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Lezione di scrittura

Effetti dell'evoluzione dell'immaginario collettivo sulla narrazione emotiva.

L’identità di scrittore

     A quanto pare si sta avvicinando la prova del fuoco per il mio pseudo-mestiere di scrittore, e sarebbe pure l'ora, aggiungerei. In questi ultimi mesi ho portato avanti diversi progetti e progettini… Qualcuno è stato finito, qualcun altro è naufragato, altri ancora sono finiti nel famoso "limbo creativo", in alcuni casi per "colpa" mia, in altri per "colpa" dei collaboratori (colpa tra virgolette perché ovviamente non esiste alcuna colpa… Certe cose vanno, altre non vanno. C'est la vie).
     Ma adesso, con il solstizio d'estate che arriverà domani, le cose si sono fatte più serie.

     È praticamente finito il progetto zombie avviato con Luigi Criscuolo (già autore di un certo "Vita di Y.S. Mario Tandira"). Sono cinque tavole di presentazione, più documenti extra che spiegano l'ambientazione, sulla falsariga degli inserti di Watchmen. Devo dire che inizialmente ero scettico sullo scrivere l'ennesima storia di zombie, che come forse ricorderete di aver letto in alcuni vecchi post, mi hanno ampiamente rotto i coglioni. Ho accettato perché sono riuscito a trovare un'idea abbastanza originale dal rendere il tutto piuttosto interessante. Diciamo che sono ripartito dall'inizio: sono tornato ai film di Romero e da lì ho proseguito facendo finta che non sia stato scritto più niente sugli zombie. Secondo me la decostruzione ha funzionato, spero di essere riuscito a scarnificare (termine appropriato) il messaggio originale de La notte dei morti viventi e magari approfondirlo un po'.
     Certo, da queste cinque tavole di certo non emergerà granché, ma nel caso il progetto andasse avanti avrei comunque di che divertirmi. Spero di potervi far vedere qualcosa a breve.

     C'è poi una storiellina pensata per Clint (un magazine di fumetti fondato da Mark Millar, papà di Kickass), che è veramente un condensato di follia. Non vedo davvero l'ora di vederla finita, ma al momento si trova nelle sicuramente graziose ma un po' pigre manine della dolce Valentina Pelizziari. Se siete incuriositi, andate a infastidirla sul suo blog.

     A distanza di tre anni, forse finalmente ho trovato la persona giusta per disegnare il fumetto della mia rivisitazione de la cicala e la formica. E sono orgoglioso di dire che si tratta di Niccolò Storai, che si è già fatto un nome di tutto rispetto nel mercato dei fumetti ("Dreamz", "Li romani in Russia" scritto da Simone Cristicchi, "Quartieri"…). Abbiamo parlato del progetto e sembra averlo interessato. Spero di riuscire a scriverlo durante l'estate, è una storia che mi preme raccontare al volo perché ho paura che stia andando a male. Il mio pensiero è cambiato davvero troppo in questi ultimi due anni.

     Passando al cinema, mia passione primigena (anche se devo dire che il fumetto mi sta veramente esaltando, forse anche più del cinema), sono al lavoro su due progetti. Con il buon Marco Cei stiamo portando avanti il suo film, che sarà realizzato con un sistema di co-produzione. Al più presto stileremo il piano di lavorazione definitivo, per cominciare le riprese a settembre. Questa sarà una bella prova per me: non è più l'ennesimo cortometraggio girato in quattro giorni, si parla di un set serio, con attori veri, e ventotto giorni di riprese con orario 9-19. Spero che Marco non mi abbia caricato di troppe responsabilità; senza dubbio sarà un'ottima occasione di autoconoscenza. Staremo a vedere.

     Il secondo progetto cinematografico è ancora un po' vaporoso, più che altro visto che non se ne parlerà prima di ottobre-novembre. Sto facendo la lettura critica del libro di Christian Lenzi – già attore della scuola di cinema Anna Magnani e maestro di Muay Thai – a cui seguirà la stesura di una scaletta per un lungometraggio (e ovviamente una sceneggiatura). Non dico nient'altro al riguardo per scaramanzia, ma ci sono buone possibilità che il progetto vada avanti e veda la luce. Butto lì solo un suggerimento.

