Supra nos silentium siderum
Tempo di lettura 2:50 minuti circa.
Sopra di noi silenzio siderale.
E’ uscito il nuovo libro di Stefano Benni, dopo il "Margherita Dolcevita" di due anni fa. Un ritorno diverso, non con un romanzo ma con una raccolta di racconti. C’è chi ha storto il naso; personalmente adoro i racconti.
E’ tornato Benni e, come un amico d’infanzia ritrovato dopo anni, la gioia del momento si mescola alla nostalgia del ricordo e alla malinconia delle occasioni mancate.
"La grammatica di Dio" tocca corde che mi fanno piangere della gioia di sapere di essere compreso, di non essere solo al mondo. Venticinque storie di solitudine (argomento non nuovo a Benni… "La vita di un puntuale è un inferno di solitudini immeritate", diceva Achille "pié veloce") che si uniscono insieme per regalare un giorno di allegria a chi la solitudine la vive e la sente, ogni giorno o solo ogni tanto, da solo o in mezzo alla gente, davanti ad uno schermo di un pc o a scaricare pezze da camion.
Non so se questo abbandono della critica sociale dipenda da una perdita di speranza ormai completa, ma "La grammatica di Dio" mette in secondo piano la polemica, per tornare a raccontare quelle storie piene di poesia e cuore a cui Benni ci aveva abituato con meraviglie come "Elianto" o "La compagnia dei celestini" (personalmente ci metterei anche "Spiriti", ma molti mi darebbero contro, quindi tralascio), e lo fa dirigendo personaggi capaci di stupire, meravigliare e commuovere profondamente. Lo fa con semplicità, perchè la solitudine commuove di per sé. L’uomo è un animale sociale e un solitario è un emarginato. La sua è una storia triste per forza: abbandonato o fuggito o bandito, non importa: è un isolato, un incompleto, un imperfetto.
L’amore senza limite di un cane per il suo padrone, lo scienziato che cerca l’uomo più solo del mondo, un vecchio pieno di rimpianti, un’invasione di misteriose lacrime giganti, un ladro così umano e gentiluomo da far impallidire Arsenio Lupin, un frate che cerca nella natura i piani di Dio, ci fa piangere persino descrivendo un dialogo tra una gallina e un fattore!
Storie così forti ed universali che si sentono ben vicine… Un paio di storie mi hanno ricordato Matheson, per emozionalità e trama, ma sono tanti i riferimenti nascosti e i richiami, intenzionali o meno: Lewis Carroll, Ludovico Ariosto, George Orwell, Herman Melville, Charles Dickens, Terry Pratchett, Hayao Miyazaki, Ingmar Bergman.
Si spazia dall’umorismo spicciolo che sembra uscito da "Bar Sport" alla fantasy più sfrenata e internazionale, fino a qualche riflessione sugli oscuri tempi che corrono.
Qualche storia è sottotono, è vero, o magari ha un’idea più loffia di altre, o è stata elaborata male, ma in definitiva si tratta di una bellissima raccolta di racconti stupendi, emozionanti e toccanti.
Acquisto obbligato per gli amanti di Benni e consigliato anche come inizio per chi non ha mai letto niente dell’autore bolognese.
Trovate un paio di ritagli nel mio tumblelog. Ah, e su IBS c’è lo sconto del 20%.
Una volta finito, tornate a farmi sapere se anche voi, una volta letto "frate Zitto", non siete usciti in terrazza a riveder le stelle, ponendo interrogativi che rimarranno senza risposta per il resto dell’esistenza.
Supra nos silentium siderum.
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Pubblicato il 25 dicembre 2007, alle 12:47, in Libri & Fumetti, Recensioni.
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