Le tessere del domino
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Non so dire esattamente perché, dato che all'epoca avevo sette anni e ben poca possibilità di capire cosa stava succedendo, ma la caduta del muro di Berlino è uno dei momenti storici che mi emozionano di più. Lo sento vibrante di valori e speranze, un'eco radiante che squarcia le nubi della disperazione.
Il muro è una metafora, una delle più semplici: un muro divide. Il muro di Berlino divideva in molti modi. Era una metafora "vivente", "incarnata". Il muro era lì per l'esatta funzione che svolge anche nel suo ruolo di metafora universale.
Farlo cadere è un'altra metafora. Sembra una scena da tarocchi. C'era della magia in quella sera del nove novembre di venti anni fa, una magia che permane nelle immagini e traspare anche riguardandole oggi.
Le metafore sono idee. Le idee si incarnano ogni volta che sono abbastanza forti e sostenute da abbastanza persone. L'idea di Dio E' Dio. La metafora di libertà che l'abbattere un muro rappresenta E' la Libertà. Incarnata.
La scelta del monumento costituito da tessere del domino da far poi cadere è un'idea meravigliosa, perché anche i pezzi del domino che cadono sono un'altra metafora.
"Ecco i pezzi qui schierati, in una perfetta linea. Completo, si può afferrare infine il disegno, l'importanza loro.
[...] Non è sublime? Non è semplice, ed elegante, e rigoroso?
Che strano che, dopo la fatica dei preparativi, occorra solo poco sforzo e meno ancor pensiero a innescare questo breve svago nella sua precipitosa corsa.
Un solo tocco e null'altro, e cadrà tutto al suo posto.
Mai i pezzi percepiscono quanto noi il danno a cui tenta la loro disposizione: quelle code flemmatiche, rispettose della legge, cariche di catastrofe, ignare di fronte all'onda scatenata dal crudele fato.
Sono colpiti più degli altri, ma comprendono di meno.
[...] Poveri miei piccoli. Dritti in piedi coi numeri su quei volti spenti, scialbi, indifferenti. Norimberga in miniatura, fila d'uomini di legno tinto… Povere tessere del domino.
Quanto c'è voluto a costruire il vostro elegante impero e ora, allo schioccar di dita della Storia…
… Ora cade."
Cade il muro, cadono le tessere del domino. Cadono i dittatori e cadono i regimi. Si distrugge per ricostruire. Si ricostruisce per ricordare e, talvolta, anche si distrugge, per ricordare.
Siamo noi le tessere del domino. Tutti quanti partecipiamo ad un disegno più grande, che probabilmente non possiamo comprendere.
Questa commemorazione del ventennale della caduta del muro di Berlino è bellissima, e mi emoziona tanto. Non la dimenticherò.
§
*Nota triste a margine: notate la risma dei presentatori del tg dell'epoca, e la qualità del servizio. "Così il muro di Berlino si è sbriciolato, come colpito da una fulminea fatiscenza". Notate la scelta accurata delle parole, il modo in cui risuonano. C'è persino della poesia, tra le righe. Notate il presentatore che guarda dritto in macchina, senza mai abbassare lo sguardo sui fogli, o spostarlo lateralmente sul gobbo. Ascoltate il suo tono, il modo in cui pronuncia le parole, comprendendole, condividendole. Non troverete cose del genere nei tg odierni. Tutto è andato perso.
Eppure, parliamo di soli venti anni fa, nemmeno un battito di ciglia nella storia dell'uomo.
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Pubblicato il 9 novembre 2009, alle 22:32, in Cronache, Streams of (un)consciousness.
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Iniziative





I muri purtroppo non sono solo fisici, facili da vedere, in qualche modo facili da abbattere.
Quello che separa da oggi il giornalismo di vent’anni fa, che vedeva tra le sue fila ancora gente come Montanelli o Biagi, è il muro dell’ignoranza, del servilismo, della compenetrazione degli interessi criminali direttamente ai livelli più alti di tutti gli aspetti della nostra società (politica, economia ecc ecc).
Mai come oggi servirebbe qualcuno che ricordasse agli italiani che anche loro sono berlinesi =(
Scritto il 10 novembre 2009, alle 9:23.