Il giuramento di Ippocrate

Pubblicato il 29 luglio 2014
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Dottor Adolfo Arcangeli Oggi ho ricevuto una brutta notizia: è morto il Dottor Adolfo Arcangeli.

Il Dottor Adolfo Arcangeli è stato per diversi anni il medico che mi seguiva al reparto di diabetologia, ed è stato anche il primo Dottore che abbia mai stimato davvero.

Spero davvero di non offendere nessuno, perché ogni Dottore e Medico ha diritto al pieno e assoluto rispetto da parte di tutti, ma la mia esperienza mi porta a tracciare una linea di demarcazione piuttosto pronunciata tra il Dottor Arcangeli e tutti gli altri, e ora vi dico anche perché.

Io sono diventato diabetico a dieci anni, nel 1992. A quell’epoca la tecnologia per il controllo del diabete di tipo 1 era davvero primitiva. Pensate che i glucometri ci mettevano addirittura 2 interi minuti per darti il risultato (quelli moderni 10 secondi), le penne-siringhe con l’ago corto erano ancora in fase sperimentale e c’erano solo poche varietà di insuline.
In questi ventidue anni sono stati fatti quindi enormi balzi da gigante per quanto riguarda la commercializzazione, la concorrenza economica tra produttori di medicinali e lo sperperamento di soldi per ricerche. Viviamo davvero nel futuro.

In quegli anni di oscurantismo non si andava molto per il sottile. Con grande sofferenza si obbligava un bambino di dieci anni a passare dall’oggi al domani a una strettissima dieta che eliminava ogni cosa che fosse anche solo vagamente gustosa, a fare dei controlli serrati e spietati e analisi e test senza fine e palesemente ridondanti. Tutto questo oltre (ma stavolta inevitabilmente) a farsi tre o quattro iniezioni il giorno, più altrettanti controlli glicemici (bucandosi le dita).

Ero già largamente adolescente quando finalmente cambiai ospedale e iniziai a essere seguito da quello di Prato. La sezione di diabetologia dell’ospedale di Prato era stata fondata dal Dr. Arcangeli, che ne era il Direttore, oltre a essere il Presidente nazionale dell’associazione medici diabetologi.

Laddove avevo sempre trovato ordini, il Dottor Arcangeli mi dette consigli;
laddove avevo trovato restrizioni, il Dottor Arcangeli mi dette possibilità;
mi insegnò a trasformare la rassegnazione in speranza, lo svilimento in motivazione.
Mi responsabilizzò. Nessun altro ne era stato capace.
Per quanto orribile potesse essere stata la sua giornata, per quanto male potesse stare, non è mai successo che finisse i sorrisi e le pacche sulle spalle.

Una cosa che amava fare era strappare i fogliacci e le pratiche burocratiche ridondanti o scadute.
Chi ha sempre goduto di ottima salute e non ha mai dovuto passare settimane o mesi negli ospedali non potrà capire quanto liberatorio fosse quel gesto per il paziente.
Lui invece lo capiva benissimo, e infatti dava sempre a quell’atto una nota teatrale: un sorriso, un occhiolino, un ammicco. Un gesto intimo d’intesa, amicizia ed empatia.

Ecco la parola chiave: empatia. La capacità di mettersi nei panni degli altri, di capire i loro problemi, le loro necessità, le loro sofferenze.
Eccone un’altra: rispetto. La capacità di dare fiducia anche a chi forse non ne era degno; di non trattare i pazienti come poveri disgraziati ignoranti, ma come persone in difficoltà e bisognose non solo di cure mediche, ma anche di fiducia – in loro stesse e verso l’istituzione medica moderna -.

Ecco chi era Adolfo Arcangeli.
Un degno discepolo di Ippocrate ed Esculapio. L’archetipo di un Medico di cui oggi si è purtroppo quasi perso lo stampino.

 

Il “giuramento di Ippocrate” moderno recita quanto segue:

Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:
di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamento;
di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;
di curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e promuovendo l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario;
di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di una persona;
di astenermi da ogni accanimento diagnostico e terapeutico;
di promuovere l’alleanza terapeutica con il paziente fondata sulla fiducia e sulla reciproca informazione, nel rispetto e condivisione dei principi a cui si ispira l’arte medica;
di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;
di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina;
di affidare la mia reputazione professionale esclusivamente alla mia competenza e alle mie doti morali;
di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;
di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;
di rispettare e facilitare il diritto alla libera scelta del medico;
di prestare assistenza d’urgenza a chi ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell’autorità competente;
di osservare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato;
di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione.

Il giuramento originale, tuttavia, è radicalmente diverso su alcuni punti:

Giuro per Apollo medicoIppocrate e Asclepio e Igea e Panacea e per tutti gli dei e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto:
di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest’arte, se essi desiderano apprenderla, senza richiedere compensi né patti scritti; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro.
Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio; mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.
Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte.
Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività.
In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.
Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.
E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato dagli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro.

