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Buon compleanno a questo blogghe! Esattamente dieci anni fa, dal grigio e artificialmente illuminato sgabuzzino che era il mio ufficio, nella ditta di supporti per il sonno in cui lavoravo mestamente come tecnico informatico, scrivevo:
Ecco che comincio.
Scrivo.
Adoro scrivere. E mi piace più farlo al computer.
Le dita si muovono coordinate… lente o veloci loro non sanno cosa stanno scrivendo, ma magicamente compongono pensieri a video, collegano il cervello biologico con la macchina artificiale.
E improvvisamente un diario personale si trova su internet, alla portata di milioni di persone in tutti il mondo.
Non ho mai capito come questo possa succedere, ma mi piace.
Ci sentiamo, gente.
E a seguire il primo commento del buon Griso, uno dei tanti amici (peraltro l’unico che non ho mai incontrato dal vivo) che ho conosciuto sull’antico forum di tgmonline; amici che mi sono vicini tuttora, dopo dieci lunghi anni, nonostante tutto.
Nel 2003 il blog era appena nato. Erano i primi anni della… uhm, come chiamarla? Espansione? Globalizzazione? Commercializzazione di internet? Insomma, i primi anni in cui internet diventava uno strumento mondiale davvero alla portata di tutti… Connessioni veloci, l’avvento del web 2.0, eccetera.
Io avevo messo in pratica da poco la mia passione per la scrittura, sostanzialmente per riempire i pomeriggi di noia in ufficio, e il blog mi aiutò parecchio. L’attitudine mentale di scrivere qualcosa quasi ogni giorno – il consiglio per i giovani scrittori di Ray Bradbury – mi aiutò a relazionarmi con quello che oggi mi piace definire mestiere, anche se ancora non ci posso campare e probabilmente non lo farò mai. Inoltre c’era il rapporto con il “pubblico” – per lo più amici e conoscenti, ma occasionalmente anche sconosciuti – e tutto quello che ne consegue, ovvero qualche complimento ma soprattutto tante critiche. Ho imparato a gestirle, a selezionarle, a utilizzarle come feedback per migliorarmi.
Nella ministoria del blog non posso non citare il grande StM, che si sobbarcò l’ingrato e immane compito di scrivere un plugin per tradurre tutto il blog dallo schifoso codice utilizzato da bloggers.it (la piattaforma originale, che nel 2008 fallì, lasciando decine e decine di blog a marcire senza dare una riga di spiegazione) a WordPress. Dopo quel grande passaggio l’unico rinnovamento è stato recente, proprio perché ormai il blog era diventato un cassone ambulante ripieno di plugin rappezzati, e i miei host hanno minacciato di cancellare il blog dal server e bruciarmi la casa.
Nella mia incostanza di essere umano, una cosa di cui sono abbastanza orgoglioso è la relativa costanza del blog. Al di là della scrittura saltuaria e dei grossi buchi di continuità, nel lungo periodo il blog è stato una sorta di punto di riferimento. Un luogo familiare e piacevole a cui tornare.
Nel 2003, in piena blog-mania, imperversavano le comunità di blogger: siti per fare le statistiche, siti per fare i reindirizzamenti, siti aggregatori, forum che parlavano di blog e blogger, blogger che parlavano di forum di blogger sul blog, blogger che diventavano “scrittori” e pubblicavano libri… Diatribe, flame, faide, invidie, gelosie, gare di lunghezza peni (anche le donne)… Un ambiente non bellissimo, nel quale sono contento di non essere mai entrato, a scapito della visibilità e del contatore visite.
Sostanzialmente, questo blog si è sempre fatto i cazzi suoi. Non era stato aperto per ambizione, ma per bisogno, e così è rimasto per tutto il tempo, fino a oggi.
Oggi, che quella monomania è scomparsa e ormai si fa a gara per apparire su facebook (ma nemmeno tanto, alla fine, dai. Diciamo che le cose si sono normalizzate) e i blog muoiono a manciate, il mio blog sta ancora qua e fa più o meno quello che ha sempre fatto.
I contenuti scarseggiano. In generale, sembra che quasi tutti non abbiano più nulla da dire. Facebook e Twitter assorbono quel bisogno patologico di espletare pensieri e sensazioni umorali troppo velocemente; non si lascia il tempo per far sedimentare i pensieri, e quindi i contenuti più lunghi non riescono a formarsi. Vista la fauna blogghesca di dieci anni fa, forse è meglio così. Non voglio certo altre Pulsatille.
Anche io pare che abbia meno cose da dire. Meno incazzato con il mondo? Forse meno frignone? Nonostante continui ad apprezzare molto l’attitudine lamentosa, forse mi sto avvicinando all’estremo sano di quella meravigliosa frase di Henry Miller:
L’uomo scrive per liberarsi dal veleno che ha accumulato con il suo modo falso di vivere. Cerca di riconquistare la propria innocenza, eppure (scrivendo) riesce soltanto a inoculare nel mondo il virus della sua delusione. Nessuno metterebbe una sola parola sulla carta se avesse il coraggio di vivere ciò in cui crede. La sua ispirazione viene deviata alla fonte; se egli desidera creare un mondo di verità, bellezza e magia, perchè mai interpone milioni di parole fra se stesso e la verità di quel mondo?
La prima volta che lessi questa frase, mi colpì dolorosamente al cuore, perché mi immedesimai in quell’uomo avvelenato che interpone fiumi di parole tra i suoi ideali e la loro attuazione. Ora sono in un percorso di vita diverso, sto cercando di realizzare concretamente quegli ideali, e incidentalmente ho scoperto che molte di quelle parole non mi servono. Non ho più bisogno di un blog come valvola di sfogo. Ora, quando mi siedo a scrivere, ho bisogno di un progetto solido, reale, non astratte divagazioni post adolescenziali.
Insomma, siete qui a leggere più di mille parole di disquisizioni assolutamente noiose. Lo sapete che siete fantastici?
C’è un punto molto toccante nell’ultimo libro di Zerocalcare – Ogni maledetto lunedì su due – in cui l’autore si rende conto che la zattera su cui galleggia – in mezzo a un oscuro oceano senza orizzonte, metafora dell’esistenza – è stata costruita da tutti coloro che gli sono stati vicini, nel bene e nel male, che l’hanno aiutato a crescere, o anche semplicemente a farsi largo nella vita imparando a stare a galla.
Ecco, anche il mio blog è come quella zattera. Tutti voi che siete passati di qui, che mi avete lasciato un commento per dirmi “bravo” o “idiota”, o anche solo siete passati senza dire niente ma facendo scattare il contatore delle visite… Ecco, tutti voi mi avete aiutato a crescere, e a imparare come fare per stare a galla.
Per cui, l’unico modo per chiudere questo flusso di coscienza troppo lungo, è una delle parole più meravigliose che siano mai state forgiate, e che dovremmo imparare a dire più spesso e più sinceramente.
- Auguri allo bloggh disadattato :obidance:
- gg :D
- Io lurko, tzé
– 




