     Insomma, dal non fare una mazza a fare forse troppo. Speriamo di riuscire a fare tutto, e a farlo bene. Se tutti questi progetti andassero in porto va a finire che mi ritrovo famoso tutto d'un botto. Va a finire che divento uno scrittore vero.

     Pensatemi!

Le cose importanti

     Ciao a tutti, mi chiamo Francesco e faccio il revisore per una blogzine chiamata ********** ******.

- CIAO FRANCESCO! -

     Quasi ogni giorno arrivano articoli e recensioni da persone esterne alla redazione, il che fa ovviamente molto piacere, perché è sintomo di un certo interesse verso la blogzine, e diciamo che finché le persone sono "normali", cioè studenti, mamme e lavoratori che raccontano le proprie esperienze, è tutto fantastico. C'è chi scrive meglio, chi scrive peggio, ma il contenuto dell'articolo è sempre ottimo, perché riporta appunto un vissuto personale, c'è quindi la volontà di raccontare una storia, c'è qualcosa effettivamente da dire. Anche quando gli articoli hanno un'ortografia da terza elementare e vanno editati dall'inizio alla fine, sono mezzore – quando non ore – di lavoro che se ne vanno comunque con soddisfazione, perché ho avuto modo di imparare qualcosa io, in prima persona, sugli altri e quindi anche su me stesso.

     Ma è già la seconda volta che mi capita di revisionare articoli scritti da "scrittori". Gente che ha pubblicato un libro. Un libro tutto suo, romanzo o quant'altro, non un racconto in un paio di antologie come ho fatto io. Insomma, gente che si è realizzata, a volte anche con case editrici importanti.
     Quindi io umilmente ma con curiosità mi accingo a leggere un articolo scritto da qualcuno che è riuscito a "scavalcare il muro"; passare indenne in questo perverso e illogico mondo fatto di raccomandazioni, decisioni arbitrarie di incompetenti che ricoprono ruoli in cui sono palesemente disadatti, vendette, ripicche e altre cristallizzazioni dirette di superbia, invidia e avidità. Il mondo che mi sono scelto come lavoro, insomma. Sempre stato intelligente, fin da piccolo.

     Insomma, sbircio l'articolo dello scrittore di turno, e mi ritrovo un wall of text da tre o quattro scrollate di pagina, in cui la punteggiatura è completamente rimpiazzata da puntini di sospensione (sempre due o quattro, mai tre come da regola), punti esclamativi multipli (ci manca solo qualche "1" in mezzo e avremmo il bimbominkia perfetto), CAPS LOCK (giuro!) usato come enfasi al posto del corsivo (almeno la grossolana decenza di usare il grassetto, che quanto meno fino al '900 veniva effettivamente impiegato), congiuntivi rimpiazzati dal presente o dall'imperfetto, più altre scelte sintattiche di dubbio gusto, il tutto per dire cosa? Niente. Lunghissimi flussi di coscienza (Joyce, io spero che tu stia pagando all'inferno questo debito culturale che ci hai lasciato!) scritti solo per nascondere il nulla che l'articolo contiene. Nella migliore delle ipotesi si passa di palo in frasca ripetendo sempre gli stessi concetti (per lo più astrusi), annoiando e ammorbando il lettore, convinti di avere uno "stile" piacevole, fresco, genuino, moderno, quando invece tutto quello che traspare dalle parole che si è riusciti a mettere in fila è solo l'involuzione e l'assoluta superficialità di un genere umano che ha palesemente fatto il suo tempo.
     Queste sono persone che non si prendono nemmeno la briga di rileggere una volta le porcate che scrivono, dimostrando una mancanza di rispetto totale verso coloro a cui inviano il materiale, nonché un'assenza totale di dignità.

