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L’invasione dei Limenini

     Finalmente torno alla normalità.

     Dopo un periodo che mi azzarderei a definire sereno, in cui nulla andava particolarmente male… Il ritorno della cara, vecchia sfiga. Com'era, Kurt? "I miss the comfort of being sad"?

     Ho cominciato un corso di meditazione che mi appassiona molto; ho cominciato a scrivere con una certa regolarità, avvicinandomi al primigeno consiglio che Ray Bradbury diede ad un giovane Richard Matheson, "scrivi almeno una pagina ogni giorno"; ho finito di scrivere le quattro tavole di presentazione del fumetto che dovrebbe andare a farsi vedere ad Angouleme; ho iniziato a collaborare come revisore ed editor per la blogzine Camminando Scalzi, che sta andando bene; ho scritto il mio primo articolo per un giornale vero; ho in ballo altri due o tre progetti di cortometraggi abbastanza interessanti; mia mamma non stava facendo particolari follie; mio nonno non stava dando particolari problemi; ho ricominciato a lavorare part time per altri tre mesi, così posso togliermi qualche sfizio come un corso del cicap

     Poi l'uragano delle rogne. Quanta verità contiene il detto "le disgrazie non vengono mai sole"? Non che la mia famiglia sia mai stata baciata dalla fortuna, soprattutto lato mamma, ma insomma, pare veramente che ci sia qualcuno che ci vuol male.

     Un cane ha morso il mio gatto, Isidoro, e gli ha spezzato radio e ulna della zampa sinistra.
     Operato, messo un ferro al radio, un filo metallico all'ulna. Antibiotici, tutti i giorni dalla veterinaria, dolore, lamenti, notti insonni.
     Dieci giorni dopo, quando sembrava stare un pochino meglio, mi sveglio di soprassalto alle otto di mattina: Isi urlava ai piedi del mio letto.
     In preda al panico vedo che si sta scalciando la fasciatura della zampa, ci è rimasto impigliato pure con quella sana, e se la sta mordendo.
     Mi avvento su di lui, cercando di calmarlo e staccarlo dalla delicata fasciatura, e bene o male ci riesco. Ma nel frattempo Isi – che non ha mai fatto nulla del genere in quindici anni, essendo il secondo gatto più buono del mondo – mi morde. Più volte. Molto forte.
     Dopo essere riuscito a calmarlo, almeno sul momento, mi guardo la mano. E' a brandelli e zampilla un denso sangue scuro.
     E io mi conosco fin troppo bene.
     Riesco ad alzarmi, arrivare in bagno, mettere la mano sotto l'acqua ghiacciata e a bestemmiare. Poi svengo.
     Mia mamma, già in preda al panico per via del gatto, mi riprende al volo prima che mi spatasci sul pavimento.
     Rinvenuto, mi trascino sul letto, mentre mia mamma prende Isi e lo porta dalla veterinaria.
     La veterinaria gli fa le lastre: l'ulna si è rotta di nuovo. Probabilmente gli prudeva, e se l'è rotta a morsi.
     Seconda operazione, e tutto daccapo. Dieci giorni di convalescenza buttati.
     Ora è dalla veterinaria da due settimane. L'infenzione non è ancora riassorbita bene, e la frattura non sembra calcificarsi. Ha quindici anni, è vecchio.
     E noi siamo qui a roderci il fegato, vedendo orecchie di gatto in ogni ombra, sentendo miagolii in ogni rumore.
     Il nervosismo è di casa.

     Mio nonno – il mio ultimo nonno – è all'ospedale, per l'ennesima crisi respiratoria.
     E' morto da anni, ormai, ma lui non molla. Forse semplicemente non riesce a trovare la strada.
     Tempra dura, il mio ramo paterno. Se riesco a mantenermi sano di mente, più o meno, arriverò con nonchalance ai centoventi, centotrenta anni. Sempre se non mi cade un frigorifero in testa prima, data la mia fortuna.

     E – per completare questo ritorno alla normalità – ho ricominciato a perdere concorsi.
     Dopo la selezione per l'antologia erotica di Delos Book (che tra l'altro è stata completata, e sarà pubblicata verso giugno 2010) e la finale de "Gli Esperetoj" nel concorso Tabula Fati, mi ero quasi cominciato ad illudere.
     Fortuna che c'è la realtà a tenermi umile.

     Comunque, il racconto che ho mandato al concorso indetto da Murena Letteraria (una piccola casa editrice fiorentina) è inedito, ed è anche inaudito perché si tratta di un racconto per ragazzi.
     Il motivo per cui continuo a partecipare ad ogni genere di concorso (purché sia gratuito) probabilmente è proprio questo: avere una scadenza, un genere preciso e talvolta anche un limite di battute mi stimola. E mi spinge a scrivere cose nuove.

