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Cadaveri di gatti nello specchietto

Tempo di lettura 2:19 minuti circa.

     Miliardi di anni fa, quando lavoravo ancora come tecnico informatico, tornando a casa la sera, a poche decine di metri da lavoro, investii un gatto. Un cucciolo, per la precisione. Descrissi la cosa in un testo, che ovviamente potrete leggere solo postumo. Ora: io, come potrete intuire, amo i gatti; li venero forse al livello degli antichi egizi, e ucciderne uno, un cucciolo, in un modo così banale e truce mi turbò nel profondo per diverso tempo.
     Nel testo mi interrogavo, tra le altre cose, sul modo in cui non fossi stato in grado di frenare, di impedire la morte del gatto. In quel millesimo di secondo io avrei potuto forse inchiodare, sterzare, fare qualcosa per evitare la tragedia, ma non riuscii a fare niente. Era come se stessi sognando, come se fossi altrove.
     Oggi capisco che era davvero così.

     C'è un concetto, in meditazione, che si chiama presenza. La nostra mente, che gli antichi saggi chiamavano non a caso "mente-scimmia", tende a vagare da tutte le parti, a saltare da un ramo all'altro come una scimmia. Tutto questo tribolare, pensare, elaborare senza sosta, dà inizio a tutta una serie di meccanismi automatici che portano la persona a non essere conscia di quello che sta facendo.
     Uno degli obiettivi della meditazione è quindi sviluppare la capacità di essere presenti, cioè di non farsi "portare via" dai ricordi, pensieri, chiacchiere interne che la mente produce in continuazione.

     Mentre guidavo, quel giorno, la mia mente-scimmia si lanciava da chissà quale ramo verso chissà quale altro, frustrata per la giornata lavorativa (che sarà stata al 90% schifosa, come quasi tutto il periodo in cui ho fatto quel lavoro); non ero presente. Non c'entravano i riflessi, che all'epoca erano sicuramente meglio allenati di oggi, dato che praticavo ancora attivamente Kung-Fu: io non ero lì. Il gattino è uscito di scatto da un cespuglio, ma io avrei potuto salvarlo, se fossi stato nel mio corpo, se ne avessi avuto il pieno controllo.
     Invece sono andato avanti, mentre subito la mia mente-scimmia tirava fuori un sacco di scuse, giustificazioni e fantasie assurde… "Non l'hai preso, tranquillo", "si è salvato", "eri distratto", "non è colpa tua"… Sono andato avanti, cercando di tapparmi le orecchie per non ascoltare il vocìo di chiacchiere interne, e quando ho alzato lo sguardo sullo specchietto retrovisore, quello che ho visto non è stato il consueto asfalto logoro della via in cui lavoravo, bensì il corpo accasciato di un gattino morto.

     Stasera invece, mentre tornavo da meditazione, un altro gatto mi ha attraversato la strada, stavolta praticamente davanti casa. Le condizioni erano anche peggiori della volta precedente, dato che pioveva e io sono al momento un ciccione dai riflessi pari a quelli di un comodino, ma ero presente.
     Io ero dentro il mio corpo, e il corpo seguiva la mia Volontà. La mia Volontà era non uccidere più gatti, ed essa si è espressa premendo il fottuto freno in tempo.
     Quando ho alzato lo sguardo sullo specchietto retrovisore, dietro di me c'era solo lo scuro asfalto bagnato. Nessun cadavere di gatto.

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Commenti

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Bravissimo :]

Commento di StM
Scritto il 30 gennaio 2010, alle 9:27.

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i comodini hanno dei riflessi incredibili, riescono sempre ad infilarsi ad altezza ginocchio quando cammini verso il bagno di notte. Anche in punti della casa in cui non dovrebbero esserci :mah:

Commento di shuren
Scritto il 30 gennaio 2010, alle 10:36.

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uhahahah nice one Shuren :asd:

Commento di Obi-Fran Kenobi
Scritto il 30 gennaio 2010, alle 11:33.

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Francy….non s’ammazzano i micetti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Bravo il nostro iniziato…..

Commento di Sere
Scritto il 30 gennaio 2010, alle 20:18.

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Per via della pioggia eri più concentrato sulla strada, quindi hai visto il gatto in tempo e hai frenato di riflesso :fag:

Da quando vado in moto ho imparato a odiare gli automobilisti, sopratutto quelli sulle alfa 146 rosse. :snob:

Commento di Arconte
Scritto il 1 febbraio 2010, alle 0:13.

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Devi imparare la manovra Gallopper per evitare i pericoli in strada :sisi:

Commento di do_urden
Scritto il 1 febbraio 2010, alle 9:43.

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Io invece da quando ho la patente ho imparato a odiare i motociclisti, bada un po’ :P
Se passi da Prato ti schiaccio, altro che gattini :prr:

Commento di Obi-Fran Kenobi
Scritto il 1 febbraio 2010, alle 11:27.

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Premesso che la superstizione e’ sinonimo di ignoranza, una volta un mio conoscente investi’ un gatto nero, scese dalla macchina per controllare eventuali danni, non ce n’erano, si rivolse al gatto morto e commento’: “Stavolta ti sei portato sfiga da solo”.

Commento di rayman
Scritto il 1 febbraio 2010, alle 17:28.

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Dopo aver letto questa tua storia ero sul “pensatoio” a riflettere, ma perché i gatti o i cani hanno quella voglia masochistica di sfrecciare davanti alle macchine? Cos’e’ vogliono provare il brivido di guardare in faccia alla morte? Di provare quella sensazione di gaudio dopo essere scampati al peggio? Di battere il record del mondo sui 10 metri piani? Ma alla fine ho capito che la colpa e dei loro genitori, perché non gli hanno insegnato a guardano la strada prima di attraversare.

Commento di Antony
Scritto il 2 febbraio 2010, alle 11:46.

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:stuck:
Benvenuto Antony

Commento di Obi-Fran Kenobi
Scritto il 2 febbraio 2010, alle 11:48.

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Grazie per il benvenuto. Però o la sensazione del tipo, entri in una stanza piena di gente che non conosci, fai cadere un vaso e tutti di guardano.

Commento di Antony
Scritto il 2 febbraio 2010, alle 12:15.

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Naaa, è che a commentare sono sempre i soliti quattro gatti, e una volta che hanno postato solitamente si scordano di tornare. :P

Commento di Obi-Fran Kenobi
Scritto il 2 febbraio 2010, alle 20:17.

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Se avrò qualcosa di intelligente da dire (non in questo caso) lo farò. Mi piace molto il tuo modo di raccontare.

Commento di Antony
Scritto il 2 febbraio 2010, alle 21:04.

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Graçias ^__^

Commento di Obi-Fran Kenobi
Scritto il 3 febbraio 2010, alle 11:31.

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