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Terry Gilliam e la magia

Tempo di lettura 8:31 minuti circa.

     Anche questo articolo è stato pubblicato ieri su Camminando Scalzi. In regalo per i lettori di "Cronache di un disadattato", il secondo paragrafo inedito! :O

     Lo ammetto: sono in difficoltà. Dover parlare di uno come Terry Gilliam mi mette in soggezione. Voglio dire: ma lo sapete chi diavolo è Terry Gilliam?
     Se dovessi fare un elenco degli artisti più geniali e controversi della Storia – quelli che hanno sempre seguito il loro istinto in barba a tutti e tutto, destino avverso compreso – lui sarebbe senz'altro tra i primi posti.

Vita e miracoli di San Terrence da Minneapolis

     Brevemente: membro "tecnico" dei Monty Python, firma innumerevoli puntate del celebre "Flying Circus", nonché capolavori come "la ricerca del sacro graal", "brian di nazareth" e soprattutto il definitivo "il senso della vita". Dopodiché, esordisce da regista autonomo (non è corretto, ma facciamo finta che lo sia) con "Brazil", rivisitazione in chiave onirica e strettamente personale di 1984 di Orwell.
     Già si dovrebbe capire, solamente osservando i suoi particolarissimi cartoni animati per i film dei Python e le strane scene oniriche di Brazil, che genere di narrazione Gilliam prediliga. Ma se questi esempi non bastassero, ecco che tre anni dopo esce (in sordina) "le avventure del barone di Munchausen", storia che si adatta alla perfezione all'inesauribile fantasia di Gilliam. Il film ha una lavorazione estremamente travagliata, cosa questa che assumerà presto i connotati di una maledizione per l'eccletico regista.
     Nel '91, dopo aver discusso a tavolino con Alan Moore riguardo l'impossibilità di ridurre Watchmen ad un film di due ore e mezzo, esce "la leggenda del re pescatore", splendida commedia agro-dolce con un Robin Williams al suo picco prima della discesa nell'oblìo; nel '95 "l'esercito delle dodici scimmie" dove Gilliam sperimenta con i viaggi nel tempo grazie al muso più duro dell'Universo conosciuto (Bruce Willis) e un Brad Pitt che comincia a staccarsi con successo dall'immagine di fighetto scemo, dimostrando il suo talento attoriale. Nel '98, ecco "paura e delirio a Las Vegas", una malatissima storia che fa doppietta con il Lebowski dei Coen (dello stesso anno) per quanto riguarda le personalità borderline.
     Poi, la tragedia.
     Nel 2000, dopo un anno di tira-e-molla con varie case di produzione, sembra partire finalmente la lavorazione di "the man who killed Don Quixote", adattamento del Don Chisciotte di Miguel de Cervantes mescolato con "un americano alla corte di Re Artù" di Mark Twain, con Depp come spalla del protagonista.
     Ma la maledizione di Gilliam si esprime in tutta la sua violenza.
     Problemi di produzione di ogni tipo, compreso un aquazzone inspiegabile in mezzo al deserto, che danneggia gran parte dell'attrezzatura. Problemi con il casting, sia prima che durante che dopo (Jean Rochefort, che interpretava Don Chisciotte, si infortuna gravemente e obbliga tutta la troupe ad una sosta forzata). Problemi (ancora) con la produzione, che rompe le palle per le deadline e per i soldi. Il film inesorabilmente salta, e Gilliam sembra apparentemente lasciar perdere tutto. Per cinque anni.
     Quando torna alla ribalta, nel 2005, qualcosa è cambiato: esce "i fratelli grimm e l'incantevole strega". Una vera schifezza (c'è pure quel "vuoto pneumatico" di Matt Damon e la più sopravvalutata attrice italiana vivente, via…).
     Più tardi, nello stesso anno, esce "tideland – il mondo capovolto", una rilettura dark di "Alice nel paese delle meraviglie". Il film ha un'anima più indipendente rispetto a quella vagamente da blockbuster dei Grimm, e la cosa è testimoniata anche dalla sceneggiatura più intimista e (forse troppo) criptica. In Tideland si possono trovare molte interpretazioni e sottotesti; io personalmente l'ho visto come uno sfogo. In quel film ho sentito tutta la frustrazione di Gilliam. Frustrazione per l'incredibile sfortuna che l'ha perseguitato per tanti anni, per la (temporaneamente) mancata capacità di esprimersi, per l'essere incompreso o comunque compreso da pochi, sia tra la critica che tra il pubblico. Tideland non viene cacato di striscio da nessuno.

