Leva 1983
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"Ci fu una grande battaglia di idee
ed alla fine non ci furono né vincitori,
né vinti,
né idee"
Stefano Benni, Elianto
PRIMO GIORNO
Ogni anno lo Stato reclama a sé i propri figli maggiorenni, ogni anno studenti, lavoratori, disoccupati, buoni, belli, brutti e cattivi si svegliano di buon ora e si recano alla propria caserma di appartenenza per partecipare, nel bene o nel male, a due dei giorni che ricorderanno come i più brutti, o noiosi o, solo in alcuni casi, come i più belli della loro vita.
Considerandola comunque un’esperienza, ho voluto trascrivere le mie impressioni su quei due giorni, sperando che possa servire a qualcosa raccontarlo a qualcuno, o semplicemente per rileggere il mio passato in futuro.
Studente, rimandai la visita nel 2001 per motivi di studio. Era l’anno di leva 1982. Sapevo già di essere riformato (sono diabetico), ma comunque la rimandai. Una volta diplomato, entrato a lavoro come tecnico informatico già a maggio 2001, smisi di rimandare l’impegno e aspettai la cartolina. Il precetto infettò la mia casella postale verso gennaio. Il ventisette febbraio dovevo trovarmi prima delle 8:00 alla caserma Morandi, dietro la stazione centrale di Firenze.
Ventisette febbraio 2002. La sveglia interrompe la mia movimentata fase R.E.M. alle 6:15. Bestemmie di rito, lavaggio faccia mentre la mia mente continua a dormire, frugale colazione ad occhi chiusi, vestizione e alle 6:35 suona il campanello. Tale Tortelli, amico datato diplomato in tintoria, lavoratore nonché valutando militare è giunto per scarrozzarmi alla Stazione Centrale di Prato, ove alle 6:57 arriva il nostro treno per Firenze S.M.N. Un gruppo di ragazzi, tra cui due ex-compagni di Lorenzo, erano in attesa del treno. Ci uniamo alla compagnia e tosti prendiamo il magicamente puntuale treno.
In caserma c’è già qualcuno, gli altri arrivano nel giro di qualche minuto. I selezionandi del primo giorno ammontano a circa 60 anime, tra quelli del secondo giorno alcuni amici di Tortelli e un paio di miei ci passano qualche notizia spoiler… Il Secondo Giorno è poco meno di una tortura. Arrivi, aspetti ore, fai colloquio con psicologa, attendi ore, fai visita medica, il dottore ti spoglia-tastatesticoli-penetraanocondito-misura-controlla-commenta. Viva. Fatto questo, con poche variazioni a seconda del dottore e della salute dell’esaminando, si riattende ore sulle fredde panchine metalliche che il Generale ci chiami e ci dica se siano Idonei, Riformati, Rivedibili. I metodi per ingannare l’attesa sono ben pochi. Recarsi allo spaccio con macchinette che distribuiscono caffè annacquato e pastine cicciabrufoli, masturbarsi nei cessi puzzolenti, o nelle ipotesi migliori fare amicizia, chiacchierare e leggere la rivista gratuita che distribuiscono alla stazione. Si parla anche del cibo della mensa come una brodaglia informe e insapore, viene citato il riso del giorno precedente, scotte palline grigie galleggianti su un liquido non meglio identificato. Le sottili speranze che tenevano saldi i nostri nervi passano davanti i nostri occhi e volano verso il cielo, libere.
Veniamo bruscamente sospinti in un’aula dove dovremo rispondere all’appello e consegnare i precetti (la famosa "cartolina"). Un avviso a chi arriva in ritardo: mai entrare in una stanza dove siano presenti militari o carabinieri senza dargli gentilmente il buongiorno. In caserma è richiesta buona educazione, ma solo gerarchicamente verso l’alto. Il generale può permettersi di mandarvi a cacare mentre si tasta le palle e mastica chewing gum con le brache calate, ma voi provate a non dare un buongiorno e vi buscherete una sonora predica. Non sono graditi neanche gomme masticate vistosamente e cappellini.
