I wish I could
Vorrei poter curare l’Alzheimer giovanile di Pratchett con la menteologia.
Essere stato in una palestra di Santa Barbara, l’11 maggio di sette anni fa, per defibrillare Douglas Noel Adams.
Essere riuscito a infilare un preservativo al volo sul cazzo di Freddy Mercury, il giorno che si è scopato il tizio sbagliato.
Aver sostituito la sacca per trasfusioni di Isaac Asimov, quel dicembre del 1983, e vorrei aver fatto licenziare e sbattere in galera gli idioti che hanno usato sangue infetto da HIV, dopo averli presi a botte tanto da farli sanguinare.
Essere passato da Lake Washington, il 5 aprile 1994, e aver abbassato la canna del fucile dalla bocca di Kurt Cobain. Vorrei averlo stretto forte, avergli detto che sarebbe andato tutto bene, anche se non sarebbe stato vero.
Ma sono qui. Sono sempre stato qui. Qui e basta.
Per cui non mi resta che continuare a vivere. Anche per loro.
Pubblicato il: dicembre 24th, 2008 under Streams of (un)consciousness.
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Vampiri e asciugamani
Si concluderà tra poco meno di un’ora il towel day, anche se dovrei dire un towel day, visto che si può celebrare anche il 2 aprile e il 25 maggio. Quello del 4 febbraio l’ho mancato, e non credo festeggerò quello ad aprile, ma di sicuro quello a maggio. Quello di oggi però mi sembra il più importante, visto che è il 42° giorno dell’anno, e la data del 25 maggio in realtà è una convenzione, dato che Douglas Adams è morto due settimane prima.
Se non avete capito una mazza del paragrafo appena letto, non sapete chi sia Douglas Adams o cosa significhi il numero 42, allora non potete ancora dire di aver vissuto appieno la vostra vita. Fantastico comunque sentirsi addosso gli sguardi divertiti e/o sorpresi dei poveri mortali che non hanno mai letto La Guida, e ricompensarli con un’occhiata di compassione.
Cambiando argomento con un’agilità degna di una persona molto agile, vi parlo ora di "30 giorni di buio", che potete (dovete) vedere al cinematografo.
Eh. Perdiana.
Voglio vedere che si inventano, quest’anno al cinema. Voglio proprio vedere, son curioso, perchè abbiamo avuto un inizio anno sconvolgente, pieno di sorprese che mi hanno lasciato senza fiato. Stanno uscendo dei film della madonna, e "30 giorni di buio" è uno di questi.
Suddetto film è tratto da un fumetto che molti giudicano una delle poche vere novità degli ultimi anni, che si chiama nello stesso modo ed è scritto da Steve Nile, disegnato da Ben Templesmith e edito in Italia da Magic Press.
Il film è diretto da un quasi esordiente, tale David Slade, che puttana miseria gareggia con Zack Snyder (Dawn of the dead, 300) per la palma dell’esordio cinematografico più figo. E’ scritto dallo stesso Steve Nile, assistito da uno sceneggiatore televisivo e un secondo un po’ più esperto (Stuart Beattie, che ha partecipato alla stesura dei disegni dei personaggi per il terzo capitolo dei Pirati dei Caraibi).
La sceneggiatura, tuttavia, a mio avviso è il punto debole – o quantomeno la parte meno solida – del progetto. In particolare mi sono piaciuti molto poco i dialoghi, insieme a qualche collegamento un po’ brusco tra alcune scene, il disegno dei personaggi e almeno una scena un po’ troppo forzata. Non so se dipenda dall’adattamento, perchè non ho letto (ancora) il fumetto originale, però sono cose che penso si notino e diano un po’ di fastidio.
Ma è poco importante, perchè tutto il resto è realizzato ad arte. E, signori, possiamo finalmente annunciare, dopo chissà quanti anni, che
GLI STRAMALEDETTI VAMPIRI SONO TORNATI.
