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Coseacaso #4
UN NUOVO NUMERO DELLA RUBRICA CHE TUTTI I MIEI CONOSCENTI STUDIANO PER CAPIRE DOVE HANNO SBAGLIATO CON ME! SPECIALE LUCCA COMICS!

Pubblicazione bisestile, numero diciattordici.
Avrei davvero tante cose da dire, per cui non ne dirò nessuna per fare prima. Oltre allo speciale sui miei acquisti in quel di Lucca Comics, parlerò di tante altre cose, così invece di fare almeno un paragrafo per oggetto, mi limiterò a commentare con un paio di frasi ciascheduno, che è anche quello che avrei dovuto fare nei numeri 2 e 3 di ‘sta rubrica, invece di dilungarmi per pagine e pagine. Eeeh, ne ho fatti di sbagli, in vita mia.
Le cose che se avessi avuto un minimo di sale in zucca non avrei comprato per mettere i soldi da parte
Ovviamente, ho cominciato a spendere soldi per le cose di Alan Moore che ancora non avevo letto. La curiosità più bruciante era quella riguardante Lost Girls, e come avrete senz’altro già letto qui, me la sono tolta velocemente.
Ho anche comprato Futuri Incredibili e La Ballata di Halo Jones. Il primo raccoglie tutte le storie brevi realizzate dal Magus per 2000AD, tranne quelle di D.R. & Quinch e, ovviamente, quelle di Halo Jones, raccolte invece tutte nel secondo volume. Pensavo di trovarmi davanti i primi maldestri tentativi di uno sceneggiatore in erba, da studiare per conoscere la sua scalata al continuo miglioramento, invece -guarda un po’- di maldestro in questi libri non c’è proprio una mazza. ![]()
Sono anzi divertentissime storielle nel primo caso, e un’epica storia di fantascienza con un fantastico personaggio femminile nel secondo.
Molto bello anche Il Cortile, che è un adattamento a fumetti solo tratto da un racconto di Moore, ma scritto da Anthony Johnston. In questa storia Alan si cimenta niente meno che con l’universo dei Grandi Antichi di Lovecraft. Riuscendo appieno, che lo dico a fare?
Più da fan sfegatati e pure un po’ rincoglioniti gli altri volumi che mi sono procurato, ovvero Sacco Amniotico, libretto dell’omonima opera teatrale illustrato da Eddie Campbell; La lucertola ipotetica, stranissimo romanzo breve a metà strada tra fantasy e fantascienza, e infine Magical Mystery Moore, due volumetti messi insieme da Star Comics sulla base di un lavoro incompleto di altra gente spagnola: in pratica alcune canzone scritte da Moore illustrate da vari artisti, in sostanza una stronzata colossale creata con l’unico scopo di lucrare sul nome di Moore.
Lackadaisy è la raccolta di uno webcomic di una disegnatrice americana, Tracy Butler: gatti gangster nella St. Louis degli anni ’30. C’è davvero da aggiungere altro? Va bene: un tratto dettagliato e morbidissimo, colorato in uno stupendo seppia che cala ancora di più nell’atmosfera; personaggi riusciti e dialoghi frizzanti. Compratelo e basta, non rompete i coglioni.
The Pro, dell’irlandese pazzo Garth Ennis, è invece una sfrontata e irresistibile genialata che vede una prostituta dai modi particolarmente rudi acquisire superpoteri. Nonostante non scenda mai sotto una certa soglia, Ennis tende ad avere altissimi e alcuni bassi: The Pro è sicuramente uno degli altissimi. Divertente, dissacrante e ostentatamente volgare. Lo dovete leggere e basta.
Sempre di Ennis, ma decisamente più cupo e serio, è il 100% Marvel su Ghost Rider. Attenzione a non prendere quello ambientato ai giorni nostri (con il classico Ghost Rider sulla motocicletta), decisamente sottotono, ma quello ambientato nella guerra di secessione (con il cavallo demoniaco fiammeggiante in copertina). Una delle migliori rappresentazioni della Vendetta mai lette.
Nessun Dove è l’adattamento a fumetti del romanzo, che a sua volta è stato riscritto rimettendo insieme le sceneggiature dello show televisivo. L’autore delle ultime due versioni è Neil Gaiman, quello del fumetto è invece Mike Carey, già sceneggiatore di tutto rispetto di Hellblazer (tra gli altri). La storia di Gaiman è ormai un classico, pieno di ambienti, personaggi e situazioni fantastiche. Il lavoro fatto da Carey nell’adattamento è praticamente perfetto: riesce ad essere fedele e a mantenere un buon ritmo senza scriversi addosso e senza risultare frettoloso. I disegni, bellissimi, sono del copertinista di Preacher, Glenn Fabry.
Evitabile invece La crociata dei bambini, primo e a quanto mi ricordo unico tentativo della DC (a parte il famoso famigerato "Crisi sulle terre infinite") di fare un crossover tra le varie testate, come succede molto più spesso in casa Marvel (l’ultimo caso è stato "Civil War"). I due speciali di apertura e chiusura sono di Gaiman, gli altri dei vari autori delle rispettive testate. Ovviamente, a seconda degli autori la qualità è altalenante, ma -escludendo gli speciali- mediamente bassa.
Oggetti per rovinare la vista
La casa d’inferno di Richard Matheson è uno dei più bei romanzi sui fantasmi che abbia mai letto, ma sono di parte perchè Matheson è uno dei miei quattro pilastri letterari.
Bloody Mary di Garth Ennis è originale ma anche mediocre (è uno di quei "bassi" di cui parlavo prima), molto molto molto meglio The Boys, la sua personale revisione totale dei supereroi, un Watchmen casereccio con più pompini e parolacce, spero esca presto il seguito. Tocca invece vette altissime la serie Max di Punisher, crudo e violento come non mai, raccontato con una maestria invidiabile.
Anime Nere, raccolta di racconti messa insieme da Alan "rovino le traduzioni di Martin per danaro e diletto" Altieri. La maggior parte sono autori italiani. Mi sforzo di leggere (ci ho messo due mesi) raccolte del genere, periodicamente, perchè leggo davvero poco di italiano, e me ne vergogno perchè poi sembra che insulti la gente senza cognizione di causa. Libri come questi incrementano la mia autostima almeno quanto la mia depressione, perchè se si pubblicano cose come queste, in Italia, davvero non ho speranze. Mi è davvero piaciuto solamente il racconto di Sandrone Dazieri, ce ne sono anche altri indubbiamente ben scritti (quelli di Loriano Machiavelli e Stefano di Marino, ad esempio), ma negli altri la qualità della scrittura e soprattutto i contenuti sono davvero mediocri se non infimi.
Sighma è il terzo numero dei "Romanzi a fumetti" Bonelli. Arriviamo sempre con una media di 25 anni di ritardo in Italia, però sono contento che almeno ci siamo arrivati, a pubblicare miniserie autoconclusive (Gea di Luca Enoch ad esempio è un bel lavoro in 18 numeri usciti semestralmente) e, appunto, graphic novels ad uscita unica. Bellissima edizione, con ottima rilegatura e copertina cartonata con risvolto, che già di per sé vale gli 8 euro di costo.
Un po’ meno bellissimi i contenuti: senz’altro bravo Stefano Casini ai disegni, che però a me non dicono nulla e sembrano piuttosto piatti e impersonali; meno la cara Paola Barbato, alle prese con la sua prima storia di fantascienza dopo decinaia e decinaia di sceneggiature di Dylan Dog, due romanzi (l’ultimo ha vinto in questi giorni il prestigioso Premio Scerbanenco) e un serial in produzione negli studi di Sky.
