Dodgem Logic, la fanzine di Alan Moore
Precedentemente apparso su Camminando Scalzi.

Come spiegare in due righe chi è Alan Moore a chi non lo conosce? Non è semplicemente possibile. Per cui, perdonate fin d'ora se questo riassunto è quanto più di superficiale e incompleto ci possa essere.
Alan Moore è uno scrittore, fumettista, poeta e mago. Ha la tendenza a rivoluzionare completamente qualsiasi ambiente in cui mette piede. È principalmente famoso per aver cambiato la concezione che il mondo ha dei fumetti con due graphic novel ormai leggendarie, ovvero "V for Vendetta" e soprattutto "Watchmen". Impossibile da inquadrare in un genere, e dotato di saldi principi che lo rendono incorruttibile, è riuscito a litigare con qualunque grande major del fumetto, dalla Marvel alla DC, finché, esasperati, i dirigenti di quest'ultima gli hanno affidato una collana autogestita, che lui ha chiamato provocatoriamente "America's Best Comics" (Moore è inglese, e tende a spostarsi il meno possibile dalla sua città natale, Northampton), e su cui ha pubblicato altri grandi lavori come "La lega degli straordinari gentlemen" e "Promethea", in cui ha riversato tutta la sua conoscenza di magia e cultura esoterica. Sì, perché la biografia di Moore cambia drasticamente al compimento dei suoi quarant'anni, quando si dichiara "mago". Non approfondirò oltre, perché ci sarebbe da parlare per pagine e pagine solo di questo, così come ci sarebbe da parlare per altre pagine degli adattamenti cinematografici dei suoi lavori, del suo romanzo "La voce del fuoco", e in generale di come l'impatto di tutto ciò che ha fatto in vita abbia avuto delle ripercussioni notevoli sull'immaginario collettivo, senza che la sua immagine mai ascendesse del tutto a personaggio pubblico e/o di spettacolo.
No, lasciamo perdere la sua biografia e concentriamoci sulla notizia: è uscito a novembre 2009 il primo numero della fanzine da lui ideata e prodotta. Si chiama Dodgem Logic, ed è una cosa che non avevate ancora mai visto, credetemi. La fanzine segue la stessa natura del suo creatore, e pertanto rifugge catalogazioni ed etichette. Non si può definirla in poche parole, nemmeno Moore mi sembra che ci riesca granché. Andate a farvi un giro sul bellissimo sito della rivista e leggetevi l'about (per il primo issue Moore aveva fatto un'intervista-presentazione divertentissima, ma non è più reperibile. Magari salta fuori su youtube tra un po'). Il sottotitolo riassume comunque tutto: "Colliding ideas to see what happens". Lasciando perdere quindi anche la catalogazione di tale fanzine, facciamo l'unica cosa utile e possibile: analizziamone i contenuti. Tanto per chiarire subito che la fanzine che avete in mano è una rivista underground, la seconda di copertina di Dodgem Logic presenta una rubrica chiamata "the great hipsters in history" ("hipster" è un termine degli anni '40, tornato in auge tra i '90 e i 2000, che indica un giovane adulto o un tardo teenager di classe media, fruitore di prodotti culturali non mainstream: alternative rock, cinema indipendente, eccetera…), per poi passare, nell'editoriale, ad una critica alla società moderna, tema ricorrente nel Moore-pensiero. Ma questa traccia non si perde, e già da pagina due è ancora Moore che ci guida nella storia delle riviste underground, raccontandoci tutto quello che c'è da sapere al riguardo, dai primi esempi del 1200 – ben prima dell'invenzione della stampa ad opera del buon Johannes Gutenberg – fino ai giorni nostri, in un articolo di 6 pagine illustrato ed impaginato nei modi più bizzarri (che potete leggere gratuitamente sul sito della fanzine). A pagina 8 Claire Ashby illustra il suo tentativo di "giardinaggio-guerriglia urbana" tramite un fumetto disegnato con l'abilità di un bambino dell'asilo, caratteristica provocatoria, questa, che rivedremo anche più avanti. A pagina 12 si trova un intervento di Graham Linehan, che alcuni riconosceranno come il creatore e sceneggiatore principale di "The IT Crowd", che ipotizza un what if sull'incontro tra John Lennon e Paul McCartney. Seguono due pagine di ricette culinarie
il "pudding di riso al limone" e la "zuppa di zucca e quinoa" (una pianta simile alla barbabietola). A pagina 16 l'inserto del daily mustard, una filiale di due pagine di Mustard, una rivista anch'essa indipendente, già al quarto numero, che è più di genere rispetto a Dodgem Logic, in quanto orientata alla comicità e alla satira. A pagina 18 Tamsyn Payne ci insegna a fare una "rosa di stoffa" con una cravatta, orpello estetico che affonda le sue radici nel dandismo ottocentesco più puro.
A pagina 20 torna Alan Moore, e lo fa con uno scoop, dato che presenta una strip di una pagina disegnata da lui. Moore infatti ha cominciato la sua carriera fumettistica proprio disegnando, e in particolare disegnando delle strip quotidiane chiamate "Maxwell the magic cat". Smise di disegnare molto presto, appena capì che il suo posto era dietro la macchina da scrivere. Continuando a leggere, apparentemente saltando di palo in frasca, arriviamo a pagina 21 e troviamo un resoconto di Dave Hamilton, un "golia verde" come lo definisce il cappello introduttivo, che ha provato a vivere senza soldi (quasi completamente) per sei settimane. A pagina 23 Kevin O'Neill, disegnatore de "La lega degli straordinari gentlemen" ci delizia con un'illustrazione che definire assurda sarebbe un eufemismo. È strana, è disturbante, esteticamente appagante, e parla di sesso. Non saprei dirvi altro.
