La prova del fuoco della pubblicazione
È già preordinabile "365 racconti erotici per un anno", della Delos Book, dove è pubblicato un mio raccontino intitolato "La schermaglia". Il libro uscirà il 10 giugno.
http://www.delosstore.it/delosbooks/scheda.php?id=36360
"
Le mie prime poesie erano orribili. Come molti cattivi poeti, non me ne rendevo conto: nella mia arroganza ero sicuro che il semplice atto creativo desse valore agli innumerevoli aborti da me generati. [...]
Credere nella propria identità di poeta o di scrittore prima della prova del fuoco della pubblicazione, è ingenuo e inoffensivo come la fede giovanile nella propria immortalità… E l’inevitabile delusione è altrettanto dolorosa.
Dan Simmons, Hyperion
Pubblicato il: maggio 28th, 2010 under Annunci.
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Così finisce, così comincia.
Oggi wikipedia fornisce una definizione molto più ampia e precisa di "organismo vivente", ma quando andavo alle elementari era molto più semplice:
Un essere vivente nasce,
respira,
si nutre,
cresce,
si riproduce
e muore.
Ovviamente, è una definizione che studi in quel periodo di innocenza, senza realizzarne l'importanza, e poi dimentichi.
Eppure, ripensandoci dopo più di venti anni, è devastante la potenza e la portata di quelle parole.
Se un essere vivente è qualcosa che muore…
… Significa che la morte definisce la vita.
La morte definisce la vita.
E' un'affermazione eterica che ritrovo nei miei studi su esoterismo, meditazione, magia. Qualcosa di intrinsecamente filosofico e metafisico, dall'importanza estrema.
Chissà se gli scienziati che hanno formulato quella ormai vetusta definizione di essere vivente hanno pensato alle implicazioni. Probabilmente no.
Aleister Crowley apre "Magick" dicendo che l'esistenza è piena di sofferenze; che ogni uomo è un criminale condannato, che però non conosce la data della sua esecuzione.
La morte è scomoda e fastidiosa, e arriva quando dà più fastidio a chi ancora sta cercando di vivere.
D'altronde, le coincidenze non esistono.
La camera ardente è piccola, ma i decori floreali sono grandi e appariscenti, chissà quanto saranno stati pagati. Quanto ci sforziamo di convincere il prossimo che non siamo ipocriti, che davvero ci interessa.
Ovviamente, non ci riusciamo affatto.
L'uomo è piccolo e scavato, ormai lo scheletro è appariscente testimone delle sue passate sofferenze. C'è un bizzarro strumento di plastica trasparente sotto la sua mascella. Serve per tenergli chiusa la bocca. Lo trovo lugubremente divertente. La mia mente-scimmia visualizza la sua mascella storta e cadente, la dentiera spostata, la lingua esangue che pende da una guancia. Odo nella mia testa i commenti e i gridolini di scandalo e orrore, impassibile. Mi chiedo se immaginare questo sia bene o male.
"Nulla in se stesso è buono o malvagio. Il pericolo si manifesta quando applicando la Volontà, si ottiene qualcosa che non si vuole."
E la mente-scimmia salta da un ramo all'altro senza che la tua Volontà possa farci niente. Almeno finché non trovi i metodi per controllarla davvero.
Arrivano tante facce. Alcune le conosco. Di alcune sono sorpreso. La maggior parte mi sono sconosciute. I lontani parenti sono come mosche, attratte dall'odore della putredine. Vengono, sospirano, pregano, poi tornano nell'oblìo.
La cerimonia è la farsa più fastidiosa.
Mi chiedo che senso abbia salvare le apparenze ad ogni costo.
Vivi nel mondo della materialità. Lì, ciò che è normale è diverso da ciò che è davvero.
A celebrare la funzione è un prete sconosciuto da me, da noi, soprattutto dal morto.