Mentre i patetici intellettuali moderni si scannano discutendo della presunta ridicolezza dell’invocazione agli Dei, arrivando anche a dire che Ippocrate era ateo, o sulle moderne tecniche di relazione medico-paziente – aggirando sistematicamente l’assunzione che la deontologia non sfocia necessariamente nell’impersonalità – , non possono certamente rendersi conto della più importante differenza – e grave mancanza – con il giuramento moderno:

“mi asterrò da recar danno E OFFESA“.

“In qualsiasi casa andrò [...] mi asterrò da ogni OFFESA e danno volontario.”

Perché marcare? Perché aggiungere un sinonimo a “danno”?
Perché non è un sinonimo.
Laddove “danno” indica qualcosa di più fisico, “offesa” è riferito al campo della metafisica. Psicologia. Sociologia. Rapporto medico-paziente. O, per usare termini più esatti e meno distaccati, EMPATIA, RISPETTO, CARITÀ CRISTIANA, rispettivamente.

“Con INNOCENZA E PUREZZA io custodirò la mia vita e la mia ARTE.”

Non parliamo poi di cose come innocenza, purezza, o di come la professione medica fosse considerata un’arte.
Esagerazioni, diremmo oggi; parole altisonanti con le quali sciacquarsi la bocca.
Eppure, questo era: ARTE.

Il Medico dovrebbe fare il medico per VOCAZIONE, una vocazione non dissimile da quella del religioso, del pittore, del musicista, dello scrittore.
Non lo dovrebbe fare per interesse, per discendenza o perché altri si aspettano che lo faccia: dovrebbe farlo per sé stesso, perché quello è ciò che la voce del suo cuore gli dice di fare.

Il Medico che esercita per vocazione avrà sempre a cuore i suoi pazienti, perché è mosso da virtù superiori legate all’innocenza, alla purezza, all’arte.

Se ci sono dottori che stanno leggendo questo, che riflettano sulla loro professione. Che ritornino agli anni in cui balenò nella loro mente quel pensiero; alla forma, al colore, al suono, al gusto che aveva. Dove si è persa quella passione? Quand’è stato il momento esatto in cui l’amore disinteressato è diventato un calcolo? Sui banchi dell’università? Durante le faticose giornate di tirocinio? Quella volta che un paziente brutto, stupido e ignorante vi ha umiliati e vi ha urlato contro?

Eppure, non è per guadagno che dovreste esercitare la vostra professione. Non ve l’ha ordinato il dottore. Nessuno vi obbliga. “Se non lo faccio io, chi lo farà?”, vi state chiedendo? Vi rispondo: qualcun altro. Non vi preoccupate di questo.
Se stare con i pazienti vi irrita, se tendete a urlare loro contro, se testare un nuovo farmaco o una nuova tecnica vi emoziona di più che sapere di un paziente che sta meglio, se quando tornate a casa volete solo dare fuoco al genere umano, forse avete sbagliato mestiere.

Approfittate della dipartita del Dottor Arcangeli per fare un serio esame di coscienza, e valutare alcuni aspetti del vostro lavoro che forse avete vagliato con leggerezza.

Riflettete su come si comportava con i pazienti il Dottor Arcangeli. Controllate che i valori di empatia, rispetto e carità risiedano in voi come risiedevano in lui, e se lo fanno, cominciate a esercitarli. Se pensate di stare già facendolo, fatelo allora di più, con più forza, con più dedizione, con più innocenza e purezza. Date anche senza ricevere, date anche a chi non se lo merita, date e ringraziate di poter dare. Ringraziate di avere tutte le caratteristiche, le abilità e le possibilità per poter esercitare UN’ARTE.

Rinnovate il giuramento di Ippocrate e pregate gli Dei che a voi, che adempiete un tale giuramento e non lo calpestate, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorati dagli uomini tutti per sempre; vi accada il contrario se lo violate e se spergiurate.

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Penny Dreadful

Pubblicato il 1 luglio 2014
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Penny dreadful - Timothy DaltonPartita veramente fiacca, ma soprattutto molto confusa. Da dopo metà la confusione viene arginata (ma rimangono alcune scene fini a sé stesse veramente da WTF), ma il fiaccume a mio avviso è rimasto.
È la classica serie tecnica, bella da vedere, ma la scrittura sinceramente mi è sembrata un mero esercizio di stile atto a far vedere quanto lo scrittore (John Logan, che ha scritto roba molto bella ma anche roba molto brutta) ce l’ha lungo. Ed effettivamente ce l’ha abbastanza lungo, ma per rimanere fedele alla natura del Penny Dreadful scade fin da subito nella noia e nella prevedibilità. Se facevano una miniserie era meglio.
Eva Green e Timothy Dalton molto bravi, Hartnett purtroppo limitato pesantemente dal personaggio più sciapo di tutti. Alcune valide facce nuove, come quella di Harry Treadaway.
Insomma, una serie da vedere se proprio non c’avete più una mazza da vedere, ma vi consiglierei di guardarvi prima Peaky Blinders, se già non l’avete fatto.

