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Terry Gilliam e la magia

Tempo di lettura 8:31 minuti circa.

The imaginarium of doctor Parnassus

     Con tre anni di pausa, dopo Tideland del 2005, riecco Gilliam.
     "The immaginarium of doctor Parnassus" ha tutte le carte in regola per segnalare il ritorno di Gilliam ai fasti di un'epoca che sembra – se non finita – quantomeno sfocata.
     Purtroppo, si comincia a parlare di Parnassus non in merito a notizie trapelate dal set, ma per la prematura e accidentale morte di uno dei suoi protagonisti, Heath Ledger. Ledger aveva finito di girare il nuovo capitolo del Batman di Nolan (regalandoci un Joker eccezionale) e aveva completato anche tre quarti delle riprese di Parnassus. Il film era momentaneamente in pausa per motivi di produzione (la maledizione di Gilliam…).
     Dapprima, Gilliam è preso da scioccata tristezza (apprende della morte di Ledger leggendo le notizie su internet) e sconforto. Pensa di buttare via tutto – siamo a gennaio del 2008 – poi, fortunatamente, parlando con il resto del cast (in particolare con lo sceneggiatore Charles McKeown), prende la decisione di ultimare ugualmente il film in omaggio al lavoro di Ledger, che non si è fermato alla recitazione ma ha apportato il suo talento creativo e le sue idee anche alla storia e all'ambientazione.
     Grazie alle possibilità della storia (e dell'immaginazione), a sostituire Ledger nel quarto di film mancante non è un attore, ma addirittura tre: Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell. Tutti molto amici di Ledger, hanno devoluto i loro interi compensi a sua figlia Matilda Rose, avuta con l'attrice Michelle Williams.
     Finita l'esanima cronistica, veniamo al film.
     La storia è semplice: Parnassus, monaco di un ordine che continua in eterno a "raccontare la storia che regge l'Universo", vince una scommessa con il Diavolo (uno stupefacente Tom Waits, in un'interpretazione del Maligno che va ad affiancarsi come qualità ed ammaliamento a quelle di DeNiro in "Angel's heart", Pacino in "Devil's advocate" e il Ray Wise di "Reaper") e diventa immortale. Secoli dopo, a causa di un secondo patto, rischia di perdere l'anima della sua unica figlia (Lily Cole, modella dalla intrigantissima bellezza al suo primo film importante).
     La storia è semplice e chiara, ma non si dipana in maniera banale. Alcune delle critiche che ho sentito provenire dal pubblico riguardano proprio la sceneggiatura, che è stata ritoccata più volte sul set stesso, sotto l'influenza creativa di chi ci lavorava (ad esempio Ledger). Per questo motivo, ha forse perso un po' di coesione ed omogeneità, in favore però dell'omaggio alla fantasia che questo film vuole essere.
      E' esattamente questo il punto: Parnassus è un tributo accorato alla potenza dell'immaginazione, che oggigiorno stiamo perdendo a pezzi per strada. Chi attraversa lo specchio di Parnassus si ritrova catapultato in un mondo meraviglioso, ma la gioia che ne ricava proviene più che altro dalla consapevolezza che quel mondo meraviglioso si trova dentro di sé.
     Gilliam ha detto che il personaggio di Parnassus contiene molti elementi autobiografici: non stento a crederlo. Si rivede nei profondi ed espressivi occhi di Christopher Plummer quella luce particolare che trapela anche dallo sguardo di Gilliam. La volontà di una ricerca interiore, di un'espressione artistica che spesso viene negata per contingenze esterne e la più rognosa delle nemiche: la sfortuna banale. Si vede in Parnassus la determinazione di un uomo saggio che vorrebbe illuminare le persone, ma che con il passare degli anni si scontra contro i muri della realtà gretta e meschina che loro stesse si costruiscono intorno.
     Andare a vedere Parnassus è un'esperienza liberatoria, per tutti quelli che credono ancora nel sogno e nella fantasia, e per quelli che conoscono (o stanno scoprendo) il mondo della spiritualità e della magia.
     Non fatevi ingannare dal mercato cinematografico attuale: se una storia non è perfettamente inquadrata, se non rispetta ogni singola regola della sceneggiatura e della drammaturgia preferendo divagare, se pure ha dei buchi, non è detto che stiate vedendo un brutto film. State senz'altro vedendo un film diverso. E, credetemi, oggigiorno non è di certo un male.
     Chi cerca in "Parnassus" una destinazione, ha sbagliato film: Parnassus è un viaggio, e si può gustare solo in quanto tale. Per parafrasare Machiavelli: "si abbia in Parnassus a vedere il mezzo, e non il fine".
     La recensione di Fantasymagazine, pur promuovendo il film con la sufficienza, lo accusa di mancanza di quid. E' probabile che chi non ha familiarità, seppur minima, con il mondo dell'esoterismo perda qualche riferimento e messaggio nascosto, e che abbia la percezione di un film non comunica nulla, alla fin fine. Che non abbia uno scopo, che non sia intelligente.
     Non è così. Parnassus racconta una storia che ha a che fare con l'essenza stessa dell'umanità. Parla della crescita interiore e di tutte le difficoltà annesse al suo ottenimento. Parla dell'immaginazione e della sua importanza fondamentale nell'arricchimento dello spirito, al di là di scempiaggini come razza, sesso, età, credo.
     Chi racconta questa incredibile storia (che regge l'Universo) è uno dei più grandi narratori visionari che il mondo abbia mai conosciuto. Peccato che non gli si renda il merito che gli spetta. Ma immagino che per questo ci sia tempo, nell'apocalisse culturale e oltre.

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Commenti

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Vedi, alla fine l'idea degli "extra" solo sul tuo blog è bella. Da noi il mainstream, da te la roba per i palati fini.
 Mi piace questa collaborazione.
Bello il paragrafo nuovo.
 
P.S. Il primo dei due che diventa famoso farà causa all'altro per un risarcimento milionario dei diritti, ovviamente.

Commento di Griso
Scritto il 5 novembre 2009, alle 3:52.

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Senz'altro. :D
Visti i numeri delle visite giornaliere, preparate i portafogli, tu e i tuoi amici :asd:

Commento di Obi-Fran Kenobi
Scritto il 5 novembre 2009, alle 11:55.

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La sola citazione da Momo da +10 punti a questo articolo.
E la scala andava da 1 a 10 :snob:

Commento di Yupa
Scritto il 9 novembre 2009, alle 16:03.

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niente da dire … terry gilliam ha la pazzia del genio e può trasportarti nella sua mente

bellissimo

Commento di fabio
Scritto il 10 novembre 2009, alle 12:46.

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