Parla per decine di minuti. Fa il gioco del sacco pieno, sacco vuoto. Tutti si alzano e si risiedono al suo comando, i più religiosi persino un attimo prima (non dovrebbero avere delle penalità, per questo?). E' un tripudio di gesti rituali. Nord, sud, ovest est. Tutto è crocifisso/incrociato. Le mie mani sono immote lungo i fianchi. Tutto il rispetto che potrete ricavare da me è la mia partecipazione a sacco pieno, sacco vuoto, e il fatto che indossi la giacca.
Immagino sia una sofferenza, l'eterna incapacità di conformarsi.
Parla per decine di minuti, il calvo, rubicondo, anonimo, traballante uomo di Dio.
E di lui parla, di Dio, non del morto, che nemmeno conosceva.
Perché parliamo di Dio, della sua grandezza, della sua bontà, della sua magnificenza?
Qualcuno è morto, qui. Qualcuno che prima era vivo. Preferirei parlare di lui.
Al prete non sembra interessare, mentre proclama il suo discorso.
La sua voce non è stabile, né convincente. E' evidente che il suo chakra Vishudda è atrofizzato. Ma non dovrebbe essere un uomo illuminato, se fa parte di una religione?
La parola "religione" viene dal latino "religo", che significa unire; così come la parola "yoga". In origine, l'"unione" riguardava il corpo fisico con quello spirituale. La Chiesa cattolica oggi lo intende al limite come "riunire delle persone".
Non vedo unione, in questa mesta stanza, di nessun tipo.
Vedo solo tante solitudini raccolte in uno stesso spazio.
L'incenso non ha un buon odore. Preferisco il mio al muschio.
L'aspersorio disegna una croce molto imprecisa. Se questo è un rituale, io sono Brad Pitt.
Il cimitero è un brutto posto. Una fredda trafila di costose e inutili lapidi, ad indicare il posto in cui è sepolto qualcosa, ma non certo la persona che abbiamo conosciuto quando era in vita.
Una anziana cugina ci conduce – novella Caronte femminile di novantatre anni – negli invisibili sentieri di questo tetro parco, fino al punto in cui giacciono i resti di sua nipote e del relativo fidanzato, morti poco più che ventenni in un incidente in moto.
Lei è molto bella e ha gli occhi tristi. Qualcosa mi si stringe in gola.
Ma non è per la morte dei ventenni. E' per la sofferenza della novantatreenne, non è vero?
I morti non provano dolore. Noi lo proviamo per la loro mancanza.
Quando qualcuno muore, dovremmo pensare a chi è rimasto vivo. Per noi dovrebbero essere le celebrazioni. Ciò che è morto, non è più in questa sfera di esistenza, noi sì.
La figura del becchino mi ha sempre affascinato.
E' un lavoro come un altro, ma ti porta ad una percezione molto distaccata della morte, credo.
La percezione che dovremmo avere tutti.
Non come cinica ed inumana freddezza, ma come deduzione logica e scientifica.
La morte definisce la vita. Solo chi muore è vivo davvero.
I becchini sono illuminati Maestri?
C'è una vanga, ma non fa il grosso del lavoro. Sembra quasi che sia lì perché ci deve essere sempre una vanga, in un sotterramento. Un simbolo eterno di un antico retaggio. Ci sarà una vanga anche tra mille anni, quando i nostri corpi morti saranno atomizzati e archiviati su una memoria virtuale?
Il Governo taglia i fondi ai Comuni e i Comuni compensano come possono.
Morire una volta era più economico: adesso per essere sotterrato ti servono 250 euro.
I poveri non possono permettersi nemmeno più di morire. Chi ha il senso dell'umorismo scherza spesso sul momento in cui tasseranno l'aria che respiriamo, senza accorgersi che intanto gli vengono tolti altri diritti fondamentali da sotto il naso.
Se continuate a guardare il dito, non scorgerete mai la luna.
C'è una vanga, ma è inutile. E' la piccola ruspa a fare il grosso del lavoro. Il suo braccio meccanico si muove con una delicatezza sorprendente. Prende la terra con una dolcezza umana, come fosse una mano; la lascia cadere sul legno plastificato della bara, poi la compatta come un bambino con il suo castello di sabbia.
