Dexter è finito, Film Kitchen è finito, e anche ‘sto blog non si sente tanto bene

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Oggi sono stato al cimitero per un funerale. Una signora anziana, durante la sepoltura, commentava allegra che al morto era stata assegnata una tomba che dava sul sentiero, “così ci si arriva facile”. Son soddisfazioni.
Non c’entra niente, era per cominciare il post con un argomento allegro.

Breaking Bad è finito, e secondo me è stato sopravvalutato. Posate i forconi e fatemi spiegare. La qualità media di BB è alle stelle, ma lì rimane. Ce l’avessero tutte le serie, quella qualità, sarebbe stupendo, fatto sta che BB è una serie che non ha particolari guizzi. Il finale è intelligente, inesorabile e congruo, come ogni singola linea di sceneggiatura di tutte e cinque le serie. Mi ha depresso, un po’ come tutte le puntate precedenti, ma non particolarmente (com)mosso.

dexter L’ultima stagione di Dexter invece – ma in generale le ultime, quelle dopo la stagione di Trinity (che dovrebbe essere la quarta?) – ha una qualità altalenante tra il mediocre, il basso e lo schifo.
Mi infastidisce parecchio la cosa perché nonostante la realizzazione sia stata quella che è stata, le idee le ho trovate parecchio buone. Hanno semplicemente sbagliato tutti i ritmi, sia narrativi che di regia e montaggio. Tuttavia mi sono letto questa intervista ai produttori e ci ho trovato delle cose belle, come questa:

SARA COLLETON: Fin dall’inizio, il paradosso riguardava un personaggio che non si sente un essere umano, che deve fingere di esserlo. Ma nella sua finzione, diventa un fratello, un fidanzato, un collega migliore di molte persone reali. Le persone pensano a lui come a un mostro, ma lui agogna di essere umano. L’abbiamo visto procedere nel suo viaggio di anno in anno. Ora abbiamo scoperto qual era il prezzo finale. “Per così tanto tempo tutto ciò che volevo era sentirmi come le altre persone… ora che ci sono riuscito voglio solo che finisca.” È l’orribile consapevolezza di com’è essere un essere umano e quanto lui ne sia sopraffatto. La sua punizione è la messa al bando. Manda sé stesso in esilio. Uccidersi per lui sarebbe troppo facile. Quando si volta e guarda verso la telecamera, alla fine, si è strappato tutto via di dosso. [...] È entrato in una chiusura assoluta. Non ha più nemmeno i suoi dialoghi interiori [con Harry, ndObi].

Insomma, brutta quanto vi pare, ma mi è rimasta a ronzare nella testa e nelle viscere per diversi giorni, quindi significa che da qualche parte dentro di me ha centrato il bersaglio.

FKlogo disegnoÈ finita anche la seconda stagione di Film Kitchen, il programma radiofonico per cinefili di cui sono revisore, nonché la relativa associazione culturale di cui sono vice presidente. Se non l’avete mai sentito, qui trovate i podcast di tutte le puntate realizzate finora. Per la terza stagione, e soprattutto per le attività di associazione, ci sono diverse energie in atto, vediamo se e come confluiranno.

Il progettone su cui al momento dovreste darmi una mano è però la webserie horror realizzata insieme a Massimiliano Boldrini, di cui vi ho già parlato qui e qui. Alla fine il titolo è diventato Darkness Besides, e non accetto commenti al riguardo.
Vi ho già fatto vedere il trailer ufficiale, e presto, l’11 dicembre, andrà online l’episodio pilota. Quindi, per favore, aiutatemi a condividerlo in lungo e in largo, anche e soprattutto ai vostri amici stranieri, dato che è girato in inglese con sottotitoli in italiano. Seguite la pagina facebook o il blog per ogni aggiornamento.

dbcaro

Ci sono infine un paio di progetti interessanti su cui sto lavorando, che però al momento preferisco tenere TOP SECRET :zomg:

E quindi, ecco, la domanda: tutte queste cose chi mi segue su facebook le sa già. Gli altri le hanno magari sapute attraverso altre vie, altri ancora non seguono questo blog.
L’epoca d’oro dei blog è tramontata da mò, e ormai resistono solo personaggi carismatici o gente che ha la costanza di proporre contenuti ammalianti. Dei cavoli miei mi è passata la voglia di parlare, e le sparute volte che lo faccio, lo faccio su facebook, dove è molto più facile gestire i vari livelli di privacy – cosa che nel blog manca completamente, essendo tutto pubblico… solo che dieci anni fa eravamo tre gatti a raccontarci i fatti nostri, oggi è su internet pure mio padre -.
Non solo: nell’epoca dei social network, dove regna la sintesi, nessuno c’ha voglia di leggersi wall of text come questo post. Non mi sto lamentando né facendo il frignone nostalgico, eh… Solo che bisogna prenderne atto: blog come questo mio, non servono quasi più a niente.
Quindi boh, sto pensando – seriamente, per la prima volta – se sia arrivato davvero il caso di chiuderlo. Nel frattempo lo lascio a vegetare un po’ e vediamo cosa succede, perché – a parte che sulla root del dominio c’ho un botto di roba che hotlinko qua e là – ma mi infastidisce un po’ l’idea di non avere più un unico sito di riferimento, fosse anche per uso personale, ma avere tutte le mie varie identità virtuali frammentate ovunque.
Eeeh, è sempre difficile lasciare andare le cose.

        

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