Benjamin Button, spazio-tempo e campo morfico.
Tempo di lettura 10:24 minuti circa.
Spazio-Tempo
Una delle più affascinanti teorie riguardanti il Tempo, è che questo sia in realtà un unico, enorme presente.
Nel post sulla controcultura e le droghe, ho parlato di come i nostri sensi possano non essere assoluti, portando gli esempi degli stati di coscienza alterata testimoniati da Aldous Huxley (con la mescalina), Terence McKenna (con il DMT), Timothy Leary (con l'LSD) e tanti altri.
Ora: se i nostri sensi non sono assoluti al punto che non possiamo essere certi nemmeno delle cose che percepiamo più o meno concretamente, come possiamo essere sicuri che una cosa astratta come il Tempo sia come noi la percepiamo?
La definizione di Tempo, dal punto di vista strettamente fisico-sperimentale è: "il tempo è ciò che si misura con gli strumenti adatti" (wiki). Strumenti adatti. Calendari, meridiane, orologi. Tutti strumenti che partono da un concetto base chiamato causalità. Avrete visto Matrix, no? "Io bevo del vino, devo andare a pisciare" (cit.). Sostanzialmente è la stessa cosa: ecco un secondo, seguito da un altro. Dopo 60 secondi, abbiamo un minuto, e così via fino a formare giorni, settimane, mesi, anni, secoli, millenni… Ma è palese che sia più una convenzione che una misurazione. La vera essenza del Tempo, è sicuramente molto più astratta di così. Per Kary Mullis, ad esempio, ha l'aspetto di un frattale, figura geometrica "in divenire" che si presta talmente bene al concetto di Natura che la Teoria del Caos ne ha fatto il suo emblema.
Dalla relatività di Einstein, e dalle successive limature ad opera di Stephen Hawking e Roger Penrose, sappiamo che parlare di Tempo e di Spazio come entità separate è un errore. Tutte le più recenti teorie al riguardo utilizzano infatti il termine Spazio-Tempo, come un'unità unica. Non esiste infatti, se ci pensate un attimo, uno spazio che non si trovi in un determinato tempo, e viceversa. Il te stesso di un secondo fa, era collocato anche in uno spazio infinitesimalmente diverso rispetto al te stesso di adesso, o di tra qualche millesimo di secondo.
Sappiamo anche che all'origine dell'Universo conosciuto c'è stato un Big Bang, e lo sappiamo perchè abbiamo l'opportunità di rilevare e studiare le radiazioni cosmiche di fondo.
Sappiamo che l'Universo è tuttora in espansione, perchè vediamo le galassie allontanarsi da noi sempre di più.
Su come andremo a finire, ci sono diverse teorie. Una è quella della deriva entropica: l'entropia (il grado di "disordine" atomico di un dato sistema fisico) è in costante aumento, secondo la seconda legge della termodinamica, per cui l'Universo continuerà ad espandersi e a raffreddarsi verso l'infinito ed oltre.
Un'altra è quella del Big Crunch, ovvero un Big Bang al contrario: quando l'Universo avrà raggiungo l'apice della sua espansione (e un livello critico di entropia), la forza di gravitazione universale funzionerà come un elastico e riporterà tutta la massa in un unico punto, creando una singolarità gravitazionale uguale a quella del Big Bang e ricominceremo tutto da capo, evviva.
Immaginate ora di tenere in mano un pallone da rugby. C'è il vertice a sinistra che rappresenta il Big Bang; la sua espansione centrale; il vertice a destra che è invece il Big Crunch (o il contrario, se preferite, eh).
Adesso immaginate che il Tempo non funzioni come noi lo percepiamo, cioè in maniera causale, ma sia tutto un unico ADESSO. Il Big Bang, la sua espansione, il Big Crunch: tutto avviene simultaneamente. D'altronde, il pallone da rugby è lì, per intero, in ognuno dei momenti in cui lo tenete in mano. E' sempre presente, nella sua unità.
Le conclusioni che si possono trarre da questa teoria sono tante, e variano per ognuno di noi in base alla propria spiritualità.
Si potrebbe dire che tutto è già scritto, dato che anche il futuro in realtà è già successo.
Si potrebbe dire che le coincidenze non esistono.
