Dove stanno gli apprendisti?
Tempo di lettura 4:55 minuti circa.
Avevo scritto un post collerico che per ora è rimasto una bozza, ma l’argomento è lo stesso.
Sto cercando un dannato disegnatore per lavorare insieme su una graphic novel. Sono stato su forum di disegnatori amatoriali e ho messo qualche annuncio.
Il risultato è stato ottenere una serie di risposte arroganti, maleducate, superficiali, o – nel migliore dei casi – semplicemente deludenti.
Dove stanno gli apprendisti? Che fine hanno fatto?
Dove si nascondono i giovani pieni di voglia di fare e passione che hanno un lavoro per guadagnare due lire ma nel tempo libero si mettono a fare il vero lavoro, quello che sgorga dai loro cuori?
Vedete, io ho passato diversi anni nell’incertezza più nera e disperata. Senza lavoro, senza amore, con pochi amici. Avevo questa passione, questo pressante bisogno di scrivere. L’ho seguita, l’ho affinata. Ora sono sicuro di me stesso. So cosa posso e non posso fare. So in che modo farlo. So come funziona, conosco la tecnica. Non sono un novellino, non più.
Ok: non ho mai pubblicato, non ho mai scritto nulla di più lungo di cinquanta pagine. E allora? Scrivere trecento pagine non è diverso da scriverne trenta. E’ solo più lungo, più impegnativo. Richiede più passione e più forza di volontà. E io le ho entrambe, lo so. Quello che mi manca è la motivazione.
"Commissione" l’ho scritto in due giorni, perchè avevo la motivazione. Sapevo che sarebbe diventato un cortometraggio a breve. Alcuni dei racconti che ho scritto per concorsi li ho scritto proprio perchè c’era la finalità del concorso a motivarmi. Non che credessi di vincere o che, ma è il traguardo che mi motiva.
Adesso io ho questo fumetto, ho tipo 30 pagine di roba e, cosa ben più importante, ho la scaletta completa, grazie alla quale sarei in grado di scrivere trattamento e sceneggiatura in scioltezza. Sto cercando la mia motivazione: un disegnatore intelligente che si interessi al progetto, con cui condividere la passione del realizzarlo, del vederlo crescere, del vederlo finito. Qualcuno che mi sia complementare, per riempire l’uno i gap dell’altro.
Salta fuori che ‘sti cazzo di disegnatori son tutti arrivati. Son tutti grandi artisti affermati, tutti professionisti incalliti.
Non si muovono se non hanno il piano di lavorazione dettagliato. Vogliono sapere il numero di tavole certo, vogliono conoscere la trama nei dettagli, vogliono sapere se il protagonista preferisce le birre chiare o quelle scure.
Certo, certo, non ho mai pubblicato, il novellino sono io: è normale che vogliano sapere queste cose.
Sapete che vi dico? COL CAZZO AVETE RAGIONE. Potevate infinocchiarmi tre, quattro anni fa, non oggi.
La verità è che se l’Italia è un paese di merda, è anche per questi motivi.
Se produce molti più film, libri, fumetti di merda che di qualità, è per colpa di gente così.
Il capolavoro che avete in testa, con cui vi masturbate la notte prima di addormentarvi NON ESISTE. Rimarrà nella vostra mente e lì MORIRA’, per colpa dell’egocentrismo, della mancanza di umiltà.
Che rischio pensano di correre, questi grandi artisti incompresi, ad accettare il mio lavoro? Perdere del prezioso tempo nella loro brillante carriera?
Hanno paura che scriva di merda? Guardiamoci negli occhi e chiediamoci: la Barbato, sceneggiatrice di punta di Dylan Dog, scrive bene? Roberto Recchioni, acclamato autore alternativo, scrive bene? I disegnatori sono felici di disegnare le loro storie, o lo fanno solo perchè sono pagati per farlo? Se non lo fossero, le disegnerebbero ugualmente per stima dello sceneggiatore?
Eppure io li ho messi bene in trasparenza, i mezzi per valutare le mie capacità. I miei racconti sono liberamente leggibili online, e addirittura scaricabili in .pdf. I cortometraggi che ho scritto per la Meow Productions si possono scaricare dal sito, e vedere pure su youtube.
Quanto tempo temono di perdere, questi preziosi disegnatori? Venti inestimabili minuti sono troppi?
Nei forum di cui sopra mi vengono a parlare di presentazione. Mi vengono a dire che spavento i disegnatori, che non ho le idee chiare, che un editore non accetterebbe mai la mia idea.
CAZZATE.
Non mi frega una sega degli editori, io sto cercando un disegnatore, appassionato come me, che crede nelle sue capacità come io credo nelle mie, per sviluppare un progetto INSIEME. Non mi interessa scrivere una sceneggiatura completa per fatti miei, se non c’è la possibilità di vederla crescere in modi imprevedibili grazie alla sinergia con chi la disegnerà.
