Meccanismi #2
Rosa sospirò. Maria aveva cominciato la sua orazione, e ora chi la fermava più?
– Guarda qua, per dire, no? – sbottò Maria indicando con le dita a paletta la stanza di una paziente in coma – Questa qui è arrivata stamattina, no? Che ha' visto un parente, finora? L'hai visto te? Io no. Ti beccano con un… Coso, come si chiamano que' macchinoni moderni? – Rosa rispose automaticamente, senza nemmeno pensare:
– SUV.
– I SUV, sì, quelle schifezze americane. Che poi in America c'hanno le strade e i culi larghi, icché c'entrano i SUV in Italia? Te lo dico io: s'ha il complesso d'inferiorità come nei '40, altro che cazzate. Unn'è cambiato nulla, nulla! Comunque, 'sta tizia la investono mentre attraversa la strada con le borse della spesa, va in coma… Nemmeno un cristo che è venuto a trovarla. Che ti pare a te, eh? Che ti pare?
– Che mi pare, Maria? – chiese Rosa controvoglia, sbuffando.
– Ti pare che la gente è cattiva. Cattiva nell'ossa, cattiva nell'anima. Che si meritan nulla? No, un si meritan nulla! E poi dice il Cristo "poni l'altra guancia", "non fare agli altri cosa non vorresti facessero a te"? Ma d'icché? Io a 'sta gente lo sai icché un gli farei?
– Eh…
– Eh… Li metterei loro in coma, sai icché. Un bel coma farmacologico a tempo indeterminato, che dicono i contratti per rompere le palle al telefono con le pubblicità non glie li fanno, indeterminati, no? E io li metto in coma a tempo indeterminato, sai. Belli cheti, in stato vegetale…
– Vegetativo…
– Via, Rosa, ora un fare la precisina perché tu stai studiando medicina, tu sei un'infermiera come me, ancora. In stato vegetativo, così stanno zitti. E fermi. Oppure anche fermi e basta, andrebbe bene. Gli si spezza la colonnina vertebrale a metà e poi voglio vedere icché dicano, quando son costretti a farsi pulire i' culo. Voglio vedere icché fanno, alle prime piaghe da decupito…
– Con la "b", "decubito"… – Maria ignorò la correzione. Erano entrate nella stanza della paziente in coma, e Rosa gli stava rinfrescando la fronte con una salvietta umida.
– Ma guardala…
– Comunque è possibile che sia sola, eh, non vuol dire mica per forza che nessuno sia venuta a trovarla…
– Sie, bah, ci scommetto. La gente è stronza, altroché. Invece di fare i SUV, gli americani, avessero buttato un altro po' di bombe qua e là, no? Mutua cosa, come si chiama?
– Distruzione mutua assicurata.
– Quella lì. Un po' di bombe in giro e via: addio genere umano. Tanto un siamo bòni a nulla. Icché ci si sta a fare, qui, un si sa.
Suonò il campanello. Maria guardò Rosa con l'espressione "ho sempre ragione, te l'avevo detto".
– Lo vedi? Ora dico, no? C'è il passo dall'otto alle nove? Che c'hai da fare, dall'otto alle nove?
– E noi che abbiamo da fare? O non siamo a lavoro? Lavorano anche gli altri, sai.
– E allora vieni dall'una alle due. Oppure piglia ferie, no? C'hai qualcuno all'ospedale? Piglia ferie e vai a trovarlo, no? Che mòri se pigli ferie un giorno? Che esplode l'universo se non tu lavori un giorno? Se non scassi le palle alla gente al telefono per vendergli un si sa icché?
– Maria, su, basta… Andiamo ad aprire.
– A aprire? Ma d'icché? Io lo lascio ma fòri, questo qui. Anzi, sai icché? Ora gl'apro e gli fo una parte di merda. Lo fo sentire come lo stronzo che è, no?
– Ma lascia perdere, Maria, diobono…
Maria aprì a spiraglio la porta del reparto e si ritrovò davanti un signore mingherlino con una faccia smunta e preoccupata. Si rigirava il cappello tra le mani, agitato. Diede la buonasera.
– Buonasera. – Rispose Maria – Il passo è dalle tredici alle quattordici, o dalle venti alle ventuno. Ripassi domani.
– Mi scusi tanto, sono venuto appena ho potuto, mia sorella è in coma, non potrebbe fare uno strappo alla regola?
– Appena ha potuto? Sua sorella è qui da stamattina! Ha potuto un po' poco, mi pare, no?
– Beh, sì… Cioè, no… Io vengo da Berlino, mi sono trasferito tanti anni fa. La prego, scusi, ho guidato tutto il giorno, mi faccia vedere mia sorella, per favore…
Maria si girò dubbiosa verso Rosa, e lei la ricambiò con l'espressione "ho sempre ragione, te l'avevo detto".
Senza una parola, guardando nel vuoto, Maria aprì la porta del tutto e fece passare il signore.
– Terza a destra. – Disse atona. Rosa la guardava sorridendo maliziosa.
– Che? – Chiese Maria.
– Oh, niente. "La gente è cattiva"? "La gente è stronza"? "Gli spezzo la spina dorsale a metà"? "Distruzione mutua assicurata"? – Maria sbuffò, scocciata.
– Dai, – disse – c'è da rifare i letti nella uno.
Senza titolo, trama né finale.
Illustrazione di Eva Danese.
Pubblicato il: settembre 29th, 2010 under Carverate.
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