Dopo l’appello veniamo divisi in gruppi. I gruppi nuovamente suddivisi si alterneranno per il test e le varie registrazioni e le prime visite mediche. Io sono inserito nel gruppo 3, Tortelli nel gruppo 2, entrambi andiamo a fare i test.
Arriva un graduato occhialuto, che cerca di risultare contemporaneamente temibile e simpatico. A me non dà nessuna delle due impressioni, ma forse solo perché so già il mio verdetto, inappellabile grazie al mio decennale diabete di primo tipo, e forse anche perché non ho mai avuto rispetto per i militari e tutto ciò che li riguarda. Ci viene "somministrata" (ha usato proprio queste parole, l’occhialuto) una prima raccolta di fogliacci, da riempire con dati anagrafici e personali: studi frequentati, eventuale occupazione, hobbies e sport. Ogni domanda è spiegata minuziosamente dall’impaziente graduato quattrocchi, che non dispensa i vari "scemo", "lento", "ritardato" a coloro che non riescono a riempire gli spazi tratteggiati nel tempo che lui ritiene limite.
Dopo tutti i "cazzi", "merda", "puttana" che fioriscono dalla bocca del quattrocchi ci viene dato un test "facoltativo", ad uso statistico. Il graduato specifica che essendo facoltativo si può non prenderlo, questo mentre lo consegna a tutti. Le domande sono tre: radio, televisione regionale e quotidiano preferito. Il questionarietto è anonimo e lo compilo tranquillamente. Il quattrocchi con i gradi passa a ritirarli e improvvisamente si blocca con uno di questi test in mano. Guarda il test, e guarda il ragazzo che l’ha compilato. Chiameremo questo ragazzo "Wallace".
"Che mi prendi per fesso?" urla con il suo accento meridionale. Da notare che la caserma di Firenze è occupata da soli meridionali, che amano parlare in dialetto stretto per non farsi capire da voi.
"Perché?" reclama impacciato il ragazzo; "Potevi anche non prenderlo se dovevi riempirlo così a stronzo!" dice il graduato lanciando sulla faccia del ragazzo il foglietto.
"Ma scusi, non ha detto che era facoltativo? Io non ho preferenze…"
"Ma scusi, non ha detto che era facoltativo? Io non ho preferenze" ripete con vocetta ironica il graduato e continua: "Ma guarda se devo venire a lavorare per questi deficientelli che mi prendono per fesso. Pensi che venga per farmi prendere per fesso da te?" Dopo i cinque minuti di sbraiti del quattrocchi e dei silenzi meravigliati del ragazzo e di tutti noi altri, ci viene "somministrato" il test psico-attitudinale.
Un raccoglitore di cartone plastificato, firmato da tutti gli esaminandi del passato, a cui io aggiungo le mie iniziali, ospita le trecentoeuno domande che odierete più delle crocette che dovrete porre sulla terza prova dell’esame di maturità. Velocemente la psicologa legge ad alta voce le istruzioni, aiuta a compilare la data (detto così sembra una stupidata, invece c’è da perdere il senno a compilarla!) e spiega che le risposte vanno annerite velocemente, senza pensarci troppo. L’affascinante composizione del test è disarmante. Mentre molte delle domande sono ripetute decine di volte con la sola differenza di un articolo o di un sostantivo, gli argomenti chiave che le psicologhe useranno per dichiarare o meno la vostra pazzia sono vomito, sonno, e depressione (collegata con i rapporti sociali e il suicidio). Le risposte da dare per risultare sano di mente (o il contrario, a seconda di cosa si voglia fare) sono talmente evidenti da risultare offensive, ma d’altronde penso ad un mio amico che alle 10:30, ora massima per la compilazione del test, si trovava ancora a metà test, quindi non voglio offendere nessuno dicendo altro. Insomma ragazzi, se volete essere riformati per motivi psicologici iniziate ad annerire le caselline "spesso" o "sempre" in corrispondenza delle domande "pensi a buttarti sotto un treno quando ti trovi alla stazione?", "mentre sei in una stanza con molte persone senti di stare per vomitare?", "la notte ti svegli improvvisamente e non riesci più ad addormentarti?". Attenzione però alle vostre doti di attori: al colloquio con la psicologa dovrete essere coerenti con ciò che avete scritto e convincenti. Non è facile fregare una psicologa e potreste nella peggiore delle ipotesi trovarvi con le mani incatenate in una fredda cella.