Dell'immaginazione e la fantasia

     Perché? Perché Gilliam viene capito da pochi? Eppure, dovrebbe essere riconosciuto come un maestro dell'espressività creativa. Ok, non esageriamo: in effetti viene riconosciuto. Ma, siamo daccapo: viene riconosciuto da pochi. Perché?
     La mia opinione, è che i tempi dell'immaginazione e della fantasia siano tramontati, da diversi anni. Quando ero piccolo, parliamo di metà degli anni '80, c'è stato un tripudio di storie di fantasia. Enuncio i primi film che mi vengono in mente, indelebilmente marcati nella mia infanzia: la storia infinita, i goonies, explorers, willow, labyrinth.
     La fantasia in quegli anni era all'ordine del giorno. Mi sapete indicare, oggi, film con lo stesso pathos, lo stesso quid di questi che ho elencato (è una provocazione: in realtà ce ne sono ancora, ma non in quella quantità smodata)?
     La società si sta raffreddando. Come nel "Momo" di Ende, gli uomini grigi stanno succhiando via dal mondo la fantasia e l'immaginazione. Ci stiamo sempre più incartapecorendo in una realtà gretta e meschina che ci costruiamo intorno ad hoc, ogni giorno.
     Come è successo alla magia secoli fa, anche l'immaginazione sta venendo svilita, retrocessa a qualcosa di infantile e inutile.
     E con lei, tutti i suoi prodotti.
     Il destino di uno come Gilliam, che di immaginazione ci campa (non tanto economicamente quanto psicologicamente), non può essere che legato a doppio filo ad essa.
     Ma io non mi preoccupo. Questi sistemi sociali basati su logiche assurde sono destinati a collassare su loro stessi (qui si divagherebbe, per cui al limite sentitevi la spiegazione di Alan Moore nel suo documentario "The mindscape of Alan Moore"). Ci sarà presto un'apocalisse, ma non sarà nel 2012 (forse intorno al 2050, se siamo fortunati), e non sarà quello che vi immaginate come il Giudizio Universale. No, ci aspetta un'apocalisse differente: la fine del mondo materiale, inteso come dominazione della materia sullo spirito. Cose come la borsa valori e le guerre non possono essere presenti in nessuna civiltà che intenda veramente evolversi. In questo momento siamo gli stolti che guardano il dito. Dobbiamo alzare lo sguardo verso la Luna.
     Quando ci riusciremo, i film di Gilliam andranno a ruba.

     (continua…)

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Commenti

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Vedi, alla fine l'idea degli "extra" solo sul tuo blog è bella. Da noi il mainstream, da te la roba per i palati fini.
 Mi piace questa collaborazione.
Bello il paragrafo nuovo.
 
P.S. Il primo dei due che diventa famoso farà causa all'altro per un risarcimento milionario dei diritti, ovviamente.

Commento di Griso
Scritto il 5 novembre 2009, alle 3:52.

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Senz'altro. :D
Visti i numeri delle visite giornaliere, preparate i portafogli, tu e i tuoi amici :asd:

Commento di Obi-Fran Kenobi
Scritto il 5 novembre 2009, alle 11:55.

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La sola citazione da Momo da +10 punti a questo articolo.
E la scala andava da 1 a 10 :snob:

Commento di Yupa
Scritto il 9 novembre 2009, alle 16:03.

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niente da dire … terry gilliam ha la pazzia del genio e può trasportarti nella sua mente

bellissimo

Commento di fabio
Scritto il 10 novembre 2009, alle 12:46.

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