A pagina 24 fa il suo esordio Josie Long, astro nascente della comicità britannica, con un fumetto di due pagine che parla delle relazioni amorose, disegnato anche questo alla meno peggio, come nel caso di quello di Claire Ashby. Non chiedetemi perché. Steve Aylett si destreggia a pagina 26 in quello che potrei definire un flusso di coscienza che illustra tutte le possibilità più assurde "se Armstrong (Neil, l'astronauta dell'Apollo 11) fosse stato interessante". Per farvi degli esempi: "Se Armstrong fosse stato interessante, sarebbe uscito dalla capsula lunare indossando le orecchie di Topolino", "Se Armstrong fosse stato interessante, avrebbe detto in conferenza stampa che tutto il viaggio sulla luna è stato una perdita di tempo", e va avanti così per due intere colonne. A pagina 28 Lejorne Pindling firma un pezzo aggressivo sull'industria musicale moderna, corrotta, plagiata e basata su concezioni sbagliate della musica. Uno dei pezzi più incisivi dell'intera fanzine.
Segue un fumetto di una pagina con protagonista un pagliaccio volgare e schifoso, realizzato con scarsa perizia, non firmato, probabilmente (e comprensibilmente) per vergogna dell'autore. A pagina 30 l'inserto "medico", con due dottori (per la precisione "gp", cioè general practitioner, che dovrebbero essere l'equivalente dei nostri "medici di famiglia", se non erro) che parlano delle loro esperienze, in attesa di ricevere le prime lettere con i dubbi dei lettori di Dodgem Logic. A pagina 32 arriva Melinda Gebbie, attuale moglie di Alan Moore di cui ha illustrato la graphic novel porno "Lost Girls". Insieme a quello di Pindling, quello di Melinda è l'articolo che mi ha colpito di più: è un'accurata esanima psico-culturale dei movimenti femministi, nella storia e fino ad oggi. La sua è una lucida analisi che verte sulla superficialità su cui troppo spesso questi tipi di movimento si basano, e conclude con una citazione di Emma Goldman che è semplicemente da incorniciare, e che riporto: "one must be a person first, with goals, ideals and a code of behaviour which is fair to everyone, before one attempts to segregate the sexes and make half the world wrong on the basis of genital function", cioè "uno deve prima essere una persona, con obiettivi, ideali e un codice di comportamento corretto verso tutti quanti, prima di provare a segregare i sessi e fare torto a mezzo mondo sulla base delle sue funzioni genitali". Se non è illuminazione questa. Numero dedicato molto alla musica, il primo, dato che le ultime 6 pagine, ad opera di Gary Ingham, riguardano la storia della scena musicale rock nella città di Northampton. Anche il cd musicale allegato gratuitamente alla rivista è una collezione di brani di artisti di Northampton. Il cd è piuttosto piacevole, e contieni pezzi che spaziano dal jazz al rock 'n' roll al blues, alla musica elettronica fino all'hip-hop e alla musica da camera. Il primo brano, tra l'altro è scritto e cantato da Alan Moore, veramente una chicca divertente e imperdibile per tutti i suoi fan.
Per finire, Dodgem Logic contiene anche un inserto locale di otto pagine, chiamato "Notes from Noho". Il primo numero contiene un racconto di Martin Marprelate, un altro di Alan Moore che racconta la storia di una ciminiera simbolo del decadimento e dell'abbandono, una pagina con recensioni di musica locale, e un pezzo di Norman Adams, attivista veterano che racconta la sua lotta per i diritti umani. Questo inserto è appunto locale, per cui eventuali future edizioni di Dodgem Logic distribuite su suoli differenti da quello di Northampton conterranno notizie relative alla loro zona.
Che dire di questo esperimento? Il fatto che sia un'accozzaglia di roba eterogenea e dalla qualità palesemente altalenante, rende ovvio che sia un'effetto voluto. Scelta che viene spiegata e giustificata da tutta l'analisi sul mondo delle riviste underground, sia nell'editoriale, sia nel reportage di Moore, sia sul sito e in generale su internet, in vari filmati ed interviste. Di nuovo, il sottotitolo è la chiave per capire Dodgem Logic, e capire cioè che non c'è niente da capire: è una "collisione di idee per vedere cosa succede". La direzione di Moore accantona una volta tanto la coerenza e la classica logica di consumo e si mette sul piatto della bilancia opposto alle pubblicazioni mainstream, così patinate, così raffinate, così alla moda e sempre al passo con i tempi, per quanto spesso completamente vuote di contenuto, significato e consigli semplicemente utili nella vita. Non so, e se lo sapessi non ve lo direi comunque, se Dodgem Logic sia o meno un buon prodotto. Ha al suo vertice una delle persone più creative e immaginifiche che gli ultimi secoli abbiano partorito, e questo a me basta e avanza, ma non vorrei fare la parte del fanboy, per cui vi dico: avete letto la recensione, sapete cosa Dodgem Logic contiene. Alcune cose sono scaricabili gratuitamente dal sito (persino tutto il cd musicale in .mp3, e il fumetto inedito di Moore), quindi vedetevela voi. Informatevi, cercate, testate in prima persona. Leggete, ascoltate, assaporate. Pensate. Giudicate da voi. Credo che lo scopo di esperimenti del genere sia proprio questo: scatenare una reazione di pensiero, in questo mondo che sempre più si sta impoverendo di menti indipendenti, capaci di crearsi un giudizio autonomo, non viziato né corrotto dal manipolatore di turno. All'atto pratico, Dodgem Logic costa solo 2 sterline e 50 – neanche 3 euro – e potete acquistarlo direttamente dal sito ufficiale, tramite il nuovo-di-pacca Google Checkout (per esperienza personale, sconsiglio di acquistarlo su altri siti; in particolare ho avuto un pessimo servizio da Forgotten Planets). Dodgem Logic è bimestrale, è pertanto appena uscito anche il secondo numero, dedicato al sesso, con un fumetto inedito di otto pagine scritto e disegnato da Alan Moore il cui titolo è tutto un programma: "Astounding Weird Penises".
Pubblicato il: febbraio 6th, 2010 under Libri & Fumetti, Recensioni.
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Dodgem Logic

La nuova fanzine curata da Alan Moore. Ovviamente l'ho già prenotata. Il sito è semplicemente spettacolare.