     "L'invasione dei Limenini" non è piaciuto praticamente a nessuno della mia "cerchia di eletti" a cui faccio leggere le cose che scrivo in anteprima.
     Mi è molto dispiaciuto perché è stato frutto di molto lavoro di pedagogia e psicologia. Ho pesato bene agli obiettivi che mi sono posto, e ho lavorato molto di cesello prima e di lima poi. Rileggendolo stasera, per impaginarlo per il blog, mi è piaciuto anche di più di quando l'ho scritto.
     Credo di aver fatto un ottimo lavoro, sinceramente. Si fotta l'umiltà.

     Lo stile richiama lo scrittore per ragazzi che più stimo, da diversi anni a questa parte: Neil Gaiman. Eppure, i libri per ragazzi che scrive lui sono ben godibili dagli adulti, e molti infatti dicono che non sono affatto per ragazzi.
     Terry Pratchett, in una lunga e bella intervista di qualche tempo fa, disse una cosa fantastica al riguardo:

"For Christ's sake, don't write a book that is suitable for a kid of 12 years old, because the kids who read who are 12 years old are reading books for adults. I read all of the James Bond books when I was about 11, which was approximately the right time to read James Bond books. So you work out this kind of little equation in your head and you think, yeah, like Nation – the one that's just come out – that's a book for kids. And people will say: 'Well it covers very adult subjects …' Yeah, that's why it's a book for kids. Because you want kids to grow up to be adults, not just bigger kids."

     che tradotto suona tipo:

"Gesù Cristo, non scrivete un libro adatto ai bambini di 12 anni, perché i bambini di 12 anni che leggono, leggono libri per adulti. Io ho letto tutti i libri di James Bond quando avevo circa 11 anni, che è approssimativamente l'età giusta per leggere i libri di James Bond. Quindi tu elabori questa specie di piccola equazione nella tua testa e pensi, sì, come Nation (uno dei suoi ultimi libri, ndObi) – il primo che mi viene in mente – che è un libro per bambini. E le persone diranno: "Ma copre argomenti molto maturi…" Certo, ecco perché è un libro per bambini. Perché tu vuoi che i tuoi bambini crescano come adulti, non come bambini cresciuti."

     Ed ecco quindi cosa avevo in mente mentre scrivevo "L'invasione dei Limenini". Un modello di genitore a cui aspirerei (se fossi nelle condizioni di poter prendere in considerazione l'idea di diventare un genitore); un modello di istruzione che userei con i miei figli; un modello di bambina sveglia, estremamente curiosa ed intelligente, e cresciuta nel modello genitoriale di cui sopra, quindi non solo intellettualmente stimolata, ma anche incoraggiata.
     E se pensate che messaggi subliminali, manipolazioni, lavoro a nero e quant'altro il racconto contiene, siano argomenti "troppo difficili" o "troppo adulti" per i ragazzi… Be', come la penso io ve lo hanno già detto Pratchett e Gaiman.

     Al prossimo concorso perso, e se non vi scoccia infilatemi nei vostri pensieri e nelle vostre preghiere, perché in questo momento ne ho piuttosto bisogno.

     Grazie. :baci:

L'invasione dei Limenini – via blog
L'invasione dei Limenini – Scarica .PDF (80Kb)

Tempo di lettura: circa 25 minuti (10 cartelle).

Pensiero (arms)

 

Viviamo in un mondo di merda.
Violento, cattivo.
Una società umana che non ha più niente di umano. Corrotta, vacua.

Io sono un emotivo, un emozionale, un sommerso, un debole. Le persone mi feriscono, la società mi colpisce mentre sono a terra.
Sono costretto a diventare cinico, bastardo. A disfarmi degli scrupoli, a mettere peli sullo stomaco e sulla lingua, a indossare maschere, a interpretare versioni di me che non mi appartegono, con il semplice, basilare, essenzialissimo scopo di sopravvivere, di continuare a respirare.

Alcune cose mi demoralizzano.
Sapere che qualcuno nato nell’oro persegue i suoi scopi seduto in Parlamento, scrivendo leggi che rendono la nostra vita ancora più impossibile.
I Grandi Capi -dirigenti, presidenti, amministratori delegati- che parlano come se sapessero cosa significa rispondere otto ore al giorno a persone incazzate per mille euro al mese, e pretendono di lamentarsi e persino di essere commiserati.
Pensare al futuro mi avvilisce.
Tutto ciò che va cronologicamente oltre la fine di luglio è nebbioso e incerto. Non c’è una luce alla fine del tunnel, solo altri chilometri di tunnel. Un tunnel dritto e scuro, così lungo da sfumare nell’oscurità.
I miei amici si sposano, fanno figli.
Si, sono più grandi di me; si, sono più normali di me. Tutte scuse. Non mi bastano le scuse. Nel sole mi sento completo, tanto per finire la citazione.

Ma.