Dal test passiamo alla sala registrazioni. L’indice e il pollice destro vi sarà intriso di tampone e proverete la nuova esperienza (a parte chi è già stato schedato dalla polizia) di porre le impronte digitali su un archivio ufficiale. Impossibile rimuovere il tampone con l’acqua e sapone fornita. Ve lo terrete per tutta la settimana seguente. Attendete decine di minuti e sarete chiamati per confermare che siete voi, che fate questo nella vita, e che potete andare ad aspettare fuori. Sono circa le 11:30.
E’ ora di tirare fuori dallo zainetto il giornale che avete comprato alla stazione, o di stringere nuove amicizie con la carne da macello vicino a voi.
Scarlini è un ex-compagno di classe di Tortelli. Dagli occhi traspare intelligenza e rapidità di pensiero. Mi risulta subito simpatico, è un tipo pacato e parla con una voce regolare e calda. Si sente piuttosto tranquillo perché è fortemente asmatico.
Di tutti gli altri amici incontrati il primo giorno ho stretto amicizia solo con un tizio piuttosto alto e magro, con due grandi incisivi, appassionato di computer, asmatico, chiamato Targetti, e tale Vìscito, compagno di classe di Targetti, con la passione della chitarra, anche lui molto calmo e con un sorriso radiante. Entrambi diplomati al tecnico, lavoratori.
Colgo l’occasione della chiaccherata raccontando un fatto che non ricordo chi mi disse, ma che fu toccante. Un tizio, parlando con la psicologa, scoprì di essere stato riformato perché troppo timido. Finito il colloquio è uscito nella stanza di attesa, piena di altri ragazzi sconosciuti e si è messo ad urlare: "Mi hanno riformato perché sono troppo timido! Evvai! Alè!" e se ne è andato con la sua presunta timidezza.
Parla ora e parla dopo, arriva 12:00 e chiamano finalmente il mio gruppo, il gruppo di Tortelli era già stato chiamato in precedenza. Con me nel terzo gruppo vengono Vìscito e Scarlini.
Grigio edificio numero uno, alla destra dell’entrata della caserma, primo piano, quarta stanza a sinistra. Esame della vista. Mai in dieci anni di controlli diabetici di tutti i tipi, in tutti gli ospedali, avevo visto un esame della vista così. Della durata media di 15 secondi, consisteva solo nell’appoggiare la fronte ad una macchina e guardare una crocetta che veniva messa a fuoco e sfuocata di continuo. Immagino che fosse per vedere la reazione della pupilla alla contrazione e alla dilatazione. Bah.
Attesa di dieci minuti in una stanzina con un calendario porno appeso alla parete e veniamo chiamati per l’esame dell’urine. E qui è bello. Lo stanzino odorante di piscio (come potrebbe essere altrimenti, d’altronde) ospita sette cessi a muro. Veniamo forniti di bicchierino di plastica e indicatore (una barrettina di plastica con tanti reagenti che cambiano colore a seconda delle sostanze contenute nelle vostre urine. Io diabetico le conosco bene, servono anche per controllare la glicosuria…) e ci apprestiamo a svolgere l’esame.
Mentre i militarozzi ragionano in napoletano stretto e ogni tanto ci guardano e ridono di un qualche commento, i verdetti dell’esame saltano fuori da un macchinario. Ci fanno uscire tutti tranne uno. Io, convinto che fosse il mio esame quello sballato, per via della glicosuria, dico al napoletano che forse è il mio esame ad essere sbagliato e che dovrei forse rifarlo io. Vengo smentito e fatto uscire. Solo dopo verrò a conoscenza del fatto che chi usa frequentemente marijuana è presto individuato all’esame delle urine. Non potendo riformare e arrestare il 90% dei giovani che arrivano a quell’esame, i militarozzi vi chiederanno 10 euro per "rifare l’esame". Fumate quanto vi pare, gente, ma ricordatevi di portarvi dietro 10 euro quando andate alla visita.