La Barbato sembra voler parlare un po’ di tutto e butta con noncuranza nel calderone spunti da praticamente tutti i capisaldi della fantascienza. Spunti che non rimangono tali ma vengono sputtanati ancor prima che la storia inizi, nelle cinque lunghissime, inutili, brutte pagine introduttive vergate da Gianmaria Contro.
Il risultato finale è una zuppa informe e inodore in cui, rimestando con il cucchiaio, si riescono a riconoscere pezzi di roba commestibile, ma dal gusto insipido e dall’originalità nulla.
Un continuo infodump che ha come unico pregio la capacità di scorrere bene ed essere letto velocemente, per poi sparire dalla memoria.
Esacerbanti di violenza
C’E’ SOLO FALLOUT 3. Bello bello bello in modo assurdo. Ha i suoi difetti (tutti tecnici, e alcuni nemmeno da poco, diciamolo), ma cavolo, il resto è tutto spettacoloso. Chi ha giocato i primi due è obbligato a giocare a questo, ma anche chi non ha mai avuto il piacere (io sono blasfemamente tra questi) non riuscirà più a staccarsi dal mondo post apocalittico commentato dal Pipboy 3000. Capolavoro.
Molto bello anche il nuovo Tomb Raider Underworld. Ho amato il primissimo gioco della bella Lara Croft, ho giocato sforzandomi anche il secondo, poi il mio senso del gusto mi ha costretto a schifare tutti i titoli successivi, fino a che, Deo Gratia, il brand è stato affidato alla Crystal Dynamics, ovvero gli autori dei capolavori delle serie Blood Omen ma soprattutto Soul Reaver.
E infatti non è un caso che sia tornato a fissare le tette di Lara proprio con Legend, il primo titolo da loro realizzato. Finito quello, si sono concessi un restyling proprio del primo gioco, che hanno ribattezzato Anniversary, e ora sono tornati all’inedito.
Underworld ha una grafica pesantemente migliorata, e pertanto richiede sistemi belli tosti per essere goduto appieno. Ne vale la pena, soprattutto quando fate scalare pareti a Lara vestita della succinta tuta da immersioni e impostate la telecamera dal basso.
L’atmosfera del gioco è quella classica: predilige l’esplorazione in solitario, accentuando la sensazione di essere davvero un’archeologa sperduta in mezzo a rovine antichissime lontana chilometri dalla civiltà. Ottimo sistema di controllo, vero punto chiave del brand, votato completamente a salti e acrobazie. Non mi sono piaciuti, ancora una volta, i momenti con la motocicletta (c’erano anche in Legend), e qualche altro breve momento sparso qua e là, ma in media stiamo parlando davvero di un bel gioco.
C’è anche per wii, ma personalmente non lo consiglio: ho giocato un po’ Anniversary su wii ma non mi ci ritrovo con i comandi, mi sembra più funzionale la tastiera del pc.
Sul fronte WII, mi limito a segnalare solamente il nuovo titolo di Rayman Raving Rabbids sottotitolato TV Party e WiiMusic.
TV Party è l’apoteosi della follia. Il gameplay è lo stesso dei precedenti due: minigiochi dagli scopi più disparati per ridere come cretini da soli, ma soprattutto in compagnia. La differenza, oltre alla qualità superiore dei minigiochi, a mio avviso, è che questo terzo titolo ha il supporto per la balance board. Davvero non potete crepare prima di aver provato a usare un muflone come tavola da snowboard cambiando direzione con il sedere.
WiiMusic è invece il nuovo titolo di compagnia Nintendo. Avrete visto la pubblicità in TV (se non l’avete vista cliccate qui), per cui non c’è molto da aggiungere, se non confermare che il gioco funziona davvero in quel modo e funziona pure bene. E’ divertente da giocare da soli e ancora meglio in quattro. Anche questo titolo supporta la balance board, ad esempio è possibile sfruttarla per simulare i pedali della batteria, ottenendo un risultato davvero fedele (giudico confrontando il fatto che sono una merda a suonare la batteria vera con i risultati analoghi ottenuti con WiiMusic).
Finzione
Se siete lettori del mio blog, è plausibile che siate anche dei nerd, che sappiate quindi chi è Max Payne e che vi sia venuta voglia di andare a vedere il film uscito al cinema anche se sapete benissimo che è una cazzata. Non lo fate. Davvero, è una cazzata. Il film più brutto che abbia visto negli ultimi tempi. Non ci andate.
Andate invece a vedere Changeling, di Clint Eastwood. Il fatto che fossi seduto accanto ad una sedicenne ritardata che non ha fatto altro che commentare ogni scena del film, con l’esclamazione finale "Cooosa?! Ma in America c’è la pena di morte?!" non mi ha impedito di entrare con tutto me stesso dentro alla storia, che Eastwood racconta con una capacità e una consapevolezza che ogni regista del mondo pagherebbe a peso d’oro. Non risparmia nulla, non solo narrativamente, ma anche come punti di vista. Non c’è una voce commentatrice univoca, non c’è la maliziosa volontà di schierarsi dal lato umano della vicenda, scadendo in facilonerie, stupido buonismo e ipocrisia: zio Clint racconta la storia in maniera distaccata e impersonale. E’ un regista invisibile, la sua mano non sovrasta mai la storia, ne esalta solamente i contorni. Vi prende per mano e vi accompagna, in questo nuovo viaggio nell’emozione e nell’animo umano.
Imperdibile.
Pubblicato il: dicembre 8th, 2008 under Cinema & TV, Coseacaso, Libri & Fumetti, Videogiochi.
Commenti: 4
Coseacaso #3
OBI-FRAN KENOBI PRESENTA L’ATTESO SEGUITO DELLA RUBRICA PIU’ AMATA DAGLI AUSTRALOPITECHI!

Mensile, numero 13
Lo so, lo so, voi non avrete nemmeno finito di leggere Coseacaso 2, ma io avevo voglia di rivedere il micino rosso.
Comunque non vi importunerò molto, ‘che ho da fare io, mica come voialtri!
Puntata dedicata per lo più ai videogiochi, per cui i non-nerd possono tranquillamente andare a fare le loro cose da persone normali altrove.
Divertenti perdite di tempo
Daidai, velocemente vi illustro la quantità smodata di videogiochi che ho provato in questo breve periodo…
Soul Calibur Legends, per Wii, mi ha notevolmente colpito. E’ -finalmente, meglio tardi che mai- un gioco di spade che usa il wiimote nel modo in cui dovrebbe essere utilizzato. La direzione in cui scuotete il remote diventa la direzione della sferzata della vostra spada virtuale, affondi compresi. Il gioco si discosta dai titoli precedenti della stessa saga, dato che non è più un picchiaduro puro ma un’avventura in terza persona. La modalità picchiaduro esiste ancora, tuttavia è molto diversa: in particolare è stato introdotto lo split screen per i due giocatori che si scontrano, e la cosa risulta piuttosto scomoda, soprattutto su televisori piccoli.
L’avventura invece è ben realizzata, forse un po’ troppo prolissa la storia, ma basta saltare i dialoghi noiosi.
Soprattutto, mi ha esaltato la frenesia del gioco, in particolare usando l’avventuriera greca, tanto che ho sostituito all’"allenamento" con la WiiFit una sessione di gioco a Soul Calibur.
Avessero aggiunto il supporto alla WiiFit, magari per attivare la corsa o qualche colpo speciale, sarebbe stato il perfetto gioco per fare un po’ di movimento divertendosi.