Ma ogni volta che leggo alcuni passaggi di Arms, qualcosa mi si incrina, dentro. Vedo scorrere sulla carta e nella mia testa le parole che vorrei sentire più spesso. Pensieri reconditi. Princìpi, moralità, libertà, giustizia, amore, amicizia, sacrificio.
Non futile speranza, ma qualcosa di più concreto. Forza.

Vuoi essere più forte?

Leggo e rileggo quelle parole. Così semplici. Così essenziali. Così potenti e inarrestabili.

Si, voglio essere più forte. Per curarmi, per rialzarmi, per tornare a guardare negli occhi gli ostacoli che ho davanti, e scoprire che non esistono ostacoli, solo sfide; e che non c’è solo vittoria o sconfitta, ma anche crescita ed esperienza.

Non si nasce essere umani, lo si diventa con la volontà e con il sacrificio.

Ciò che ferma un uomo non è la disperazione, ma la rassegnazione. Ciò che lo fa andare avanti non è la speranza, ma la determinazione nel trovarla.

 

Non è facile tenere a mente queste cose, nella confusione della vita, nei momenti in cui sembrano piccole e lontane, e si rischia di scambiarle per bugie.
Ma la scrittura è fatta per questo. Nero su bianco. Indelebile, inevitabile.

Momenti del genere non hanno un valore quantificabile. Non l’hanno mai avuto, e mai l’avranno.
In culo ai politici e ai Grandi Capi. Il significato dell’esistenza umana sarà sempre libero per tutti coloro che vorranno cercarlo.

Vita o chi per lei


(link al sito meow)

     E’ sempre la stessa storia… Sapere che c’è davvero qualcosa, oltre il solito grigiore, qualcuno che stimi/ami/a cui vuoi bene, con cui desideresti essere mentre invece ti ritrovi dietro una scrivania a rispondere a gente stupida al telefono… Fa stare ancora più male.
     Sarebbe meno doloroso lavorare e basta, con l’assoluta certezza che il mondo comincia dalla stramaledettissima sveglia mattutina e finisce con la nanna alle 22:00.
     Invece son due giorni che riguardo questa foto e piango. Internamente, ovvio, le lacrime vere le ho finite anni fa.

Deathstiny

Ieri ho osato godere di vita sociale fino alle 2 e giustamente il destino o chi per lui mi ripaga con la peggiore giornata di lavoro finora.

Non fa una piega, grazie.

Angels deserve to die

Dal diario nero.

     Non siamo fatti per vivere normalmente, ma per stare chiusi in una teca di vetro, a tirare fuori testi, musiche, disegni e lacrime dalle nostre emozioni, mentre la gente ci guarda da fuori, ora stupita, ora divertita, ora colma di compassione, ora di pena.
     A volte qualcuno, miope, si avvicina troppo al vetro, e ci illudiamo che sia entrato nella teca con noi. Ma quando ci sporgiamo, è il freddo, levigato vetro ciò che tocchiamo.

     Soli.

     E’ così che deve essere. Dobbiamo stare soli. Siamo progettati così.
     Ma è sempre difficile convincere Alice che non si trova più nel paese delle meraviglie.

     Da bambino sei un emarginato, ma i maestri più intelligenti ti trovano brillante. Poi viene la fase "intelligente ma non si applica". Risichi i 6 quando potresti avere gli 8, hai 10 nelle materie che i tuoi compagni non capiscono.
     Sbagli a scegliere la scuola e ti dici che non è il male di niente; sbagli a scegliere il lavoro e cominci  a sospettare qualcosa; sbagli a scegliere le amicizie e vivi la tua prima depressione.
     La tua prima, vera donna te ne tira fuori, poco prima di farti notare che hai sbagliato pure a scegliere lei e di rimettertici dentro, spingendoti ancora più in profondità.

     I segni sono evidenti fin da bambino, eppure ti dicono che anche se ora non vieni capito, da grande non solo sarai capito, ma anche apprezzato.
     E tu ci credi, come potresti non farlo?
     Ma la verità è che non sei capito perchè tutti intorno a te sono normali, e tu no. E questa cosa non è destinata a cambiare. E’ così e basta.
     Continuerai ad essere incompreso ed emarginato, perchè la gente è la stessa delle elementari e delle medie.

     Sarebbe un atto di carità sopprimerci da piccoli, quando ancora non sappiamo, non capiamo. Quando ancora amiamo la vita e vivere, ne comprendiamo ed apprezziamo il valore, seppur subcosciamente.
     Sarebbe un atto di bontà ucciderci quando ancora siamo buoni, puri e felici, prima che cominciamo a deludere prima noi stessi e poi gli altri.
     Quegli altri che ci vedono strani, diversi, da fuori la teca di vetro, e quindi cominciano a scommettere su di noi come farebbero alle corse dei cani.
     Sarebbe meglio morire da piccoli. Sarebbe meglio uccidere Satana quando ancora è un angelo, prima che cada sulla Terra.

     Ma chi mai potrebbe uccidere un angelo?