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365 racconti d’estate

Pubblicato il 26 giugno 2014
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Care persone, esce oggi ufficialmente l’antologia che comprende un racconto mio, uno del mio compare Alessio Baroncelli e un altro dell’amico Emilio Ballatore (più altri 362, vabbè :D ) e di cui vi ho già parlato.

Lo potrete trovare quindi anche in libreria, oltre ovviamente ai siti online, ivi compreso quello della casa editrice, Delos Books. Vi ricordo che è stato stampato con due diverse copertine, e quindi potete scegliere quella che vi aggrada di più ^___^

Buona lettura!

365 racconti d'estate 365 racconti d'estate

 

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Il film del decennio + Chili TV

Pubblicato il 5 giugno 2014
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Locandina di DisconnectCi lamentiamo sempre che non escono film belli, interessanti, originali, scritti bene, girati bene, ma invece sempre la solita roba trita e ritrita, tutta uguale, senza idee. Remake, reboot, cinepanettoni, cinecomics eccetera eccetera.

Epperò, cari miei ipocritelli, quando esce un film come Disconnect non se lo fila nessuno. Incassa poco al cinema, non viene pubblicizzato, non vince nessun premio.

La valenza delle cinque stelle dei critici è ormai inficiata dalla facilità con cui le distribuiscono sotto compenso e lascia quindi il tempo che trova.

Certi film si possono diffondere solo con il passaparola, quindi passatela, questa parola: Disconnect è un capolavoro magistrale. Forse esegererò, ma potrebbe essere il film del decennio.

Ha una struttura classica di tre storie che si intrecciano, e parla del moderno rapporto tra uomo e tecnologia.
Un ragazzo che diventa oggetto di cyber bullismo, una coppia che si ritrova sul lastrico a causa di una frode telematica, una giornalista che ottiene il suo scoop intervistando un ragazzino che lavora in una sex-cam online.

Un soggetto che potrebbe anche sembrare banale, ma che conferma ciò che dico sempre riguardo alla scrittura, e in particolare la sceneggiatura: non è tanto quello che scrivi, ma come lo scrivi.

Disconnect ha una sceneggiatura bella come non ne avevo viste da anni e anni. Ci sono altri film che hanno sfiorato questo tema, ma nessuno è riuscito a parlare così bene dei tempi in cui viviamo.

Non solo le storie, ma anche e sopratutto i personaggi sono assolutamente VERI, reali, concreti e realistici. Hanno reazioni e comportamenti umani, che portano inevitabilmente all’immedesimazione.

Per motivi tecnici legati all’analisi critica e per altri motivi personali, ormai è davvero difficile che un film mi catturi tanto da dimenticarmi che sto guardando un film, a maggior ragione emozionarmi pesantemente o addirittura commuovermi. Beh, questo film è riuscito in tutte e tre le cose.

Inutile continuare a parlarne: questo film lo dovete vedere e lo dovete vedere il prima possibile. È uscito in home video da poco, quindi lo potete trovare sia in dvd/blu ray che a noleggio.

O anche in uno di quei nuovi servizi di noleggio digitale che stanno cominciando ad aprire bottega anche in questo paese del terzo mondo tecnologico che è l’Italia.

Io l’ho visto su Chili-tv grazie a una promozione pubblicizzata da Uci Cinemas.

 

Google Fiber Speed TestIl più grosso problema di questo e di altri tipi di servizi in streaming, è ovviamente l’infrastruttura.
Mentre in tre città americane stiamo vedendo numeri da fantascienza con l’installazione della linea a fibra ottica di Google, che registra valori di download e upload nell’ordine di quasi 1Gb/sec effettivi, noi disgraziati italioti stiamo ancora cercando di aggirare le leggi cretine e ridondanti di politici corrotti, vecchiardi malefici che i soldi preferiscono spenderli per andare a escort.

In Italia vige il monopolio di Telecom. Anche se sulla carta, teoricamente, non sarebbe così, la cruda realtà è che tutti gli altri operatori si appoggiano sulle sue linee; una rete vecchia e scassata che non arriva nemmeno in tutta Italia.
Fastweb era partita bene con la sua fibra ottica, poi ha smesso di cablare la penisola ed è ormai l’ombra di sé stessa, con un servizio altalenante e un call center che risponde dalla Tunisia.