Space Siege (PC) è il nuovo giochino dei Gas Powered Games, già autori del classico fantasy "Dungeon Siege". In cosa differisce da Dungeon Siege? Sta tutto nel titolo. Oltre l’ambientazione futuristica, infatti, sono ben poche le differenze. Il gioco rimane un incrocio tra RPG classico e Hack ‘n’ Slash, con poche idee trite e ritrite (utilizzo di "pet" meccanici, innesti bionici e poco altro), una giocabilità risibile, una piattezza generale.
The Force Unleashed (Wii) è invece esattamente quello che tutti aspettavano da quando è uscita la Wii, ovvero IL gioco nell’universo di Star Wars che ti permette di brandire una spada laser e i poteri della Forza via wiimote.
E il wiimote, infatti, è davvero il punto di forza del gioco. E’ esaltante mescolare in combo fantasiose la spada laser e la Forza, e il discorso combo rappresenta la parte più curata del gioco. Come in Soul Calibur Legends, le sferzate della spada laser cambiano a seconda della direzione in cui si scuote il remote; spingendo in avanti il nunchuk si utilizza la classica Spinta della Forza; con Z si possono spostare e sollevare oggetti e nemici; con C si lanciano i fulmini. Tutti questi comandi base possono essere mescolati per ottenere vari effetti: dallo Strangolamento del Lato Oscuro fino ai campi di Forza.
Il gioco non raggiunge lo status di capolavoro per un soffio: oltre alla grafica non allo stato dell’arte (soprattutto su Wii, che sappiano non essere la console più performante a livello hardware) e qualche livello architettato un po’ male, la vera piaga del gioco risulta essere la telecamera, che è un punto chiave della giocabilità. Troppo spesso la telecamera prende coscienza e va dove gli pare, occludendo la visuale e impedendo di utilizzare al meglio i poteri della Forza e soprattutto capire dove cavolo sono i nemici. Diventa obbligatorio imparare a padroneggiare al meglio le freccine del remote, per spostare a mano la telecamera, ma questa operazione aggiunge tasti ai già tanti necessari per giocare e, di conseguenza, appesantisce non di poco il gameplay.
E’ disponibile anche la modalità Sfida, un giocatore contro un altro, con la possibilità di utilizzare una quantità smodata di personaggi (sbloccabili giocando la campagna single player) che non si limitano ai protagonisti del videogioco ma attingono a piene mani dall’enorme ambientazione di Star Wars.
Ultima nota un po’ spoilerosa: ma ‘sto fantomatico apprendista di Darth Vader, non è un po’ troppo forte?
Fosse stato davvero così forte e avesse fatto davvero quello che si fa nel videogioco, si avrebbe dovuto sentir parlare parecchio di lui, nella Trilogia Classica…
Rimaniamo ancora sulla Wii e parliamo adesso di DeBlob. Trattasi di un misto platform-rompicapo molto divertente ma soprattutto molto colorato e pacioccoso. In un mondo alieno pieno di colori e felicità, dei grigi invasori arrivano con le loro forze di polizia e sequestrano tutti i colori, così come i pompieri bruciavano libri e opere d’arte nel romanzo di Bradbury. Starà a De Blob, il personaggio da noi interpretato, comandare le forze ribelli per ridare colore ad un mondo ingrigito e intristito.
DeBlob altri non è che una palletta colorata e il nostro scopo consiste nel comandarlo in giro per il mondo grigio, spiaccicarlo su ogni parete e abitante e vedere il mondo ricolorarsi. Come concetto ricorda un po’ il "Grimm" di American McGee di cui ho parlato in Coseacaso #2, ma per fortuna a livello di gameplay siamo su un altro pianeta. Nel gioco è inclusa anche una modalità multiplayer per giocare ai livelli della campagna e alle "sfide" con altri 3 amici.
The Suffering è un action in terza persona realizzato ormai quattro anni fa da Midway. Dopo l’uscita del seguito, nel 2005, si è parlato anche di un adattamento cinematografico. La notizia, però, è che adesso è diventato freeware, e potete scaricarlo da qui, qui o qui (.zip da 1,2Gb). Ecco il link alla notizia su TGMOnline.
The Suffering è, abbiamo detto, un action in terza persona, con l’aggiunta di elementi di survival horror. E che horror! Come wannabe-scrittore, mi vanto di essere ormai immune a sotterfugi e trucchetti per spaventare, in quanto so come funziona la struttura portante che sta dietro le quinte, ma questo gioco mi ha davvero spaventato. Ho giocato ad altri giochi che promettevano terrore e scossoni, negli ultimi anni: F.E.A.R., Condamned e Bioshock sono stati quelli che ci sono andati più vicino, ma The Suffering li batte tutti. Il gioco non è un capolavoro, sotto gli altri aspetti, ma vale sicuramente la pena scaricarlo e provarlo, tanto più che è gratis.
Veniamo infine al piatto ricco: Spore. Avevo detto che gli avrei dedicato un post intero, ma il fatto che lo troviate invece in Coseacaso vi farà capire che l’ho quantomeno rivalutato.
Spore è il nuovo prodotto di Will Wright, il tizio che sta dietro a tutti i vari Sim Qualcosa a partire dal Sim City del 1989 fino alla serie di The Sims arrivata ormai alla triliardesima espansione.
La "rivoluzione" promessa da questo gioco ha creato un hype non indifferente, solo parzialmente soddisfatto.
Spore è diviso in cinque diverse fasi.
Si comincia con il Brodo Primordiale. Ci troviamo alla nascita di un nuovo sistema solare a sguazzare nel brodo primordiale negli stretti panni di un microbino. Questa sessione è poco più di un giochino in flash, eppure risulta probabilmente la più divertente e senza dubbio è quella più casual gamer-oriented. In pratica, potete farci giocare vostra madre.
Raggiunta una certa quota di "punti DNA", è possibile aggiungere un paio di gambe alla nostra bestiuola e farla emergere dall’oceano per approdare sulla terra ferma, per dare inizio alla seconda fase, chiamata "Fase Creatura".
In questa fase (la mia preferita) il gioco comincia a farsi un po’ più complesso, pur mantenendo le promesse fatte ai casual gamer nella prima fase, continuando quindi ad avere un gameplay molto semplice e intuitivo. Qui cominciano ad avere una certa valenza le scelte fatte: si può infatti interagire con le altre specie in modo aggressivo (estinguendole) o sociale (facendoci amicizia utilizzando balletti, canti e quant’altro). Ecco un video di una mia creatura.
Nella terza fase, Spore diventa uno strategico alla Civilization, con la nostra tribù che deve raccogliere risorse e fare guerra o rendersi amiche le altre tribù.
Nella quarta, siamo alla guida di un’intera città di nostri animaletti, che deve farsi strada nel mondo per diventare la cultura predominante, tramite la forza militare, la religione o il commercio.
Interessante la conquista religiosa, che utilizza degli ologrammi giganti che mi hanno ricordato molto uno dei più bei racconti di Martin, "I Re di Sabbia".
Nell’ultima fase costruiamo la nostra astronave e cominciamo la colonizzazione
anche dello Spazio.
Punti forti: il cuore del gioco è senz’altro l’editor. E’ possibile personalizzare (quasi) completamente qualsiasi elemento del gioco. La spora nella fase 1, la creatura nella fase 2, i vestiti nella fase tribù, gli edifici e i mezzi (terrestri, navali e aerei) nella fase città, l’astronave nella fase spaziale. Oltre alla campagna, a prova di questo, c’è un editor accessibile in qualunque momento, per dare sfogo alla creatività creando qualcosa in dieci minuti e poi spegnere il gioco.
Il secondo punto forte è la caratteristica base di tutti i giochi Maxis: l’"addiction factor". Spore diventerà infatti presto una droga, se vi lascerete troppo andare.
Punti deboli: tutti gli altri.