Ho fatto tre domande alla palla magica:
- Will I ever meet Alan Moore? – Yes.
- Should I write him a letter? – Why you're asking me?
- Will Alan Moore reply to my letter? – You bet on it.
Direi loquace e sintetica, questa palla. Mi piace.
Ah, il nuovo sfondo viene da quel sito.
L'about di Alan:
Off in the unpacked suitcase of the night there’s Doppler sirens skittering like beads of panicked mercury through dark and distant plasterboarded streets, maybe a hammering an overdose a tower-block fire, electric curlew voices shrilling at the gloom pretending that there’s something to be done meanwhile somewhere a disembodied twelve-year old romantic courts that wafer-thin girl in his year by sending links to sites that specialise in anal object-rape as touching as a single rose ah bless, bless all the land-ice and the holiday chalets as they go slithering in a quaint avalanche down to the pirate-haunted seas bless all the City bonus-monkeys on their island fenced by gold barbed wire shrieking and wiping their distended purple baboon arses with your repossession notice bless every star-studded spearmint-breathing AIDS evangelist in Africa for handing out engagement rings instead of condoms bless all genocidal former victims of attempted genocide when after all it’s only fair that they should get a turn bless every last Creationist and Jihad-jockey for making their deities appear to be such likeable intelligent and reasonable blokes and while you’re at it bless the Hitler Youth for giving us a Pope with warm and kindly eyes bless all the climate-change deniers on the Exxon payroll and the jazz trombone born on a sewage-torrent through downtown New Orleans bless the toxic mortgage property tycoons of Baltimore for leaving us all stranded in a subplot of The Wire and oh yeah bless reality TV for making round-the-clock surveillance seem like something normal seem like such a sexy proposition bless the government who based our target-oriented health and education systems on the Charlie-don’t-surf gook-kill policies that served America so well during that war in Viet Nam where they came second bless us all for letting culture slip so far around the S-bend before anybody thought to make a grab for it bless us for not making a fuss at the dismantling of the Working Class bless everyone who thought it was a good idea to bring up the next generation in a pastel-tinted Tellytubby abattoir bless the torn unintelligible map we stand on because seriously how the fuck are we supposed to live like this how are we meant to sleep on mattresses stuffed with discarded pensioners how is it that we have to chose electorally between a smirking cartoon toff or a bipolar cyclops and whoever said we had to go along with spending our one go-round on the painted horses of this world in doing something that we don’t like and we don’t find meaningful in order to secure a comfortable and happy future which looks more unlikely to arrive with each new headline every passing moment I mean frankly if our all-but unelected leaders are entitled to bail out white collar bank-robbers by crippling us and our unborn kids with debt for generations then I don’t know maybe I’ve completely misconstrued the situation but I would have thought they should be doing something really lovely for us in return like giving us all personalised hovercrafts made out of diamonds isn’t that the give-and-take way these things usually work unless you’re trying to negotiate a give-and-take relationship with tapeworms but I see I’ve answered my own question yeah okay so I suppose that if we really don’t have anything resembling a useful government then we should work at governing ourselves and personally taking care of all the things we care about as its becoming painfully apparent that neither the Smurfs or Iron Man will come along to take care of them for us who knows we might even find we’re having fun and it’s hard to imagine how we could do a worse job or even how a Petri dish of syphilis could do a worse job for that matter so wake up and smell the fairground ozone have a candyfloss and hook a duck welcome to Dodgem Logic.
Pubblicato il: novembre 26th, 2009 under Cronache, Libri & Fumetti, Segnalazioni.
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Le tessere del domino
Non so dire esattamente perché, dato che all'epoca avevo sette anni e ben poca possibilità di capire cosa stava succedendo, ma la caduta del muro di Berlino è uno dei momenti storici che mi emozionano di più. Lo sento vibrante di valori e speranze, un'eco radiante che squarcia le nubi della disperazione.
Il muro è una metafora, una delle più semplici: un muro divide. Il muro di Berlino divideva in molti modi. Era una metafora "vivente", "incarnata". Il muro era lì per l'esatta funzione che svolge anche nel suo ruolo di metafora universale.
Farlo cadere è un'altra metafora. Sembra una scena da tarocchi. C'era della magia in quella sera del nove novembre di venti anni fa, una magia che permane nelle immagini e traspare anche riguardandole oggi.
Le metafore sono idee. Le idee si incarnano ogni volta che sono abbastanza forti e sostenute da abbastanza persone. L'idea di Dio E' Dio. La metafora di libertà che l'abbattere un muro rappresenta E' la Libertà. Incarnata.
La scelta del monumento costituito da tessere del domino da far poi cadere è un'idea meravigliosa, perché anche i pezzi del domino che cadono sono un'altra metafora.
"Ecco i pezzi qui schierati, in una perfetta linea. Completo, si può afferrare infine il disegno, l'importanza loro.
[...] Non è sublime? Non è semplice, ed elegante, e rigoroso?
Che strano che, dopo la fatica dei preparativi, occorra solo poco sforzo e meno ancor pensiero a innescare questo breve svago nella sua precipitosa corsa.
Un solo tocco e null'altro, e cadrà tutto al suo posto.
Mai i pezzi percepiscono quanto noi il danno a cui tenta la loro disposizione: quelle code flemmatiche, rispettose della legge, cariche di catastrofe, ignare di fronte all'onda scatenata dal crudele fato.
Sono colpiti più degli altri, ma comprendono di meno.
[...] Poveri miei piccoli. Dritti in piedi coi numeri su quei volti spenti, scialbi, indifferenti. Norimberga in miniatura, fila d'uomini di legno tinto… Povere tessere del domino.
Quanto c'è voluto a costruire il vostro elegante impero e ora, allo schioccar di dita della Storia…
… Ora cade."
Cade il muro, cadono le tessere del domino. Cadono i dittatori e cadono i regimi. Si distrugge per ricostruire. Si ricostruisce per ricordare e, talvolta, anche si distrugge, per ricordare.