Ebbene si, dopo le tamarrate alla Blade, le ridicolaggini inguardabili di Underworld, dove i poteri dei vampiri consistono nello sparare con delle pistole sventolando un cappotto in pelle, dopo anche l’obbrobrio con Will Smith che ha gettato fango sul buon nome di Richard Matheson, abbiamo sullo schermo finalmente dei discendenti di Caino degni di questo nome. Cattivi, maledetti, assetati di sangue, forti oltre ogni limite, inarrestabili e violenti. Non so se rendo l’idea.
L’idea di Niles è semplice e geniale: da secoli i vampiri sono spariti chissà dove, facendo credere agli essere umani di essere solamente una leggenda. Dove potrebbero decidere di tornare se non in Alaska, un luogo dove la notte invernale dura un mese intero? I nostri infatti, capitanati da un Danny Huston che sprizza carisma da tutti i pori, decidono di tornare a fare merenda a Barrow, il paese abitato più a nord dell’Alaska, dove troveranno a contrastarli il bravissimo Josh Hartnett e la dolce Melissa George (che personalmente non avevo più rivisto da Dark City. Che fine aveva fatto?).
Tra i vari colpi di scena, non potrete più scordare in vita vostra inquadrature come quella aerea, in cui il manto bianco di neve si tinge di rosso durante una lotta per la sopravvivenza come non ne vedevamo da tempo.
Insomma, abbiamo un horror fatto con tutti i crismi, in perfetto equilibrio tra splatter e thrilling, con delle belle immagini e una colonna sonora stupenda, nonchè gli effetti (di make up. Non mi pare ci siano effetti speciali visivi) della Weta del Signore degli Anelli.
Come tutti i begli horror, quindi, consigliatissimo agli amanti del brivido e dei mostri brutti e cattivi, e sconsigliato ai deboli di cuore.
Ancora deve uscire Black Knight e io son già soddisfatto della parata cinematografica 2008. Vabbè.
Pubblicato il: febbraio 11th, 2008 under Cinema & TV, Recensioni.
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Scripta Manent – Maggio
Duemilatre. Sono quattro anni, precisi precisi. Non molti, non pochi… Tutto, come al solito, dipende dalla prospettiva, dal punto di vista.
La prima parola che mi è venuta in mente, riaprendo la pagine del maggio 2003, è stata "fatica". Lunga è stata la strada, e aspra e forte. Combattutto ogni centimetro, sudato ogni traguardo, pagato e ripagato ogni debito. Ora sono qui, ben diverso da come ero quattro anni fa. E’ lampante, palese, basta leggere il primo post di questo blog, il primo vagito nella cosidetta "blogosfera", nell’era dell’ego digitale, della globalizzazione inarrestabile eppure combattuta, spesso senza sapere perchè. Ventuno anni. Ce li ha adesso Misbah. Chissà cosa avrà combinato lui tra quattro anni. Fossi in voi lo terrei d’occhio. Se non altro, posso dire di aver cominciato a tenere un blog in tempi non sospetti, ed averlo fatto per un buon motivo: l’amore per la scrittura. Il mio primo post parla proprio di questo.
Supereroi "reali", è il terzo post.
Il quarto è delicato. Parla di Kurt Cobain, in particolare dei suoi diari, stampati proprio quel mese. Ho un rapporto particolare con Kurt e la sua musica. Avrete notato che non ne parlo spesso, e se lo faccio lo faccio in maniera molto ermetica, quasi sempre tramite citazioni o testi di canzoni. Quando vedete roba di Cobain o dei Nirvana, vuol dire che sto male. Se vedete questa immagine, vuol dire che sto male.
In questo blog, quindi, Nirvana, Cobain e Jabberwock: male. Quel post quasi quasi lo cancello.
Mentre parlo del kung-fu, e dell’esame di cintura nera che non sapevo ancora non avrei dato, scopro finalmente Asimov, e la Fantascienza, quella vera, che non tutti conoscono e sanno ben classificare. Divenne presto uno dei miei quattro pilastri letterari.
Parlo anche di Matrix, di Animatrix, degli Zwan e della notte.
L’innovazione dell’anno sono i capelli lunghi. Simbolo di ribellione, di un cambiamento che non ero ancora riuscito a comprendere appieno. Ora invece li ho corti… Forse quel periodo è morto davvero.
