L’onere di scrivere best seller
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"Le situazioni di pericolo che finiscono nei miei libri devono essere innanzitutto concrete, credibili e tipiche. E' fondamentale visto che i miei libri devono raggiungere il pubblico più ampio possibile, in 32 lingue diverse e in centinaia di paesi nel mondo."
Jeffery Deaver, su Wired Italia 10, novembre 2009
Capito? I suoi libri devono raggiungere il più ampio pubblico possibile; devono essere tradotti in 32 lingue diverse; devono vendere milioni di copie.
Jeffery Deaver si alza la mattina, si lava, si veste, fa colazione, timbra il cartellino dentro casa sua, poi va nel suo studio, si mette a sedere e si mette a scrivere un best seller. E ci riesce bene, a quanto pare.
Lui non si mette a scrivere quello che sente e come lo sente; non cerca di entrare in sintonia con dei processi umani da analizzare e poi rigettare – rielaborati – su carta; non si fruga nell'anima alla ricerca di un qualcosa, quella scintilla dalla massa concreta e dal gusto saporito che alcuni chiamano – per mancanza di termini semanticamente più soddisfacenti – ispirazione.
No, lui si mette seduto e si spreme le meningi per trovare un'idea, dei personaggi, una trama che possano accontentare il maggior numero possibile di persone. Il che significa, inevitabilmente, limarla tante di quelle volte da renderla un ammasso gelatinoso senza cuore e senza forma; una sbroda insapore che chiunque, dal lettore onnivoro da cento libri l'anno alla capra beota amante di Dan Brown e Christopher Paolini, possa buttare giù per gola dopo aver pagato quindici o venti euro.
Ecco cosa non riuscirò mai a diventare. Ecco uno dei più grossi motivi del mio fallimento.
Pubblicato il 28 novembre 2009, alle 0:02, in Libri & Fumetti, Opinioni.
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Commenti: 8
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Commenti
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Deaver scrive gialli/thriller che vanno tanto di moda oggi. Scritto il 28 novembre 2009, alle 20:04. |
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ah ecco. Non leggo gialli. tantomeno quelli moderni Scritto il 28 novembre 2009, alle 20:10. |
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Boh, l’unico aggettivo che non mi piace è “tipiche”. Commento di StMScritto il 1 dicembre 2009, alle 14:33. |
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Questo Jeffery Deaver è un esempio di scrittore seriale, industriale. Ma hai sotto mano tantissimi altri esempi di scrittori di successo che invece sono mossi dalla passione, dall’ispirazione, dal desiderio di condivisione ecc ecc… Al massimo quello che ti deve deprimere è che gli uni come gli altri hanno avuto il colpo di fortuna che gli ha permesso di essere conosciuti, senza il quale starebbero ancora perdendo concorsi letterari chissàdove Commento di YupaScritto il 3 dicembre 2009, alle 4:39. |
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Grazie Yupa, mi sento molto meglio adesso Scritto il 3 dicembre 2009, alle 11:09. |
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Scrivi molto meglio di Dan Brown, Obino meglio ora? Scritto il 8 dicembre 2009, alle 11:17. |
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Nemmeno. Scritto il 8 dicembre 2009, alle 13:00. |








Comunque è vero, è proprio la mentalità da businessman che ci vuole per avere successo. Spesso basta quella rispetto ad una buona idea e ad una buona scrittura (vedi Paolini)
Scritto il 28 novembre 2009, alle 19:53.