Siamo noi le tessere del domino. Tutti quanti partecipiamo ad un disegno più grande, che probabilmente non possiamo comprendere.
Questa commemorazione del ventennale della caduta del muro di Berlino è bellissima, e mi emoziona tanto. Non la dimenticherò.
§
*Nota triste a margine: notate la risma dei presentatori del tg dell'epoca, e la qualità del servizio. "Così il muro di Berlino si è sbriciolato, come colpito da una fulminea fatiscenza". Notate la scelta accurata delle parole, il modo in cui risuonano. C'è persino della poesia, tra le righe. Notate il presentatore che guarda dritto in macchina, senza mai abbassare lo sguardo sui fogli, o spostarlo lateralmente sul gobbo. Ascoltate il suo tono, il modo in cui pronuncia le parole, comprendendole, condividendole. Non troverete cose del genere nei tg odierni. Tutto è andato perso.
Eppure, parliamo di soli venti anni fa, nemmeno un battito di ciglia nella storia dell'uomo.
Pubblicato il: novembre 9th, 2009 under Cronache, Streams of (un)consciousness.
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Watchmen movie
Mi appropinquo dunque a scrivere quella che sarà la recensione più difficile che abbia mai scritto finora, evviva.
Tanto per precisare, non ho intenzione di stare attento a ciò che scrivo e/o usare il tag spoiler, indi per cui:
ATTENZIONE! SPOILER SUL FILM, SUL FUMETTO E SU QUALSIASI ALTRA COSA RIGUARDI WATCHMEN, FIGURINE REGALO DELLE MERENDINE COMPRESE.
Bene, detto questo, mi trovo a dover dividere la recensione in almeno due parti, una sul film vero e proprio e una sul regista, il giovine Zack "300" Snyder. Capirete leggendo perchè.
WATCHMEN – IL FILM
Non mi era mai capitato di andare a vedere il film di un’opera che amo così tanto quanto Watchmen. Non sono un purista talebano della fedeltà all’opera originale. "Lavoro" nel campo e so benissimo cosa significa fare un adattamento di qualcosa. "V for vendetta", per esempio, è un ottimo adattamento dell’opera di Moore, nonostante Moore abbia definito la sceneggiatura "imbecille" (ma più per ripicca contro uno spregio del produttore, secondo me. Forse manco l’ha mai letta
). Nonostante questo, la paura di trovarsi davanti una cazzata era tanta. Non perchè avessi poca fiducia in Snyder, che in 300 ha fatto un ottimo lavoro, secondo me migliorando addirittura il fumetto originale di Miller. Semplicemente, il terrore travalicava la fiducia. C’è davvero troppo dentro Watchmen per farne una riduzione filmica. Ho sempre detto che sarebbe stato possibile farla, tuttavia, con i dovuti tagli (e la mia personale scaletta la trovate qui).
Quello che non avrei mai previsto, è esattamente quello che Snyder ha fatto.
Watchmen è piaciuto praticamente a TUTTI, soprattutto ai fan del fumetto. Com’è possibile? E’ la prima volta che vedo succedere una cosa del genere in vita mia, giuro.
Semplice: Watchmen – il film – è IDENTICO al fumetto. Ha le stesse inquadrature, le stesse linee di dialogo.
Di fatto, non è un adattamento, ma la copia pedissequa in movimento. In pratica, la versione cinematografica con attori in carne ed ossa del motion comic (tra l’altro molto bello, procuratevelo).
Iniziate a capire perchè c’è bisogno di parlare del film e del regista in modo distinto? Perchè il regista principale di questo film non è Snyder, ma Moore.
Sono sue le inquadrature, sono suoi i movimenti di macchina. La creatività di Snyder compare solo per adattamenti di produzione e in un paio di scene.
Si badi bene che non è un’offesa o una limitazione al lavoro di Snyder: il lavoro del regista non si ferma certo alla shooting list. Ma di questo parleremo nell’altro paragrafo.
In poche parole, la sensazione che ho avuto, nei 160 minuti in cui sono rimasto seduto, è stata quella di stare leggendo il fumetto, non di stare guardando il film. Ed è stato stranissimo, perchè non mi era mai successo, e mi ha portato un estraniamento, uno scombussolamento fortissimo. Non potendo quindi giudicare freddamente, sono andato in giro per internet a cercare di capire se questo benedetto film è piaciuto o meno, e ho scoperto che ha messo tutti d’accordo.
Sono felici i fan del fumetto (la maggior parte, almeno), che hanno incredibilmente accettato i cambiamenti dal fumetto al film. Sono felici persino quelli che del fumetto non ne sapevano nulla, perchè hanno scoperto, con soli 23 anni di ritardo, che si può parlare di eroi mascherati in maniera molto più realistica e intelligente dei film del genere usciti finora. Sono stato colpito dal fatto che persino alcuni dei messaggi originali del fumetto siano passati tranquillamente a schermo.
Certamente, è una storia tagliata. Come leggere il fumetto saltando alcune pagine. Ci sono cose che proprio non funzionano.
Ozymandias, per primo, è una macchietta. Nel fumetto rappresenta il superuomo Nietzschiano, l’essere perfetto, forte, intelligente. Qui nulla ce lo fa capire, se non le ripetute battute "tu sei l’uomo più intelligente del mondo". Già a partire dalla scelta dell’attore si capisce che il personaggio non è quello che deve essere. Tolto il suo spessore intellettuale, ciò che rimane nel film sono solo poche battute ad effetto, una porzione di un discorso più ampio (quando comincia a raffrontarsi ad Alessandro il Grande) che però mozzato perde di senso e scopo, e il fatto che sia "il cattivo". Senza una disanima adeguata, Oymandias diventa davvero il cattivo da fumetto che nel film dice di non essere; certo, usa metodi non convenzionali per esserlo, ma lo è comunque.