La giocabilità è mediocre pressochè in tutte le fasi. L’equilibrio del target tra casual gamer e gamer è mal bilanciato: troppo difficile per i casual e troppo facile per i normali gamer. Questo vale per le prime quattro fasi, la quinta è proprio fuori discussione per i casual e diventa solo frustrante per i gamer, in quanto avrebbe dovuto passare da un beta testing molto più accurato e critico. Insomma, alla fine ci ritroviamo con un giochino in flash, un Hack ‘n’ Slash mediocre e tre diversi Strategici altrettanto mediocri. Tutto questo per venire incontro ai casual, che però al 90% troveranno comunque il gioco troppo complesso.
Bilanciamento sbagliato anche per quanto riguarda i calcoli del tempo necessario ad ogni fase. Cito il mio amico Somax che ha descritto il gioco in tre righe: "fai missioni e mangi roba per accumulare punti dna, mutare in versioni sempre più forti ed evolverti. Dopo che avrai fatto tutto questo, la tua creatura sarà inutile 2 ore dopo nella fase successiva, in cui contano i vestiti. Dopo che avrai fatto un vestito potentissimo, sarà tutto inutile 2 ore dopo nella fase civiltà. Dopo che ti sarai costruito i tuoi bei 3 grassi veicoli, saranno utili per le 2 ore della fase civiltà, poi nella fase spazio contano solo i soldi che spendi per pompare la nave." Visione forse un po’ cattiva, ma sicuramente veritiera.
Beffa finale, la stupidissima protezione anti-pirateria (DRM). Mentre scaricare il gioco pirata è facilissimo e non reca problemi (a parte ovviamente l’impossibilità di giocare online), acquistare Spore originale dà diritto a sole tre attivazioni via internet (e quindi a sole 3 installazioni). GG, EA!
Ecco una recensioncina con una struttura originale, che coglie tutti i punti.
Telone bianco con luce colorata sopra
Hancock è il nuovo film di quel cazzone di Will Smith. Sono andato controvoglia a vederlo, perchè dopo "Io sono Leggenda" avevo intenzione di boicottare qualsiasi altro film del principe di Bel Air.
Mi sono però divertito mediamente. Il film regge benissimo finchè rimane nell’ambito della commedia, mentre comincia a traballare quando vuole infilare nella storia un background troppo profondo per essere raccontato brevemente e cade inesorabilmente a terra quando fa finta di essere un film drammatico.
Bravo Smith, come sempre adorabile la mia amata Charlizina Theron, bravi anche i comprimari. Regia orrenda, ma veramente brutta. E’ tutto girato con camera a mano, anche quando non c’entra una beneamata sega (vedi scena della riunione degli affaristi) e primissimi piani, anche quando non hanno senso. Un completo stupro del linguaggio cinematografico. Per fortuna la sceneggiatura, a parte le note di cui sopra, regge bene il colpo.
Filmetto carino per farsi due risate con gli amici, possibilmente il mercoledì quando si paga meno.
Burn after reading (a prova di spia in Italia) è la nuova commedia dei fratelli Joel e Ethan Coen, che segue il (bel) "Non è un paese per vecchi" vincitore di 4 premi Oscar. Due elementi saltano all’occhio dal primo minuto di questo film: la recitazione e la direzione degli attori, e l’ironica parodia del "mondo dello spionaggio".
Veramente perfetti gli attori, tutti quanti, da Brad Pitt a Clooney, dalla grande Frances McDormand a Malkovich, ma anche personaggi minori come quelli di Tilda Swinton (la moglie dell’analista), Richard Jenkins (il direttore della palestra) e J.K. Simmons (il direttore della CIA). Ho visto pochi film, ultimamente, con delle interpretazioni così convincenti e ben dirette.
Per il resto, si tratta di un film divertentissimo, una serie di scenette e situazioni spassose, ben architettate, con dialoghi ben scritti. Ho trovato solo un po’ confusa la trama, ma è probabilmente un effetto voluto dai Coen, che in effetti va a braccetto con lo stile del film.
Non urlerei però al capolavoro. I Coen sono bravissimi artigiani con un controllo del mezzo invidiabile, però, soprattutto nell’ultimo periodo, sono troppo spesso il bersaglio di un divismo forse poco giustificato (ammesso e non concesso che il divismo possa mai essere giustificato).
Lungi dal me attirare accuse di blasfemia dagli adoratori dei fratelli, però… Forse non li stiamo tutti sopravvalutando un po’ troppo? Detto questo, mille di questi film e cento di questi anni a entrambi i Coen, per carità!
Arrivederci alla prossima puntata, intitolata: "Coseacaso viene brutalmente sospeso a causa di denunce per diffamazione all’autore".
Paul Newman
1925 – 2008
Da ieri l’umanità ha un po’ meno carisma.
Pubblicato il: settembre 27th, 2008 under Cinema & TV, Coseacaso, Videogiochi.
Commenti: 11
Coseacaso #2
CHI L’AVREBBE MAI DETTO? SIAMO ANCORA VIVI! IL CERN NON HA CREATO NESSUN BUCO NERO!
SIAMO ANCORA QUA, A GODERCI LE NOSTRE MISERE E IMMERITATE ESISTENZE CON L’INDIFFERENTE GIOIA CHE CI CONTRADDISTINGUE! LA VITA MI SCORRE NELLE VENE COSI’ INTENSAMENTE CHE SENTO GIUNGERE IL MOMENTO PER UN NUOVO NUMERO DI…

Numero 5973 (meno 5971)
Avvertenza: post fottutamente lungo! La direzione consiglia una lettura mirata e/o frazionata.
Diciamocelo: continuo a scrivere questa rubrica solo per poter vedere il gattino rosso vestito da Link. E voi la leggete per lo stesso motivo.
Mi toccherà scriverla più spesso, Coseacaso, perchè anche stavolta ho davvero un sacco di cose di cui disquisire, per la gioia di voi lavoratori in ufficio che non sapete come minchia riempire il vostro tempo in attesa di tornare finalmente a casa.
SOMMARIO: ho letto Firmino, La notte del drive in, i nuovi racconti dei vedovi neri di Asimov e il libretto di una delle opere teatrali di Alan Moore; ho visto la terza serie di Prison Break e Kung-Fu Panda, e ho conosciuto Reaper; ho giocato a Shadowgrounds, Bionic Commando Rearmed e al nuovo gioco ideato da American McGee: Grimm.
Questo ma anche molto di meno su COSEACASO, Volume secondo! Munitevi di pop corn (o meglio ancora, di sangue corn*)! 
Passaporte per mondi immaginari non necessariamente migliori del nostro
Partiamo subito dal best-seller, così liquido le decine di navigatori che saranno incappati in questo post cercando notizie su Sam Savage e il suo romanzetto, Firmino.
Accompagnato da parole altisonanti scritte da Niccolò Ammaniti (che dalla quantità di introduzioni, pre&post-fazioni che scrive ultimamente credo voglia soffiare il primato di commentatore e strillone di copertina a Stephen King), Firmino narra le peripezie di un topo rachitico, brutto e particolarmente depresso che nasce in un’antica libreria, si nutre di libri per sopperire alla mancanza del latte materno, e cresce quindi sano come un emofiliaco ma intelligente come un programmatore open source.
Si tratta di una storia molto malinconica e piuttosto sentimentale, costellata di riferimenti e citazioni letterarie e cinematografiche che faranno la gioia degli pseudo-intellettuali e soprattutto degli ignoranti che cercano di darsi un tono.
La verità è che è scritto abbastanza bene, scorre senza problemi, ma ha un sacco di problemi a livello narrativo. La struttura è molto semplice, quindi le pecche non danno all’occhio più di tanto, ma quelli che non si faranno abbagliare dai meri sfoggi di cultura noteranno un ritmo ballerino un po’ arbitrario, qualche buco nella storia e alcune incertezze dell’autore (forse ripensamenti nelle varie fasi di stesura?) che rendono l’equilibrio generale del libro piuttosto traballante.