     E gente come me, che studia, legge, fa ricerca, si mette alla prova ogni giorno, sperimenta, arrotonda gli spigoli, appiana i dislivelli, testa, sbaglia, si ricorregge, batte la testa nel muro finché non se la spacca – artigiani, insomma – che hanno preso la scrittura come un vero e proprio lavoro di professionismo, sia questo retribuito o meno, nemmeno riesce a vincere un concorso. Certo, se chi indice i concorsi e pubblica i libri è gente della stessa risma di chi partecipa e scrive, la faccenda si spiega da sola.
     Ma voglio che sia chiaro che non mi sto lamentando per me come ho fatto diverse volte in passato, eh. Sono venuto a patti con questa realtà, mi limito a riproporla e cercare di spiegarla. Semplicemente, sto dicendo che non mi pare proprio giusto; che questo modo di fare è volgare e offensivo, e provoca nell'intimo di chi si sta sforzando davvero molta rabbia, poi avvilimento, disperazione, infine rassegnazione.
     Viene davvero da pensare di aver sbagliato tutto, di non aver capito niente. È lo stesso discorso dei raccomandati sul posto di lavoro, o di chi si ritrova ministro per aver fatto un pompino. Guardate, sto proprio dicendo che uno che riesce a pubblicare un libro scrivendo come un bambino ritardato è uguale a una come Nicole Minetti o Mara Carfagna. È la stessa cosa, fatevene una ragione. Sul piano morale non c'è proprio differenza.

     "E quindi?" direte voi. "Tu non avevi detto di aver trovare la serenità, il motivo dell'esistenza e tutte quelle altre cose molto New Age? Cosa facciamo?".
     Facciamo il nostro. Fate il vostro. Ognuno il suo. È importante fare una ricerca interiore e capire se quello che state facendo è davvero quello che volete fare, certo. Dopodiché dovrete applicare ogni parte di voi stessi per farlo bene. "L'eccellente diventa il permanente", scriveva Aristotele. E l'eccellenza si raggiunge solo ed esclusivamente con un intenso e assoluto lavoro. Fatica, sacrificio, costanza, impegno. Non pentitevi mai, nemmeno per un secondo, di aver fatto qualcosa spendendo un sacco di tempo e fatica. State pur certi che prima o poi sarete ricompensati. Questa è una legge universale, come la forza di gravità.
     Non penserete davvero che i libri di Melissa P vengano letti sull'Olimpo? Che le raccolte dei post di Pulsatilla echeggino nelle vibrazioni eterne della Creazione?
     Questa è roba scadente scritta da gente scadente, letta da altra gente scadente. L'eccellenza è un altro discorso.
     Un discorso, ahimé, che esula praticamente in toto dal mondo del lavoro. In particolare della scrittura moderna.

     Perché – e qui siamo al dunque – se farete quella cosina della ricerca interiore, purtroppo scoprirete che tutto quello che facciamo dista parecchie leghe dall'eccellenza di cui parlava Aristotele. Andiamo, non avrete davvero creduto che il motivo della vostra esistenza è fare l'impiegato o il commesso? O il direttore di banca? O essere madre o padre? O riuscire a campare centoventi anni? O fare lo scrittore?
     Lo scopo dell'esistenza non è fare qualcosa, ma essere qualcosa. Capire quale sia questa cosa è l'unico Lavoro che importi davvero fare.
     Quindi sì, io scalpito, mi agito e mi arrabbio perché vedo incompetenti salire alla ribalta e diventare ricchi vendendo libri inutili scritti malissimo, e posso anche provare rabbia o invidia. Posso avere dei momenti di sconforto e sofferenza, ma mi devo sforzare di tenere a mente che non sono certo queste le cose che contano.