Se ci mettiamo poi a parlare di Wi-Fi, hotspot e streaming, allora sì che ci mettiamo le mani nei capelli.

Chili-TVPeccato, perché il servizio di Chili non è male.
I costi non fanno impazzire: si parla di 4€ per un noleggio in risoluzione standard di 48 ore e di una media di 10€ per gli acquisti, con prezzi a salire proporzionalmente con la qualità della risoluzione.
La cosa più atroce di questo sito è il player standard, che è una schifezza che gira sotto Silverlight, e che mi ha dato diversi problemi.
Per il resto, è possibile anche scaricare il film e vederlo in un secondo momento, cosa che mi sento di consigliare, a meno che non abbiate una connessione buona abbastanza da non crearvi problemi con altri tipi di streaming.
È possibile registrare sul proprio account praticamente ogni tipo di apparecchio, dai PC alle smart tv ai cellulari o tablet, però si può vedere il film solo su un apparecchio alla volta; limite che mi pare ridondante, dato che già il sistema è controllato dal suddetto player in Silverlight.
Inoltre, spero per voi che siate muniti di una smart tv, o quanto meno una tv hd con entrata HDMI, perché se avete un reperto storico con solo ingresso VGA o SVideo come me,   preparatevi a incazzarvi e a buttare via un sacco di tempo per capire come fare a passare video e audio sulla televisione.

Mi mangio un po’ le mani perché il servizio è forse da sistemare un po’, soprattutto per quanto riguarda i costi del noleggio, ma è l’ovvia evoluzione del mercato cinematografico e televisivo, con buona pace di Sony che speriamo la smetta di imporci formati standard pseudo-eterni come il dannato blu-ray (che peraltro è in netta discesa, se non altro).
Se non fosse per il collo di bottiglia dello streaming, probabilmente sarei diventato un cliente fisso di Chili, ma purtroppo il delay tra la decisione di vedere un film e l’attesa per scaricarlo mi taglia via tutto l’entusiasmo in un colpo solo.

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Rileggendo Dylan Dog 1-50

Pubblicato il 26 maggio 2014
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Prefazione alla prefazione all’introduzione

Commento di StM :

Smisi di leggerlo dopo 3 anni di fiducia mal riposta (“migliorerà, migliorerà, migliorerà…”).

Il numero 100 lo bruciamo a vaffanculo… non era una brutta storia, ma la pretesa di chiudere tutto lì era grossolana.

A questo punto mi piacerebbe avere un elenco di storie meritevoli, così se proprio voglio mi prendo quelle e i riempitivi li lascio a chi ha tempo da buttare.

Eccomi, StM. Scusa il ritardo.

 

Prefazione all’introduzione

Io e Bertolla

Io e il mio amico Bertolla a una mostra su Dylan a Certaldo nel 1995.
Anche se non credo che rimarremo amici, ora che ho pubblicato foto come queste.

Sono stato introdotto al mondo dei “fumetti non da bambini” dal mio amico Bertolla, con Dragon Ball (ok, sì, forse è un po’ da bambini, ma intendevo cose diverse da Topolino e Tiramolla) e Dylan Dog. Erano i favolosi ’90 (chissà come mai ogni generazione chiama il decennio della sua preadolescenza “i favolosi ‘xx”) e Dylan aveva già quasi dieci anni. Io non molti di più.

Per diversi anni mi limitai a leggere le copie prestate da Bertolla, poi, complici le prime paghette, iniziai a seguire la serie regolare e a recuperare con avida passione i vecchi numeri, tra il mio fumettaro di fiducia (che all’epoca era solo una libreria con un piccolo spazio per i fumetti) e gli scambi/acquisti di contrabbando con gli altri ragazzini delle medie che si inculavano le copie in edicola o vendevano le vecchie collezioni dei padri/fratelli maggiori.

Il numero che mi scatenò la passione fu il 100, che come forse saprete è effettivamente l’ultimo numero di Dylan Dog, dato che racconta la sua conclusione come la vide Tiziano Sclavi all’epoca. Questa idea di chiudere una serie che però invece sarebbe comunque andata avanti stimolò in modo pazzesco il mio interesse per lo storytelling e ha senza dubbio contribuito alla decisione più stupida della mia vita, cioè quella di voler diventare scrittore.

All’epoca facevo una scheda di ogni numero che leggevo, con i nomi degli autori, una recensione e la vignetta che mi colpiva di più dell’albo, che ricalcavo su carta velina e incollavo sulla scheda.

Come Bertolla potrà confermare, sapevo a memoria i nomi degli sceneggiatori e dei disegnatori di ogni singolo numero; di alcuni anche il soggettista e il letterista. Più volte pensai persino di andare a Scommettiamo che (per le nuove generazioni: andatevelo a googlare).

Insomma, era un amore puro e profondo come solo i ragazzini sanno provare.