Detto questo, rimane un romanzo molto carino, di facile (e veloce) lettura. Non penso rimarrà nella storia della letteratura come dice la maggior parte della critica, ma -ehi- chi se ne frega? Ve lo avrei consigliato come lettura sotto l’ombrellone, ma ormai le vacanze son finite. Sfava, eh? 
Senza ombra di incertezza è stata invece la fervida e infinitamente prolifica penna dell’immenso Isaac Asimov. Minimun Fax ha buttato sul mercato la terza raccolta di racconti gialli dedicati ai Vedovi Neri, un fantastico gruppo di gentiluomini americani che si riunisce una volta al mese, in compagnia dell’inimitabile cameriere Henry, per disquisire del più e del meno e -incidentalmente- risolvere i più inesplicabili enigmi proposti loro dall’ospite di turno.
Migliore della seconda raccolta, I banchetti dei vedovi neri è consigliato a tutti gli amanti del giallo "soft" (senza morti truculente per intenderci), dei rompicapo e delle storie scritte per il piacere di farlo.
Per Asimov, niente Ammaniti a strillare sulla copertina, ma bensì l’elegante commento di Corrado Augias sul risvolto: "Asimov sa come procurare i più grandi piaceri di cui la lettura sia capace".
Alan Moore non scrive solo fumetti-capolavoro che rivoluzionano il genere e influenzano centinaia di autori e opere per i decenni successivi, no. Ha scritto un libro di cui ho già parlato, ne sta scrivendo un altro proprio adesso, e ha scritto una mezza dozzina di opere teatrali. Serpenti & Scale è il libretto dell’opera omonima, illustrato da Eddie Campbell (già disegnatore del From Hell di Moore) e arricchito da una lunga ed esaustiva intervista di Campbell stesso a Moore.
Perchè è interessante? Tanto per cominciare è scritta da Moore, quindi troverete lettere e parole che fluiscono nell’aria, vi entrano in bocca e rilasciano odori e sapori, più che rimanere sulla carta stampata e basta come fanno quelle scritte da tanti altri. Poi è interessante vedere come Moore intende il teatro. Stiamo parlando di un autore che cambia stile e metodo di scrittura in base al mezzo per cui vuole scrivere. Nei fumetti Moore conta le parole per vignetta, aggiunge dettagli e particolari in quelle senza testo per rallentare la velocità a cui il lettore le leggerà, calcola i cambi di tavola per suscitare ansia e suspence quando c’è da voltare la pagina, o la simmetria visiva delle vignette per stimolare l’elaborazione subconscia di chi legge.
Per Moore il teatro è invece la perfetta commistione di vista, udito e olfatto, ed ecco quindi che scopriamo nell’intervista come si è impegnato per intrattenere ognuno di questi sensi. Ha fatto prima scrivere la musica, lavorando con i musicisti per ottenere determinati suoni e sensazioni. Poi ha rielaborato tutta la bozza dei testi affinchè fosse coordinata con la musica. Dove c’è un picco acuto di agitazione, Moore parla di un delitto; dove la musica cala e si fa più dolce, racconta una storia d’amore; quando scende su note più gravi e lente, Moore scrive di disillusione e depressione. Tutto questo viene accompagnato da suggestive immagini fornite dalla scenografia e dai costumi.
E ditemi se non vi è venuta voglia di andarvi a vedere uno spettacolo del genere.
Mi son tenuto per ultimo quello che mi ha sorpreso di più: La notte del drive-in, di Joe Lansdale, o "zio Lans", come lo chiamano i fan. Anche qui, indovinate chi ha scritto la postfazione? Ma sì, è lui! Niccolò! Stavolta però ci azzecca decisamente, descrivendo questo libro (che raccoglie i primi due libri della "notte del drive-in") come l’apice creativo di Lansdale, in particolare dicendo che "è scritto da un Lansdale bambino, creativo geniale e strafatto di acido".
E’ davvero difficile descrivere questi romanzi, ma spero vi basti conoscere gli ingredienti che contengono: un drive-in munito di 6 megaschermi capace di ospitare più di 3000 auto, che proietta quattro diversi film horror per tutta la notte; una cometa dal ghigno distorto che scende sul drive-in senza precipitare, torna in cielo facendo una parabola e si porta dietro tutte le stelle, circondando il drive-in di un’oscurità corrosiva; molte persone nude; pop-corn, sangue-corn*, vomit-corn, merendine, pastine, patatine e una quantità smisurata di bibite; parecchie morti truculente; cannibalismo; armi da fuoco; due persone che si fondono insieme per via di uno strano fulmine e si proclamano "Re del popcorn"; una finta religione; dinosauri; tette in primo piano; un tizio con una televisione al posto della testa che si crede un Messia; divinità annoiate; neonati deformi e molto altro. Come resistere?
Applicativi per l’intrattenimento ludico
Fiaccume sul fronte WII: mancanza di buoni titoli (con eccezioni come il nuovo Smash Brothers) ma soprattutto mancanza di voglia (mia). Più che per i giochi "normali" ho acceso spesso la wii per fare un po’ di esercizio fisico con la Wii Fit.
Rileggete pure le parole con calma. Sì, ho detto: esercizio fisico. Sì, quella roba che non faccio da quasi quattro anni, da quando ho smesso di andare a Kung Fu, e che ha causato l’aumento esponenziale della mia massa grassa, interpretata ottimamente dalla panza addominale a punta (in gergo: lardominali). La balance board è una specie di bilancia che oltre a pesarvi è capace anche di calcolarvi il baricentro. Tramite il software, Wii Fit appunto, potete cimentarvi in giochini di equilibrio che rinnovano ancora una volta il concetto di videogioco. Inoltre, sono presenti una ventina di esercizi Yoga e un’altra ventina di esercizi muscolari, più una dozzina di giochi di fitness come la corsa, lo step e la boxe ritmica.
La domanda da un milione di dollari: serve per perdere peso e mantenersi in forma? Di primo acchito, constatando la variabile $pesodiObi che sale o scende di circa un chilo tutti i giorni, a prescindere dalla Wii Fit, direi di no. La verità, al solito, sta in mezzo. Probabilmente, se si avesse la costanza di fare un’oretta, o meglio due, tutti i giorni, la Wii Fit potrebbe davvero fare qualcosa per la forma fisica e la linea. Il fatto è che se si ha la costanza di allenarsi davvero tutti i giorni, probabilmente si fa già qualcos’altro di ben più efficace: sport, palestra o anche senza soldi footing e esercizi autonomi in casa. Inoltre, se pensate, come me, che la parola "dieta" sia un vocabolo demoniaco e che non possa essere pronunciato senza rinunciare al Paradiso e alla propria anima, la Wii Fit da sola di certo non basterà.
E allora? Beh, è divertente "allenarsi" con la Wii Fit (fare jogging in camera mentre i Mii di Darth Vader e Peter Griffin vi superano e quelli dei vostri genitori fanno il tifo a bordo strada non ha prezzo), e senz’altro è meglio di niente… Quindi se siete delle amebe totalmente inattive come me potrebbe anche essere un’acquisto sano. 
