Archivio del mese di settembre, 2005
La fabbrica di cioccolato?
Vabbè. Diciamocelo: se rispondo con un sufficiente "carino" quando i miei mi chiedono se mi è piaciuto La Fabbrica di Cioccolato di Tim Burton con Jhonny Depp forse mi sono davvero bevuto il cervello.
O forse sto diventando troppo critico. Oppure -Apriti o cielo, quest’uomo bestemmia!- Burton ha davvero confezionato un film solamente "carino".
Ovviamente, non è colpa di Burton. La regia è la stessa di sempre, la scenografia curata come non mai. Tutto nel film è azzeccato, i colori, la pacioccosità, gli Umpa-Lumpa (quell’attore è fenomale), le macchine strane, i dolci, i bambini, l’ascensore di cristallo (chissà perchè l’hanno tradotto come "l’ascensore di vetro"?
).
Depp è lo stesso, incredibile attore, con le sue smorfie esilaranti, le sue movenze strane, i suoi sorrisi smaglianti, i suoi sguardi penetranti, tutto magistralmente dosato e articolato come solo i migliori sanno fare.
Insomma, che cazzo, se la coppia che scoppia funziona come sempre, cosa cavolo c’è che non va?
La sceneggiatura.
Chi l’ha scritta? John August. Non lo conoscete? Non posso biasimarvi. –> Click
Come vedete, Il tizio che usa la foto della patente come immagine per Internet Movie Database ha al suo attivo solo un paio di filmetti, il Titan A.E. della… uhm Disney? O era la Dreamworks, e lo strepitoso ( -_-’) Charlie’s Angels, nonchè il soggetto del seguito.
Ma, attenzione… Cosa succede nel 2003? Lo nota Tim Burton, e gli fa scrivere la sceneggiatura di BIG FISH
No, dico… BIG FISH
O
Un colpo fortunato? Non lo so. Sta di fatto che, evidentemente, dopo quel film Burton si è innamorato di lui, al punto di fargli scrivere non solo "Charlie and the chocolate factory", ma anche il suo film in CGI di prossima uscita, "The Corpse Bride" ("la sposa cadavere" da noi, credo a novembre-dicembre).
E insomma, cos’ha di tremendo questa sceneggiatura? Nemmeno troppo, forse sono io che sono paranoico, però il film mi è sembrato troppo pieno di tempi morti, pause inutili, battute forzate (qualcuno mi spieghi quella delle Pecore Rosa di cui Willy Wonka non vuole parlare
| ) e particolari non particolareggiati (Mike Tv che decifra il codice… Che codice? Ma di che stanno parlando?).
Sembra tutto un minestrone mal mescolato insomma, o almeno è la sensazione che ho avuto io.
Un’altra cosa che non mi è piaciuta è stata la netta sensazione che il lavoro di Burton IGNORASSE COMPLETAMENTE la vecchia versione di Mel Stuart con il grandissimo Gene Wilder (link) del ’71.
Insomma, ok, non è un remake ma un’altra interpretazione del libro quella che voleva fare, ma secondo me è un errore, nel mondo del cinema, non prendere in considerazione le cose GIA’ FATTE nel passato, per il semplice fatto che la gente, prima di vedere il tuo film, potrebbe avere ancora in testa il vecchio film.
Non sto dicendo che due film tratti dallo stesso libro debbano essere completamente uguali, ma che quello che viene dopo abbia una sorta di "rispetto" per il suo predecessore. Contando inoltre che il film del ’71 non è esattamente una schifezza, ma anzi è tutto il contrario…
Insomma, nel film di Burton non ci sono scene indimenticabili, diciamolo chiaro e tondo. Poi sarà che gli occhi dell’infanzia sono molto più sensibili, ma io il folle Gene Wilder seduto di schiena, incazzato, con il piccolo Charlie e relativo nonno che gli chiedono cosa c’è che non va; lo scatto d’ira dello stesso Wonka, la sua ultima prova prima di eleggere Charlie suo erede, non me lo scorderò mai.