Probabilmente proprio per questo motivo, ci sono dei punti chiave in cui la sceneggiatura sembra accelerare all’improvviso, perdendo di ritmo. Rorschach e Nite Owl ricostruiscono troppo velocemente gli avvenimenti: non fanno in tempo a giungere alle conclusioni che già li ritroviamo catapultati in antartide, disorientando pesantemente lo spettatore.
Il finale modificato l’ho trovato assurdo: non si capisce come possa il Consiglio di Guerra degli Stati Uniti capire cosa è successo veramente (e se lo capissero, dovrebbero sapere che il progetto in questione non era esclusiva di Manhattan, ma realizzato con l’aiuto di Veidt… Dovrebbero quindi ricollegare anche lui, e il suo "piano geniale" dovrebbe cadere banalmente); non c’è motivo per cui pensino che Manhattan abbia compiuto "un atto di malvagità insensato", dato che atti insensati non sono cose da Manhattan e soprattutto che secondo gli studi degli psicologi (se c’erano arrivati quelli di Veidt, mi sembra ovvio che ci siano arrivati anche quelli di Nixon, l’uomo che scampò al Watergate, o no?) egli si stava distaccando sempre di più dagli umani, che considera al pari delle termiti (se mi spiegate per quale motivo Dio vorrebbe far esplodere un termitaio…); infine, non ha senso che le due superpotenze mondiali firmino un armistizio per combattere insieme un potere più grande. Chi vogliono combattere? Dio? Beh, tanti auguri!
E veniamo a Rorschach, il personaggio a me più caro, come immagino avrete intuito leggendo il mio blog nel corso degli anni…
Sono tutti piuttosto soddisfatti di come il personaggio è stato reso.
Io no.
E non è perchè sono un talebano, ho troppo a cuore il personaggio, blablabla. No, è un discorso più ampio. La psicologia di Rorschach non è una banalità del genere "infanzia difficile, madre puttana, riformatorio". Tutto questo ne è solo una frazione: potremmo dire che è una predisposizione. Ma la genesi di Rorschach è ben diversa, e la scena di Kitty Genovese, tagliata nel film, ne era parte integrante. Kovacs diventa Rorschach seguendo un percorso articolato su più livelli, l’ultimo dei quali è talmente cupo, crudo e risonante di Verità, che il povero dottor Malcolm Long non solo non riesce a tenersene fuori, ma ne viene risucchiato. Tagliare l’agghiacciante scena della cena con gli amici, è tagliare la psicologia di Rorschach. "Se guardi nell’abisso, anche l’abisso guarda te", questo è il concetto più semplice e potente che ne esce. Rorschach è Rorschach non perchè era un bambino disturbato, con madre prostituta, che è cresciuto in riformatorio, ma perchè ha CAPITO. Ha capito davvero cos’è l’Universo e come funziona. Rorschach possiede le conoscenze di Manhattan, ma non ha la sua mente quantistica e il suo distaccamento extra-umano. La morale di Rorschach segue le regole di un potere più grande. Per questo non può arrendersi, non può cedere, non può scendere a compromessi, nemmeno volendo. Per questo deve morire, nonostante possa scegliere di farlo da Kovacs, quindi da essere umano.
Inoltre, ma questa è una mia opinione estetica molto personale, non ho capito per quale motivo la scena in cui uccide il pedofilo è stata modificata togliendo il rogo… Trovo molto più poetiche, toccanti ed evocative le fiamme purificatrici, dei violenti colpi di mannaia che si risolvono in una scena piuttosto splatter che di poetico non ha poi molto.
Anche le musiche sono state al centro di diverse discussione, e queste sì hanno davvero diviso i fan, molto più dei cambi di sceneggiatura e regia. In breve, personalmente condivido il parere di chi pensa che sarebbero state più adatte musiche di ambientazione, piuttosto che colonne sonore. Alcune sono prese pari pari dalle citazioni presenti anche nel fumetto, come "The times they are a-changing" o "All along the watchtower", altre sono scelte da Snyder ma si adattano piuttosto bene ("Sound of Silence" nella scena del funerale), altre invece le ho trovate fuoriluogo. Una in particolare mi ha dato un fastidio tremendo. E’ "Allelujah" nella versione di Leonard Cohen, messa sulla scena di sesso tra Nite Owl e Silk Spectre. Mancava davvero uno stacco su il tappo di una bottiglia di spumante che salta, o il lancio di un missile, per far sembrare la scena tratta da Una pallottola spuntata. Nella mia arroganza, non credo che Moore avrebbe gradito, e io di sicuro non l’ho fatto. E’ stata l’unica scena che mi ha violentemente sbalzato fuori dal film. In effetti, sulla scelta delle musiche di Snyder avevo già avuto alcune riserve in 300.
Bravi tutti gli attori, eccezion fatta forse per Ozymandias, ma difficile capirlo davvero, dato che manca così tanto di quel personaggio da indurre a credere che l’attore avesse poco materiale su cui lavorare. Un grande Rorschach, un degno Manhattan, un Nite Owl sufficiente (un po’ troppo in forma, più che altro), una Silk Spectre privata di rabbia e rancore, ma gnocca all’ennesima potenza.
Ecco, un’altra mancanza che ho sentito guardando il film: la rabbia. Anche quando urlano, i personaggi del film sono tutti troppo calmi, troppo pacati. Manca l’irruenza umana che affiora dal fumetto, li avrebbe resi ancora più reali.
Questi sono secondo me i difetti della trasposizione… Non mi hanno dato fastidio gli stop&go tipici, finora, della regia di Snyder, e non ho trovato errori grossolani. Si vede che tutto è stato realizzato con molta cura e soprattutto tanto amore e rispetto per la graphic novel. E’ forse questo rispetto religioso e il terrore di essere linciato dai fan che hanno portato Snyder a fare il film tale e quale al fumetto.
Vedremo come andrà al botteghino, ma di certo Snyder ci ha mostrato un nuovo modo di fare una trasposizione cinematografica senza far incazzare la maggior parte dei fan. Non è poco.
ZACK SNYDER
Dov’è Snyder? Non c’è. Non come regista.