Ci mandano a fare gli ultimi esami. In mutande e calzini aspettiamo che ci chiamino per misurarci la pressione e farci l’elettrocardiogramma. Un tipo alto e con i capelli neri (lo chiameremo Cuorfermo) litiga con il dottore. Il laureato ritiene che la sua grave tachicardia confermata da ogni dottore civile e persistente da 9 anni non sia abbastanza grave. Ci vestiamo e scendiamo le scale.
Usciti dal grigio edificio ci spediscono a fare l’esame ai raggi X al torace, facoltativo. Ci fanno rimanere a torso nudo ad attendere in fila indiana il nostro turno. Un simpatico cartello "attenzione radiazioni" lampeggia ad intermittenza. Ci chiedono di togliere ogni tipo di collanina. Cuorfermo ne è pieno. "Scusi, queste non posso toglierle, ma ho già fatto altri esami ai raggi X, non dovrebbero dare noia perché non sono di metallo…"
"Ma che cazzo me ne frega a me, toglitele subito" è la risposta del tecnico dei raggi x.
"No, guardi veramente, non posso toglierle, sono annodate strette, ma le dico che ho già fatto…"
"Senti, o te le togli o non fa l’esame, m’importa una sega a me se l’hai fatto da altre parti!"
"…Ma…"
"Oh, ma vai a farlo lì allora, l’esame enonrompereicoglioniamemaguardastostronzo!".
Cuorfermo si riveste ed esce.
Il ritmo della voce del tecnico scandisce i tempi dell’esame: "Appoggia la fronte e il mento… Appoggia anche le spalle… Fai un bel respiro… Trattieni il fiato un attimo… Vai puoi andare." Dieci minuti e usciamo.
Arrivano le 12:30 e un carabiniere gentile (stranamente…) ci fa strada verso la mensa. Curioso di sapere se è veramente così schifoso come dicono, mi butto con un vassoi verso il self service e mi carico di penne al ragù, una carne scura, verdure lesse, insalata, pane e acqua. Sarà stata la fame (d’altronde non mangiavo dalle 6:15…) ma tutta quella roba è sparita nel mio stomaco nel giro di 10 minuti. Ricordo pasti peggiori. Così la pensava anche il Tortelli, evidentemente (quando ero a metà penne lui stava iniziando a inghiottire la carne), ma gli altri hanno praticamente digiunato. Evidentemente nessuno di loro era mai stato in un college inglese.
Attendi attendi, alle 13:30 veniamo convocati nell’aula del test mattutino e arriva un graduato pelato che annuncia di parlare per un’ora. Ci informa del procedimento del secondo giorno, delle normative in vigore e delle opzioni di scelta per chi verrà classificato idoneo, rivedibile o riformato. Il primo può scegliere di partire militare o in aereonautica (10 mesi e 180.000£ al mese); scegliere un’arma tra carabinieri, polizia (12 mesi e 1.100.000£ al mese) o vigili del fuoco (12 mesi e 180.000£ al mese); fare il volontario in ferma annuale (12 mesi ma 800.000£ al mese) o in ferma breve (3 anni e 1.300.000 al mese, consigliato a chi prevede di fare carriera militare). Questo oltre alle solite ed acclamate opzioni di obiettore di coscienza e servizi sociali (musei, biblioteche, centri scientifici…). Un riveduto è invece uno che ha disturbi o difetti che potrebbero cessare l’anno seguente. L’anno successivo alla visita il riveduto si vedrà costretto a ripetere tutta la tiritera. Intanto questo graverà per un altro anno sul fatto che possa o meno trovare lavoro. Molti sono felici, ma la maggior parte preferirebbe essere idoneo che rivedibile. Il riformato va a casa e la cosa peggiore che gli possa capitare è che nell’ambito dei due anni successivi la caserma di Bologna lo richiami insieme ad altri 2999 riformati per controllare se è stato riformato per un buon motivo.
Tutti a casa. Tortelli vuole passare dal negozio di musica per comprare 1984 dei Van Halen e perdiamo il treno delle 14:40 per un soffio. Aspettiamo quello delle 15:07 e siamo a casa alle 16:00. Mi butto sul "Signore degli Anelli" e non ci penso più.
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