 

Introduzione

Ho iniziato a collezionare Dylan Dog nel 1996, col numero 100; ho smesso nel 2009 col 280 (il famoso Mater Morbi di Roberto Recchioni, ma non per colpa sua, poraccio). La cruda verità, però, è che dal numero 100 in poi è stata una continua sofferenza vedere il personaggio involvere, collassare su sé stesso e poi morire.

Tiziano Sclavi visto da StanoLe ragioni sono tante e varie: l’allontanamento di Sclavi (e la sua generale caduta in disgrazia. Se volete intrinstirvi leggetevi questa intervista) e il conseguente passaggio di mani tra diversi curatori, l’introduzione di nuove leve che giustamente volevano trasformare il personaggio per farlo più loro (qualcuno ha detto Paola Barbato?), forse strategie di marketing deleteri (mi sto riferendo all’insopportabile buonismo e all’incoerenza totale del personaggio), e chissà cos’altro.

Poi, oh, che c’entra: sono cambiato pure io eh. Si invecchia, i gusti cambiano, e avendo avuto la malaugurata idea di studiare scrittura, certi trucchetti che a tredici anni ti sembrano una cosa incredibile, poi ti risultano parecchio ingenui. Evabè.

Dallo scorso ottobre è partito il rinnovamento di Dylan Dog da parte del suo nuovo curatore, il già citato Recchioni, autore di alcune storie di Dylan e del più recente mega progetto di fantascienza chiamato Orfani.
Questo rinnovamento è diviso in due parti: la prima parte, tuttora in corso, è una revisione dei soggetti già pianificati per modificare alcune informazioni e il lessico generale, affiancata da un cambio di impostazione visiva, in particolare delle copertine di Stano.
La seconda parte comincerà a ottobre, e consisterà in nuove storie con un cambio più netto di soggetti, trame, contenuto generale. Lo scopo è quello di riportare Dylan Dog alle sue origini, ma contemporaneamente farlo progredire verso nuove direzioni. Ci sono un botto di interviste al riguardo, per cui non sto a sprecare ulteriori parole.

Con questa premessa, ho cominciato a fare una cosa che volevo fare da tempo, cioè rileggermi i Dylan Dog (almeno i primi 100, poi vedrò) e vedere quanto hanno retto alla prova del tempo, e quanto di vero c’è nei miei ricordi di bambino.

Non farò delle recensioni vere e proprie, mi limiterò a ricopiare gli sparuti appunti che ho preso durante la lettura. Lo scopo dell’elenco è evidenziare i cambiamenti della serie nel corso del tempo per capire dove e quando ha cominciato a zoppicare.

In questa prima parte vedremo i primi 50 numeri. La prossima parte a data da destinarsi.
In grassetto i numeri che ritengo i migliori, per rispondere con otto anni di ritardo al buon StM.

RILEGGENDO I PRIMI 50 NUMERI DI DYLAN DOG

1) L’alba dei morti viventi
2) Jack lo squartatore
3) Le notti della luna piena
4) Il fantasma di Anna Never
Parla di suo padre (“era un medium”, pag. 37).

5) Gli uccisori
6) La bellezza del demonio
7) La Zona del crepuscolo
Parla di suo padre (pag. 22).

8 ) Il ritorno del mostro
9) Alfa e Omega
10) Attraverso lo specchio
11) Diabolo il grande
12) Killer!

Dylan Dog 1-50

Giuro che prima di leggerli li ho tolti dalle buste.

Ci sono alti e bassi, ma i numeri del primo anno di pubblicazione, tutti scritti da Sclavi, gettano le fondamenta del personaggio e sono tutti da leggere, senza esclusione, perché fanno capire con esattezza il motivo del successo della testata.
È un horror con mille suggestioni, idee, citazioni, dalla narrazione varia che non tralascia la visionarietà, l’oniricità e la poesia.

Da questi primi numeri si capisce in modo piuttosto efficacie com’è cambiato il personaggio. Proviamo a confrontarlo con il Dylan attuale:
- Astemio un cazzo. Nel numero 2 beve whisky (anche se pare che si bagni solo le labbra), nel 3 birra, nel 6, 7 e nell’11 scotch.
- Nel numero 4 prova a fumare, ma rimane schifato.
- Non è vero che si innamora di tutte, ha anche sciaquette occasionali (numero 5, 32…), e in generale anche i rapporti d’amore sono molto meno morbosi e pesanti.
- Non è vero che suona solo il Trillo del diavolo. Nel numero 7 accetta richieste.

È importante sottolineare anche lo stile della narrazione: siamo molto, molto, molto lontani dal Dylan buonista, moralista e con il palo in culo che abbiamo adesso. Le storie e i testi sono più semplici, naive, di pancia, anche sciocchini. Ve lo ricordavate voi che Dylan ha una barca per le “imboscate” (Dyd 5, pag. 74)? Che Groucho si fa un giubbotto antiproiettile con dei libri (sempre nel 5)?