     Dopo l'irritazione avuta nel revisionare questo benedetto articolo, stamattina, è bastato andare cinque minuti a grattare la pancia al mio criceto che dormiva. Mi sono sentito subito meglio. Cercate il contatto con la natura, quando vi sentite stanchi, sovraccarichi, quando pensate di essere arrivati in fondo, che l'esistenza non abbia nessun senso e che non ci sia un posto per voi in questo mondo. Gli animali sono meravigliosi, hanno un potere curativo immenso nei confronti dell'anima. Ma anche i mondi vegetale e minerale. Camminate a piedi nudi su un prato, provando a lasciare i problemi dove stanno, voltandogli le spalle. Fate un bel respiro, poi un altro, e un altro, e provate a capire il modo meraviglioso in cui l'aria entra dentro di voi e vi soffia la vita dentro.
     Create qualcosa. C'è una magia particolare nell'atto della creazione, che non è rimpiazzabile da niente. Una cosa che ammiro molto nel mio amico Do'Urden è la moltitudine dei suoi interessi. Costruisce sagome con il compensato, ha provato a dipingere miniature, si diletta di fotografia… Io personalmente in questo periodo mi diverto molto nella realizzazione di candele. Chiamiamoli hobby, ma non sono solo questo. È importante la presenza dell'atto creativo. Collezionare tappini di birra non funziona, ve lo garantisco.

     Alla malora la carriera, è qualcosa che dovete fare per campare, funziona così.
     "Tu non sei il tuo lavoro", mi citava da Fight Club, anni fa, un mio caro amico milanese. Forse nemmeno adesso si rende conto di quanta ragione abbia.

Ritorno al grande schermo

     Come è noto, le discoteche sono causa di tanti mali.
     Sono entrato in una discoteca solo un paio di volte, in ventotto anni. Ho un bel ricordo di quella in cui entrai in Scozia nel '99, non tanto per la discoteca o per la musica, ma perché ero innamorato e ricambiato.
     Dopo anni e anni in cui ci siamo ignorati a vicenda, io e la discoteca stiamo tornando a litigare in questi ultimi mesi, perché mi ha portato via il mio regista preferito, Misbah M. Osman.
     Vi ricordate di lui? È il tizio con cui facevo cortometraggi. Avevamo una casina di produzione chiamata Meow Productions. Presente? Dai, su: Successione, Commissione, L'ultimo giorno, La ballata dell'amore cieco… Poi di nuovo la ballata dell'amore cieco… Niente? Vabé.
     Fatto sta che la discoteca ha reclamato Misbah M. Osman per sé, facendolo diventare un PR.
     Se andate da Misbah e lo chiamate PR, assumerà un'aria scocciata e vagamente risentita e vi dirà che non è affatto un PR. Non credetegli: è proprio un PR.
     La conseguenza pratica di questa svolta nella carriera professionale di Misbah M. Osman è che non facciamo più cortometraggi da due anni.

     Il che mi ha portato a staccarmi un poquito dal mondo del cinema semiprofessionale. Mi sono dannato l'anima più volte per cercare di fare dei fumetti, e l'unica cosa che sono riuscito a combinare sono state quattro tavole di una storia post-apocalittica che potete vedere sul blog della disegnatrice, Valentina Pelizziari. Al momento sto scrivendo invece un altro fumetto insieme a un altro disegnatore molto in gamba, Luigi Criscuolo.
     Ho anche pubblicato il mio primo racconto su un'antologia, 365 racconti erotici per un anno, della Delos Book, ed entro dicembre dovrebbe uscirne un'altra, stavolta horror, contenente il mio Lucifero in provetta.

     Ma l'amore per le immagini in movimento è forte, e quest'anno ho avuto l'occasione di tornare a lavorare un po' per e con la scuola di cinema Anna Magnani, qui a Prato.
     Ho scritto il corto collettivo – un cortometraggio le cui scene vengono divise tra i vari registi del corso di regia – e ho fatto da aiuto regia e montaggio al corto di Mike Ricci, scritto da Antonella Cacciato, intitolato "Ma anche no". Ho diretto alcune scene in prima persona e ho persino una piccola parte idiota.
     Mi sono divertito, avevo bisogno di un ritorno al cinema, anche breve.

     Se non avete di meglio da fare – e anche se mi pare improbabile, me lo auguro – i corti della scuola vengono proiettati al Castello dell'Imperatore di Prato, martedì 20 luglio, a partire dalle 21:30.
     Per chi vuole, ci vediamo lì.

     Evento su Facebook.

Io della vanità