Meccanismi #1
Si stuzzicò la pellicina mangiucchiata dell'indice con il medio. La stirò ben bene, in modo che non si rialzasse, poi passò al pollice.
"Ancora quattro ore e mezza, porca puttana", pensò. Si sforzava di guardare in alto, verso il cielo terso, ma non ci riusciva. Il suo sguardo continuava a vagare qua e là, inquieto. Soprattutto, ricadeva inevitabilmente sulla grigia fila di edifici davanti a lui. "Distinti trasporti". Se lo sognava la notte, quell'edificio. La prima volta che si affacciò al balcone della ditta, nella sua prima pausa pranzo, fece l'inevitabile, meccanica risatina, come tutti gli impiegati prima di lui. "Distinti trasporti… Divertente!"; la prima volta, forse. Dalla seconda cominciava a diventare normale e non faceva più ridere; dopo tre anni e mezzo di visite quotidiane, invece, quell'insegna aveva ormai acquistato massa mentale e vagava nella sua testa come un meteorite pronto a schiantarsi da qualche parte.
"Ancora quattro ore e mezza, poi mi infilo in macchina, faccio le mie due ore di viaggio e poi vado da Ele." La pellicina del pollice non ne voleva sapere di staccarsi. Provò con l'indice.
"Cazzo, sì. Arrivo da Eleonora e le strappo i vestiti di dosso. Niente preliminari, porca puttana. Otto ore in questo cesso e due di viaggio, non mi vanno i preliminari, perdio. Distinti trasporti." Tenace pellicina bastarda, stava ancora lì. Inclinò l'indice per applicare più forza. La pellicina cedette e si strappò, arrivando alla pelle viva.
"Ahi, merda! Distinti trasporti. 'Fanculo, distinti trasporti, ora voglio una fantasia sessuale, pussa via. Niente preliminari, le strappo i vestiti di dosso e la lancio sul divano, poi mi spoglio anch'io e… 'Spe, cazzo, ma la pratica dei cinesi l'ho finita? Cazzo, non mi ricordo. Distinti trasporti." Portò il pollice alla bocca e cominciò a tranciare di netto la pellicina con i denti. I suoi occhi tornarono al cielo per un fugace istante, e in quell'istante la sua mente fu vuota e limpida.
"Comunque, mi butto su di lei e comincio a baciarle il collo. No, niente preliminari, ho detto. La scopo e via. E stavolta voglio provare anche dietro, niente scuse. Distinti trasporti. Merda, però, se non ho fatto i cinesi mi scombino tutta la giornata, cazzo, sta' a vedere che mi tocca rimanere un'altra ora. Fa niente, tanto i preliminari non li faccio. La vaselina, cazzo, mi tocca passare dalla farmacia se voglio… Vabbè, allora niente, lo facciamo come al solito. Edificio di merda, non ti sopporto più." Tagliò la pellicina, ma un pezzo rimase alzato. Ci scorse sopra l'indice, per sentire se gli dava fastidio.
"Pellicina di merda, vuoi proprio rompermi i coglioni. Finita la pausa prendo le forbicine. No, forse i cinesi li ho fatti prima di pranzo. Ora che ci penso, merda… Altro che vaselina, l'ultima volta Eleonora era piuttosto agitata, sta' a vedere che c'ha il ciclo, merda. Distinti trasporti. Quasi quasi è meglio se rimango a fare gli straordinari. Mi sa che i cinesi li volevo fare stamani ma poi è arrivato il frocio di Carlo con quel cazzo di problema al file system. Non sono il tecnico informatico della ditta, chiamasse l'Omega se scarica i malware porno e gli si incasina il pc, cazzo. Così imparo a mettere certe cose sul curriculum. Distinti trasporti. Vabbè, un pompino però ci potrebbe stare… Eh, ma se ha le sue cose non c'avrà voglia." Lasciò perdere il pollice e cominciò l'ispezione di pellicine dell'altra mano.
"Che poi secondo me lo fa apposta, di incasinarsi il computer. Mi lancia delle occhiate che non mi piacciono per un cazzo. Sta' a vedere che è frocio davvero. E se non ha voglia cazzi suoi, un pompino me lo fa lo stesso. Un uomo ha i suoi bisogni, e che cazzo. È una vita che non lo facciamo, non mi ricordo nemmeno l'ultima volta. Quella stronza. Me l'avevano detto di lasciarla perdere, che era un po' suora… Distinti trasporti. 'Fanculo, se non vuole fare nulla nemmeno oggi prendo e me ne vado. Le sbatto la porta in faccia, porca puttana, ecco che faccio. E vediamo se la capisce. E se va avanti così per molto la lascio, che tanto se non sbaglio l'ha detto lei che 'siamo in prova', no? No, forse l'ho detto io. Sì, i cinesi li ho fatti stamani, dopo aver sistemato Carlo. Oddio, 'sistemato' sembra che glie l'abbia… Brrr, che schifo, se solo ci penso…" L'altra mano era a posto. Incrociò di nuovo lo sguardo con il cielo, e per un attimo esso ricambiò. Ebbe un brivido che salì dall'osso sacro alla fronte, e in quell'attimo si sentì quieto, in pace. Non si accorse di quella sensazione, o se lo fece la ignorò. Poi riabbassò lo sguardo.
"Se stasera non me lo lecca la lascio, la stronza dell'Ele. Distinti trasporti."
"Oh, Marco!" La voce veniva dall'interno, e spezzò i suoi pensieri. Si voltò di scatto, con la bocca aperta, senza rispondere.
"Cazzo fai? La pausa è finita da un po'. Dai che c'hai da sistemare la pratica dei cinesi, è urgente!"
Senza titolo, trama né finale.
Pubblicato il: agosto 31st, 2010 under Carverate.
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