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La nuova morte

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Capitolo 1. Uccisione.

“Suona” pensò Michael Tym alle sette e quarantacinque di un orribile lunedì.
La notte precedente aveva messo l’ora legale. Brutta cosa perdere un’ora di sonno di lunedì.
D’altronde non avrebbe mai potuto andare a letto un’ora prima: la sua vita sociale lo stava ancora reclamando l’ultima volta che aveva guardato l’orologio, all’una di notte.
Ma se esiste una cosa più brutta di perdere un’ora di sonno di lunedì, forse quella è il suono della sveglia mentre stai ancora sognando.
Michael stava facendo un sogno molto nitido e profondo; correva senza sosta e a perdifiato in un ampia valle verde, con un cielo azzurrissimo e tante nuvole bianche e perfette, mentre il sole era quasi all’orizzonte. D’improvviso il sole era calato e una fredda notte senza stelle aveva sostituito senza preavviso il paesaggio da quadro in cui stava correndo mezzo secondo prima. E proprio mentre cominciava ad intravedere, in lontananza, una figura incappucciata che sembrava venirgli incontro, un grosso corvo -almeno credeva di ricordare che fosse un corvo- gli aveva sfiorato la testa gracchiando, con una voce stranamente metallica e artificiosa, molto simile a quella della sua sveglia. La sveglia. Maledetta sveglia.
“Per colpa tua devo andare a lavoro!”
Ma non capiva ancora bene quello che diceva. Michael pensò che essere strappati da una fase r.e.m. dal bieco rumore di una sveglia con molta probabilità è un’esperienza simile ad un’overdose, o ad un’ubriacatura con un mix quasi letale di alcolici. Ma non lo pensava con cognizione di causa, dato che non aveva mai provato nessuna di queste esperienze.
Si, sicuramente doversi alzare il lunedì mattina dopo l’ora legale per andare a lavoro mentre si sta ancora sognando è una delle cose più brutte che possano succedere ad una persona comune.

“urgh!”
Non c’era che dire: alzarsi dal letto, in quel momento, sembrava a Michael un’impresa degna di un qualche riconoscimento importante, sicuramente a livello mondiale. Aveva molto freddo, e quando si ricordò che questo era dovuto al fatto che non aveva acceso il riscaldamento la sera precedente non la prese molto bene. Le piccole rughe sulla fronte che gli si formavano quando si corrucciava iniziavano già a marcarsi definitivamente sulla sua giovane cute, così come gli angoli della bocca, troppo abituati ad incurvarsi verso il basso.
L’acqua era fredda, e i vestiti ghiacciati. Non aveva voglia di farsi il caffelatte, però il latte da solo era freddo e non aveva voglia di usare il microonde per riscaldarlo. Gli aveva giocato troppi scherzi quel microonde. Ok, per quanto l’aveva pagato si poteva dire che facesse il suo onesto lavoro, ma forse sarebbe stato il caso di spendere un pò di più, per una volta. Michael non era tirchio. Almeno, non era tirchio riguardo le cose che gli interessavano. Considerava il nutrirsi una cosa inevitabile, che andava fatta per forza, e che rubava tempo alle cose che uno ha veramente voglia di fare. per questo odiava il nutrirsi e, ovviamente, tutto quello che è legato ad esso, come un forno a microonde, ad esempio. Per questo quando era “costretto” a comprare qualcosa per la cucina, lo faceva controvoglia e finiva per risparmiare comprando dei completi rottami. Fatto sta che quel microonde gli aveva già bruciato diverse cene e una volta quasi stava per dare fuoco alla casa, quindi non gli rimaneva molto simpatico, e optò per un succo di frutta e pane e marmellata.
“Uh… Ho preso quelle pratiche? Si, sono in macchina.”
Prese le fredde chiavi di casa e quelle della macchina e uscì nel freddo pianerottolo. Ma questo era niente rispetto al mordente gelo che lo aspettava fuori. La sua piccola auto scassata lo guardava con uno sguardo di dolore da sotto lo strato di fredda brina che la ricopriva. Quando inserì la chiave nella serratura Michael fu quasi convinto che anche lei avesse avuto un brivido di freddo.
Le mani tremanti nei guanti, accese il motore e tolse il freno a mano. Testò l’aria condizionata per vedere se… Già! Non aveva l’aria condizionata.
I denti gli battevano, così li strinse, così forte da pensare che gli sarebbe venuta un’emicrania, e partì.
Almeno, le pratiche erano effettivamente sul sedile del passeggero, e non avrebbe dovuto affrontare nuovamente il freddo esterno per tornare in casa a cercarle.
Il viaggio fu freddo e noioso finchè i suoi occhi semicoperti dalle palpebre ancora mezze addormentate non dovettero obbligatoriamente spalancarsi.

STUMP! cr-crrr!
Frenò.
Un’orribile nuvoletta di lunghe penne nere stava volteggiando intorno al lato destro del suo cofano. Inchiodò, e non si curò della lunga suonata di clacson dell’auto che aveva dietro, obbligata a inchiodare a sua volta. Invece, sfilò la cintura di sicurezza e uscì dalla macchina intimorito, con la mano guantata sulla bocca, a vedere cosa aveva fatto. La sua coscienza gli impose di fare il giro largo, forse per temporeggiare e raccogliere la forza mentale sufficiente a dominare la situazione, o forse per semplicissima e cinica suspance.
“Oh, no…” eh si…
“Oh, no, no…” e invece si.
Ma come si fa a mettere sotto un corvo?
“Ma come si fa a mettere sotto un corvo?! Stupido corvo, non potevi volare come fanno tutti gli uccelli di questo schifo di mondo?!” Sicuramente la giornata non era iniziata nel migliore dei modi.
“Che è successo? Ha bisogno di aiuto?” Un tizio grasso, forse un automobilista, si era fermato per dare una mano. O forse per soddisfare la sua curiosità.
“No, io… Il corvo…” e si grattava la testa, e poi si portava le mani alla bocca, e poi nei capelli, e poi si grattava la gamba, ma non gli prudeva così si portava le mani alla bocca.
“Oh… Caspita, ma come si fa ad investire un corvo?! Ah ah ah!” rise “Via non ne faccia un dramma, era solo un uccello!” aggiunse, visto il comportamento nervoso di Michael, e soprattutto le sue lacrime silenziose.
Lacrime silenziose? Ma stava piangendo?! Perchè?! Michael nemmeno si era accorto di stare piangendo. Non riusciva a spiegarselo, non ce n’era motivo… Almeno, non secondo il modo in cui era sempre vissuto! Non era certo un animalista, o un altro maniaco delle difese degli animali… In fondo di corvi ce ne sono tanti, e gli uccelli si mangiano cotti in forno… Perchè diavolo stava piangendo davanti il corpo esanime di quell’animale?!
“Si, ma… Un uccello. Ha ragione. Beh, grazie dell’interessamento!”. Si voltò senza guardarlo e rientrò in macchina.
“Prego…” disse il tizio grasso, con tono vaporoso, e pensando che sembrava proprio un pazzo, quello lì.
Michael per poco non ebbe un conato di vomito quando, ripartendo, schiacciò il corpo del corvo, le cui ossa emisero un rumore piuttosto grottesco e raccapricciante.
Ed era pure in ritardo.

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