C’è un forte accento citazionista e nozionista (tratto distintivo un po’ di tutte le testate Bonelli, un aspetto che attira molto gli adolescenti. La mia prima vera cultura me la sono fatta con Dylan Dog), ma è molto superficiale su certi aspetti di ricerca (la pena di morte in Inghilterra è stata abolita nel 1998, ma all’atto pratico non esiste più dal 1965, invece in Dylan Dog gli assassini sono tutti “condannati alla forca”).

Le fobie di Dylan ci sono sempre state (nel 6 dice per la prima volta di essere claustrofobico), però non sono dettagli inutili, ma veri e propri ostacoli da superare. Nelle storie moderne sappiamo che Dylan è claustrofobico, ha le vertigini, il mal d’aria, il mal di mare e tanti altri cazzi, ma sono tutte cose che lasciano il tempo che trovano, perché lo vediamo sempre avere successo nelle situazioni più avverse senza battere ciglio. Una finta suspance che annoia e basta.

C’è un vasto uso delle sottotrame, per sfruttare le 94 pagine dell’albo senza arrivare corti annacquando inutilmente la trama principale, come succede quasi sempre nelle storie moderne.

L’orrore e i mostri sono molto meno metafisici: zombie, lupi mannari, streghe… Roba che se te la trovi davanti te la fai nelle braghe, no seghe mentali.

Ci sono dei comprimari eccezionali, personaggi ottimamente definiti (Wells) e soprattutto – maremma impestata lurida – GROUCHO È UNA SPALLA VERA, non una mascotte parlante che non fa altro che raccontare barzellette. Chi non ha mai saltato a piè pari i baloon di Groucho in un qualsiasi numero di Dylan degli ultimi anni scagli la prima pietra.

E poi c’è il punto a me più caro: l’ironia! L’IRONIA! L’IRONIA, DIAMINE! Non si tratta solo di Groucho che dice le battute: Dylan stesso è tremendamente ironico, saccente e sarcastico. Non è nemmeno l’angelico metrosessuale che conosciamo: sa essere molto ottuso, maleducato e stronzo. Una persona vera, insomma, non un personaggio bidimensionale stereotipato.

13) Vivono tra noi
Il primo autore diverso da Sclavi a prendere in mano il personaggio è qualcuno che non ci si aspetterebbe: l’ormai dimenticato Giuseppe Ferrandino, un autore fantastico che purtroppo ha scritto poche storie, assolutamente da riscoprire, non solo in Dylan Dog ma anche in Splatter.

14) Fra la vita e la morte
Testi di Luigi Mignacco.

15) Canale 666
Da qui cominciano scivoloni e superficialità accentuate. Siamo a poco più di un anno di pubblicazione.

16) Il castello della paura
17) La Dama in nero
18) Cagliostro!
19) Memorie dall’invisibile
Il numero che è considerato da tutti il capolavoro di Sclavi. In Bonelli lo usano come spauracchio per i nuovi sceneggiatori. Tutte cazzate. È un bellissimo numero, dalla scrittura ispirata, ma ha gli stessi punti deboli e le cose non convincenti di tutta la scrittura di Sclavi. Il colpo di scena finale poi, è quasi un emblema della sua tipica semplicità (nel male ma anche nel bene, per carità, ma rimane banale).

20) Dal profondo
21) Giorno maledetto
A quasi due anni di pubblicazione, spuntano i primi due soggetti scritti a quattro mani. Il 20 con Alfredo Castelli (padre di Martin Mystère), il 21 con Marcello Toninelli.
Il numero di Castelli, in particolare, porta una verve e un’allegria che il tetro Sclavi non era mai riuscito a infondere pienamente. Rimarrà un caso isolato, ma in questo preciso momento della storia di Dylan dà nuovo vigore al personaggio.

22) Il tunnel dell’orrore
23) L’isola misteriosa
24) I conigli rosa uccidono
Seconda storia di Luigi Mignacco, che non si comporta da sceneggiatore succube impaurito dalla presenza di Sclavi come fanno oggidì: Mignacco scrive un Dylan sempre più sbruffone e atipico: ci prova con una neo-vedova e uccide persino una persona! Con una motosega! Ok, era l’assassino, e lui era drogato, ma insomma il precedente del Dylan Dog omicida ce l’abbiamo!

25) Morgana
Prima apparizione della Trevlkowski.

26) Dopo mezzanotte
Prima apparizione di Jenkins e Botolo, ma nessuno dei due viene chiamato per nome.

27) Ti ho visto morire
Di nuovo Ferrandino, leggermente sottotono perché cita a mani basse La zona morta. Tuttavia anticipa su certi aspetti la saga di Final Destination.