Mi ha impegnato di più il fronte PC. Tenendo da parte Spore, che mi ha preso tanto da volergli dedicare un venturo post tutto suo, vi racconto dell’ondata di revival nostalgico da cui sono stato investito. Ho provato infatti Shadowgrounds. E’ uno shooter moderno con visuale a volo d’uccello che ricorda molto Gauntlet o gli Alien Breed per Amiga: molti alieni, molta azione, una storiella buttata lì per giustificare il resto. La grafica è piuttosto scarna, i modelli e le animazioni un po’ legnosi, ma il gameplay old fashioned style e il carrello della spesa per le armi (© Id software) lo rendono davvero divertente e irresistibile. Difetti maggiori: longevità (forse meno di una decina di ore, il gatto mi ha mangiato il cronometro e non ho controllato con precisione) e alcune lacune di performance nei momenti di grande calca o quando si utilizzano armi con troppi effetti grafici (leggasi lanciafiamme).
L’ondata revival è continuata con la riedizione di Bionic Commando, chiamata Bionic Commando Rearmed. Trattasi di un veeecchio platform per NES dove comandate un soldato che si attacca ai soffitti grazie ad un braccio meccanico retrattile. La nuova versione è completamente riscritta, ma mantiene intatto il feeling e il gameplay dell’originale. Sempre platform, 3D ma con impostazione 2D, sempre piuttosto difficile. Difficile, sì. Come facevano i giochi una volta. Se avete amato il gioco originale, questo davvero non può mancarvi. Mettete in conto però che non è un gioiello di programmazione, ed è quindi mooolto pesante e poco scalabile.
Per concludere in bellezza, Steam (la piattaforma di Digital Delivery di Valve) ha avuto la bella idea di tirare fuori l’X-Com Pack a 14,99$ (circa una decina di euri).
Per i profani o per chi è troppo gggiovane, UFO: Enemy Unknown, poi ribattezzato X-COM: Defense è una pietra miliare della Storia videoludica. Come la maggior parte dei capolavori che hanno rivoluzionato il mondo dei videogiochi, è di genere difficilmente classificabile: si parte con la gestione e l’amministrazione di una base: costruzione degli edifici e delle stanze, acquisto di armi ed equipaggiamento, assunzione scienziati, ingegneri e militari e così via. Una volta avvistato un UFO, se si riesce a intercettarlo con uno dei velivoli a disposizione, si scende in esplorazione con un drappello di uomini, prima di armarli di tutto punto come si preferisce. A questo punto il gioco diventa uno strategico a turni dove si deve uccidere e/o catturare gli alieni sopravvissuti allo schianto e in alcuni casi proteggere i civili, per poi tornare alla base a compiere ricerche per migliorare le tecnologie.
L’ambientazione cupa, le musiche d’atmosfera, il legame affettivo che si arriva a provare per i militari (che crescono e maturano esperienza insieme al giocatore), la soddisfazione nel riuscire a gestire un’intera base, la curiosità di scoprire un pezzo alla volta la cultura aliena, il gameplay unico tante volte scimmiottato ma mai eguagliato finora, a distanza di 15 anni, ne hanno decretato il successo nel tempo, tant’è che ho cliccato su "acquista" senza pensarci due volte. E’ incredibile come alcuni giochi semplicemente non perdano mai di carisma e giocabilità.
In realtà, è sufficiente comprare il primo e il secondo capitolo (X-Com: Terror from the deep), perchè i successivi capitoli del brand deviano decisamente dal gameplay originale con risultati mediocri, quando non pessimi. In ordine cronologico: c’è Apocalypse che è ambientato in una cittadina, ed è una specie di incrocio malfatto tra Sim City e i primi due X-Com, con una grafica davvero brutta, del periodo in cui si cercava di fare gli sprite simili a modelli 3D perchè non c’erano i sistemi per far girare a modo il 3D vero
; Interceptor che mischia invece il gestionale classico con i simulatori di volo spaziale, senza lode né infamia; infine Enforcer che addirittura è un gioco d’azione con visuale in terza persona.
Finito con la nostalgia, vi parlo adesso di American McGee e del suo Grimm. American McGee è stato (notare il tempo verbale) uno dei più bravi level designer per Doom (porta la sua firma la gran parte dei livelli che compongono Final Doom, ad esempio) e il primo Quake. E’ stato talmente apprezzato dai fan che il primo titolo a cui ha lavorato come Chief Game Designer (colui che idea, progetta e supervisiona -e in alcuni casi realizza- tutti gli aspetti di un videogioco) è uscito con il suo nome sopra, come fanno i produttori o registi più famosi. Sto parlando di American McGee’s Alice, ovvero la rivisitazione in chiave dark della mai abbastanza tributata novella di Lewis Carroll. Alice ebbe un successo strepitoso. Talmente strepitoso che permise a McGee di smettere di spremersi le meningi per mettere insieme qualche soldo per campare.
Infatti -siamo nel 2004- il nuovo progetto di McGee è Scrapland, giochetto mediocre bocciato da pubblico e critica. Ma McGee nonostante il nome (che dice di condividere con una sola altra persona al mondo) deve avere origini italiane, perchè una volta raggiunto il fondo, non si è fermato ma ha cominciato a scavare. Due anni dopo, reduce dalla cancellazione del suo progetto di rivisitazione del Mago di Oz (e peccato, perchè magari faceva in tempo a riprendersi), si trasferisce in Cina e tira fuori Bad Day L.A., una specie di esperimento satirico malriuscito sull’allarmismo americano. Se l’idea poteva essere buona, la realizzazione approssimativa e soprattutto il gameplay atroce lo stroncano dopo pochi minuti di gioco.
Passano altri due anni -siamo ai giorni nostri- e McGee annuncia la pubblicazione di un videogioco ad episodi (forma di pubblicazione recente diffusa grazie alle piattaforme di digital delivery, di cui fanno uso ad esempio anche Sam&Max e Half Life) tramite Gametap: American McGee’s Grimm (l’egocentrismo non gli è ancora venuto meno, evidentemente).
Grimm segue la solita "formula McGee" e si ripromette di rivedere il mondo delle favole in chiave oscura, sporca e malvagia. Il primo episodio "A boy learns what fear is", inizia con il racconto di una storiella piena di principi, principesse, buone intenzioni e cuoricini. Fa poi il suo ingresso Grimm, alias lo spirito malvagia delle favole, che commenta sarcasticamente la storia e si impegna a raccontarla secondo il suo punto di vista. Ci mettiamo finalmente alla guida di Grimm, e scopriamo come funziona il gioco. Trattasi di andare in giro per gli scenari della favola "pulita" e insozzarla con la nostra aura malefica. L’elemento interessante (e leggete bene, perchè è l’unico) del gioco è proprio questo: anche solo camminando, l’aura di Grimm fa mutare in tempo reale il paesaggio. I peschi fioriti diventano sinistri alberi cavi e spogli, dai campi di margherite spuntano tombe e mani scheletriche, gli uccellini mutano in pipistrelli, le altalene in forche e così via. Più si sporca l’area di gioco, più si acquisisce potenza, ingrandendo l’aura malefica e la capacità di convertire oggetti e creature più grandi e potenti.
Detto questo, abbiamo finito, perchè il gameplay è povero e stupido, non offre alcuna sfida né intrattenimento. La grafica è spoglia e supporta risoluzioni troppo basse e sgranellate. Nonostante queste premesse, assurdamente il gioco risulta anche non troppo fluido, addirittura osa scattare in alcuni punti.
Pollice verso quindi per American. Scusate se l’ho fatta molto lunga per parlare in due righe di un pessimo gioco, ma penso ne sia valsa la pena per farvi stare alla larga dalle prossime produzioni di McGee. O magari ci sorprenderà con il secondo episodio? 