Si potrebbe dire che non esiste nemmeno il libero arbitrio, perché ogni nostra azione è già in realtà stata decisa.
Sì, ma da chi? Come vedete, siamo punto e a capo: Dio, il Caso, il Caos, Noi Stessi. Sono tutte risposte valide, no?
Nota di costume: questa è la teoria Spazio-temporale che è utilizzata, ad esempio, nella saga di Terminator, in Watchmen e in Lost.
Il curioso caso di Benjamin Button
Ora che ho finito di scrivere il primo paragrafo, non sono più così sicuro che c'entri davvero con Benjamin Button e che sia un'introduzione valida. Pazienza, eh? Non mi pare mi paghi nessuno per essere coerente sul mio blog.
David Fincher è uno dei miei registi preferiti. Dopo aver fatto un po' di videoclip per Madonna, esordisce al cinema con Alien 3 che, nonostante sia snobbato generalmente dalla critica e anche dal pubblico (che non capirò davvero mai PER QUALE CAZZO DI MOTIVO preferisca il chiassoso Alien 2 di Cameron) è il mio Alien preferito. D'altronde, sono un disadattato mica per niente.
Fincher fa un altro po' di video musicali, poi tira fuori Seven.
Poi The Game (vabbè…).
Poi Fight Club.
A questo punto uno potrebbe anche ardire di pensare di aver individuato uno stile di regia abbastanza inconfondibile, in Fincher.
Ma lui tira fuori il mediocre Panic Room, e l'unico vero panico è il pensiero che il brillante regista possa aver cominciato la sua parabola discendente.
Fu con poche speranze che andai quindi a vedere, ben CINQUE anni dopo, Zodiac. E il mio cuore pianse: Fincher era andato.
Non potevo immaginare che Zodiac fosse solo un esperimento.
Penso che Fincher si volesse mettere alla prova. Immagino che anche lui, come molti grandi artisti/artigiani, sia refrattario a quello che la gente comune chiama "stile". Lo stile è qualcosa di conservatorio e ristagnante, qualcosa che quasi sempre si ritorce contro, in special modo contro gli esordienti, che istintivamente lo cercano, invece di allontanarsene. Sono pochi i casi di successo in chi ha perseguito lo stesso stile tutta la vita; al momento mi viene in mente solo Terry Pratchett.
Con il senno di poi, vedo Zodiac come il tentativo di Fincher di scrollarsi di dosso lo stile "Badass-pop" che si era cucito addosso con Seven e Fight Club. Ha cercato nuovi ritmi, nuovi modi di raccontare una storia nuova, priva di vera azione e di una vera trama. Il risultato generale è fallimentare applicato a Zodiac, ma per Il curioso caso di Benjamin Button è tutto un altro paio di maniche.
In questo film, Fincher sparisce. Lascia perdere ogni stilema e ascende al ruolo che secondo me dovrebbe essere proprio di ogni regista: si plasma intorno alla storia, per raccontarla nel miglior modo possibile.
Nonostante questo però, sembra il film più intimista di Fincher. Oserei dire che si tratta del suo Forrest Gump personale. E proprio con il film di Zemeckis – e con un altro capolavoro, il Big Fish di Burton – questo Benjamin Button ha davvero tanti punti di contatto.
Le analogie sono palesi, a partire dalla struttura del racconto, basata sulla singolare storia di un singolare personaggio; la narrazione in prima persona (anche se qui è "truccata" dalla lettura del diario di Benjamin); i temi ricorrenti; le coincidenze e la causalità (vedete che qualcosa c'entrava, il paragrafo precedente); il simbolismo allegorico (la piuma in Forrest, il colibrì in Benjamin). Persino in alcuni dettagli i due film si corrispondono: le navi e i viaggi sono parte integrante di entrambe le storie, così come l'impatto che la guerra ha sui protagonisti; l'amore assoluto e dirompente, motore di tutte le cose; la tragica consapevolezza di essere diversi, e la paura di tramandare questa diversità alla prole.