La mano del produttore c’è, si vede bene, e va onorata da qui all’eternità, perchè Snyder è riuscito con pieno successo dove Terry Gilliam non ha nemmeno provato. La ricostruzione del fumetto è religiosamente perfetta, degna di un monaco amanuense. Dalla scenografia alla fotografia, dai costumi al trucco, siamo nel mondo di Watchmen, e non c’è alcun dubbio su questo. Snyder ci prende per mano e ci immerge fino al collo nella folle cronistoria di Moore, deliziandoci con dettagli e tocchi di classe degni del fumetto.
Ci regala i titoli di testa più belli mai realizzati, un capolavoro non solo per realizzazione tecnica, ma anche e soprattutto perchè riescono, in un gioiello di scrittura sintetica, a raccontarci le tante sottotrame della graphic novel in pochi minuti.
Ma poi basta, tutto finisce qui, perchè Snyder si lascia cadere e pone assoluta fiducia nel fatto che dietro di lui ci sia Alan Moore a prenderlo al volo prima che tocchi terra. Snyder non si cruccia nemmeno mezzo secondo: è certo che la soprannaturale attualità di un fumetto scritto 23 anni fa basti a tenere tutto insieme.
La sua è una doppia scommessa, perchè non solo pensa che Watchmen sia attualissimo a distanza di tutto questo tempo, ma dà per scontato che sia anche intermediale, che non abbia bisogno praticamente mai di un adattamento cinematografico.
Snyder ha preso pari pari contenuti e inquadrature della graphic novel e le ha realizzate.
Inutile dire che la sua fiducia sia stata riposta degnamente, e che abbia vinto tutte le scommesse che ha fatto.
Ma tecnicamente, moralmente, se vogliamo, è corretta una cosa del genere? Cosa ci dice Watchmen di Zack Snyder regista? Poco e nulla. Deduciamo la sua abilità nel conservare l’originalità di un’opera, ma non c’è una vera applicazione di talento.
Una delle pochissime inquadrature da lui realizzate ex-novo, per dire, quella in cui Rorschach uccide Grand’uomo, non è nulla di che. Insomma, è davvero difficile dire a voce alta "bravo Snyder, hai dimostrato di essere un grande regista", perchè in realtà non è così: con Watchmen ha dimostrato solo di essere un grande produttore.
Nella foto: Zack Snyder mostra a Dave Gibbons quanto ce l’ha grosso.
Altre occasioni in cui ho parlato di Watchmen.

Pubblicato il: marzo 15th, 2009 under Cinema & TV, Recensioni.
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Controcultura, droghe, chaos magick e un botto di altre cose.
Non so nemmeno da dove iniziare, né tantomeno come continuare. Soprattutto non ho intenzione di mettermi a scrivere una scaletta per trattare questo argomento, perchè di lavoro del cazzo non retribuito in questo periodo ne sto già facendo uno e mi basta e mi avanza.
Boh, cominciamo con le basi, direi. La controcultura. Che è?
Wikipedia dice che "controcultura è un termine usato in antropologia e in sociologia e si riferisce a movimenti o gruppi di persone i cui valori e modelli culturali e di comportamento molto differenti (e spesso opposti) da quelli del paradigma dominante (a cui spesso ci si riferisce con il termine di matrice anglofona "mainstream") nella società.", che è già una buona definizione.
Mi piace meno quella del DeMauro Paravia, che dice che la controcultura è un "insieme di valori culturali, atteggiamenti e manifestazioni che si oppongono alla cultura dominante, espressi generalmente da gruppi giovanili e di contestazione".
Non mi piace che restringa il campo ai gruppi giovanili, cosa palesemente falsa e assurda, come vedremo (forse) nelle parole a seguire.
Io mi sono fatto ovviamente la mia idea, di controcultura, anche per prendere le distanze da organizzazioni ritenute controculturali come i figli dei fiori (o hippie), che rientrano nella mia top ten di cose che odio di più. Più che "andare contro" alla cultura dominante, io credo che la controcultura sia la volontà fredda e obiettiva di capire il mondo, separare la verità dalle cazzate, e non pendere dalle labbra dei rappresentanti della "cultura dominante". Quindi: non tutte le notizie che passano dai TG sono vere, e anche quelle che lo sono sono manipolate e filtrate praticamente sempre; i politici non fanno sempre l'interesse del paese; a scuola non ti insegnano sempre le cose per quelle che sono; i tuoi genitori non hanno probabilmente sempre ragione, e così via verso l'infinito e oltre.
Il concetto di base è: apprendiamo una notizia, un'informazione, un brandello di input? Bene, invece di prenderlo per buono, cominciamo ad analizzarlo. Partiamo ad esempio dalle fonti: chi ha detto questo? Chi è quello che ha detto questo? Dalla sua storia personale è possibile capire perchè ha detto questo? E' ipotizzabile che le sue esperienze di vita abbiano viziato il suo giudizio riguardo a questo? Poi: cerchiamo altre fonti: supporter, detrattori, notizie traverse. Siamo nel web, possiamo trovare quasi qualsiasi cosa, in maniera facile. Ogni riferimento storico, sociologico, culturale è rintracciabile almeno vagamente su wikipedia, per il resto c'è google. Sentire entrambi i lati di ogni storia, perchè tutte le azioni di questo mondo incasinato, sono fatte da uomini. Persone, solo persone. Siamo noi le persone, siamo noi che compiamo le azioni. Per quanto assurde, orrende, macabre, violente ci possano sembrare, coloro che le hanno compiute sono scimmie evolute come noi, e pertanto, ci deve essere un legame tra Pietro Pacciani, Olindo Romano, Berlusconi e noi stronzi che accendiamo la televisione ogni giorno per vedere chi è morto e chi è invece rimasto vivo.
E se è vero questo, molto probabilmente una storia non ha solo una vittima e un carnefice e finita lì, ma contiene anche innumerevoli sfumature aggiuntive che stanno sotto la superficie, e che non conosceremo mai se non le andiamo a cercare.