Ma è la vanga, o ciò che essa rappresenta, a compiere l'ultimo gesto.
Il metallo ricurvo penetra la zolla di terra scura e umida.
Essa vola nell'aria, attraverso l'ossigeno, l'anidride carbonica, l'azoto…
Attraverso il prana che tutto penetra, che tutto costituisce…
Così finisce.
Così comincia.
Pubblicato il: dicembre 13th, 2009 under Creazioni, Cronache, Streams of (un)consciousness.
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Finalista al Tabula Fati!
Sono finalista al premio Tabula Fati con il mio racconto "Gli Esperetoj"! ![]()
Tifate per me!
(la notizia su fantasymagazine).
Pubblicato il: novembre 3rd, 2009 under Creazioni, Cronache.
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Vittoria.
Ci credereste?
Ho vinto un concorso.
"Era l’ora", aggiungerei, se non fosse un’affermazione troppo arrogante.
Non è proprio un concorso, ma una selezione per un’antologia di racconti. Erotici.
Cercano 365 autori per pubblicare un libro con un racconto erotico al giorno per tutto l’anno.
Mi hanno scelto per un’antologia di racconti erotici, esatto.
Prima che i più maliziosi (o stronzi
) di voi comincino a dire "ah, 365 autori? Ti hanno preso per fare numero", sottolineo che i filtri ci sono, e un sacco di racconti sono stati scartati. Non che questo giustifichi alcunché, ma la selezione è indetta da quelli di Writers’ Magazine, che poi sono quelli della Delos, che quindi sono quelli dietro i bei portali di notizie Fantascienza.com, Fantasymagazine.com, Horrormagazine.com eccetera.
Sono anche quelli dietro il concorso "Robot", l’unico che mi sia davvero dispiaciuto perdere, proprio perchè organizzato da gente che sa il fatto suo.
Ma stavolta ho vinto. E’ il primo riconoscimento che ottengo da quando ho iniziato a scribacchiare, ormai sette, otto anni fa, e me lo godo. Anche se è poco, anche se non ho vinto nulla se non una pubblicazione che potrebbe pure non esserci (se non trovano tutti e 365 gli autori, non se ne fa nulla, chiaramente, per cui magari diffondete la notizia).
Ce lo mettiamo uno "sticazzi"? Mettiamocelo, va’.
Sticazzi, ho vinto.
PS: potete leggere la prima metà del mio racconto (intitolato "La schermaglia") qui. Per la seconda, si spera possiate leggerla su carta prossimamente.
Pubblicato il: luglio 26th, 2009 under Annunci, Creazioni, Cronache.
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Il cuore del San Lorenzo
Oh, finalmente ho perso anche il concorso Lama & Trama indetto per il sesto anno dal comune di Maniago, così posso pubblicare il mio ultimo racconto, chiamato Il cuore del San Lorenzo, che ritengo una delle cose migliori che abbia scritto finora.
E’ piccino, lo leggete in 10 minuti sul cesso, quindi per una volta fatemi contento e leggetelo, e ditemi cosa ne pensate.
Lo trovate sempre nella sezione "Racconti e lavori vari", o in .PDF meglio formattato qui.
Ah, cercasi illustratori per illustrare questo e altri miei racconti. A gratis, ovviamente, dato che nessuno oltre il povero StM fa donazioni su paypal
Il cuore del San Lorenzo (agosto 2008) – Scarica .PDF
Tempo di lettura 9:56 minuti circa.
Un investigatore privato viene assunto per risolvere un particolarissimo problema legato al Monte San Lorenzo a Maniago, una cittadina del Friuli Venezia Giulia famosa per le coltellerie e per la leggenda delle Anguane, una specie di sirene capaci di tramutarsi in capre o in bellissime donne.
Racconto breve scritto per la sesta edizione del concorso Lama&Trama, indetto dal comune di Maniago.
Come? Sì, certo che ho perso!
Pubblicato il: dicembre 2nd, 2008 under Creazioni.
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