Ma c'è una sostanziale differenza: mentre a Forrest le cose accadono intorno, la maggior parte delle volte senza che lui nemmeno riesca a capirlo, è la Volontà di Benjamin Button che permette alle cose di accadere. Ecco che quindi tutto assume un aspetto completamente diverso: i viaggi, ad esempio, non sono scoordinati eventi in cui il protagonista si ritrova e a cui è costretto ad adattarsi; sono invece la manifestazione della volontà di cambiare, di mettersi alla prova, di imparare, di crescere… Un termine che in questo film diventa più che mai relativo e ambiguo, dato che Benjamin nasce vecchio e ringiovanisce con lo scorrere del tempo.
La condizione di Benjamin è talmente unica che lui non sa cosa gli potrebbe accadere nel futuro. E' condannato a vivere solamente il presente e, proprio vivendolo appieno, scopre che non è affatto una condanna.
Scopre che si può fare qualsiasi cosa, che si può essere qualsiasi cosa, e che la chiave di tutto è la Volontà, accompagnata dalla capacità di non farsi sopraffare dal futuro incombente, per quanto oscuro, misterioso e spaventevole possa essere.
Il finale è però dolce amaro, e fornisce molti spunti di riflessione. Dimenticarsi di tutta la propria vita vissuta, rende quella stessa vita inutile e vana? Oppure non è così, perchè la si è goduta, mano a mano che scorreva, nel miglior modo possibile? Continuiamo a vivere nel ricordo di chi ci sopravvive, ma quando tutti coloro che ci ricordano saranno morti, sarà stato allora tutto per niente, oppure no? Quando il Sole inghiottirà il nostro sistema solare, quando l'Universo sarà risucchiato nel Big Crunch, non resterà forse nulla di noi? Eppure, continuiamo a vivere.
Con il Big Fish di Tim Burton le analogie non sono così marcate ma, oltre al fatto che il narratore e protagonista (o co-protagonista, nel caso del film di Fincher) si trovano a ricordare la propria vita morenti in una stanza di ospedale, è evidente che il tono della narrazione, i messaggi che si vogliono dare e l'atmosfera che regna siano molto simili.
Perfetto Brad Pitt, che in un'intervista ha dichiarato di non credere di essere l'attore adatto per quel ruolo… Non capisco come faccia a dire una cosa del genere. Io penso invece che abbia un volto senza età che si presta perfettamente sia al trucco da anziano che a quello di teenager.
E poi lei, Cate Blanchett. Se gli angeli esistessero sarebbero fatti così.
Campo morfico.
C'è una cosa strana: Fincher non è stato l'unico a lavorare, in questo preciso periodo, su un film che parla di un tizio che ringiovanisce.
La lavorazione di Benjamin Button è avvenuta pressoché simultaneamente a quella di Youth without youth (in Italia: "Un'altra giovinezza", che non rende la finezza del titolo originale) di Francis Ford Coppola. Poi Coppola ha lavorato più velocemente e il suo film è uscito un anno e mezzo prima, ma non conta.
Quello che conta è che in questo preciso momento due registi che avevano in comune il fatto di doversi (e probabilmente anche volersi) riscoprire, hanno cominciato a lavorare su un soggetto molto, molto simile.
Ognuno ha affrontato l'argomento nel modo che ha sentito più suo, ovviamente; Coppola infatti ha realizzato un film onirico, quasi Lynchiano.
C'è almeno un altro curioso dettaglio in comune tra i due film: in Benjamin Button uno dei personaggi più divertenti è un tizio che dice di essere stato colpito dai fulmini sette volte. Il protagonista del film di Coppola comincia a ringiovanire proprio dopo essere stato colpito da un fulmine.
Dopo secoli in cui a nessuno era venuto in mente, improvvisamente in varie parti del mondo, senza che i relativi inventori avessero modo di comunicare tra loro, spunta fuori il motore a vapore. La realizzazione dell'idea non fu uguale dappertutto, immagino, così come i film di Coppola e Fincher affrontano lo stesso argomento in maniera diversa.
Ma da dove è uscita l'idea del motore a vapore? Perchè persone diverse in luoghi diversi hanno avuto la stessa identica idea in un particolare periodo storico, sia pure a distanza di anni tra loro?
Verrebbe da pensare che le idee non siano veramente qualcosa che nasce dal nostro cervello, ma che ci vengano donate da qualcosa di esterno. I credenti che si rispondono "Dio" possono smettere di leggere; ciao, alla prossima!