28) Lama di rasoio
Continua il citazionismo a gogo: Blade Runner.

29) Quando la città dorme
Medda, Serra e Vigna ai testi: un miscuglio di Nightmare e Carrie.

30) La casa infestata
Shining + Poltergeist.
Torna Wells, e viene nominato per la prima volta il “quinto senso e mezzo“, che però non diventerà l’ennesimo stereotipo com’è adesso; non verrà nominato a ogni piè sospinto, insomma.

31) Grand Guignol!
Numero divertente e piuttosto complesso, con un nuovo personaggio interessante: Mr. Crabb, direttore del Grand Guignol e, incidentalmente, l’affittuario di Dylan! Ve lo ricordavate?

32) Ossessione
Julie, detective amica di Dylan. Lui brinda alla sua (?!) e scopriamo che è vegetariano. Ecco che cominciano a delinearsi i numerosi tratti da perfettino rompicoglioni che hanno sputtanato il personaggio.

33) Jekyll!
Rivediamo Lord Chester, il paziente nobile del manicomio di Harlech visto nel numero 8. La storia è un incrocio tra Jekyll&Hyde e Il Corvo di Poe.

34) Il buio
Esordio di quello che diventerà il mio sceneggiatore preferito: Claudio Chiaverotti. Subito mostra di aver capito lo stile di Sclavi, emulandone le poesie/filastrocche grottesche.

35) La scogliera degli spettri
36) Incubo di una notte di mezza estate
37) Il sogno della tigre
Mignacco in una storia con un fondo di filosofia orientale.

38) Una voce dal nulla
39) Il Signore del Silenzio
Rivediamo Jenkins in un numero di Ferrandino in stato di grazia. Esoterismo, misteri, citazionismo non fastidioso (Il Comico di Watchmen + il Joker di Batman + Il nome della rosa).

40) Accadde domani
41) Golconda!
Ancora Jenkins, che ormai è diventato un personaggio abbastanza fisso. Numero folle, umorismo grottesco, anche infantile (il demone che parla toscano, Dylan e la sua cliente che vanno in India col maggiolone). Citazionismo e nozionismo fine a sé stesso… Insomma, un numero che è un ritratto di Tiziano Sclavi.

42) La iena
43) Storia di Nessuno
Mindfuck multidimensionale.

44) Riflessi di morte
Torna Marcello Toninelli, che se uno non legge il suo nome all’inizio pensa di stare leggendo una storia di Sclavi dell’86.

45) Goblin
Spettacolare Chiaverotti, che però – ahimé – introduce uno degli elementi che porteranno Dylan verso la noia: il tema del sociale. In particolare, la storia parla della vivisezione. Lo fa però in maniera intelligente, cruda e pungente, risultando parecchio scomoda. Scomoda. Questo aggettivo fondamentale che fa la differenza tra una storia avvincente e una patetica, e che è andato perso nel Dylan moderno.
Appare di nuovo Botolo.

46) Inferni
Sclavi nonsense con i personaggi dell’inferno (anzi, degli Inferni) che rivedremo più volte in futuro. Parte da un punto e poi va avanti apparentemente a caso. Dopo tante storie concepite in questo modo, viene in mente che forse Sclavi scrive sempre così, solo che alcune storie sono più ispirate di altre e danno l’impressione che sappia cosa sta facendo.

47) Scritto con il sangue
Semplice slasher di Chiaverotti.

48) Horror Paradise
Medda/Serra/Vigna, meh.

49) Il mistero del Tamigi
Con questo numero Chiaverotti si conferma il diretto erede di Sclavi. Dimostra di averne capito appieno lo stile, le atmosfere, i messaggi, i concetti, persino alcuni aspetti della struttura narrativa. Un emule, ma originale e genuino, come se ne potrebbe dire di Matheson verso Bradbury. E Chiaverotti non ha nemmeno tutti i difetti che ha mostrato Sclavi sulla lunga distanza.

50) Ai confini del tempo
Ma Sclavi è ancora lontano dal declino, per fortuna. Ecco una storia di case (anzi, hotel) infestate, con i Ghostbusters e Wells vestito da Panoramix che fonde magia druidica e scienza moderna.

 

Graditi commenti, offese e dolci ricordi della fanciullezza perduta.

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Diventa Patrono del Cinesemaforo!

Pubblicato il 19 maggio 2014
Tempo di lettura stimato: 3 minuti.
Letto 11 volte.

Come avrete intuito, sono di nuovo a cercare soldi!

Che ci volete fare, realizzare le cose costa.