Ho divagato, come era scopo di questo post. Quella era la mia idea di controcultura, spero che possiate trovarci un senso.
Arriviamo al nocciuolo (forse).
In questi mesi mi sto letteralmente riempiendo la testa di una quantità smodata di informazioni derivanti dalla controcultura, informazioni che abbracciano argomenti spazianti dalla psicologia alla medicina, dalla sociologia alla meccanica quantistica, dalla letteratura alla magia.
Alla magia, per l'appunto. Come forse saprete sono un sognatore disperato da quando sono nato, e il constatare che in questo mondo del cazzo non c'è nemmeno una briciola di magia mi ha mandato in depressione per praticamente tutta l'adolescenza, depressione che oggi ho sostituito con una più pratica rabbia razionale parzialmente controllata.
La svolta è stata conoscere le opere di Alan Moore, tizio che ho citato praticamente in ogni post degli ultimi anni. 'Sto tizio, per farla breve, arrivato alla soglia dei 40 anni si è dichiarato Mago. Caota, per la precisione.
Mettetevi nei miei panni. Un tizio che idolatrate per le capacità linguistiche, in grado di mandare messaggi fortissimi con una chiarezza espositiva inquietante, che vi ha fatto conoscere una quantità enorme di fatti, personaggi, persone e usanze. Un tizio che già sospettate avere qualcosa di soprannaturale, perchè ci sono tanti autori che amate ma come riesce a passarvi le sensazioni lui non c'è nessuno. Un tizio che per quanto bizzarro possa sembrarvi, vi dà l'impressione di essere una mente razionale, molto legato alla scienza e al metodo scientifico, sicuramente ateo o agnostico. Questo tizio un giorno dichiara di essere un mago.
Eccazzo.
Un mago?
La scienza e la magia… Insieme? Compatibili? Coniugabili?
Ditemi voi se questo non è il momento perfetto per ricevere un'illuminazione.
Semplicemente, sbagliavo definizione di magia.
La cultura dominante plasma le menti di ogni persona agghindando la magia di stereotipi idioti venuti fuori dal buio più oscuro della mentalità medievale. E poi ovviamente il fantasy da due soldi ha fatto il resto.
Un mago non spara palle di fuoco dalle mani, non trasforma la gente in topi, non fa levitare auto e palazzi. E questo penso che siate riusciti a capirlo da voi anche senza leggere questo post.
E allora che cosa è la magia? Che sia forse il momento di applicare i fondamenti della controcultura? Andare a farci qualche domanda per sviscerare l'argomento e cercare di avvicinarsi alla verità?
Per Alan Moore la magia è strettamente connessa alla comunicazione. Nell'intervista che probabilmente vi linkerò a fondo articolo fa notare come la parola grimoire (ovvero "grimorio", il libro degli incantesimi di un mago) sia in realtà molto simile a grammar (grammatica), o come spell voglia dire sì "incantesimo" ma anche "sillabazione". I poteri di un mago, o meglio di uno sciamano, scaturiscono quindi dalla sua capacità comunicativa, intesa come fusione di intrattenimento puro e saggezza propria di una mente più aperta.
"Mente aperta", un altro punto chiave di tutta questa pappardella infinita.
Credo sia un dato di fatto che il mondo non è come noi lo vediamo con i nostri cinque, limitati, sensi.
Nel medioevo non erano in grado di vedere l'infrarosso, o di sentire gli ultrasuoni. Eppure quelli esistevano ugualmente. Gli animali li vedevano e li sentivano.
E se non siamo stati in grado di percepire queste cose per secoli, cosa di preciso ci fa pensare che non ce ne possano essere altre?
Ci sono infinite domande a cui la scienza non sa ancora dare risposte. Il 97% dell'Universo è con ottime probabilità composto dalla cosiddetta "materia oscura", di cui non sappiamo assolutamente nulla, eccetto il fatto che sta lì, esiste, e riempie il vuoto tra le stelle. Ma ve ne rendete conto? Il 97%, non cazzi. Con quale arroganza possiamo dichiarare che il mondo è effettivamente e solamente quello che vediamo, ascoltiamo, sentiamo, gustiamo, tocchiamo?
Da qui la teoria che il cervello non sia un organo con funzioni estensive, ma restrittive. Funziona quindi da collo di bottiglia, ed impedisce di ricevere impulsi non strettamente legati alla sopravvivenza. Scritto a chiare lettere ne "Le porte della percezione" di Aldous Huxley, ma supportato anche da altra gentucola tipo Timothy Leary, Albert Hofmann e tanti altri (indagate! Spronate la vostra controcultura e andate ad informarvi su questi tizi! Magari dico cazzate!).
Quindi: cosa succede se io riesco ad allargare questo collo di bottiglia che è il cervello? Mi sembra semplice: comincio a ricevere impulsi non strettamente legati alla sopravvivenza. Impulsi che probabilmente vanno ben oltre la portata dei miei sensi.
Come permetto al cervello di ricevere questi impulsi?
Mah, gli sciamani indiani usano il peyote. Il professor Hofmann ha sintetizzato l'acido lisergico. Alcuni usano la psilocibina contenuta in alcuni funghi. Praticamente tutti i metodi di meditazione, come ad esempio lo Yoga, prevedono un sistema di respirazione che rallenta sempre di ritmo sempre di più, fino ad ottenere lunghi periodi di apnea. Aumentando la concentrazione di anidride carbonica nel sangue, si ottiene un effetto simile, anche se più blando, delle droghe psichedeliche. La respirazione olotropica messa a punto da Stanislav Grof è la stessa cosa realizzata empiricamente in laboratorio. Un tizio di nome John Lilly inventò negli anni '50 una vasca di deprivazione sensoriale (l'avete vista in un episodio dei Simpsons e nel recente "Fringe") che fa bene o male la stessa cosa.
Interessante no? Culture antichissime come quella sciamanica si scopre ora avere un sacco di elementi in comune con la psicologia e la scienza moderna.