Sequenze particolarmente lunghe di 24 immagini al secondo
Prison Break è davvero una bella serie. La prima stagione è una miscela ottimamente calibrata di suspence, intrigo politico e azione, con l’interessante figura del protagonista geniale che si è tatuato la planimetria completa della prigione e altre cosette utili sul corpo, allo scopo di evadere insieme al fratello che reputa innocente. La seconda stagione cala leggermente di mordente, un po’ perchè viene a mancare l’ambientazione della prigione propria del titolo, un po’ perchè si va a perdere dietro a cazzate sentimentali su personaggi secondari.
La terza, per fortuna, ha risalito decisamente la china ed arriva a eguagliare, se non superare, la prima stagione. Se non l’avete ancora fatto, il mio consiglio è di rimettervi in pari (le prime tre stagioni si trovano tranquillamente in italiano), in attesa della quarta.
Una serie che consiglio ancora più caldamente è Reaper. I genitori del protagonista gli hanno venduto l’anima prima che nascesse e, al compimento del suo diciottesimo anno di età, il povero Sam si ritrova obbligato a fare il cacciatore di anime scappate dall’inferno per conto di Satana in persona. Nonostante la sinossi horror, Reaper è in realtà realizzato con i crismi della commedia, e ulteriore testimonianza di questo è il nome di Kevin Smith come consulente di regia (oltre ad aver girato di persona l’episodio pilota). Reaper è un delizioso agglomerato di situazioni assurde e personaggi simpaticissimi (l’attore che interpreta Sock, il ciccione, è il degno erede di Jack Black). Che il diavolo vi porti se non vi mettete in pari! La serie è tuttora in programmazione su Sky (canale Fox 110) tutti i giovedì dalle 21.
Al cinema dopo The Dark Knight è passata davvero poca roba decente. E’ stata un’arida estate. Persino l’Erri Potter annuale è stato rimandato di un anno; probabilmente David Yates, già regista del quinto episodio, ha fatto un lavoro così schifoso che si è vergognato e ha pensato di rimettere le mani sul montato. Anche il film d’azione tamarrissimo con Statham e Jet Li si è rivelato una ciofeca, e io che ero andato a vederlo sperando di trovarmi davanti ad un nuovo Crank (che stanno dando in questi giorni su Sky, cercatelo!). 
Unica eccezione alla noia, il nuovo lavoro della Dreamworks Animation: Kung Fu Panda! A livello puramente narrativo, è una delizia. Ma io probabilmente sono di parte, perchè adoro i film di arti marziali. Trovo che siano capaci di raccontare storie uniche, dato che contengono l’azione delle scene di combattimento, ma a differenza dei film d’azione puri si possono permettere riflessioni più profonde grazie alla massiccia dose di spiritualità che ogni arte marziale racchiude. Storia molto semplice e (purtroppo) molto breve; tanto breve che ottimi spunti come i 5 cicloni (i cinque animali che rappresentano gli stili del Kung Fu, qui interpretati dagli stessi animali in carne ed ossa, vertebre e cartilagini) vanno obbligatoriamente a farsi benedire.
Rimane solamente l’ombra di una sottotrama per Tigre e un abbozzo di disegno dei personaggi per Mantide e Gru (della scimmia ricordo solo che nasconde i biscotti nella mensola più in alto della cucina, vedete voi. Come? Siamo a 4? Chi manca? Tra gli stili del Kung Fu c’è anche quello del serpente, nel film c’era un serpente?
).
A livello tecnico, la Dreamworks sta pian piano riuscendo a colmare il gap tecnico che secondo me aveva nei confronti della Pixar. Ottimi modelli, ottime animazioni, un bell’algoritmo per il pelame assortito, eccetera. Ottimo lavoro davvero.
Fosse durato 120 minuti invece di 90, sarebbe stato probabilmente un capolavoro. Peccato. Ratatouille rimane alla testa dei miei film d’animazione preferiti, seguito da Gli incredibili e poi da questo. Ma resterà al terzo posto quando uscirà Wall-E? Mah!
Eventualità (A)variate
Ultime righe per parlare (sì, di nuovo!) della mia "guida niubba per niubbi a Team Fortress 2". Oltre a segnalarvi la nuova versione aggiornata all’ultima patch fatta uscire da Valve, che ha aggiunto armi e caratteristiche alla classe Heavy, vi dico anche che non mi sono ravveduto e continuo ad esplorare i misteriosi meandri del guadagno internettiano a fatica zero.
Ho infatti realizzato una versione migliorata del .pdf della guida e l’ho pubblicata su Lulu. Potete quindi acquistarlo in versione digitale per meno di 3 euro. Quanto costa la versione cartacea stampata e spedita non ve lo dico nemmeno, che mi vergogno. E se qualcuno è tanto pazzo da ordinarne davvero una copia oltre me ("la curiosità uccise il gatto", che posso farci?), sappia che ci guadagno pure meno rispetto alla versione digitale, per cui preferisco che mi dimostri il suo gradimento e/o affetto comprando piuttosto il .pdf. 
La guida rimane e rimarrà comunque gratuita, almeno finchè continuerò a scriverla per piacere e passione del gioco.
Semmai, se volete farmi un favore senza spendere un centesimo e avete letto la guida e l’avete trovata piacevole o divertente, andate a scrivere due righe di commento, per invogliare all’acquisto (magari non cercate di non invogliarlo, l’acquisto, ecco…).
Eccovi tutti i link del caso, e arrivederci al prossimo COSEACASO, sempre che il buco nero che il Cern produrrà a novembre, quando farà funzionare l’LHC come si deve, non ci inghiottirà tutti, verso l’oblìo, o verso la Conoscenza…
La guida niubba per niubbi, versione 3.1
Note di versione
Acquistala in digitale su Lulu
(Sì, ovviamente scherzo riguardo al Cern e al buco nero. Sono tutte stronzate e mi meraviglio che ci sia davvero qualcuno che riesca a credere a una cosa del genere. Anzi: no, non mi meraviglio affatto. Dimentico sempre che siamo un popolo di scimmie maldestramente evolute. Facciamoci due risate sopra, va.
)
Pubblicato il: settembre 11th, 2008 under Cinema & TV, Coseacaso, Libri & Fumetti, Videogiochi.
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Coseacaso #1

Numero 1 di 14148
Inauguro oggi una nuova rubrica del blog, a cadenza prossimanale altrimenti mi mettono in galera o mi fanno una multa che potrò pagare solo scrivendo il capolavoro di fantascienza del XXI secolo (cosa su cui sto lavorando ma che al momento è un tantino in ritardo sulla tabella di marcia, per così dire).
Il nome della rubrica è Coseacaso, e la sua superflua utilità si realizza tutta nello scrivere a ruota libera su tutto quello che ho recentemente visto, letto, ascoltato, giocato, rubato, scopato. Ok, forse scopato no, tanto ci sarebbe comunque molto poco di cui parlare.
Infilerò in questa rubrica tutte le cose che o non sono degne di un post tutto loro, oppure di cui semplicemente mi fa fatica scrivere troppo. Ne parlerò in maniera del tutto informale ("coseacaso", vedete che tutto torna?), quindi gli articoli di questa rubrica avranno una loro categoria e non rientreranno in quelle delle recensioni, tuttalpiù in quelle generiche.
Questa rubrica l’ho pensata talmente a caso che questa introduzione potrebbe addirittura non.
L’abbonamento a un quarto di numero costa novantasette miliardi di paperdollari.
Cinematografo e scatola delle immagini in movimento
Sono andato a vedere Hulk (da solo in una sala semivuota per via degli europei, che goduria).
Bellissima regia e montaggio (Louis Leterrier è quello di Danny the Dog, di cui ho scritto qui), bravi gli attori, persino la Tyler nonostante debba tenere una sola espressione (preoccupata), bello bello bello.