Mi piacerebbe però sapere che ne pensa l’immenso Roald Dahl. L’uomo che ha scritto il primo libro che io abbia mai letto in vita mia (Gli Sporcelli, seguito a raffica dal GGG, Le Streghe e poi dalla Fabbrica di Cioccolato), infatti, non aveva gradito la versione cinematografica del ’71… Magari quella di Burton gli sarebbe piaciuta? Glie lo chiederò, un giorno…
Compra i libri "per adulti" di Dahl da qui –> Storie Impreviste, Storie ancora più impreviste, Boy, la biografia.
Pubblicato il: settembre 29th, 2005 under Cinema & TV, Recensioni.
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L’età che uno ha (papparapà)
Eh.
Leggo sul blog del Bove del suo sentire di crescere troppo velocemente. Non sto parlando di chili di troppo (scusa bove
), ma del suo credere di "non godersi a pieno i suoi 21 anni".
E’ una cosa che ovviamente non colpisce solo lui. Ci sono almeno due altre persone che leggono questo blog che soffrono della stessa sindrome (due ragazze
).
Per un periodo ho pensato di soffrirne anche io, finchè un giorno mi sono fermato a riflettere, e mi sono dato addirittura una risposta.
Semplicemente, ognuno di noi, appena acquista coscienza (non so bene quando questo avviene, probabilmente varia da persona a persona, ma in generale coincide con il momento in cui si smettono di fare domande dalla risposta palese e si comincia invece a pensare con la propria testa), acquista con essa anche un’età metafisica.
Mentre l’età fisica continua a crescere uniformemente con il passare degli anni, quella metafisica è destinata a rimanere immutata. Non nella sua composizione specifica, badate bene, ma nella sua essenza strutturale.
In pratica, questo significa che si continuerà ad acquisire -con l’esperienza- maturità, saggezza e tutte quelle robine belline lì, ma resterà sempre invariato il modo in cui noi percepiamo il mondo, intendendo con "percepiamo" il vederlo, ascoltarlo, gustarlo, toccarlo e odorarlo.
D’altronde, quante "chiusure mentali" ci sforziamo continuamente di rimuovere senza riuscirci? E come si spiega che persone dall’intelligenza brillante, dal successo scientifico… Dottori, scienziati, psicologi possano ugualmente essere -per fare un esempio- razzisti?
Secondo la mia teoria, l’età fisica e quella metafisica sono destinate ad essere uguali solo per un periodo della vita. In tutti gli altri periodi, ci si sente come persi, senza orientamento, sballottati dagli eventi.
Io so di avere un’età metafisica che comincerà a collimare con quella fisica penso intorno ai 30 anni, se non di più. Non mi sono mai ritrovato nelle attività comuni dei ragazzi della mia età. Semplicemente, so che il momento non è ora, e aspetto. E sono sicuro che tra vent’anni non ripenserò alla mia gioventù con rimpianto, perchè in verità non l’ho mai amata.
Youth Sucks.
Pubblicato il: settembre 28th, 2005 under Opinioni.
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Present Perfect
Gli inglesi hanno una forma temporale che mi ha sempre affascinato, il Present Perfect Progressive.
Indica un’azione che è cominciata nel passato, e sta proseguendo nel presente.
Insomma, è come la Vita.
Ieri era il compleanno di un mio vecchissimo amico. Un tizio che condivide con me molte passioni, ma che per tanti brutti fatti avvenuti nel passato (pur non proseguendo nel presente), ho perso di vista, forse più di quanto avrei voluto, forse più di quanto avrei dovuto.
Dopo la cena siamo stati alla festa della birra, e mi è passata accanto tutta la mia vita recente. Ho incontrato un vecchio collega di lavoro. In verità, era uno dei tecnici delle ditte di supporto, che ogni tanto chiamavo per risolvere i problemi che non potevo risolvere io in prima persona. Tra le varie chiacchierate, mentre sistemavamo la cablatura dell’hub di rete della ditta, mentre formattavamo 20 computer, mentre smantellavamo stampanti difettose, era nata una complicità di sincera simpatia, un’amicizia vera, seppur confinata nelle mura dell’ambiente lavorativo.