Ma se invece le menti di noi scimmiette parzialmente evolute fossero tutte collegate tra loro? Se avessero modo di comunicare a livello subconscio? Avrebbero modo di attingere le une dalle altre, di rinforzare l'una la potenza di pensiero dell'altra, come dei computer collegati in cluster.
David Jay Brown: potrebbe parlarmi del modello che usa per comprendere la telepatia e altri fenomeni non ancora spiegati?
Rupert Sheldrake: il modello di cui mi servo ipotizza che i membri di una gruppo sociale siano collegati gli uni con gli altri attraverso un campo morfico (o campo morfologico, ndObi). I membri di uno stormo di uccelli o di un banco di pesci sono come cellule di un organismo più grande. [...] Se alcuni membri del gruppo se ne vanno, il campo non si spezza: si dilata. Così, ad esempio, se un cane instaura un legame con un essere umano, entrambi fanno parte di un campo sociale. L'essere umano diventa membro onorario del branco del cane. [...]
Credo che tale campo dilatato sia il canale attraverso il quale avviene la comunicazione telepatica. [...]
Quindi, credo che la telepatia sia un riflesso dei campi morfici che collegano i membri di un gruppo, anche se sono distanti.
Non voglio spendere nemmeno una parola per convincervi che la telepatia non è fantascienza. Se avete voglia, vi leggete Riflessioni sull'orlo dell'apocalisse per scoprire che razza di esperimenti geniali ha compiuto Sheldrake per andare in giro a parlare di telepatia come se fosse una cosa quotidiana, sennò pazienza.
Quello che conta, è che la teoria del campo morfico dilatante spiega un sacco di coincidenze strane (e quindi anche che le coincidenze non esistono). Spiega l'invenzione simultanea del motore a vapore, e anche la similarità tra i film di Coppola e Fincher.
Oppure no. Ognuno può trarre le conclusioni che vuole. Magari le mie sono solo parole a caso.
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Pubblicato il 18 febbraio 2009, alle 16:20, in Cinema & TV, Libri & Fumetti, Opinioni, Recensioni, Streams of (un)consciousness.
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Commenti
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Ottimo, ottimo, vuol dire che sono sulla buona strada Scritto il 19 febbraio 2009, alle 14:42. |
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Sì, Armi acciaio e malattie ce l’ho in wishlist da diverso tempo. Scritto il 19 febbraio 2009, alle 14:50. |
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Alien 3 di Fincher è bellissimo! Scritto il 19 febbraio 2009, alle 16:11. |
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Più o meno dice che ogni invenzione parte da una invenzione precedente e fa tutta una serie di invenzioni tipo macchine a vapore inventate qualche anno prima in francia inghilterra germania e che poi gli storiografi dicono che uno ha inventato quando invece è il risultato di una sedimentazione di lavori successivi (o così mi pare di ricordare). Lo sapevi che il primo motore ad idrogeno (per il trasporto) è stato brevettato a Firenze circa 200 anni fa? Non hai letto (io l’avrò letto almeno 10 volte) armi acciaio e malattie!! hai fatto malissimo, leggilo subito e vedrai che ti ci verranno fuori perlomeno 4 o 5 post interessanti. Commento di RaymanScritto il 20 febbraio 2009, alle 17:51. |
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Come l’eterno dibattito sull’invenzione del telefono a opera di Meucci e/o Bell. Io mi procuro Armi acciaio malattie, tu invece prenditi Riflessioni sull’orlo dell’apocalisse Scritto il 21 febbraio 2009, alle 11:05. |
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Davvero dei gran bei film, sia Il curioso caso di Benjamin Button che Big Fish, mentre Youth without youth mi manca, devo vederlo. Bella sia la recensione che le varie riflessioni, anche se a teorie come il collegamento tra le menti e la telepatia non ho mai creduto, leggerò il libro che consigli per farmene un’idea più precisa. Commento di Ciro TrocciolaScritto il 11 dicembre 2009, alle 20:16. |
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Oh, grande Ciro, grazie! Scritto il 12 dicembre 2009, alle 2:23. |


Iniziative





sulla macchina a vapore leggiti ciò che ne ha scritto Jared Diamond che mi sembra un po’ più convincente (non mi ricordo se in armi acciaio e malattie o se su collasso), per tutto il resto non c’ho capito una sega.
Scritto il 19 febbraio 2009, alle 14:15.