Ma cosa vediamo quando il nostro cervello si dilata e ci fornisce informazioni di cui non avevamo idea?
Aldous Huxley assunse spontaneamente la mescalina (altra sostanza psichedelica, estratta dal peyote) e riportò l'esperienza nel libro citato nel precedente paragrafo.
Leggendolo, la cosa più esaltante, tra le tante incredibili, è che ciò che Huxley vide non era una rielaborazione del suo inconscio, come avviene per i sogni, ma era qualcosa di diverso e nuovo, estraneo da lui, che però era contemporaneamente proprio lì.
E allora da dove vengono questi colori nuovi? Questi suoni nuovi? Perchè Huxley ha avuto la netta sensazione di far parte di un Tutto più grande, finchè l'effetto della mescalina è durato? Eppure, la scienza dice che sia il Peyote che l'LSD non causano tipicamente "allucinazioni" in senso proprio, ma distorsioni della percezione della realtà, effetti sulle percezioni sensoriali e, in alcuni casi, perdita della nozione del tempo.
Riepiloghiamo?
– Il cervello ha una funzione di restrizione cognitiva.
– Si può sbloccare questa funzione utilizzando varie tecniche, la più efficace è l'assunzione di droghe cosidette psichedeliche.
– In stato di coscienza alterata si comincia a percepire la realtà in modo diverso. Eppure, queste differenze non sono allucinazioni.
Non sono allucinazioni.
La sensazione di un Tutto più grande.
Chiamatelo come volete, ma quella è la vera Realtà.
Arriviamo alla Chaos Magick.
All'avanguardia abbiamo Aleister Crowley. L'avrete sentito nominare.
"Niente è reale, tutto è permesso".
Se la realtà che percepiamo quando il nostro cervello è "bloccato" è diversa e più misera rispetto a quella che vediamo in stato di coscienza alterata, allora forse la realtà in cui viviamo non è la vera realtà.
E se non è la vera realtà, allora significa che, forse, la posso manipolare, fino ad un certo punto.
Ci sono regole? Pagherò per le mie azioni? No, tutto è permesso, perchè alle forze che regolano queste cose non gli frega proprio un cazzo se un caota piega la realtà per accelerare il suo processo di guarigione, scoparsi una bella gnocca o vincere all'enalotto.
Abbiamo una concezione della natura antropocentrica, anche grazie soprattutto al logorante lavoro della Chiesa, ma dobbiamo applicare la controcultura e capire che questa concezione è sbagliata. Se l'umanità scompare domani, alla Natura non frega nulla. Alla Terra non frega nulla. Il vero motivo per cui dobbiamo fare le raccolte riciclate, usare le lampadine a risparmio energetico, rallentare il riscaldamento globale, ricucire il buco nell'ozono, preservare le razze in via di estinzione, eccetera non è perchè facciamo male alla Terra, ma perchè facciamo male a noi stessi. E' l'umanità a rischio, non la Terra. Pensate che se la temperatura globale salisse di 20 gradi la Terra esploderebbe? Ingenui. La Natura trova sempre una strada, con o senza di noi.
Quindi: la realtà è manipolabile praticamente senza limiti. Come si fa?
Come ti pare. Chaos Magick.
Il Voodoo sembra diverso dal cristianesimo. I riti druidici non hanno apparentemente nulla a che vedere con il taoismo. Un rito di esorcismo utilizza tecniche e materiali che non paiono comparabili con i sacrifici maya.
Eppure, a loro modo, ognuno di questi ha funzionato per uno scopo.
Applichiamo ancora la controcultura.
Forse non c'è un solo Dio. O forse c'è, ma si fa chiamare con diversi nomi e serve diverse culture e religioni.
Paradigma mobile.
I caoti utilizzano qualsiasi rito di qualsiasi cultura e religione per ottenere i loro scopi. Semplicemente, al momento del rito, non esiste nessun'altra divinità o pantheon se non quello richiesto per il rito. E questo non significa che in realtà non credono a nessuno di loro. O forse sì, ma è vero anche il contrario. E ditemi voi se questo concetto non è condivisibili da praticamente tutti gli agnostici, o quantomeno da quelli come me, che definisco agnostici ecumenici.
Funziona? Non lo so. Lo sto sperimentando. La Chaos Magick mi ha colpito, oltre per il fatto che la pratica Moore e per tutte le sorprendenti coincidenze che ho trovato (va a finire che forse le coincidenze non esistono?), perchè è molto semplice da applicare. Niente gemme del cazzo, incensi da bruciare e altre stronzate costose che vendono nei negozi Wicca. O meglio, se si vuole si possono anche usare, ma si può usare anche solo un pezzo di carta e una penna, per fare ad esempio un sigillo.
Ci sarebbero ancora un sacco di collegamenti mentali e coincidenze carine da raccontare… Ho trovato ad esempio, studiando in questi mesi, molti raffronti con le esperienze raccontate in Riflessioni sull'orlo dell'apocalisse, che ho recensito un anno fa.
Non so se tornerò sull'argomento, anche se è probabile, ma penso che intanto possiate assorbire bene queste 2000 e passa parole, e se non vi bastano, beccatevi questi altri link sull'argomento.
Video
The mindscape of Alan Moore (consiglierei però di scaricarvelo da emule) (inglese sottotitolato): 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8.
Grant Morrison, conferenza sulla controcultura al Disinfocon 2000 (sottotitoli in italiano): 1, 2, 3, 4, 5
Altri nomi su cui indagare (in ordine caotico)
Timothy Leary, Albert Hofmann, Stanislav Grof, Aleister Crowley, Robert Anton Wilson, Phil Hine, Peter J. Carroll, Arthur Koestler, Jacob Bronowski, Austin Osman Spare, Terence McKenna, Kenneth Grant, Ray Sherwin, Ian Read, Rupert Sheldrake, Ray Kurzweil, Clifford Pickover, Deepak Chopra, Jeff McBride, Alex Grey.
Pubblicato il: gennaio 13th, 2009 under Cronache, Streams of (un)consciousness.
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