Poi le citazioni, il telefilm di Hulk in televisione all’inizio, Ferrigno (colui che faceva Hulk nel vecchio telefilm) ghiotto di pizza
, Stan Lee, Tony Stark, ma poi anche lo SHIELD nelle email e nelle lettere e di sicuro tanta altra roba che io manco conosco.
Un’immersione totale nella continuity Marvel, troppo bello.
Mi è invece toccato scaricare CJ7, ultimo parto del grande, grandissimo, immenso Stephen Chow. Ve ne avevo parlato a novembre, e forse è presto per dirlo, ma non credo lo vedremo mai in italia (la minuscola è voluta). CJ7 è una commedia dei buoni sentimenti in chiave fantascientifica. Me lo sono visto da solo in casa e, maledizione, ha fatto leva sulla mia innata malinconia e mi ha intristito veramente tanto. Però è bello, bello e divertente, e forse voi persone normali ve lo potrete godere senza menate psicologiche. Anzi, potrebbe addirittura non piacervi.
Se avete voglia di scaricare altra roba, vi consiglio inoltre gli episodi pilota di Fringe e Being Human.
Il primo altro non è che l’ultima fatica televisiva di J.J. Abrams, uno dei padri ideatori di Lost. Visione quindi praticamente obbligata per tutti i fan del telefilm dei sopravvissuti del volo Oceanic 815. Trattasi di un’amalgama ben riuscita di X-Files e Ai confini della realtà, quindi scienza, parascienza, occulto, paranormale, azione et caetera et caetera. Mi è piaciuto molto (la realizzazione tecnica è impeccabile, così come in Lost), ma sinceramente non mi ha esaltato come fece Lost a suo tempo. L’impressione leggendo i pareri scritti da altri è che sia un po’ sopravvalutato solo perchè l’ha inventato Abrams. Ricordiamoci però che è un pilot (e che pilot!) e che la serie comincerà a settembre, quindi c’è tempo per giudicare.
Il secondo, Being Human, è invece prodotto dalla BBC (tv di stato britannica… Prego confrontare con i prodotti RAI
) e parla di un vampiro e di un licantropo che, affittando un appartamento, fanno conoscenza con una fantasma. Format molto all’inglese (ritmi blandi, freddure…), che deve decisamente maturare per attirare davvero l’attenzione del pubblico sci-fi. Origine del licantropo presa pari pari dal capolavoro di Landis ("Un lupo mannaro americano a Londra"), vampiro piuttosto stereotipato, fantasma piuttosto brutto (diventa addirittura visibile ai mortali.
S ).
Robe da nerd
Su Wii, la miglior console mai creata, è uscito di recente un servizio chiamato WiiWare. Trattasi di un canale da cui è possibile acquistare per pochi danari, e scaricare direttamente sulla console, dei giochi realizzati da case indipendenti.
Tra gli indipendenti, in tutti i campi, si trovano spesso dei veri e propri capolavori. E’ il caso di Lost Winds, un platform bellissimo tanto visivamente quanto a giocabilità. L’idea alla base del titolo è che mentre con il control stick del nunchuk si fa muovere il protagonista, con il remote si controlla il vento. Tracciando disegni nello schermo, quindi, si forma il percorso aereo che poi il protagonista seguirà, volando. Ecco un video di esempio e la recensione su Wiitalia. Costa 10 euri, compratelo.
Se vi avanzano altri 10 euro, comprate anche Final Fantasy: My life as the king. Trattasi di un prodotto della Square Enix declassato a WiiWare per motivi che non ricordo e mi fa fatica ricercare (rubrica caotica, ricordate?). Sinceramente, sulle prime pensavo di aver buttato via 10 euro, poi, a forza di giocare, andando avanti nel gioco, mi sono appassionato ed è diventato una specie di droga. In effetti, forse fareste meglio a non comprarlo.
Procuratevi invece assolutamente Okami, porting per wii del capolavoro per PS2. Se amate anche lontanamente la cultura e la tradizione giapponese, questo è il gioco per voi, senza altro da aggiungere. Peccato solo per il controllo del pennello, che su Wii poteva essere ottimizzato meglio, e a volte invece fa le bizze.
Vi aspetto inoltre sempre su Team Fortress 2, vero capolavoro del gioco online, per il quale è da poco uscita una patch che aggiunge nuove funzionalità alla classe chiamata Pyro. Trovate la mia guida al gioco sul sito del mio clan, The Wee Free Men.
Strumenti di test per l’acustica
Il nuovo disco degli Elio e le storie tese, Studentessi, è un capolavoro. Uscito qualche mese fa in edicola (ma ora dovreste trovarlo nei negozi, credo), è sì l’ennesimo mix dei generi più disparati, ma surclassa di numerose spanne Cicciput, il disco precedente, che avevo trovato un po’ fiacco. Torna l’ossessione per la musica suonata al contrario (uno dei pezzi, "Ignudi tra i nudisti", ultimo singolo di cui è uscito anche il video, ha la melodia costruita su quella che si ottiene ascoltando al contrario Suspicious Minds di Elvis Presley. Davvero! In alcuni momenti concidono persino i suoni delle parole sostituite!) e torna la passione per scrivere musica che parla di musica, come il capolavoro in quattro atti "Suicidio a sorpresa".
Gli Elii si confermano quindi quello che già chi capisce qualcosina di musica sapeva da anni: il miglior gruppo italiano, senza paragoni.
Parallelepipedi di carta
Mi ha un po’ deluso "Le intermittenze della morte", del nobel José Saramago. Temo purtroppo di aver cominciato l’esplorazione di suddetto scrittore dal suo capolavoro massimo, ovvero Cecità. Al confronto, Le intermittenze sembra decisamente sottotono, meno ricco di idee, meno ritmato, parecchio annacquato. Ci sono dei tempi morti non indifferenti, con divagazioni un po’ troppo fuori luogo e intere pagine che ho trovato piuttosto noiose.
La scrittura però ha la stessa, altissima qualità, per cui non mi fermerò e leggerò prossimamente "L’uomo duplicato" oppure "Saggio sulla lucidità" (l’ideale seguito di Cecità).
Bellerrimo anche "I re di sabbia", seconda parte di "George R.R. Martin: a RRetrospective", volumone che raccoglie tutti i racconti scritti dal buon Martin prima che diventasse il Re della moderna fantasy scrivendo le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. In italia (la minuscola è voluta) Martin è purtroppo pubblicato da Mondadori, che per confermare l’ennesima volta che non pubblica libri per motivi culturali ma per fare soldi, ha spezzato il librone in più parti. La prima si chiama "Le torri di cenere", la seconda è questo "I re di sabbia".
Per quanto mi riguarda, ho trovato i racconti di questa seconda parte più interessanti della prima. Martin dipinge un universo di fantascienza cupo e insidioso, piuttosto lontano da quello Asimoviano e invece più simile a quello di Dan Simmons ("Hyperion"). Davvero un peccato che non vi abbia scritto qualche romanzo. Semplicemente meraviglioso e indimenticabile il racconto che dà il titolo alla raccolta.
Varie ed eventuali
Non perdetevi le avventure di Italian Spiderman, cortometraggi degli australiani ALRUGO che con genio e sregolatezza parodizzano (ma forse non è il termine giusto, diciamo che li replicano perfettamente
) i film italiani di azione anni ’60.
Guardatevi l’ultima puntata di Passaparola, di Marco Travaglio (che potete seguire in diretta ogni lunedì alle 14 anche su questo blog, nella pagina delle iniziative). Dalla seconda metà in poi è semplicemente avvilente. Dio in che paese ci siamo ritrovati a vivere.
Pubblicato il: giugno 24th, 2008 under Cinema & TV, Coseacaso, Libri & Fumetti, Musica, Videogiochi.
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