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Scripta Manent – Novembre

2004
    La seconda lezione di sceneggiatura mi sconvolge. Comincio ad imparare termini e tecniche dello scrivere storie, comincio ad entrare nel mestiere… E questo ha un prezzo: lo stravolgimento de "La nuova morte", che potete leggere su questo blog in versione originale, che era nata come flusso di coscienza post-adolescenziale. Rimangono i personaggi, ma vengono pesantemente ridisegnati; rimane la trama, ma subisce un forte taglio sul finale; tutto il resto è costretto a soccombere sotto le spietate lame delle regole narrative. Quello che ne è venuto fuori si chiama "Successione", e potete scaricarlo dal sito della Meow Productions, o vederlo su Youtube (parte 1 e parte 2).

      Uno dei miei post preferiti: l’analisi delle parole "melato" e "melenso" e la conazione di una nuova parola composta che identifica una tipologia precisa di persone e cose: MELATO MELENSO. Io detesto tutto ciò che è melato melenso. Leggete anche i commenti perchè è una delle rare volte in cui si è manifestata una discussione su questo blog. Succedesse più spesso sarei un bambino più contento.

    Esce Half Life 2 e mi faccio la felpa di Grande Inverno. Piccole soddisfazioni in un periodo nero.
    E non dimentichiamoci che esce uno dei miei film preferiti in assoluto: Eternal Sunshine of the Spotless Mind (in Italia: "Se mi lasci ti cancello"), a cui dedico una recensioncina assolutamente di parte e senza nemmeno un accenno di obiettività. Perdonate, ma io di difetti in quel film, proprio non riesco a trovarne.

2005
    Mentre continua la mia avventura nel favoloso mondo della disoccupazione, comincio finalmente a scoprire Gaiman. Dopo un paio di Sandman, mi innamoro definitivamente della sua visione del mondo con il suo capolavoro: American Gods. Includo la recensioncina insieme a quelle di Secret Window (di David Koepp con Johnny Depp) e Dead Men Don’t Wear Plaid ("Il mistero dei cadaveri scomparsi" del grande Carl Reiner con il grande Steve Martin).
    La grande scoperta che i Dente di Leone sono la stessa piantina dei Soffioni.
    Un’analisi della sfortuna.
    Ho fatto un post sui videogiochi consigliati per gli acquisti natalizi, beccatevi anche questo post di due anni fa sui consigli per gli acquisti di allora: Star Wars, Harry Potter, Masters of Doom e le Cronache di Narnia (ma queste qui a distanza di due anni non mi sento più di consigliarle.).

2006
    Mese davvero interessante, il novembre 2006. E’ l’era di "Bus in autunno". Comincio un lavoro su spinta paterna, e me ne pentirò almeno per un anno (poi non so, magari domani mi passa, ma per adesso mi rode ancora): risulterà infatti il peggior lavoro che abbia fatto finora in vita mia. Psicologicamente alienante, fisicamente stancante (si, dovevo stare seduto quasi tutto il giorno, ma per me svegliarsi alle 5 è fisicamente stancante, ok?), piuttosto sottopagato.
    L’unica cosa buona che sono riuscito a tirare fuori da quel lavoro, sono stati tre post di cui vado particolarmente fiero: Bus in autunno, Bus in autunno 2, Bus in autunno 3.
    Ma soprattutto, scrivo Astrophytum Asterias Kabuto, uno dei miei racconti meglio riusciti. Cazzo, è già passato un anno.
   

Scripta Manent – Maggio

2003

    Duemilatre. Sono quattro anni, precisi precisi. Non molti, non pochi… Tutto, come al solito, dipende dalla prospettiva, dal punto di vista.
    La prima parola che mi è venuta in mente, riaprendo la pagine del maggio 2003, è stata "fatica". Lunga è stata la strada, e aspra e forte. Combattutto ogni centimetro, sudato ogni traguardo, pagato e ripagato ogni debito. Ora sono qui, ben diverso da come ero quattro anni fa. E’ lampante, palese, basta leggere il primo post di questo blog, il primo vagito nella cosidetta "blogosfera", nell’era dell’ego digitale, della globalizzazione inarrestabile eppure combattuta, spesso senza sapere perchè. Ventuno anni. Ce li ha adesso Misbah. Chissà cosa avrà combinato lui tra quattro anni. Fossi in voi lo terrei d’occhio.     Se non altro, posso dire di aver cominciato a tenere un blog in tempi non sospetti, ed averlo fatto per un buon motivo: l’amore per la scrittura. Il mio primo post parla proprio di questo.
    Supereroi "reali", è il terzo post.

    Il quarto è delicato. Parla di Kurt Cobain, in particolare dei suoi diari, stampati proprio quel mese. Ho un rapporto particolare con Kurt e la sua musica. Avrete notato che non ne parlo spesso, e se lo faccio lo faccio in maniera molto ermetica, quasi sempre tramite citazioni o testi di canzoni. Quando vedete roba di Cobain o dei Nirvana, vuol dire che sto male. Se vedete questa immagine, vuol dire che sto male.
    In questo blog, quindi, Nirvana, Cobain e Jabberwock: male. Quel post quasi quasi lo cancello.