Eternal Sunshine e Charlie Kauffman. Un film, mille perchè. Nessuno è riuscito a descrivere l’amore così precisamente come ha fatto lui, per quanto mi riguarda.
Anche Sofia Coppola parla dell’amore, e lo fa con il suo delizioso Lost in translation.
Carino questo post, dove mi stupisco di quella che sarebbe diventata, poco meno di un annetto dopo circa, una moda bella e buona… Che è tuttora in voga e in evoluzione. Anni dopo avrei persino partecipato ad un concorso per essere pubblicato su un libro simile, ironia della sorte.
Eterni rispetto e gratitudine a Douglas Adams.
Commissione, infine, viene proiettato. Se la fortuna ci assiste, forse a fine giugno, ad un anno di distanza, proiettiamo "L’ultimo giorno", terzo e ultimo capitolo della nostra personale saga sulla Vita e gli esseri umani.
Una catena di sant’antonio carina, per una volta.
Pubblicato il: maggio 31st, 2007 under Scripta Manent.
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Il Salmone del dubbio
"La mia notizia preferita è che Branwell Bronte, fratello di Emily e Charlotte, morì appoggiato alla mensola del camino per dimostrare che si poteva morire in piedi.
No, non è del tutto vero, la mia notizia preferita è che i cuccioli di bradipo sono così inetti che spesso afferrano la propria zampa anteriore o posteriore al posto del ramo e cadono dall’albero."
Douglas Adams, il Salmone del dubbio.
E’ un libro-omaggio che racchiude tutte le e-mail, le lettere, i fax e gli articoli che Douglas Adams ha scritto in vita sua. Ed è semplicemente fantastico leggere con i propri occhi che Douglas ERA esattamente ciò che scriveva. Nel senso che il suo stile inconfodibile, fatto della ricerca più puntigliosa nella terminologia e nella sintassi, non era prerogativa solo dei romanzi, ma di tutto ciò che scriveva.
Sia in un racconto inedito, sia in un articolo per un giornale, sia in una richiesta di rimborso danni, Adams inseriva le sue battute intelligenti, le sue frecciatine geniali, i suoi modi di dire e i suoi giochi di parole.
E di nuovo mi chiedo, ma perchè cazzo è dovuto morire una persona così geniale al posto di tanti stronzi che riempono questo cesso di posto.
Speriamo nella sterilizzazione Vogon.
Pubblicato il: maggio 29th, 2005 under Libri & Fumetti, Recensioni.
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…
Un elefante.
Tascabile.
Rosa.
No, blu.
Uhm… The Truman Show. The Obi Show. Senza lo show.
Suona la sirena, non è la mia. La mia suona alle 18:00, esattamente quando il mondo scoppierà in mille pezzi.
Ma chi glie l’ha fatto fare ad Arthur Dent di salvarsi sull’astronave dei Vogon? Ah già, è stato Ford. Stupido Ford.
Che poi nel film sarà nero, ma mica è descritto nero nel libro.
Potrei scrivere uno sceneggiato televisivo a puntate, ad alto budget, sulle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.
Senz’altro sarebbe divertente.
Voglio fare Eddard. Almeno, la sua controfigura quando gli tagliano la testa. Voglio che la scena sia realistica, farò usare una spada vera. Tanto, che me ne faccio di un collo?
Il collo della bottiglia. In pratica, la fottuta parte di un insieme che, essendo inferiore, blocca tutto il sistema alle sue spalle, impedendogli di esprimersi appieno.
Il mio collo di bottiglia è la società moderna.
Potrei, indeed, andare a vivere molto lontano… che ne so, almeno a… almeno a… CENTO centimetri… metri… Ecco, almeno a cento metri da dove vivo adesso, e così sarebbe diverso.
Vorrei una testata.
Nucleare, grazie.
E se continuassi a scrivere il mio pseudo libro? Ma anche no.
Mancano 25 minuti alle 18. Se ci penso forte forse il mondo esplode.
Naaah, chissà in quanti ci hanno già provato.
Chi legge questo blog è sicuramente uno sfigato. Nessun dubbio al riguardo.
Ma si, forse è giunto il momento di riascoltare i Nirvana.
Pubblicato il: ottobre 25th, 2004 under Streams of (un)consciousness.
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