che ha sto sito?

Pubblicato il 29 dicembre 2014
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memeokaycryHo cambiato provider. Questo costa meno ma ha delle noticine scritte in piccolo (o in diagonale come in Mario), per cui di fatto il sito è stato down praticamente per tutto l’ultimo mese. Ciò è dovuto principalmente alla massa senza fine di spam e attacchi vari che ricevo da anni, cioè da quando un simpatico plugin/trojan mi ha abbonato al servizio di spam mondiale prima che lo scovassi e lo eliminassi. Mi arrivano decine e decine di messaggi di spam il giorno e, finché ero sul server gestito dai miei amici, hanno sempre trovato il sistema per tenermi su il sito quasi sempre senza che ciò distruggesse tutto il resto del loro server ( :crasd: ); ora che sono da privati, la cosa non funziona più, quindi o sgancio altri quattrini, o trovo il sistema di alleggerire il sito (in particolare gli accessi al database).

Quindi (tl;dr): ho messo l’obbligo di registrazione al sito e la necessità di avere almeno un post approvato per poter commentare. Se volete darmi una manina con questo test, per favore commentate questo post sia da Facebook che dal sito stesso (per registrarsi bastano venti secondi, orsù). Vediamo che succede.

Ah, se il sito va down, ripassate dopo un’oretta e dovrebbe essere tornato up. Purtroppo la situazione attuale è questa. ¡Gracias!

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Offerte Delos

Pubblicato il 8 novembre 2014
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Sul sito di Delos c’è un offerta del 50% sui libri usciti fino a dicembre 2012. Questo comprende il mio esordio letterario, ovvero 365 racconti erotici per un anno, che comprende il mio racconto La schermaglia.

365 racconti erotici per un anno

 

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Planet Earth is blue, and there’s nothing I can do

Pubblicato il 9 ottobre 2014
Tempo di lettura stimato: meno di un minuto.
Letto 10 volte.

Suonare Bowie è una cosa che tutti gli strimpellatori di chitarra dovrebbero fare.
All’inizio ti foghi, perché pensi di stare riuscendo a suonare una sua canzone e, diamine, non è nemmeno tanto difficile, che ci vuole. Dalla seconda strofa in poi stravolge tutto e ti fa capire che sei una mezzasega.
Rimetti la chitarra a posto, vai a piagnucolare su facebook di quanto sei mezzasega, e ti riascolti gli originali una ventina di volte, pieno di rinnovata meraviglia.

Tab+Lyrics

 

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