    Mentre parlo del kung-fu, e dell’esame di cintura nera che non sapevo ancora non avrei dato, scopro finalmente Asimov, e la Fantascienza, quella vera, che non tutti conoscono e sanno ben classificare. Divenne presto uno dei miei quattro pilastri letterari.

    Parlo anche di Matrix, di Animatrix, degli Zwan e della notte.

2004

    L’innovazione dell’anno sono i capelli lunghi. Simbolo di ribellione, di un cambiamento che non ero ancora riuscito a comprendere appieno. Ora invece li ho corti… Forse quel periodo è morto davvero.

2005

    Eternal Sunshine e Charlie Kauffman. Un film, mille perchè. Nessuno è riuscito a descrivere l’amore così precisamente come ha fatto lui, per quanto mi riguarda.
    Anche Sofia Coppola parla dell’amore, e lo fa con il suo delizioso Lost in translation.
    Carino questo post, dove mi stupisco di quella che sarebbe diventata, poco meno di un annetto dopo circa, una moda bella e buona… Che è tuttora in voga e in evoluzione. Anni dopo avrei persino partecipato ad un concorso per essere pubblicato su un libro simile, ironia della sorte.
    Eterni rispetto e gratitudine a Douglas Adams.

2006

    Commissione, infine, viene proiettato. Se la fortuna ci assiste, forse a fine giugno, ad un anno di distanza, proiettiamo "L’ultimo giorno", terzo e ultimo capitolo della nostra personale saga sulla Vita e gli esseri umani.
    Una catena di sant’antonio carina, per una volta.
   

Lost in traslation

Lost in traslation è un altro delicatissimo film che parla d’amore, come Eternal Sunshine. Tuttavia il film della Coppola è un film sui condizionali.
Mentre Eternal Sunshine parla dell’amore per come è e per come è stato, Lost in Translation parla dell’amore come avrebbe potuto essere. "Come sarebbe stato se…" "cosa avremmo potuto fare se…", incongruenze di età, luoghi e lingue, il raffronto tra due generazioni diverse che alla fine, si scopre, non sono diverse per niente. Perchè la vita è sempre la stessa, e anche se cambiano gli avvenimenti, il significato è sempre uno solo.
Che dire… Questi son film pericolosi, in cui si rischia di perdersi, rapiti dalle inquadrature, dai movimenti di camera e dalla bravura degli attori (che secondo me in film come questi recitano proprio poco, tanto è vera la storia)… Film di una raffinatezza intelligente e suadente, matura e saggia.
Cosa dice lui a lei alla fine? Ognuno di noi lo sa, perchè ognuno di noi ha dentro di se un addio da dedicare alla persone che avrebbe potuto essere la sua anima gemella, ma non lo è stata.
Così va la vita.

 

Eternal sunshine of the spotless mind (di nuovo)

Mio dio.

Quanto è meraviglioso questo film?
Non riesco a ricordarmi un film che abbia inquadrato e descritto meglio l’amore…
E’ così, funziona esattamente così… Sai come finirà… Ma lo farai lo stesso. Perchè non conta la fine, ma quello che c’è in mezzo.
Non dovrebbe essere così anche la vita, in generale?

Dio.

Voglio essere come quest’uomo

Vorrei sapere come fa a scrivere in quel modo, vorrei leggere le sue sceneggiature. Se le trovate su internet ditemelo.

Voglio essere un genio.

The Eternal Sunshine Of A Spotless Mind

Eternal Sunshine Of A Spotless Mind. L’eterna alba di una mente senza macchia. Schifosamente tradotto in "Se mi lasci ti cancello", nuovo lavoro dello sceneggiatore Charlie Kaufman, autore dei contorti "Il ladro di orchidee" e "Essere John Malkovic", nonchè collaboratore allo screenplay di "Pensieri di una mente pericolosa" di Clooney.

Che dire? Solo un altro film, Big Fish, ha saputo prendermi il cuore dal petto e strizzarmelo fino a farmi piangere come questo film.
E dire che non credo sia questo l’obiettivo del film. O almeno non dovrebbe essere quello principale.

Eppure dentro il Joel di Carrey io mi sono ritrovato. Ho ritrovato la mia storia d’amore, con tutti gli errori, con tutti gli avvenimenti, con tutte le belle frasi, i bei pensieri, e quelle brutte e terribili.
Ho sofferto mentre Carrey nella disperazione si fa togliere dalla testa il ricordo del suo unico vero amore, e poi lotta disperatamente per evitarlo.

E a parte i contenuti, il lavoro di Kaufman, per la regia di Michel Gondry, è semplicemente stupefacente. Incredibile anche solo pensare come, in che diavolo di modo, si possa riuscire a scrivere una sceneggiatura secondo questa struttura annodata, e poi farla risultare però semplice e lineare, perfettamente cronologica. La raffigurazione dei ricordi, dei pensieri, i dialoghi… E’ tutto perfetto, è tutto armonioso… E triste, e allegro, e felice, e disperato…

Questo film è meraviglioso.