Il CinesemaforoA ‘sto giro sto cercando un sistema per potenziare il mio figliolo ritardato, il Cinesemaforo.
È un sitarello a cui sono molto affezionato, perché ricevetti l’idea del suo design in sogno. Vidi l’home page con una fila di post composti solo dalla locandina del film e dal relativo semaforo, con una recensione di tre righe sotto.
Affinare l’idea fu tutto un altro discorso: era chiara nella mia mente, ma tirarla fuori e spiegarla in maniera chiara non era banale. Infatti non ci sono riuscito.

Il Cinesemaforo non è mai stato capito fino in fondo; la gente continua a credere che i semafori siano voti, che verde voglia dire 7-10, giallo 5-6 e rosso 1-4. Ho scritto ovunque a caratteri cubitali che I SEMAFORI NON SONO VOTI, ma in pochi riescono a entrare nell’ottica più semplice e logica, che è esattamente quella del semaforo stradale: far passare la gente, avvertirla di stare attenta, oppure non farla passare. Consigli cinematografici, come si potrebbe chiedere a un amico esperto di cinema. “Ehi, lo dovrei andare a vedere ‘sto film, secondo te?”. Vabè.

Per conseguenza più o meno diretta, il Cinesemaforo è stato il mio più grande fallimento finora. Non ha mai superato la decina di visite giornaliere, ha raccattato poco più di 300 fan su facebook in quattro anni, e praticamente non ha nessuna interazione con gli utenti. Che storia triste :cry:

Adesso sono qui a sprecare un’altra paginata di parole per annuncio che leggeranno in tre e che non coglierà nessuno. Parte da un’assunzione semplice: per diventare un sito più autorevole il Cinesemaforo dovrebbe coprire quasi il 100% dei film che escono al cinema e magari avere qualche anteprima. È chiaro che non ha senso che io ti dica se dovresti andare a vedere un film o no, se è uscito un mese fa. Ma andare al cinema costa, e sinceramente esce talmente tanta merda, ultimamente, che non c’ho proprio voglia di levarmi un minimo di cinque euri e mezzo di tasca per andare a vedere un film di cui non mi frega niente solo per poterlo semaforizzare.

Aggiungeteci che ho recentemente conosciuto un nuovo sito di crowdfunding specializzato nel finanziare progetti continuativi, ed eccoci qua.

Chi vuole, può diventare “patrono” del Cinesemaforo.
In breve: ci si iscrive con una donazione fissa mensile – a piacere e interrompibile in ogni momento, ovviamente – e in base alla donazione si ricevono le classiche ricompense di ogni sito di crowfunding. In questo caso, però, le ricompense sono la possibilità di scegliere il film da semaforizzare.

Per informazioni più precise andate sul Cinesemaforo, o direttamente alla pagina di Patreon.

Fate un’opera di bene e sostenete il mio piccolo Forrest Gump! xD

Non ci sono commenti. Vieni a rimediare!
       

Raccontino pubblicato e altra Misantropia

Pubblicato il 28 aprile 2014
Tempo di lettura stimato: 2 minuti.
Letto 21 volte.

Come saprete (e se non lo sapete andate nella pagina delle mie pubblicazioni), ho avuto già il piacere di essere selezionato per una delle antologie annuali della Delos Books; in particolare la prima in assoluto, 365 racconti erotici per un anno. Dopo quel raccontino però (intitolato La schermaglia), non ho più mandato nulla, mentre la Delos è andata avanti e ha fatto altre quattro o cinque raccolte tematiche.

Quest’anno il tema scelto è stato “L’estate”; non che mi ispiri particolarmente, però mentre rimuginavo mi è stata data un’ideuzza carina, quindi ho provato a partecipare e sono stato scelto.

A farmi compagnia in questa antologia ci sono i miei amici Alessio Baroncelli ed Emilio Ballatore, che preferisce usare pseudonimi di famosi maghi ed esoteristi e che quindi a spregio chiamo con nome e cognome. :twisted:

L’antologia è già preordinabile sul sito della Delos (uscirà ufficialmente, anche in libreria, il 20 maggio), e quest’anno è disponibile addirittura con due copertine differenti! Andate e compratene MILLLLLLE copie!

365 racconti d'estate 365 racconti d'estate

Dopodiché c’è Misantropia, che sta crescendo forte e sano (maschile: è un gioco), con più di 500 fan su facebook.
Continuate per favore a spammare tutto ciò che appare su quella pagina, perché è bene arrivare più grossi possibile all’inizio della campagna crowdfunding, che probabilmente farò partire a metà settembre.

In particolare, ho iniziato domenica a pubblicare sul canale youtube il primo di una serie di Minispot girati con gli attori della Compagnia del giallo, a cui dò una mano dietro le quinte delle loro divertenti “cene con delitto”. Inoltre, se avete voglia di buttare mezz’ora della vostra vita, potete sentirvi pure l’intervista che mi ha fatto a RadioGas il mio vecchio collega di cortometraggi, Misbah.


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