I disegnatori non sono spaventati, sono solo pigri, o se la tirano troppo, perchè si sono fatti talmente tante seghe mentali sulla magnificenza della loro arte, che vogliono aspettare di trovare la storia adatta, il soggetto adatto, la sceneggiatura adatta, scritta da un autore affermato, da un professionista, perchè loro valgono troppo per svendersi ad uno sconosciuto, fosse anche pieno di talento. E allora aspettano, aspettano, e si lasciano passare davanti occasioni su occasioni, finchè il tempo passa e -guarda un po’- ancora non hanno realizzato un cazzo. Peccato! O forse no?
E se invece provassero ad accontentarsi? Se provassero a leggere uno dei miei racconti o vedere uno dei miei cortometraggi e scoprissero che – ehi! In fondo non fa poi così schifo! -?
Se nemmeno più tra i giovani è possibile trovare appassionati; apprendisti che credono nella forza della loro passione, perchè anche loro pensano al fine ultimo: la pubblicazione, i soldi, il successo… Che fine faremo? Cosa ne sarà dell’Italia?
Perchè non c’è più la capacità di immaginare un sistema creativo basato sulle idee, piuttosto che sulla mercificazione? Cosa cazzo rimane dell’arte se anche a questi livelli così bassi ci si mette a pensare più al profitto che alla qualità del risultato?
Il panorama fumettistico italiano è uno dei più miseri, poveri e banali del mondo, al momento. La fanno da padrone autori triti e ritriti che non sono capaci di mettersi alla prova perchè loro comunque vengono pagati, perchè i fumetti che scrivono hanno comunque uno zoccolo duro di lettori che li tengono a galla, a prescindere dalla qualità dell’opera. Leggetevi una delle ultime storie di Dylan Dog scritte dal grande (una volta, forse) Tiziano Sclavi, e provate a darmi torto, se ci riuscite.
Così andremo a finire: con serie su serie, tutte uguali, tutte da due centesimi. Senza idee, senza passione, senza innovazione né originalità.
La deriva intellettuale e culturale.
La piattezza, l’equilibrio tiepido.
La fottutissima termodinamica dei miei coglioni.
Fanculo.
Pubblicato il 24 marzo 2009, alle 12:57, in Cronache, Libri & Fumetti, Opinioni.
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Commenti
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Son talmente avvilito che se mi lasciassi andare probabilmente smetterei di fare quello che faccio e mi cercherei un “lavoro vero”. Tieniti pronto ABS, perchè il mio discorso non finisce qui, io faccio un casino, spacco tutto, creo una rivoluzione! Scritto il 24 marzo 2009, alle 14:31. |
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Minchia se avessi metà della passione che hai a quest’ ora sarei il gesù cristo dei disegnatori/linguisti/arcieri Comunque dacci i link, vogliamo leggere i flame Scritto il 24 marzo 2009, alle 19:56. |
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Sapessi scarabocchiare decentemente te lo farei io il disegnatore, ma andando torto anche col righello non penso di essere la persona adatta Hai il mio pieno appoggio morale (tanto è gratis)!!! Ma volevo anche complimentarmi per il tuo splendido nealogismo: “termodinamica dei miei coglioni” è geniale Scritto il 25 marzo 2009, alle 13:23. |
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Insomma, hai rosicato Scritto il 27 marzo 2009, alle 21:03. |
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Ma provare all’estero è troppo impegnativo? Commento di AntaresScritto il 15 aprile 2009, alle 11:00. |
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Obi ha un luminoso futuro come sceneggiatore per manga hentai in giappone, la perversione scorre potente in lui Scritto il 20 aprile 2009, alle 7:18. |
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a che t serve un disegnatore? contattami un po’ in msn che ne parliamo t ho lasciato la mail Commento di GERMEScritto il 30 aprile 2009, alle 8:45. |
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D’accordissimo con la tua impietosa disamina. Barbato e Recchioni sono sceneggiatori mediocri ed oltremodo sopravvalutati di un settore che ha fatto della mediocrità seriale il proprio osceno marchio di fabbrica. Non c’è spazio per l’innovazione, le idee ed il coraggio. Il fumetto italiano più venduto da 60 anni a questa parte è un conglomerato di triti cliché sul west dei pionieri che non aveva più nulla da dire già 20 anni fa (figuriamoci adesso). Se le sorti del fumetto italiano giacciono in mani come queste, il destino è segnato. Scritto il 16 dicembre 2011, alle 14:16. |
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A distanza di due anni ho “ammorbidito” gran parte delle critiche e raggiunto diversi traguardi, ho persino trovato un paio di disegnatori in gamba e realizzato qualcosa di concreto, ma mi duole dire che è l’unico campo in cui ancora non sono riuscito a pubblicare né lavorare (nel senso di essere pagato), mentre in letteratura, cinema e teatro, per quanto piccolissimo, qualche ricavo l’ho ottenuto. Scritto il 16 dicembre 2011, alle 14:31. |









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