Disperazione
Tempo di lettura 2:05 minuti circa.Letto 785 volte
Il suo respiro umido fendette l’aria. Il vapore acqueo non era abbastanza caldo, e laddove era la sua esalazione si formò una nuvoletta.
L’alito era denso di lacrime e muco, nella gola una strozza perenne, come un singhiozzo infinito.
Era così da un pezzo, ormai.
La roulette smise di girare. "Al momento sbagliato." pensò, ma subito si corresse, meditando sul chi o che cosa potesse mai decidere cosa è giusto e cosa sbagliato.
"Perde tutto, signore."
Tutto. Parola affascinante, talmente ambigua da isolarti dal mondo al solo pensare al suo significato.
"Lo so" disse. Lo sapeva davvero, non era una frase di circostanza.
"Mi spiace signore." "Fa niente… E’ il destino." il suo sguardo era già vago e il suo pensiero altrove.
Uscendo una luce l’abbagliò. La maledì.
Urtò una persona. La maledì.
Montò in macchina. La maledì, picchiando sul volante con mani e fronte, suonando involontariamente il clacson.
Maledì le persone ora voltate verso di lui, e poi maledì lei.
Lei.
C’era una sola persona per lui che rappresentasse il significante di "lei".
La maledì ancora e cominciò a piangere in silenzio, pacatamente.
Le lacrime uscirono dai suoi occhi come se fossero semplicemente troppe per essere contenute all’interno.
Avviò il motore e sgommò.
La prima curva fu semplice, una larga rotonda, niente di che.
Fu al primo rettilineo che cominciò a rendersi conto di ciò che stava facendo.
"Sono qua, non mi vedi?! Dovresti conoscermi bene, brutto figlio di puttana!"
120 Km/h
"Mi farai schiantare contro un muro? O sbanderò alla prossima curva?"
Fece la curva sul margine franabile. Sassolini e pezzi di catrame rotolarono nel dirupo.
"Naaah, non è la mia vita che vuoi, vero? Io sono il tuo divertimento, la tua comica vivente! Ma stanotte non ti farò ridere!"
Un gatto sfruttò i suoi riflessi per salvarsi dalla macchina assassina in corsa.
"Ah ah ah! Vuoi che uccida altre vite? Le vuoi sulla mia coscienza? Non hai che da mettermele davanti, io non mi fermerò!"
140 Km/h
"Allora?! Sto aspettando! Sto parlando con te, hai capito?!"
Era l’avatar della disperazione, la manifestazione terrena dell’odio.
150 Km/h
Alla curva la macchina sbandò e perse un cerchione.
Lui lasciò pedali e volante.
Dopo una lunga sgommata, la macchina si fermò e il motore si spense.
"Non può essere…" la cintura di sicurezza era smessa, ma lui stava bene. Non aveva ricevuto urti.
Stavolta a fendere l’aria fu il fumo del motore.
"Io non voglio… Non ti voglio… Non così…" il pianto ora era marcato e definito.
Nel buio della notte, solo alcuni grilli cantavano.
Non successe nulla.
26.09.2003
Postilla.
Un uomo guardava il cielo.
La sua disperazione era tanto grande
Che il suo cuore non la potè sopportare,
E l’uomo morì.
Questo racconto ti è piaciuto? Compralo (al prezzo che vuoi)!


Scrivi un commento