E’ stato un piacere rivederlo. Nonostante sulle prime non l’abbia riconosciuto, ho associato subito la sua faccia a qualcosa di malinconicamente associato al passato, e all’amicizia.
Mi ha riempito il cuore quando, per salutarmi, mi ha detto "eri sprecato lì dentro", mi ha sorriso e se ne è andato.
Poi è stata la volta del presente, con Anghell e Hydra (ciao Hydra ^^), poi Dario, uno degli amici con cui ho girato il mio secondo cortometraggio, fratello di un mio vecchio compagno di Kung-fu.
Ma ciò che mi ha shockato maggiormente è stata la constatazione che no, il passato non cura nulla, i vecchi rancori non annegano nell’oblìo, l’odio eterno dura.
"Chi è arrivato?" chiedo al mio amico festeggiato
"Oh oh, scusami, non te l’ho detto che c’era anche lui…"
"lui chi?"
"il tuo… uhm… antagonista"
Lui.
Canto 33°, Inferno.
Tolomea.
Vexilla Regis prodeunt inferni
In realtà, nel girone più prossimo all’inferno Dante ci mette i traditori degli ospiti. Io avevo bisogno di un girone per i traditori degli amici. Indeciso se mettere il mio soggetto direttamente in una delle tre bocche di Lucifero, nel girone dei traditori dei benefattori, o nella Tolomea, alla fine scelsi quest’ultima semplicemente perchè primo: non sarebbe stato degno di essere masticato dal re dell’inferno e, secondo: io in effetti non sono stato un suo benefattore, se escludiamo l’amicizia che gli ho donato.
E quindi me lo ritrovo davanti. Un tremito leggero, che pian piano si ridefinisce. L’adrenalina mi gonfia il collo, e mi fa esplodere la testa, già affaticata dal mal di testa del raffreddore.
Almeno, ha avuto il buongusto di non rivolgermi la parola, così mi ha evitato la brutta figura che avrei fatto ignorando completamente un suo saluto.
L’amore può morire.
L’odio no.
Non è una cosa disperatamente tragicomica?
Is this the world we created?
What did we do it for?
Is this the world we invaded?
Against the law
So it seems in the end
Is this what we’re all living for today?
The world that we created
Pubblicato il: settembre 25th, 2005 under Cronache.
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Self-Help
Come si chiama il self-help in italiano? Auto esaltazione? Auto motivazione?
Comunque, se avete il morale sotto i tacchi e volete quella roba lì, provate questo link: http://www.sloganizer.net/en/imagegenerator.php

L’immagine è personalizzabile e il motto cambia ogni 30 secondi.
Le robe dei matti. Asd.
Pubblicato il: settembre 7th, 2005 under Segnalazioni.
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Ruote, tette e culi
Oh, sapete quando un trailer è fatto male e svela troppo del film?
E’ esattamente il caso di MADAGASCAR, che mi ha abbastanza deluso proprio perchè nel trailer fanno vedere senza modifica della scena e/o del contesto, tutte le scene più divertenti del film. Quello che rimane, per battute, per trama e per realizzazione, è un primo tempo veramente noioso, un centro che cerca di preparare qualcosa e un finale che non realizza nulla di quello che viene fatto credere di preparare.
Bocciata la Dreamworks Animation, peccato.
Per il motivo opposto, incredibile ma vero, mi ha fatto spanciare dalle risate HAZZARD. Quando uno vede il trailer di Hazzard non si aspetta granchè, diciamocelo. Invece tra macchine, canzoni country/rock (bellissima colonna sonora composta da gente come Led Zeppelin, AC/DC e Lynyrd Skynyrd, per dirne tre) e tette e culi di Jessica Simpson, vediamo anche una trama semplice ma efficace, e che si presta a tante battute divertentissime.
Maronn’, mi hanno aggiornato la piattaforma di Bloggers… Vediamo se riesco a mettere le mani nel posto giusto…
Pubblicato il: settembre 4th, 2005 under Cinema & TV, Recensioni.
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